Lo specchio oscurato – di Rossella Gallori

Non volevo guardare, questo me lo ricordo bene. Lei era lì lo specchio  tragico di quello che era successo …..me lo disse piano …feci finta di non capire, le chiesi con lo sguardo di ridirmelo più forte .

Mi alzai ed andai di là: casa nostra era immensa  e non usavamo dire  la camera, la cucina, il bagno ….il salotto…..c’ era un di qua ed un di là, uno un po’  più freddo  e un altro un po’  più  rumoroso.

E nel mio “di là” c’era la camera del babbo….cioè la mia, la nostra.

Salii sullo sgabello, quello che la mamma , con la sua aria da signora chiamava “piccola dormeuse”, ero alta, non grande….coprii lo specchio, con il cencio che la nonna portava sul capo alla messa, si chiamava così quel pezzo di pizzo nero, che  lei portava in chiesa.

Mi inginocchiai, ma più  per il dolore, che per pregare…poi mi alzai di scatto e con tutta la forza che avevo lanciai contro lo specchio  oscurato quello spruzzaprofumo di cristallo, con la nappa verde, color salvia poco annaffiata.

Ci fu un rumore sordo, cattivo, non so se si ruppe  lo specchio, la toilette o la preziosa bottiglia.

Ricordo il rumore come di biglie di acciaio impazzite, che mi spaccò il cuore….poi  fu buio, poi giorno, e di nuovo specchio, cristallo, biglie, silenzio, morte.

Ma poi, il babbo,…… dove era andato e perché  …..?

 

 

 

LA LUNA NEL POZZO – di Mirella Calvelli

 

Correvo in un prato, in una notte di luna piena…a piedi scalzi, il rumore dell’erba bagnata e grassa.

Due colori distinti il verde scuro dell’erba e il blu scuro, ma iridescente del cielo…………e in fondo, sulla linea dell’orizzonte, un pozzo che sembrava di pietra.

Mi avvicino a quello che da lontano non sembrava così grande. Gli giro intorno e intanto il mio sguardo va al cielo, dove una palla luminosa la fa da padrona.

Ne prendo le misure, vorrei spostare il pozzo tanto da centrare quella palla così perfetta e distinta.

Mi arrampico con fatica, non sono mai stata così brava a salire sui muretti!!!

Ma il mio sguardo cerca sempre la signora luna.

Una volta salita, mi metto in sicurezza, sorreggendomi ad un’asta di ferro, dove una  vecchia carrucola arrugginita tentenna lentamente, lasciando scivolare un pezzo di fune marcia.

Adesso sono ben seduta, aggrappata e guardo il fondo del pozzo.

Che bello, la palla luminosa è laggiù, immobile, meno brillante  quasi invecchiata, prigioniera, non più perfetta, come quella che è in cielo.

Adesso, sono io che mi specchio…ora nel pozzo siamo in due, io e la luna, ma io chi sono quella in cielo o quella nel pozzo?

CONTROLLARE – Elisabetta Brunelleschi

Controllare l’ora ogni mattina.

Controllare il calendario.

Controllare la posta.

Controllare il telefono.

Controllare le date di scadenza.

Controllare il conto.

Controllare i capelli.

Controllare l’abito.

Controllare il fuoco ché solo possa scaldare e consolare.

Controllare il respiro per restare vivi e non morire in un attimo.

Controllare la voce per parlarti ogni giorno.

Controllare lo sguardo, il mio sguardo che su di te si posa.

Controllare le tue parole per capirti sempre e sapere dove sei.

Controllare le orecchie che ti vogliono ascoltare tutti i giorni un po’ di più.

Controllare il cielo grigio, bianco, azzurro e rosso al tramonto.

 

Controllare senza controllo

e alla fine  perdersi ad occhi chiusi nell’intorno

Con poco – di Emilia Caravaggi

Giocavamo con poco. A volte ci bastava una scatola, delle matite, qualche nastro, un po’ di carta, delle forbici e tanta fantasia.   Una mattina mia sorella Tilla andò all’Ufficio Postale con la mamma e restò fulminata nel vedere il centralino telefonico dove diverse signorine, con una cuffia in testa, introducevano una sorta di bastoncino, con un lungo filo attaccato all’estremità, in un pannello pieno di buchi e con grande dimestichezza riuscivano a introdurli  o a estrarli parlando velocemente nello stesso tempo: “ Venezia, ti includi ? “ “Torino no sto già parlando grazie” e così via.

Tornata a casa, Tilla non perse tempo. Ci chiamò a raccolta dandoci vari incarichi per procurarci scatola, matite, fili e forbici con le quali passammo tutto il pomeriggio ad allestire l’Ufficio Postale. Preparammo francobolli, buste e lettere, telegrammi  e poi ognuna di noi aveva un compito. Tilla ovviamente era al centralino, l’altra sorella, Gianna, era allo sportello ed io facevo il fattorino che portava i telegrammi. Ci divertivamo molto e la mamma adorava ascoltarci perché eravamo molto buffe inventando tutto di sana pianta. Un pomeriggio però sentì piangere disperatamente per cui si precipitò di corsa nella stanza e trovò tutte e tre in lacrime. Molto preoccupata e non capendo il perché di questa tragedia iniziò a farci domande e fra le lacrime e dopo varie domande riuscì a capire che io, il fattorino, avevo ricevuto un telegramma che annunciava la morte di mia cognata !!!

Eravamo tanto prese dal nostro gioco che avevamo perso il senso della realtà.

Libri e vita – di Nadia Peruzzi

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(…) Un libro ci segna, ci accompagna, ci rappresenta, mentre ci rapisce e ci porta lontano.  Scandisce fasi della vita.  Cosi’ tanto che non riesco a leggere di nuovo lo stesso libro.  So che dovrei, so che leggendo in momenti diversi potrei cogliere cose diverse perche’ il mio filtro sarebbe diverso, oppure no e potrei , rileggendo verificare anche questo.   Diversa da mia mamma in questo, che ha letto , ma pure riletto,  tantissimo.

Le mie riletture si contano sulle dita di una sola mano.  E uno dei libri l’ho riletto appena dopo 15 giorni. Perche’ non riuscivo a capacitarmi che la conclusione a cui l’autore voleva portarmi fosse proprio quella a cui in realta’ mi portava.

Ci ho provato piu’ volte con Delitto e castigo, ma no, non e’ piu’ nelle corde.  Non scorre.  Non riesco piu’ a logorarmi dentro quelle introspezioni e a quella oscurita’ dell’animo che destabilizza.

Tutto scorre, qualcuno ha sentenziato, quasi all’inizio della storia dell’umanita’ pensante.  E scorre anche per il lettore.  Si cambia, il mondo attorno propone nuovi stimoli e spunti, nuove sfide e nuovi problemi.   Alcune ti costringono pure a cambiare generi.  Fino a mattoni economici,  che mai avrei pensato di affrontare.   O i saggi su temi epocali che sono in grado di sconvolgere le nostre vite.  Libri non piu’ per perdere la realtà ma per entrarci ancor più dentro, anche soffrendo.  Perche’ sapere e conoscere e’ anche aprire la porta a cio’ che preoccupa e fa star male.   I libri sono tutto e parlano di tutto.  Sono vita nella vita!