“Sempre caro mi fu quest’ermo colle” e la parola “ermo” mi guida verso un mondo altro, fatto di ricci e spine, di stecchi e steccati, di cammini impervi. Mi piace pensare a quell’apostrofo, come “l’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, e amare è rivolto a “te”, un te impersonale, diverso da noi stessi e che ci guarda e che ci legge e si aspetta da me il sacrificio. Eterno sacrificio o eterno amore? Chi e cosa lega l’ermo all’eremo, dove andremo tutti a finire?