Scrivere, scrivere per me, mi ha liberata: dai paletti scolastici, dalla paura della banalità, dalla gabbia razionale che imprigiona la mia fantasia. Le cose dentro di me sono me, stanno lì vivendo il tempo e gli accadimenti; scrivere libera anche loro, gli dà una fisicità di carta e il diritto di esistere per sé stesse.
Quando è tempo di scrivere si affacciano tutte alla mente e prendono le forme che la mano traccia: un personaggio, una storia, un’emozione, sono sempre loro che prendono vita. E una volta uscite anziché lasciare vuoti fanno strada a qualcosa di più indietro ancora, di ancora più sepolto dai giorni, di quasi dimenticato.
Scrivere mi rovescia e mi trabocca, spesso mi sorprende, quasi sempre mi diverte anche nella malinconia e nella tristezza.
Scriverò sempre, credo.
Spero.