Lettera scritta a mano da Rossella Gallori

Lettera scritta a mano da Rossella Gallori

Lettera scritta a mano da Simone Bellini

La lettera scritta a mano da Luca Di Volo

La lettera scritta a mano da Carla Faggi

Ribellione al . . verde – di Nadia Peruzzi

Nelle trasparenze del gin, l’anello di smeraldo sembrava ancor più grosso di quanto in realtà non fosse.
Aveva cercato di conquistarla così.
Malgrado l’ambiente fumoso del locale, la pietra rilasciava una luce intensa che sembrava riverbersarsi ovunque . Anche il miscuglio a base di sciroppo di menta che il cameriere stava preparando per qualcuno ai tavoli brillava come non mai.
Che serata ! Ce l’aveva messa tutta per prepararla bene. Anche i fiori li aveva scelti con accuratezza, in modo che parlassero al suo posto.
Avevano fissato direttamente al locale. Uno di gran moda. Uno di quelli da rampolli dell’alta società. Voleva far colpo, quella sera. Era la sera della capitolazione, quella decisiva, per lui.
Fino a quel momento si erano incontrati qua e là prevalentemente nei luoghi che lei frequentava con le amiche e gli amici di sempre.
Voleva fare il grande salto. Impressionarla. Sapeva di valere un intero mondo e voleva portarla li . I locali simpatici, familiari e popolari dopo un po’ lo stancavano, non facevano per lui.
Le sue donne le voleva attrarre completamente nel suo universo fatto di bella gente, supermacchine, casa in collina, parco e servitù numerosa.
Si era incapricciato di quella ragazza perchè era l’opposto dell’ambiente che frequentava abitualmente.
Era una sfida di quelle atte a misurare e compiacere ego smisurati come il suo.
Le aveva girato attorno come si fa con le prede perfette. L’aveva blandita, solleticata, lanciandole contro tutto il suo armamentario da tombeur de femmes di alto lignaggio, sperimentato in anni e anni in una condensa sgradevole di molto cinismo e poco sentimento.
Bramava il possesso per il possesso tipico del mondo in cui viveva. Tutto misurava sul metro della profittabilità, delle occasioni da cogliere , dell’assenza dei limiti.
Abitava la parte di mondo occupata dai vincitori e considerava gli altri solo contorno, pezzi di un puzzle da poter muovere a piacimento. Nati per essere comparse e non protagonisti veri, destinati a soccombere .
Se la vide arrivare vestita come una sirena . L’abito uno spettacolo di blu e verde che si rincorrevano sollecitati dalla luce . Chissà dove l’aveva preso, pensò. Una così non l’aveva certo nel guardaroba.
Poche parole fra loro. Le mise davanti i fiori , ma lo fece con poco garbo.
Ogni gesto tradiva la smania di possedere. Era un re leone che poggia la sua zampa sulla preda ormai sfinita e vinta, appena prima del pasto ferale.
Lei sembrava vederlo per la prima volta. In quell’ambiente disvelava man mano la sua natura più nascosta. Per la prima volta si soffermò sugli occhi, più che sulle sue moine da gran maestro di cerimonie.
Li vide gelidi. Occhi da animale notturno, di quelli che sanno essere senza pietà. Occhi di un rapace che al momento giusto punta diritto all’obbiettivo e alla preda senza farsi fermare da niente.
Ne ebbe conferma quando mise sul bancone vicino a bicchieri mezzi vuoti e a macchie ormai secche e prive di vita il cofanetto di velluto rosso.
Eccessivo, stonato, volgare . Tutto meno che un pegno d’amore per il quale ci sarebbe voluto ben altro contesto e ben altro svolgimento a partire dal loro primo incontro solo qualche settimana prima.
Era la fretta tipica di chi sa di avere tutto e vuole di più, e più ancora e misura tutto solo col denaro e la sua potenza di fuoco nell’idea che tutto sia riducibile ad una transazione d’affari.
Io ti do, tu mi dai o mi darai. Punto.
Si ritrovò di fronte uno smeraldo grosso ben più del dito al quale avrebbe dovuto metterlo. Gli occhi di lui erano fissi nei suoi come a dire, guarda di cosa sono capace, fin dove posso arrivare. A te non resta che cedere e lasciare che il resto della partita sia io a condurla, sottotitolo almeno fino a che deciderò che ne valga la pena.
La sirena prese in mano l’anello. Lo girò e lo rigirò in mano mentre i suoi occhi dardeggiavano guardando quelli di lui.
Rabbia? Delusione? Commiserazione?
Si, probabilmente tutto questo e molto altro ancora.
La molla vera fu un’altra che nemmeno sapeva di avere con sé.
La ribellione delle classi dominate verso quelle dominanti. La voglia di rovesciare il tavolo da sempre imbandito solo per i pochi che credevano che con i soldi si potesse ottenere tutto sempre e comunque.
Era l’umiliazione cocente di chi si alzava tutte le mattine prestissimo per andare a fare un lavoro di merda per pochi euro e a 60 chilometri da casa e si trovava di fronte un anello che valeva minimo nove o dieci volte il suo stipendio di un mese.
Avrebbe voluto tirargli un pugno sul naso. Ma era una vera signora, lei.
Si accontentò di veder planare lo smeraldo fra le rocce di ghiaccio e sotto la fogliolina di menta del bicchiere che lui aveva ordinato.
Se ne andò. Senza voltarsi indietro nemmeno una volta, dopo aver tirato i fiori nel primo cestino a portata di mano.
—
con Cecilia Trinci



