La bambina di carta: Tina

LA BAMBINA DI CARTA – di Tina Conti

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Il  legno no, non lo posso usare, c’è già Geppetto che ha  fatto un lavoro ottimo

Io, ho tanti ritagli di carta, e quattro figli maschi, vorrei tanto una bambina, ho delle belle carte colorate, rotoli  interi a fiori, a strisce, e nel mio cuore  lei è già presente.

La sua anima gira per la casa, inciampa nei monopattini e nei palloni dei fratelli.

Io l’aspetto, sarà di carta, carta robusta, fiorita e profumata, sarà sempre vicino a me, ci parleremo, giocheremo e canteremo, noi due da sole.

Avrà tante belle coperte  di carta vellutina, carta stoffa, carta argento.

Sarà facile uscire insieme, basta che lei si infili  nel  mio taschino della camicia.

Eccola , saltellante  e allegra, con la bocca sporca di zucchero a velo  e cioccolata.

Io la pulirò  con un panno leggero, l’acqua  non la posso usare rischierei di ferirla.

Apriamo la finestra così possiamo ballare con  il vento  che  entra dispettoso.

Nascondiamoci sotto un libro, ben ripiegate, attenzione non leccare  la crema attaccata al cucchiaio, il pentolino è sul fornello acceso, potresti bruciarti.

Ti porterò in vacanza  in tutti  i posti del mondo, viaggerai in una piccola borsetta  di stoffa di seta che terrò sempre sul mio cuore.

Quante carezze mi sai dare, vorrei che tutti ti conoscessero ma temo per la tua fragilità.

Basterebbe una folata di vento per farti rotolare sulle nuvole, farti volare su un tetto, mescolarti alle foglie cadute del viale, sei troppo preziosa , starai tranquilla sul mio cuore.

La bambina che ascoltava i fiori: Anna

 La bambina che ascoltava i fiori – di Anna Meli

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            Le erano sempre piaciuti i fiori, i prati, il verde delle erbe. Li vedeva come un’unica cosa eppure distinta da colori, profumi, dimensioni.

            Stavano bene là dove nascevano e crescevano liberi accarezzati dal vento o bagnati dalla pioggia. Fin da piccola, avendo avuto la fortuna di essere nata in campagna, adorava stendersi nei prati e nelle viottole dove margheritine e non-ti-scordar-di me nascevano ogni primavera.

            Il profumo dell’erba con tutto quello che fra essa nasceva le dava un piacevole senso di pace. Lasciandosi andare lunga e distesa, porgeva l’orecchio attento e riusciva a sentire piccoli rumori, come bisbigli e immaginando che le radici parlassero fra sé un’unica lingua universale.

            Spesso rifletteva su quanto sarebbe stato bello se anche gli umani avessero avuto la stessa opportunità o perlomeno il magico potere di intendersi.

            Nelle sue passeggiate, non strappava mai un fiore rubandolo alla terra, ma si chinava per una carezza lieve e ne rapiva l’immagine insieme al fresco profumo.