La frase di A. Munro: Anna

“Radio cuore” – di Anna Meli

Dice che le dispiace dire qualcosa, ma in realtà non vede l’ora di dirla.

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            In quel paese di poche anime con solo qualche negoziuccio che vendeva lo stretto indispensabile per le poche necessità, viveva una persona che dai paesani era stata soprannominata “ radio cuore”. Gestiva un piccolo emporio dove si poteva trovare di tutto, dal pentolame alle scope per le pulizie, e  patate, bulbi da fiore, statuine in ceramica e chi più ne ha più ne metta.

            Era un po’ un luogo di passaggio dove le persone si fermavano volentieri per conversare un po’ e rendere meno monotono il loro vivere quotidiano. Lei era sempre molto gentile, servizievole e felice quando le persone si fermavano poiché, anche se dichiarava di non sapere, in realtà niente sfuggiva al suo sguardo e alle sue orecchie.

            Entrando già si vedeva da come si presentava che aveva qualche novità da raccontare: univa le mani stringendosele strettamente, serrava le labbra come se quello che aveva da dire potesse venir fuori troppo presto, faceva una giravolta, assumeva un’aria contrita o intrigante e poi iniziava ” ma lo sai” breve pausa di mistero” che cosa è successo” e così continuava a raccontare. A volte si trattava di cose allegre, a volte tragiche e, diciamo che ci metteva anche un po’ di fantasia; era tale però la sua partecipazione che le scappava sempre qualche lacrimuccia e da qui il soprannome di “radio cuore”.

La frase di A. Munro: Stefania

Pietra inutile – di Stefania Bonanni

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Non voglio dimenticare nulla.

Ricordo con ostinazione.

Aggiungo, non tolgo. Particolari, rumori, ronzii, colori.

Mi va bene tutto, voglio che quella scena sia meno triste, meno grigia, di quello che fu.

Mi va bene tutto, e non è stato facile.

Ho conosciuto rabbia, e tanto tanto dolore.

Mi ha cambiato la vita, la prospettiva, il senso del tempo.

Ho provato a metterci una pietra sopra, ma se fosse stato possibile, avrebbe schiacciato anche me.

La pietra schiaccia, come con la pasta. Il panetto diventa largo, sottile. Si può riempire, farne ravioli, tortelli. Ripieni di carne, di sangue, ma la pasta è la stessa, la stessa di prima. Tanto lavoro e fatica per rendere più gradevole l’alimento, che non cambia. Stesso sapore, stesso peso.

Non ho vissuto, finché non ho visto bene. Finché non ho accettato che si possa avere un’alternativa, e che possa essere una libera scelta. Probabilmente, l’ unica vera scelta libera.

Quanto dolore sia costato è il prezzo salato, quello che nessuna pietra farà scordare .

La frase di A. Munro: Sandra

L’impulsivo – di Sandra Conticini

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Hai mai notato che quando qualcuno dice che gli dispiace  dire qualcosa,  in realtà non vede l’ora di dirla.

In una discussione c’è sempre qualcuno che non prende posizione, ma scalpita perchè vorrebbe dire il suo pensiero. Tergiversa, si muove, si convince che il suo punto di vista non è importante, fa finta di uscire, va a fumare. Rientra sperando di essere pungolato, la sua opinione vorrebbe esporla. Visto che nessuno lo considera esplode come una bomba e, con fare altezzoso,  le parole iniziano ad uscire come un fiume in piena e dice anche quello che non vorrebbe dire.

Quando ha finito di parlare, intorno tutti si sono zittiti, lo guardano come se fosse matto,  capisce di aver sbagliato. La prossima volta manterrà la calma e in maniera educata esprimerà il suo pensiero, ma sa già che non ce la farà è troppo impulsivo!

Dalla frase di M. Murgia la storia di Vittorio

 Murgia : un maschio fa le cose per un perché , una donna solo se ha un perché

 Vittorio: nei sentimenti in genere i veri dilettanti sono  maschi

Alpinista dilettante – di Vittorio Zappelli

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Quella montagna anche se non altissima e non troppo distante da casa desiderava affrontarla  da tempo. A volte passando da lontano con l’auto  la vedeva davanti con la cima rocciosa colorata da ocra  a bruna secondo il tempo , se era bagnata dal sole o intravista tra le nubi. La parte piu’ in basso era coperta da vegetazione che con sfumature di verde la vestivano fino quasi  in alto.   