Abbiamo avuto il tempo di ridere con maschere improvvisate o autentiche per ricordare il nostro martedì “grasso” insieme. Fuori era freddo e pioveva ma non ce ne siamo accorti, il collegamento ha retto fino in fondo e abbiamo continuato a condividere impressioni e propositi.
Ci siamo scambiati idee sul tema dell’abbraccio, delle lettere d’amore e dello spaventapasseri, temi che ci accompagneranno nei prosimi giorni di scrittura.


LO SPAVENTAPASSERI – di MIRELLA CALVELLI

Ho deciso di costruire uno spaventapasseri… ma deve essere speciale, perchè ce ne sono tanti sparsi nei campi di tutto il mondo. E il mio deve essere unico.
Fanno la guardia a raccolti di grano o di mais, in ogni angolo del globo.
Vigilano sulle risae del sud est asiatico.
I loro abiti sono dismessi ma seguono “la moda “ del luogo.
La cosa più prestigiosa è il loro cappello, perchè li sotto, ben accudito c’è il tanto famigerato cervello.
Per averlo, il capostipite di tutti loro, ha dovuto combattere la strega cattiva dell’Ovest. Fare amicizia con chi gli era lontanissimo per forma, educazione e buon senso. Credere in se stesso a tal punto da sconfiggere tutte le malevole e altezzose cornacchie.
E’ stato preso in giro da chi Mago non era.
La sua tenacia a fatto si che sulla sua testa vuota, si posasse una corona e divenisse lui il re della città di Smeraldo.
Siamo tutti un po’ spaventapasseri.
Tutti dobbiamo allontanare da noi insidie e cattiverie.
Ci corazziamo di una forza inaudita, per attingerla, facciamo tanti giri nella spirale della vita. Raccogliamo qua e là spunti, raccomandazioni, approfondimenti e strategie.
Li nascondiamo sotto i nostri abiti, nelle tasche e nelle borse, per tirarli fuori “alla bisogna”.
Abbiamo tutto a portata di mano, ma per agire, dobbiamo credere, spesso abbiamo bisogno di qualcuno che ci incoraggia o anche semplicemente ci presta una lente per vedere meglio ciò che abbiamo .
Ci indica una mappa virtuale , per orientarci in un percorso che già conosciamo, ma facciamo fatica a vedere. Rimaniamo incollati al palo della vita, beandoci del sole e sciaquandoci sotto la pioggia. Le sventagliate gelide o le brezze estive , ci scuotono un pochino, facendoci perdere un po’ di lustro. Ospitiamo sulle nostre lunghe braccia aperte, uccellacci e uccellini. Ascoltiamo da loro parole benevole e malignità gratuite.
Accogliamo il mondo, perchè ci hanno fatto con le braccia spalancate.
A volte non vediamo più in là del nostro naso.
Sotto il cappello abbiamo un’impagliatura che nasconde il nostro cervello.
E grazie a quello e al nostro cuore un po’ più in giù del primo bottone che possiamo affrontare il mondo, non come una sfida, ma come un dono prezioso. Dalla nostra abbiamo la fortuna di osservare, con attenzione ogni minimo mutamento o trasformazione. Chi passa di li ci guarda, ci fotografa, commenta o ci schernisce, ma da ciò noi acquisiamo tutto quello che vicino o lontano da noi scorre.
Quando poi il tempo sarà passato,
il pallone della nostra testa sgonfiato,
il vestito ridotto ad un brandello,
nessuno mai si chiederà del nostro cervello.
La corona a due mani sulla testa si pose
Re della sua vita e del suo mondo scompose.
Non sa più dove ha messo il suo cappello
poco importa il vento lo ha avvolto con il suo mantello.

