La bella e il piacione – di Stefano Maurri

L’aveva incontrata in vacanza, lei con i suoi 16 anni un corpo rotondetto, il seno prorompente, le cosce compatte rivestite dai jeans. L’aveva seguita camminando per tutti i rifugi della valle, notando quello che per lui era il più bel fondoschiena che avesse mai visto. Aveva parlato di una inedita filosofia, con lei che faceva il classico e lui l’istituto tecnico, era stato comunque abbastanza convincente: aveva discusso di teologia, della liberazione, del valore del doposcuola, dell’ugualianza tra i popoli, ma non faceva progressi, aveva scelto un soggetto praticamente difficile per cercare di ottenere qualcosa di più di un sorrisino e lui era particolarmente imbranato. A fine vacanza si salutarono con un po’ di imbarazzo, e si scambiarono i numeri di telefono, mentre in lontananza un temporale scaricava la sua forza sulle vette dolomitiche. La risentì qualche settimana, dopo cercando di convincerla che avrebbe potuto aiutarla nel doposcuola . Quando arrivò a casa di lei, in una villetta piccolo borghese, mentre lei si sedeva con il kilt scozzese che allora era di moda, scoprì il bianco di una coscia . Lui prese coraggio per non perderlo troppo presto e azzardò ad avvicinare una mano. La famosa pioggia, ricordo delle Dolomiti, cadde con un tonfo di tuono rotolante e lui ricevette un sonoro schiaffo di risposta.























