La bambina che ascoltava i fiori: Patrizia

La bambina che ascoltava i fiori – di Patrizia Fusi

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 La campagna era il suo ambiente, ascoltava tutto quello che la circondava: il canto dei vari uccelli che volavano fra gli alberi e dove facevano i nidi; alcuni di loro nidificavano anche nelle folte macchie di rovi e vitalbe.

Ogni specie ha un cinguettio diverso.

Il profumo dell’erba appena tagliata.

L’aria che frusciava, leggera muoveva con delicatezza l’erba alta formando delle onde argentate come una risacca vegetale.

Il fruscio dell’acqua, dell’aria che muoveva tutto, la carezza, quello che la circondava per lei era una coccola.

Il cercare i fiori era un gioco, a lei i fiori piacevano, li conosceva bene, sapeva quelli che erano i primi a nascere e quelli ultimi a fiorire, in quali campi erano.

Il suo modo di parlare con i fiori era di fare dei piccoli mazzi colorati e regalarli alle persone care.

O portarli su una tomba con affetto.

La ragazza che scriveva sulla seta: Sonia

La ragazza che scriveva sulla seta – di Sonia Cortecci

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          Ambra era cresciuta a fianco della madre, sempre affogata fra tagli di stoffe iridate e leggere oppure opache, pesanti e calde che lei, con grande maestria, metteva assieme sul manichino e ricomponeva.

         Riusciva a far diventare quegli ammassi di ritagli delle vere opere d’arte cucendoli assieme in fogge inaspettate.

        La bambina guardava estasiata la trasformazione dei cenci in costruzioni fantastiche, in vere favole, raccontate dalle mani magiche di sua madre che, mentre lavorava senza fermarsi quasi mai con la sua macchina da cucire veloce e luccicante, parlava e raccontava delle feste eleganti nei salotti cittadini, cui avrebbero partecipato le signore indossando le sue creazioni.

     Il rumore della macchina accompagnava, come un treno che non si ferma, i pomeriggi della bambina e poi della ragazza.

    Fu un’infanzia circondata da fili e colori, che spinsero Ambra verso la sua insolita passione: decorare la seta.

    Si fece regalare (poiché non poteva permettersi altro) gli scarti delle lavorazioni delle stoffe in seta.

   Ben volentieri gli vennero ceduti dalla fabbrica, così da evitarsi la noia di doverli smaltire.

     Ambra si mise così nel suo angolo preferito della stanza da lavoro di sua madre ed iniziò a cucire assieme i pezzi di seta multicolori, divertendosi enormemente.

    Si accorse di avere cucito una striscia lunghissima……

    Tanti metri di seta, ma così inutili! Bella a vedersi, ma a cosa mai sarebbe servita?!

    Nessuno poteva vestirsi con una striscia di stoffa, fatta di così tanti pezzi, lunghissima….

      Mentre pensava, preoccupata dallo spreco di stoffa e di tempo, ebbe un’idea: con un calamaio e della china che usava per scrivere i soliti compiti noiosi per scuola, poteva creare qualcosa di nuovo e bello…

           Iniziò con un pennellino a scrivere i compiti sulla striscia di seta e dopo i compiti……la sua mano continuò, portando i suoi pensieri su quel tessuto così delicato al tatto e bellissimo.

      Erano piccoli pensieri in brevi frasi:

      “Se fossi un cigno volerei lontana da questa terra che mi trattiene!”

     “Se fossi una gazzella correrei più forte di tutte!”

La bambina che custodiva i libri: Carla

Pensare e non parlare – di Carla Faggi

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Non voglio continuare ad andare a scuola, non mi serve, posso benissimo studiare da sola, con i libri, con Internet.

Non sopporto il tempo perso ad ascoltare i professori, faccio molto prima ad imparare da sola e dedicare il mio tempo a leggere.

Non sto bene con i compagni di scuola, non mi va di parlare con loro, per dire cosa poi? Quello che penso? Ma nel momento che trasformo il pensiero in parola l’ho già modificato, superato.

L’importante è pensare non parlare.

Si dice Cogito ergo sum non Parlo quindi sono!

Quindi non amo trasformare un pensiero che è aereo in parola che è cubo di terra.

Come farei a raccontare a parole il rumore dei fiori,quello che dicono ed anche quello che tacciono. Magari chi ascolta potrebbe essere uno che coglie i fiori nei prati e li porta cadaveri in casa ad imputridirsi in un vaso.

No, non posso trasformare i miei pensieri in parole, sarebbe un pensiericidio, farli morire come fiori cadaveri in un vaso.

Perché i miei pensieri sono come opere d’arte senza titolo, pura essenza di emozioni e logica che non si faranno mai incorniciare con etichette fatte di parole.

La bambina dei fiori: Annalisa

LA BAMBINA CHE ASCOLTAVA I FIORI di Anna Luisa Faleschini

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Nacque dalla paura.

Quando il fiato non saliva e il rantolo acuto chiudeva l’epiglottide, si accendeva una luce di stroboscopio. Tutto spariva e la paura di morire si affacciava, per fortuna, timida.

Ogni foro chiamava aria.

Gocce di sudore imperlavano la fronte, sopra al labbro superiore, lo spazio tra i seni.

Doveva camminare a passi veloci, avanti e indietro e bere piccoli sorsi di acqua. Scioglieva avidamente anche una caramella.

Poi tornava il sereno. Esausta, sprofondava su qualsiasi oggetto l’accogliesse.

Fu la sua parte spaventata che reagì e non si arrese.

Doveva trovare un antidoto. L’oggetto magico delle fiabe di Propp.

E fu così che, grazie all’olfatto sviluppato, alla sensibilità, all’audacia e all’intuito…si approcciò al mondo dei fiori non come una semplice studiosa ma una fata.

E non ci fu giorno senza stupore. Ogni petalo le parlava di sé. Ogni bulbo, ogni foglia, stelo, radice.

Amoreggiò con la viola odorata e la primula vulgaris; ne assaporò i petali ricchi di vitamina C, colorando le sue insalate primaverili.

Si depurò con fiori di tarassaco che colorarono di giallo il suo giardino e le sussurrarono di condividerli, gentilmente, con le api che ronzavano come fili della corrente, eccitate.

Passeggiò nei pascoli di montagna, incantata dal viola dei fiori del cardo mariano e del benefico effetto sul suo fegato; ascoltò il loro tribolare sotto le zampe di enormi vacche e la beffa di avere spine ma non sufficientemente pungenti da respingerle.

Ascoltò la timida malva che fioriva nei giardinetti trascurati e l’avrebbe aiutata con la tosse.

E pensò di aver scoperto l’elisir di lunga vita.

Doveva solo approfondire.

Si percepì fiore. Si sentì in sintonia.

Iniziò così il suo processo di guarigione.