Gabriella: Mi piace tanto il rossetto-Carla con la sua quieta e lussureggiante femminilità. Il rossetto-Carmela ha un tocco birichino.
Anna: Mi piace tanto il rossetto e spesso prima di uscire me lo metto, soltanto le mie labbra non lo tollerano e finisce spesso in un fazzolettino di carta. Questo non succede per il trucco degli occhi e se a volte lo trascuro mi sembra di essere nuda. Ritengo che ogni tratto del viso sia diversamente espressivo e che ognuno metta in evidenza la parte che piu’ gli si confa’
Simone: Sono sempre stato restio a baciare una donna col rossetto, tutto ciò che è impiastricciamento mi ha sempre dato noia , anche quando devo mettermelo quando vado in scena
Carla: Rosso per invitarti, rosa per intenerirti, bordò per intrigarti, poi c’è anche il rossetto quasi nero per punkarti. Ah! Dimenticavo, c’è anche il rossetto arancio ed è per stregarti.
Rossella:…… poi c’ è quello: me lo levo per baciarti…
Carmela: Quando le giornate sono un po’ più monotone e più spente ecco che arriva lui, il rossetto, rosso ciliegia, rosso carminio, rosso bordeaux comunque rosso e mi sento subito “femmina allegra” lo dico in maniera giocosa naturalmente…
Il bambino sorriso
Testo di Cecilia Trinci e disegni di Monica Trinci
Questa è la seconda storia nata nel primo lockdown. La seconda perché si riferisce al secondo nipotino di una nonna e di una zia molto affrante da quei giorni di lontananza. Secondo nipotino ma non secondo per amore, perché lui è la prova di come l’amore si moltiplica sempre alla pari e non si divide mai.

C’era una volta un bambino che volle fare il fratellino.
Non ci fu nulla da fare. Lui voleva fare il Fratellino.
Voleva fare il fratellino minore, perché sapeva bene quanta fortuna c’è nell’avere un bambino più grande che ti prende per mano e ti porta nei giochi e nei boschi, nei fiori e nelle farfalle, nelle corse e nel sole.

Lui, il suo fratellino lo aveva scelto. Lo aveva visto che saltava qua e là in una casa sui monti e gli era piaciuto tanto, ma così tanto che a tutti i costi voleva crescere con lui.
Così nacque un giorno d’estate molto caldo. Il fratellino lo aspettava da tanto tempo. E’ bellissimo farsi aspettare con ansia.
E il bambino-sorriso lo sapeva bene.
Così quando nacque era già felice. Felice di essere un bambino e felice di essere un fratellino.

Da quel giorno imparò l’arte del sorridere.
E diventò sempre più bravo. Rideva con la testa indietro, esplodendo in risate che partivano dalla punta dei piedi, attraversavano la pancia e il cuore e arrivavano al faccino rotondo come uno scoppio di migliaia di stelle.

Rideva quando ballava, quando mangiava la pappa buonissima, quando giocava, quando leggeva i “brini” sul letto con la mamma o il babbo. Ma soprattutto rideva quando il fratellino faceva le facce buffe, o faceva quei discorsi lunghi e complicati che dovevano essere fantastici e rideva quando lo vedeva fare le bizze e si arrabbiava di niente.

