La mia mano destra ha sempre voluto essere la proiezione di pensieri attraverso la postura delle dita, proiettate a stare in una posizione che naturalmente assumono, non so, se anche a difesa della penna o lapis che sono costretti, entrambi talvolta, a diventare protagonisti. Messaggeri a loro insaputa di un tempo dedicato a far diventare essi incisori di un costrutto di segni e linee, che contribuiscono a formare su un candido foglio parole dai pensieri.
I miei pensieri che affido appunto per testimoniare la loro esistenza ad un foglio di carta che viene sistematicamente stirato dalla parte inferiore di questa proiezione, la mia mano destra.
Oggi la mia mano destra ha voluto proiettarsi su una pagina vegetale; con alcune sue dita, le maggiori, sono sempre loro ad entrare in azione, si é dedicata a raccogliere staccando, le parti sottili apicali, cosiddette ” Cime ” di una pianta rampicante esigente, che in primavera si avvampa su qualsiasi forma di macchia o di forma vegetale, come una fiamma di fuoco al vento. Si sposa cercando di farsi sorreggere, cosicché possa trattenersi con i suoi viticci, continuando ad arrampicarsi a dismisura. La Vitalba che riveste e nutre.