Una mattina si decise ; prese la sua attrezzatura da dilettante e ci mise la canadese per ogni eventualità .

Attacco’ la salita con foga prendendo scorciatoie di forte pendenza; attraversava il mantello verde e lasciava dietro di sé la traccia del passaggio non troppo rispettoso della natura. Lì nel folto all’ombra della vegetazione si immaginava l’uscita in alto quando avrebbe visto da vicino la cima agognata ragione del suo salire.

Finalmente  il  verde comincio’ a diradarsi e all’improvviso gli si paro’ vicina la cengia che era la prima tappa  da raggiungere per arrivare in cima  ,unica ragione del perché era lì a fare quella che per lui era una impresa. Arrivato allo stretto pianoro ,subito si  accorse della difficoltà per la via alla vetta ; c’era dietro alla cengia un crepaccio di cui non vedeva il fondo che rendeva impossibile sbarcare sulla parte piu’ alta del monte che portava all’arrivo ; delusione e scoramento ma non volle darsi per vinto e visto che si era fatto pomeriggio inoltrato decise di montare la tenda  e passare la notte in braccio alla montagna che lo ricambio’ con una sera  mite e senza il vento freddo che di solito su quei sassi arrivava .

La montagna l’aveva visto salire con foga , non attento al percorso che faceva quasi volesse ferirne la  pelle per soddisfare il suo desiderio, ma ancora, al di là di questo,  vide anche che la forza che l’aveva portato lassu’ quella vera era l’amore per lei per conquistare la sua vetta….

La mattina, alla luce radente del sole , girando sul bordo del crepaccio si accorse che dal crepaccio dalla sua parte sporgeva poco sotto uno sprone  di roccia che raggiunse e con un bel salto arrivo’ dall’altro lato della cengia; da lì partiva un piccolo sentiero  nascosto tra  i sassi che lo porto’ in breve da dietro all’ultima parte della montagna ed alla cima.

E arrivato lì con tutta la valle in basso  si acquietò  il suo spirito placandosi nel sole del mattino.

Anche la montagna aveva trovato il suo perché e si era fatta violare.

Cercò di metterci una pietra sopra: Rossella G.

Cercò di metterci una pietra sopra… di Rossella Gallori

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La cava era lontana, difficile da raggiungere, si armò di tutto quel che sembrava essere indispensabile, un qualcosa per la pioggia,un qualcos’altro per il sole, acqua tanta, cibo poco, la voglia di arrivare c’era, il fiato non lo aveva potuto comprare, bandoni chiusi negozi inesistenti, i ricordi li avrebbe volentieri lasciati a casa, ma si erano infilati a forza nello zaino: pesanti e scomodi.

Carrara…la cava, il bianco che acceca, maschi mezzi nudi sudati sempre, con il sole di più, un asino, un mulo, un pastore maremmano vecchio di polvere.

Rumore tanto, silenzio stridente, ogni tanto un fischio, un grido…

L’ accolsero, la raccolsero, le offrirono quiete e quel pezzo di marmo bianco venato di graffi.

È un regalo, lo prenda

Si riposi

Venga all’ombra

La misura, ad occhio era perfetta o almeno sembrava tale: un rombo levigato ai lati, forse un coperchio funebre, nato per una morte giovane, forse un sedile venuto male.

Scuotendo la testa due uomini l’aiutarono, il sacco di yuta le strangolò i fianchi, puzzava di fatica, faceva male, era la sua unica soluzione per .portarlo con sé.

La discesa le sembrò più breve, la stanchezza aveva azzerato momentaneamente i pensieri.

Si inginocchiò esausta di fronte al pozzo, quel vecchio serbatoio coetaneo, gemello l’aspettava da sempre, piangevano sangue le piaghe graffiate dalla canapa, con l’ultimo respiro cercò di far combaciare  il biancorombo alla cavità, il buio ed umido tunnel, zuppo di ricordi, non frenò la sua caduta, il passato vigliacco raccolse il suo silenzio, schegge di marmo cattivo trafissero ancora una volta il suo cuore.

Tutto divenne acqua putrida.