La mano va, la mente dorme
La mano va, da sinistra a destra. Si ferma, saltella, balla da sola in ritmo sincopato. Chiede alla penna che stringe di riprodurlo. Ma le parole nascono e muoiono senza attrito, senza sofferenza. Leggere, non difficili, né sapienti. Sono solo parole da tutti i giorni, senza contraddizioni, senza verità, né bugie.
La pagina bianca mette al mondo parole che si rincorrono, si cercano, si danno la mano. Ed una ne sollecita un’altra. A volte cantilenano, con strane assonanze.
Parlano di ruzzolare, trascinate da fiumi in piena, di scivolare giu da ripidi, erbosi, scalini di antica pietra. Raccontano di chi ruzzolo’ su per la salita, e fu impresa magica, ma invisibile. Le parole si inseguono, una ne trascina un’altra, per consuetudine e per inerzia. In due o tre non sono piu’ solo parole, diventano discorsi, quasi racconti. Poi, inciampano in un punto, e sono costrette a fermarsi. Un attimo, solo un attimo, per riprendere fiato e gonfiare le parole gia’ scritte e risecchite. Poi, in basso, incontrano un piccolo segno, quasi un filo d’erba, a guarnire una fila di segni trascinati. Vuole una fermatina frettolosa, impaurisce la possibilità di trovarsi davanti ostacoli maggiori: per l’appunto due punti, quelli che costringono a spiegare.