Il Bambino nomade – di Luca Miraglia

Era già abbastanza chiaro da quella foto un po’ ingiallita, scattata in riva al mare, con chi e cosa avresti dovuto fare i conti.
Non eri ancora nato che già non stavi a casa tua, ma sospeso nella pancia di tua madre sopra una risacca lieve che bagna i piedi di lei e quelli di tua sorella, già pronta al ruolo di vice.
Dietro l’apparecchio fotografico l’occhio orgoglioso di tuo padre che immortala il proprio riscatto post-bellico nell’immagine di una famiglia da detersivo Tide (il mulino bianco sarebbe arrivato solo decenni dopo).
E così ti hanno trascinato in un mondo mai uguale e sempre difficile da affrontare nonostante le apparenti comodità.
Certo hai sperimentato mille umanità e luoghi, ma nel costante disorientamento dell’assenza di un luogo “casa”.
La malinconia dell’abbandono delle prime frange di radici, ogni volta faticosamente nuove ed ogni volta sbarbate senza chiedere permesso, solo con l’improbabile promessa di un luogo migliore dove poggiarsi.
Crescendo hai compreso che in ciò c’è stata anche della ricchezza, ma sempre vissuta un po’ di lato, sempre in attesa di un nuovo sradicamento che ti costringa a ricominciare ancora e ancora…