Rideva, il bambino sorriso, e tutto il mondo si illuminava. Le stelle si accendevano, le fate cantavano e il mondo girava al contrario, ballando in una giostra di cristallo che rimandava mille riflessi arcobaleno. E tutti non potevano fare altro che ridere con lui
Costruzione dello spaventapasseri – di Tina Conti

L’insalatina era spuntata in fretta nella grande vasca dove le bambine con trepidazione l’avevano seminata, anche le fragole piantate vicino avevano un bell’aspetto, partiva un piccolo orto, “ora serviva uno spaventapasseri” suggerirono eccitate alla nonna che le incoraggiava e stuzzicava a competere con il suo grande e fantasticato orto.
-Vi posso aiutare, oggi ho tempo, procuriamoci i materiali, acconsenti’ la nonna. Nel cestino mettiamo tutta l’erba secca che ha tagliato il babbo ieri l’altro, i bastoni sono sul tetto della legnaia, andate a prenderli. Portiamo tutto il materiale sul piazzale, io vado a prendere gli attrezzi.
-Si fa un bambino oppure una bambina? Domanda Tea.
-Cerchiamo i vestiti in casa e poi si decide, prosegue sempre la nonna.
Gli incroci con i pali sono fatti, non c’è intesa sulla personalità dello spaventapasseri. Decidono di farsi ispirare dai vestiti che troveranno in casa.
-Non razzolate cosi i cassetti, si cerca con due mani, si alzano gli indumenti, brontola la nonna , preoccupata per il fango e le pestatacce fatte dalle calosce per tutta la casa.
-Prendiamo i pantaloni di Giulio, questa maglietta e le scarpine che piacevano tanto a me quando ero piccola, suggerisce Tea.
-Facciamo il capo con lo spago, fermiamo la paglia e poi la leghiamo al collo, bisogna infilare la maglietta prima di imbullettare le braccia, questi bastoni sono giusti.Taglio a questa lunghezza, domanda la nonna, per provare le braccia?
-Imbottiamo il corpo con il fieno, facciamo spuntarne dalle maniche un po’ per le mani.
-Mettiamo il berretto di Giulio, mi sembra che stia bene, è diventato proprio carino.
-Gli occhi non si mettono, piantiamo il palo in terra vicino all’insalata,
-Bene, bene, non litigate, non lo lasceremo da solo questo bambino, va bene per una signora, nonna, mamma, zia, si decide dopo. Per la signora aspettate ferme qua, vado fra i miei vestiti a cercare qualcosa.
-Bella nonna quella gonna, non te l’abbiamo mai vista!
-Per forza, sono ingrassata e non mi entra piu’, va proprio bene per noi. Serve una maglia, io non l’ho trovata dice la nonna, domandate alla vostra mamma?
-Bene, mettiamo la paglia per la testa e il corpo. Ho portato questo bel cappello e un cestino, lo legheremo alle braccia della signora.
-La piantiamo vicino al bambino, cosi lui non ha paura di notte, propone la Tea
-Belli i nostri spaventapasseri, faranno buona guardia?
-Andiamo a cercare fra le cravatte del nonno se si trova qualcosa per una sciarpa
-Brave, avete scelto bei colori, il nonno era d’accordo?
Si guardano complici ma non rispondono, il nonno non si accorgerà mai del furto.
Teodoro il rospetto, che ha la sua tana vicino al fontanello ha seguito tutto il lavoro, era contento, non aveva mai visto come si costruisce uno spaventapasseri.
Si avvicinava lentamente per non farsi scoprire, ascoltava i discorsi, ride quando sente le schermaglie delle due sorelle, era contento di aver fatto una nuova tana in quel bel posto, fresco, riparato e con tanto fango.
Ha pensato che ora avrebbe avuto un amico nuovo, anzi due…. no quattro se le bambine diventeranno mie amiche, ha pensato saltellando.
Si possono ancora scrivere lettere d’amore?
Come? Dove?
Chi sa ancora scrivere lettere d’amore?
***
Le lettere d’amore sono giostre – di Rossella Gallori

