Ciao mamma, come stai? ti scrivo da Lisbona, quasi quasi mi fermo qui, tanti italiani lo hanno fatto. Il tramonto sul Tago che sfocia nel mare è una sensazione indescrivibile. Sostiene Pereira che tutte le città di mare hanno un fascino particolare, ma questa lo ha in modo speciale. Sostiene Pereira che anche James Joyce rimase affascinato da un’altra città di mare, Trieste. E ancora sostiene Pereira che Cecilia Trinci rimase affascinata da entrambe, (certo un bel paragone per entrambi). Sostiene sempre Pereira che qui gli anziani hanno tutti un progetto di vita: chi pesca sulle rive del Tago, chi cammina spedito fino alla sua foce, chi gioca a carte nei caffè, chi ascolta musica popolare passeggiando nelle viuzze… tutti sono sempre in movimento, molti scrivono lettere, racconti e anche romanzi come il suo amico Antonio Tabucchi. Chissà che fine faranno, se avranno successo, intanto le guerre si susseguono e le ansie delle persone aumentano. Speriamo che tutti i loro progetti di vita confluiscano in uno solo, quello della pace.
Mese: Maggio 2026
Nadia Peruzzi: basta un attimo
ESSERCI E NON ESSERCI! – di Nadia Peruzzi
Vorrei essere sveglia e il vento con le sue folate frizzanti dovrebbe aiutare. Invece dormo. Una sensazione strana, un torpore diffuso. Esserci e non esserci. Un po’ sbandata e un po’ no. Preoccupata per quello che succede nel mondo attorno a me e con attorno cuscinetti di protezione. Devo tirarli fuori ogni giorno per non venire schiacciata per eccesso di consapevolezza. La mente spazia. In ogni luogo e in nessuno luogo realmente preciso. Si accende e si spegne in un attimo. Mi lascio trasportare. Non ho idea di dove vorrei essere. Fili mi tirano un po’ di qua e un po’ di là, è il vento a decidere. Porta profumi, fruscii come musica. Volteggiano quei batuffoli di tiglio che si attaccano ovunque dando fastidio agli occhi. Vorrei essere sdraiata in un prato a guardare nuvole che si rincorrono e creano incessantemente forme da decifrare, che non sono mai le stesse, nella regola del tutto scorre e del nulla mai è uguale a sé stesso. Basta un attimo. Non sono più nel prato. Sono di nuovo a casa. La rondine che da tempo non vedevo arrivare cinguetta nuovamente sui fili dove di solito stendo il bucato. Cinguetta senza stancarsi, facendone arrivare un’altra. Un trillo acuto ma armonioso, limpido e senza sbavature. La sua coda perfetta che mi ha sempre affascinato segue il canto. Si biforca e torna unita più e più volte. Fossi rondine, mi dico, mi unirei alla coppietta per volare lontano. Oggi avviluppata in questo torpore che non mi abbandona, tutto sembra possibile. Spicco il volo con loro e mi metto a cinguettare.
Daniele Violi: la mano e la vitalba
La mia mano destra ha sempre voluto essere la proiezione di pensieri attraverso la postura delle dita, proiettate a stare in una posizione che naturalmente assumono, non so, se anche a difesa della penna o lapis che sono costretti, entrambi talvolta, a diventare protagonisti. Messaggeri a loro insaputa di un tempo dedicato a far diventare essi incisori di un costrutto di segni e linee, che contribuiscono a formare su un candido foglio parole dai pensieri.
I miei pensieri che affido appunto per testimoniare la loro esistenza ad un foglio di carta che viene sistematicamente stirato dalla parte inferiore di questa proiezione, la mia mano destra.
Oggi la mia mano destra ha voluto proiettarsi su una pagina vegetale; con alcune sue dita, le maggiori, sono sempre loro ad entrare in azione, si é dedicata a raccogliere staccando, le parti sottili apicali, cosiddette ” Cime ” di una pianta rampicante esigente, che in primavera si avvampa su qualsiasi forma di macchia o di forma vegetale, come una fiamma di fuoco al vento. Si sposa cercando di farsi sorreggere, cosicché possa trattenersi con i suoi viticci, continuando ad arrampicarsi a dismisura. La Vitalba che riveste e nutre.
Sandra Conticini: la penna va
Avanti ne tempo – Di Sandra Conticini
Chissà dove arriverò stasera con questa penna… Quali saranno i miei pensieri senza una parola, un oggetto, una foto. Devono essere belli perchè la mia vita non è stata troppo brutta. Qualche episodio pesante c’è stato, ma chi non l’ha avuto quando si inizia ad essere avanti con gli anni? L’importante è non guardare indietro bisogna andare sempre avanti!
