Non un solo Bambino: Vittorio

Bambini dentro – Vittorio Zappelli

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Non sempre è corretto cercarsi dentro  un bambino, germoglio per il frutto ormai,ahime,’ maturo. In certi casi di germogli ce ne sono due .

Questo è il mio caso.

Non so quando è avvenuto lo sdoppiamento ma credo subito alla nascita quando un uso maldestro del forcipe ha provocato al neonato un protuberanza da un lato della testa che è durata mi dicono un bel po’ di tempo. 

Da quel momento ritengo che sia arrivato il bambino n°1: introverso, prudente ed ansioso per certi aspetti  e soprattutto con un esasperato senso del dovere che ha segnato la maturazione del frutto- persona .” Ci vuole sempre qualcuno che faccia le cose e se sei te quel qualcuno  devi sempre farle bene ed al riparo da ogni osservazione …”questo è il suo motto .E per seguire questa inclinazione sono arrivati da un lato delle soddisfazioni ma anche inconvenienti .

“Vuoi che te li rammenti qualcuno bambino n°1”? visto che siamo a scrivere di noi .

“quella mattina in prima elementare di paese a 5 anni (due soli maschi e tutte femmine) gran dolore di pancia li sul banco di lato alla cattedra .Dovevi alzare la mano e chiedere di uscire ma..la maestra spiegava alla classe attenta non la hai voluta interrompere, dovevi resistere e ti vergognavi di farmi alzare in piedi ed uscire e cosi…aspetta che aspetta soffrendo anche, è avvenuto il patatrac .Profumo non  trascurabile, la maestra che si fa mamma e pulisce tutto, anche te bambino ;e tanta vergogna quando arrivano da casa con il ricambio “

“Ed ancora sei entrato in azione quel giorno che per una cosa fatta alla uscita di scuola elementare che non credo fosse tanto grave; mi hai dato ispirazione, secondo il tuo senso del dovere, di stare zitto di fronte al genitore che ti rimprovera e di scendere piano piano le scale per prendere le uniche cinghiate che abbia sentito “

“Crescendo il frutto-persona, tu sei rimasto sempre vigile dentro ed anzi con l’arrivo degli impegni di lavoro hai sempre spinto per farmeli onorare al meglio a scapito del tempo sottratto a chi mi stava intorno anche a costo di dare molto dispiacere.

Anche quando il babbo stava male e poco dopo mori’  sei riuscito a non farmi dedicare a lui  il tempo necessario per far fronte agli impegni di lavoro presi … e cosi’ hai completato l’opera regalandomi  un bel sentimento davvero: il rimorso. “

“Ora basta parlare con te, voglio continuare questa diagnostica psicologica, chiamando il bambino n°2 tuo coetaneo ma che ha avuto un percorso diverso. Mentre te crescevi con me applicandoti ai vari avvenimenti che arrivavano, lui il n°2  è stato silente all’inizio intervenendo  solo in certi momenti.

 Ora da un po’ di anni sta prendendo smalto e lo lascio fare come si fa con una bicicletta in discesa, si smette di pedalare e si prende il vento che viene in faccia ed i profumi nell’aria  che arriva.

Nel suo bagaglio trovo il piacere di sorridere e di far sorridere chi sta intorno, la disponibilità alla condivisione  e quello di mettersi in gioco sempre ma anche  guardandosi da fuori con un po’ di distacco e non prendendosi troppo seriamente.

 Quando si arriva a veder gli ottanta da abbastanza vicino si pensa di piu’ all’ultimo trekking; allora i valori prendono il posto giusto nella loro scala e di conseguenza  ora coltivo e ascolto di piu’ il numero 2 che nel lungo percorso fatto è stato meno considerato .

“diverse volte mi avete spintonato cari bambini, forse anche per colpa mia che non ho saputo impormi ad uno o almeno non ho considerato anche l’altro.”

La prossima volta che arriverete insieme mentre  il numero 1) piu’ serio starà  tirando forte una tasca della mia giacchetta  ed  il secondo anche lui, meno forte, tirerà l’altra tasca, faro’ cosi’:

di  soppiatto scuciro’  un po’ una tasca . Cosi’ uno  si troverà  con la sola tasca in mano mentre io ed il n 2 ce ne andremo insieme a camminare sorridendo.

Dove sei, Bambino?: Nadia

Non ti nascondere – di Nadia Peruzzi

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Ci sono giorni che non riesco a trovarti. Ci provo, ma ti nascondi. Quando succede mi sento persa. Mi deprimo. Sento che mi manca qualcosa di importante. “Perché ti nascondi??” Se lo fai e non ti trovo, restano la mia faccia seria, le rughe, la mia testa con i suoi pensieri vorticosi. Quando si è abituati troppo a pensare che un “battito d’ali di farfalla in Bangladesh, può determinare un uragano in California”, è facile sentirsi frustrati e impotenti. Ho bisogno di te. Lo dico quando mi definisco parlando con le persone, che ho il cuore e un animo fanciullo. Ma come sai fra il dire e il trovare e il far emergere c’è di mezzo il mare. A chiamata non compari. Nemmeno schioccando le dita . Ci sei, so che ci sei, perché compari spesso quando meno me lo aspetto e mi trovo a ridere di un niente, come poteva accadere da bambini. A volte arrivi a far correre la penna sulle righe bianche di una pagina e mi aiuti a costruire storie surreali o divertenti, tanto che riesco pure a ridere mentre scrivo o mentre penso a quello che devo scrivere. Sei un vero birbante. Sei una traccia nel mio DNA lasciato più da un padre che sapeva canticchiare anche nel mezzo di vere tempeste, che da mia madre sempre troppo seria e che il mondo se lo è sempre sentito addosso e non è mai riuscita a scansarlo. Ne ha sempre portato il peso come se tutto dipendesse da lei. Io col tuo aiuto dribblo fra i due come un calciatore che sta scartando tre o quattro avversari prima di fare un gol. Non nasconderti, vieni a trovarmi spesso. In questi tempi duri e insopportabili, sei la mia ancora di salvezza e lo sai. Ascolta, non fare il sordo, vieni presto .Ti aspetto a braccia aperte.