
Raccontarsi avvolti di stoffe – di Laura Galgani
Raccontarsi avvolti di stoffe è un sogno che dura una vita.
Le stoffe ti vestono, ti accarezzano, ti danno una forma e dei colori, parlano di te anche quando non vuoi. Ti descrivono direttamente e indirettamente: come Albertine, a cominciare dalle punte dei suoi capelli, più scure della chioma, come un tessuto sfumato in fondo che fa la gonna vagamente zingaresca, e forse nemmeno le piace granché. Ma tant’è, Albertine è lì, coi suoi tessuti ora lisci ed evanescenti come seta, ora corposi come lana, ora ruvidi come il saio di un frate francescano, ora impalpabili come lo strascico di un abito da sera color grigio perla, morbidissimo. Cosa possono raccontare di lei tutte queste stoffe, se non la sua voglia di sognare, di raccontarsi, di stupire…
Anche la sua maestra di cui conservava con cura un netto ricordo, avrebbe voluto stupire e raccontare con le stoffe come faceva coi gessetti, ma non poteva. Il suo mestiere le imponeva di obbedire alla decenza di un’uniforme prestabilita, decisa dal preside e passivamente indossata da tutte le insegnanti: gonna di flanella blu, camicetta bianca dal colletto tondo, golfino grigio di lana che le dava il pizzicore e fiocchino rosso sotto il colletto. Coi gessetti invece creava meraviglie e chiedeva ai suoi bambini di fare altrettanto con le matite. E allora erano paesaggi, fiori, nuvole, case, vestiti, animali a più non posso, e i volti dei bambini ridenti e soddisfatti. Tanto che a ricreazione molti, in cortile, si lasciavano andare ad una corsa senza meta, così, solo per sentire il proprio corpo gioire del movimento sospinto inconsciamente dalla vita che esplodeva nei colori usati in classe con la maestra e i suoi gessetti.
Avvolgersi in metri e metri di tessuto…per nascondersi, proteggersi, coccolarsi…indimenticabile il rumore della seta grezza…
“Parlano di te, anche quando non vuoi”
Considerazione perfetta.
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