Mi sento sbatacchiata, sempre avanti nel tempo. Vorrei cambiare, ma non riesco. Vorrei essere più ottimista ed invece il pessimismo mi divora. Vorrei avere la testa libera e leggera come una piuma e invece la riempio di pensieracci. Anche ora che il tempo è tutto mio non riesco a fare quello che vorrei. Voglio fare, ma non faccio, mi perdo nel niente, dicendo “lo farò”.
Sono spesso in contrasto con me stessa, non riesco a prendere il buono della vita perchè sono eccessivamente pratica, responsabile e riesco a farmi male da sola.
Quando però faccio un bilancio della mia vita mi accorgo di aver avuto delle belle soddisfazioni, conoscere persone che mi vogliono bene, avere dei buoni amici…. così riesco ad essere contenta di essere arrivata fin qui.
Anna Meli: il vento
VENTO – di Anna Meli
Improvvisamente il vento scuote le chiome degli alberi che sembrano rispondere con lievi fruscii, come un linguaggio segreto nascosto agli uomini. Sento il suo alito fresco e leggero che mi carezza il viso…sensazione di benessere…ne ho bisogno.
Rivivo altre carezze, più morbide e delicate, socchiudo gli occhi. Il gatto mi guarda, no, non è me che guarda. Fissa un punto indefinito davanti a sé, drizza le orecchie, le muove in modo impercettibile, sembra avvertire qualcosa che io non comprendo.
Dicono che gli animali possono vedere cose a noi invisibili. Mi piace crederlo. Non sono più sola.
E il vento, libero, continua a giocare.
Rossella Gallori: non solo parole
Non solo parole…
…cade una foglia, fa un rumore pazzesco, altre coglione la seguono, cadono e spariscono, gregge di pecore verdi.
Vola una piuma, non riesce a toccare terra, tra piccioni stupiti che stupidi cercano di recuperarla.
È notte oggi è non è più inverno, fa quasi caldo ed io ho freddo.
Tra foglie e piume, trovo pezzi di carta scritta, il corsivo che tanto amavo è incerto, a tratti teme di diventare stampatello, inciampa e lettera dopo lettera forma una catasta da ardere, ho un unico fiammifero, so come usarlo, cenere di parole.
Entra mio padre ed è solo amore, non esce più da me, siamo un luilei , orologio senza lancette, il tempo non ci ha ferito, trafitto forse, ma mai a morte…a vita sempre.
Mia madre entra ed esce dai miei sogni, nuvola turchese nel suo mondo di zucchero a velo che una folata di vento ha fatto volare via, lei con la sua miseria vera truccata da ricchezza.
Tira vento stasera, stringo i ricordi non li voglio abbandonare….io resto qui
Patrizia Fusi: la sera
Voglia di movimento, ora tarda.
L’aria e tiepida, il sole sparge gli ultimi raggi dorati sul paesaggio e sul viso.
Mi sento divisa tra il moderno e l’antico, alla mia sinistra le macchine scorrono veloci, il rumore mi disturba sento gli odori del traffico.
Alla mia destra il verde dei campi il canto degli uccellini in ambo i lati, alle mie narici arrivano profumi antichi che riconosco provengono da quello che mi circonda.
L’odore del traffico e quello più attuale insieme alla velocità delle macchine e dei motorini, visti da me che cammino accanto, mi sembrano guidate da dei marziani chiusi dentro quelle strane cose di vari colori e grandezze che si muovono su quattro ruote, insieme a quegli strani cavalli con sopra dei cavalieri molto veloci.
Torno indietro, inizio a sentire la stanchezza, davanti al mio sguardo la montagna di Fonte Santa gli ultimi raggi dorati del sole la illuminano come una dolce carezza.
Vederla mi da serenità mi preparo anche io per la notte.
Sonia Cortecci: come bolle di sapone
Pensieri
Sono sempre, da sempre, con domande che salgono a galla come bolle di sapone, senza che io possa capire il perchè ne salgono alcune a galla ed altre invece no!
Il mio cervello, specialmente negli ultimi anni, decide senza che io ponga attenzione a qualcosa di preciso, di “mandare in onda” gruppi di ricordi più o meno piacevoli, di epoche diverse della nostra vita……nostra perchè pare che siano due diverse persone a decidere cosa scegliere di ricordare.
Non ho ancora “afferrato” i nessi logici che inviano i replay di passate amicizie o relazioni ormai lontane e risolte, bene o male.
A volte un oggetto, una persona o un discorso ascoltato da chiunque, mi obbliga a rivivere scene della vita, come fosse un film vissuto da altri….
Eppure mi sono fermata da diversi anni ed ho un momento di tranquillità.