Foto di Rossella Gallori
Sì, esistono ancora le lettere d’ amore…sono giostre: qualcuno scende…qualcuno sale…a volte le giostre son chiuse…a volte aperte…costose….gratuite….. giostre….
L’omino verde – di Luca Di Volo
Si era svegliato presto quella mattina. Ma non era stata la sveglia a toglierlo dalle braccia di Morfeo.. piuttosto una specie di.. premonizione…forse?!
Premette l’interruttore della lampada. La luce inondò la stanza e i suoi occhi ancora mezzo chiusi videro che c’era un omino verde seduto tranquillamente nella poltrona della camera..
“Makkekkazz…”Spense la luce…e fu di nuovo il buio.. confortevole…
Riaccese la lampadina.. ma l’omino verde era sempre lì.. anzi ora aveva accavallato le gambe.. (se erano “gambe”) e stava tranquillamente fumando una.. una che?! Mah avrebbe detto una sigaretta, da cui saliva un fumo intensamente azzurro..
Finalmente l’omino parlò.. una voce melodiosa…femminile, quasi.. ”Buongiorno.. ”
Non seppe far altro che ripetere “Makkekkazz…” Però, come un riflesso condizionato anche lui ripetè… ”Buongiorno.. ” anche se la voce gli uscì strozzata.. Perchè la cosa che più lo spaventava era che non provava paura…neanche un po’.. curiosità, semmai…
Ma l’omino riprese: ”Sono dispiaciuto di averla disturbata a quest’ora.. ma, vede, non ho molto tempo.. il mio.. ehm.. governo.. sì.. beh.. sì governo.. mi ha incaricato di farle alcune domande.. sa.. è un test periodico.. lo facciamo ogni mille o duemila anni.. ”
Sembrava un venditore di enciclopedie.. Dio, quanto li aveva odiati…Fu assalito da un desiderio prepotente di prendere quell’intruso per il collo e torcerglielo..
“Non sia così aggressivo, via….. ”
Anche telepatico…
“No, solo se vengo minacciato personalmente.. ”
Ah no, eh?!
“Ma …. insomma.. perchè proprio “io”?!
Era uno sguardo di compatimento quello che traspariva da quegli occhi di smeraldo?!…Belli, però…
“Non penserà di essere il solo, vero? Le assicuro che siamo in tanti.. ce ne vogliono molti per formare un campione statisticamente valido…. e poi.. ” proseguì con noncuranza ben simulata…”E poi.. quando si tratta di decidere del destino di una specie…”
Ma di che parlava quella specie di ramarro…Forse però lo aveva intuito..
“Non…non può spiegarsi meglio?!”
“Certamente.. ”. L’omino verde si accomodò meglio sulla poltrona , si accese un’altra sigaretta (o quel che era.. ), aspirò una boccata di quel fumo verdazzurro.. e cominciò, quasi spiegasse cose ovvie ad uno studente un po’ ritardato…
“Vede.. non so se lo sa.. presumo di no, evidentemente.. ma la vostra specie non è sola.. anzi, per certi versi è l’ultima arrivata.. la più giovane, insomma…Ha grandi potenzialità.. ma ha un vizio.. come dire.. un vizio di origine.. Violenza, aggressività, crudeltà…eccessive.. Dovute forse all’ostilità di un ambiente selvaggio…come quello di questo pianeta.. Però il mio.. ehm.. il mio governo…ogni tanto deve un test sui vostri.. progressi?! O regressi?! Insomma…da questi esami la dovrebbe emergere un.. quadro.. si dice così?!… Sì.. un quadro d’insieme.. ”
“E.. questo quadro…a che dovrebbe servire.. ?!” Sapeva già la risposta…che venne.. brutale e fredda come il vuoto dello spazio..
“Per decidere la vostra sopravvivenza.. ”
Questa volta la spinta di prenderlo per il collo fu troppo forte.. Si mosse.. ma si fermò subito, paralizzato.
“Giovanotto, non sia così violento.. si sarà accorto che non sono così indifeso come forse credeva…. Ora faccia il bravo.. e stia a sentire.. Dopo le farò alcune domande e avremo finito…. D’accordo?!”
Gli si liberò un po’ la testa.. quel tanto che bastava per far cenno di sì..
