Dove vai Bambino?: Luca

Il Bambino nomade – di Luca Miraglia

Era già abbastanza chiaro da quella foto un po’ ingiallita, scattata in riva al mare, con chi e cosa avresti dovuto fare i conti.

Non eri ancora nato che già non stavi a casa tua, ma sospeso nella pancia di tua madre sopra una risacca lieve che bagna i piedi di lei e quelli di tua sorella, già pronta al ruolo di vice.

Dietro l’apparecchio fotografico l’occhio orgoglioso di tuo padre che immortala il proprio riscatto post-bellico nell’immagine di una famiglia da detersivo Tide (il mulino bianco sarebbe arrivato solo decenni dopo).

E così ti hanno trascinato in un mondo mai uguale e sempre difficile da affrontare nonostante le apparenti comodità.

Certo hai sperimentato mille umanità e luoghi, ma nel costante disorientamento dell’assenza di un luogo “casa”.

La malinconia dell’abbandono delle prime frange di radici, ogni volta faticosamente nuove ed ogni volta sbarbate senza chiedere permesso, solo con l’improbabile promessa di un luogo migliore dove poggiarsi.

Crescendo hai compreso che in ciò c’è stata anche della ricchezza, ma sempre vissuta un po’ di lato, sempre in attesa di un nuovo sradicamento che ti costringa a ricominciare ancora e ancora…

Ciao Bambina dove sei?: Carla

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Ciao bambina, dove stai? Cosa fai?

Appoggiata al muro, le mani dietro la schiena, testa bassa.

Così passavo il mio tempo all’asilo dalle Monache.

Non mi piaceva proprio, non mi ci divertivo per nulla.

Ed anche l’ambiente, un cortile contornato da un alto muro non mi era congeniale.

Ho avuto queste sensazioni altre volte nella mia adolescenza e anche da adulta.

Mi sono di nuovo sentita diversa e non mi piacevo.

Mi fidanzai con uno tanto per essere fidanzata pure io e con la consapevolezza e speranza che potevamo sempre lasciarsi. Durante il fidanzamento avevo la stessa sensazione di essere appoggiata a quel muro all’asilo. Alzai però la testa e trovai la via di fuga.

Cercai un altro cortile, lo volli senza muro, lontano, anzi per l’epoca lontanissimo, arrivai fino a Parigi. Mi sembrò di giocare con gli altri, provai a non appoggiarmi ad alcun muro, le mani ogni tanto le mettevo dietro, ma solo per poco, la testa comunque non la abbassai mai.

La sensazione era però di essere sempre in un cortile, grande, molto grande ma sempre cortile.

Però giocavo con gli altri, non sempre mi divertivo.

Finché trovai uno con cui mi divertii di più.

Lo seguii fino al suo paese che era lontano lontano.

Mi sembrava di aver fatto chissà che cosa, come se ad essere in un cortile lontanissimo e così diverso da quelli a cui ero abituata, fosse essere liberi.

Ed invece ci trovai muri pure lì, mi ci appoggiai, le mani dietro, la testa bassa.

Tanto valeva allora stare nel cortile di casa!

Non era facile liberarsi dalla sensazione di bambina prigioniera.

Forse avevo bisogno di amare quella bambina anche se non giocava, di amarla anche se aveva le mani dietro, la testa bassa ed era appoggiata ad un muro.

Ho imparato ad amarla nell’età adulta quando senza cortili e muri aveva imparato a giocare ed a lasciarsi amare.

