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Ciao bambina, dove stai? Cosa fai?
Appoggiata al muro, le mani dietro la schiena, testa bassa.
Così passavo il mio tempo all’asilo dalle Monache.
Non mi piaceva proprio, non mi ci divertivo per nulla.
Ed anche l’ambiente, un cortile contornato da un alto muro non mi era congeniale.
Ho avuto queste sensazioni altre volte nella mia adolescenza e anche da adulta.
Mi sono di nuovo sentita diversa e non mi piacevo.
Mi fidanzai con uno tanto per essere fidanzata pure io e con la consapevolezza e speranza che potevamo sempre lasciarsi. Durante il fidanzamento avevo la stessa sensazione di essere appoggiata a quel muro all’asilo. Alzai però la testa e trovai la via di fuga.
Cercai un altro cortile, lo volli senza muro, lontano, anzi per l’epoca lontanissimo, arrivai fino a Parigi. Mi sembrò di giocare con gli altri, provai a non appoggiarmi ad alcun muro, le mani ogni tanto le mettevo dietro, ma solo per poco, la testa comunque non la abbassai mai.
La sensazione era però di essere sempre in un cortile, grande, molto grande ma sempre cortile.
Però giocavo con gli altri, non sempre mi divertivo.
Finché trovai uno con cui mi divertii di più.
Lo seguii fino al suo paese che era lontano lontano.
Mi sembrava di aver fatto chissà che cosa, come se ad essere in un cortile lontanissimo e così diverso da quelli a cui ero abituata, fosse essere liberi.
Ed invece ci trovai muri pure lì, mi ci appoggiai, le mani dietro, la testa bassa.
Tanto valeva allora stare nel cortile di casa!
Non era facile liberarsi dalla sensazione di bambina prigioniera.
Forse avevo bisogno di amare quella bambina anche se non giocava, di amarla anche se aveva le mani dietro, la testa bassa ed era appoggiata ad un muro.
Ho imparato ad amarla nell’età adulta quando senza cortili e muri aveva imparato a giocare ed a lasciarsi amare.