Certo, sono sempre “in guardia” cercando di avere pronte tutte le risorse possibili per un “salvataggio” morale e fisico, però non capisco ancora
Stefania Bonanni: ruzzolare di parole
La mano va, la mente dorme
La mano va, da sinistra a destra. Si ferma, saltella, balla da sola in ritmo sincopato. Chiede alla penna che stringe di riprodurlo. Ma le parole nascono e muoiono senza attrito, senza sofferenza. Leggere, non difficili, né sapienti. Sono solo parole da tutti i giorni, senza contraddizioni, senza verità, né bugie.
La pagina bianca mette al mondo parole che si rincorrono, si cercano, si danno la mano. Ed una ne sollecita un’altra. A volte cantilenano, con strane assonanze.
Parlano di ruzzolare, trascinate da fiumi in piena, di scivolare giu da ripidi, erbosi, scalini di antica pietra. Raccontano di chi ruzzolo’ su per la salita, e fu impresa magica, ma invisibile. Le parole si inseguono, una ne trascina un’altra, per consuetudine e per inerzia. In due o tre non sono piu’ solo parole, diventano discorsi, quasi racconti. Poi, inciampano in un punto, e sono costrette a fermarsi. Un attimo, solo un attimo, per riprendere fiato e gonfiare le parole gia’ scritte e risecchite. Poi, in basso, incontrano un piccolo segno, quasi un filo d’erba, a guarnire una fila di segni trascinati. Vuole una fermatina frettolosa, impaurisce la possibilità di trovarsi davanti ostacoli maggiori: per l’appunto due punti, quelli che costringono a spiegare.
Rossella Bonechi: scriverò sempre
Scrivere, scrivere per me, mi ha liberata: dai paletti scolastici, dalla paura della banalità, dalla gabbia razionale che imprigiona la mia fantasia. Le cose dentro di me sono me, stanno lì vivendo il tempo e gli accadimenti; scrivere libera anche loro, gli dà una fisicità di carta e il diritto di esistere per sé stesse.
Quando è tempo di scrivere si affacciano tutte alla mente e prendono le forme che la mano traccia: un personaggio, una storia, un’emozione, sono sempre loro che prendono vita. E una volta uscite anziché lasciare vuoti fanno strada a qualcosa di più indietro ancora, di ancora più sepolto dai giorni, di quasi dimenticato.
Scrivere mi rovescia e mi trabocca, spesso mi sorprende, quasi sempre mi diverte anche nella malinconia e nella tristezza.
Scriverò sempre, credo.
Spero.
Cecilia Trinci: confessione spontanea
“Sempre caro mi fu quest’ermo colle” e la parola “ermo” mi guida verso un mondo altro, fatto di ricci e spine, di stecchi e steccati, di cammini impervi. Mi piace pensare a quell’apostrofo, come “l’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, e amare è rivolto a “te”, un te impersonale, diverso da noi stessi e che ci guarda e che ci legge e si aspetta da me il sacrificio. Eterno sacrificio o eterno amore? Chi e cosa lega l’ermo all’eremo, dove andremo tutti a finire?
Lucia Bettoni: profumo di geranio
Spruzzi d’acqua fredda e argentina festeggiano nell’aria del mattino un nuovo giorno che sa di cielo
L’odore delle foglie dei gerani dalle mie narici si insinua nel mio corpo e sento di essere geranio anch’io
Ho riempito di colori il giardino
Sarà la nostra casa a colori
E’ lì che mi raggiungerai ogni volta che vorrai perché è lì che vivrò
Uno spazio intimo, uno spazio nostro fatto di vento e di stagioni, di pioggia, di sole, di solo natura
E’ qui che vivo
Tutto qui e’ semplice
Non sento il rumore della malvagità
Non sento il vuoto del niente
Qui è tutto pieno e profuma di ciò che è ancora vero
Un sorriso lungo come una stella cometa che mi collega al quel pezzetto di cielo che era tutto il mio mondo di allora
Quel pezzetto di cielo mi basta adesso per respirare la vita
Finché dentro respirerò la vita il senso di questo cammino avrà la sua ragione di esistere
Profumo di geranio
Luca Miraglia – allungare il passo
Allungando il passo cambia poco, rallentandolo cambia ancora meno.
L’orizzonte se ne sta nascosto giocando a rimpiattino con lo sguardo.
L’occhio cade inevitabilmente sui margini dell’ipotetica via che scorre sotto i piedi: a volte liscia e morbida come velluto, altre volte ruvida e tagliente da far sanguinare.
Sgomitando al vento come vela, forse la direzione piega e allora lo sguardo incontra altri occhi, altri corpi, altri viventi in viaggio: alcuni accoglienti e cari, altri odiosi e odiabili, altri ancora quasi ombre effimere in balia dell’onda.
Una sinfonia di vite, ciascuna a modo suo impegnata in quel che sembra contare: l’andare e non la meta.
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