Non volevo guardare, questo me lo ricordo bene. Lei era lì lo specchio tragico di quello che era successo …..me lo disse piano …feci finta di non capire, le chiesi con lo sguardo di ridirmelo più forte .
Mi alzai ed andai di là: casa nostra era immensa e non usavamo dire la camera, la cucina, il bagno ….il salotto…..c’ era un di qua ed un di là, uno un po’ più freddo e un altro un po’ più rumoroso.
E nel mio “di là” c’era la camera del babbo….cioè la mia, la nostra.
Salii sullo sgabello, quello che la mamma , con la sua aria da signora chiamava “piccola dormeuse”, ero alta, non grande….coprii lo specchio, con il cencio che la nonna portava sul capo alla messa, si chiamava così quel pezzo di pizzo nero, che lei portava in chiesa.
Mi inginocchiai, ma più per il dolore, che per pregare…poi mi alzai di scatto e con tutta la forza che avevo lanciai contro lo specchio oscurato quello spruzzaprofumo di cristallo, con la nappa verde, color salvia poco annaffiata.
Ci fu un rumore sordo, cattivo, non so se si ruppe lo specchio, la toilette o la preziosa bottiglia.
Ricordo il rumore come di biglie di acciaio impazzite, che mi spaccò il cuore….poi fu buio, poi giorno, e di nuovo specchio, cristallo, biglie, silenzio, morte.
Ma poi, il babbo,…… dove era andato e perché …..?
