Allungando il passo cambia poco, rallentandolo cambia ancora meno.
L’orizzonte se ne sta nascosto giocando a rimpiattino con lo sguardo.
L’occhio cade inevitabilmente sui margini dell’ipotetica via che scorre sotto i piedi: a volte liscia e morbida come velluto, altre volte ruvida e tagliente da far sanguinare.
Sgomitando al vento come vela, forse la direzione piega e allora lo sguardo incontra altri occhi, altri corpi, altri viventi in viaggio: alcuni accoglienti e cari, altri odiosi e odiabili, altri ancora quasi ombre effimere in balia dell’onda.
Una sinfonia di vite, ciascuna a modo suo impegnata in quel che sembra contare: l’andare e non la meta.