Ciao piccola Lucia

Lucia e la Bambina – di Lucia Bettoni

Ti incontro oggi dopo una vita lunga un soffio
Ti sorrido, ti vengo incontro e ti abbraccio
Piccola bambina sola in un paradiso di terra
Voglio ricordare tenendoti per mano
Voglio ricordare gonfia di tenerezza e di amore
Ti ricordi?
Ti ricordi quel muretto basso di sassi bianchi vicino a casa?
C’era una intercapedine nella pietra dove si depositava l’acqua piovana
Prendevi la terra dal bordo della vecchia strada, l’univi all’acqua e impastavi
Modellavi la terra facendone piccoli cubi, palline, cilindri
Era il tuo banco di lavoro
Era il gioco della terra

Ricordi la casa colonica abbandonata ?
Era meravigliosa, ma la meraviglia più grande era una piccola stanza posta lateralmente all’ingresso principale
Dentro la piccola stanza c’era un focolare
Cercavi piccoli ramoscelli e accendevi il fuoco
Eri piccola ma sapevi bene come accendere un fuoco
Lo avevi visto fare mille volte e ogni tanto lo lasciavano fare a te
Il fuoco acceso e l’erba che avevi raccolto era lì in un paniere accanto a te
Quando cominciavano ad esserci un po’ di carboni prendevi l’erba con dei bastoncini lunghi e la depositavi sul treppiede di ferro
Lo so , non hai mai dimenticato il profumo dell’erba fresca sul fuoco
Lo so, quel profumo è ancora completamente integro nelle tue narici
Era il gioco dell’erba cotta

Ti ricordi il carretto fatto con le vecchie ruote di una bicicletta e vecchie assi di legno?
Lo aveva fatto tuo nonno per trasportare le ceste con dentro le chiocce con i loro pulcini ai capannini posti nel campo un po’ lontano dalla casa
La sera andavi con la mamma e  il carretto a prendere le chiocce e le loro covate per riportarle nel pollaio a casa
La volpe era sempre in agguato
Quando il carretto era inutilizzato e parcheggiato nell’aia diventava la tua carrozza
La carrozza della principessa Lucia
Era il gioco della bellezza
Ti sedevi al centro sulle assi e con i piedi lo muovevi girellando intorno all’aia
Un’aia grande come il mondo

Ciao Piccola Bambina: Anna

CIAO PICCOLA BAMBINA – di Anna Meli

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            Molto spesso mi trovo a parlarti, magari attraverso l’immagine di vecchie foto che qualcuno ti ha scattato nell’intento di fermare il tempo e restituire ricordi. Così a volte rivivo fatti di cui mi hanno parlato ma, che nel mio intimo, non trovano quelle emozioni che provo nell’averle vissute di persona. Sono comunque piacevoli come la narrazione di favole.

            Nei miei ricordi ti parlo e ti rivedo piccola, magrolina con due treccine intirizzite fermate da fiocchi rossi. E’ inverno, fa freddo, fuori nevica. Nella piccola cucina, la famiglia è al completo: nonno, babbo, mamma, Paolo tuo fratello più grande di te di ben otto anni… c’è anche il gatto Nanni che ronfa piacevolmente.

            In un angolo vicino alla finestra un piccolo pino addobbato per il Natale spande un buon odore di resina. Ti senti felice e al sicuro nel tuo piccolo mondo. Si parla, si scherza, tuo fratello racconta barzellette e tutti ridono. Poi il nonno prende la tombola e il gioco comincia fra numeri e battute e ballar di fagioli che proprio non riescono a star fermi nelle caselle. E vai si ricomincia con la lettura di controllo: cinque, settantasei, ottantuno ecc. ecc.

            La fortuna dei ricordi è che possono fare enormi passi, scavalcare anni, passare dall’inverno all’estate e, come per miracolo, ti ritrovo al mare a Tonfano con tanta gente, zii, cugini, parenti…Di prima mattina lo zio Marcello che ha la passione della lirica canta a tutta voce “Lola è fuggita…” ti sveglia. Non hai voglia di andare sulla spiaggia, troppo immenso quel mare, troppo piccola tu.

            In seguito cambierai idea, ma quel senso di timore continuerai a ricordarlo ogni qualvolta un’onda accarezzandoti i piedi ne porterà via la sabbia. Son volati gli anni, sei cresciuta, invecchiata, hai superato cose e prove che vuoi solo dimenticare. Fortunatamente rimangono vivi nella tua mente fatti, episodi, sensazioni, piccole grandi cose che ti aiutano ancora a sorridere.