“Allora.. dicevo che vi controlliamo…chi siamo…?! Considerateci fratelli maggiori.. Che abbiano molto da offrirvi.. i segreti dei viaggi interstellari.. la cura di molte malattie per voi incurabili…e così via.. Già…però ….
Queste conoscenze sono a doppio taglio.. se cadessero nelle mani sbagliate…sarebbe la fine.. questo lo capisce, no?!”
Eccome se lo capiva…vedi le guerre termonucleari…
Ma l’omino riprese.. ”Voglio essere sincero con lei.. l’esito dei nostri rapporti…della nostra.. ehm…commissione…si dice così, mi sembra…insomma in base ai nostri giudizi.. ci possono essere due decisioni possibili.. e vincolanti. Un giudizio totalmente negativo.. autorizzerà un intervento per voi molto spiacevole.. ”
“Cioè.. ?!”
Un attimo di silenzio glaciale…
E anche la risposta fu di ghiaccio…”Distruzione totale…come estirpare un tumore.. orribile.. ma necessario.. ”
Però proseguì…”Non si disperi.. ci sono altre possibilità…”
“Quali?!…. ”un filo di voce..
“Una sospensione.. una moratoria in attesa degli sviluppi…Dipenderà anche dalle sue risposte.. ”
Si sentiva sospeso in una sostanza molle e carezzevole…allora era così che si impazziva…. molto gratificante…
Forse era l’effetto della serata passata.. era la sua cena per festeggiare la laurea.. vino, donne.. e parecchie “canne”.. Forse quell’omino era frutto proprio di quelle “canne”. Generose…
Riaprì gli occhi.. niente.. l’omino era sempre lì.. Tanto valeva rispondere.
“Cominciamo…” che altro poteva dire …..
“Allora…” l’omino si fece apparire in una …mano?! Insomma …afferrò un rettangolino luminoso.. Forse la sua versione di un blocco di appunti..
“Per cominciare…lei è etero o omo.. ?!”
“Makkekkazzz…. di domanda…. galattica, davvero.. ” la smania di torcergli il collo lo divorava.. se la fece passare…non voleva rimaner paralizzato un’altra volta..
Perciò, con voce strozzata…irriconoscibile.. mormorò.. ”Etero, etero…. ”
“Che giudizio dà sui suoi simili.. ?!”
“Che sono dei gran pezzi di m…. ”Risposta facile…
“Le avevo detto di non essere volgare…. ”
“Mi scusi…” Oddìo.. aveva chiesto scusa ad una specie di ramarro, anche se “galattico”(forse).
Le domande continuarono..
“Ha mai adottato un bambino a distanza?!”
O questa.. ? ”No.. ”
“Ha mai dato qualcosa al migrante all’angolo di casa sua…?!”
“Qualche volta…”
“Sia sincero…”
“Mai…”
“Se io all’improvviso mi trasformassi in una magnifica donna.. nuda.. lei mi vorrebbe saltare addosso?!”
Ma che razza di domande…”Mah.. no, dipende.. ”
“Sia sincero.. ”
“Sì…. ”
“Questo le costa un punto in meno, caro sig. WYZSSRT!”
“Che?! WYZSSRT…. ??!!”
“Niente niente, è il suo nome in Galattico…non ci faccia caso…”
Chissà perché la situazione assurda gli ricordava tanto il suo esame di Scienza delle Costruzioni.. e anche l’omino assomigliava un po’ a quella carogna del Mainardi…Fu con vero sollievo che si sentì dire…” Basta così.. abbiamo finito.. ”
Fu irresistibile…”Come sono andato.. ”?! Ora sapeva di essere impazzito sul serio..
I due occhi di puro smeraldo lo fissarono bucandolo.. ”Cosa intende dire.. ?!
Si sentiva lo scemo del paese quando disse.. ”Sì…insomma.. il mio esame…da 18.. 24, …27, forse?!”
Lo sguardo smeraldino lo fissò ancora per un po’.. ”Le faremo sapere…”. Questa i galattici, o quel che erano, l’avevano imparata proprio bene..
Così rimase in ansia.. proprio come dopo l’esame di Scienza…”E.. come…?!”
Risposta secca… ”Se domattina rivedrà il sole.. lo saprà.. Ora può tornare nella sua camera.. ”
Ma se non si era mai mosso.. Oddìo.. scostò un po’ le tendine.. e.. vide.. quello che vide.. si affrettò a richiudere.
Ma fu un attimo.. un secondo dopo la finestra gli mostrò il familiare panorama del vialetto di casa sua…
Cadde in un sonno agitato ma profondo…
La mattina dopo…fu svegliato dal Sole…Gioia pura.. allora l’esame era andato bene…il suo bel pianeta era ancora lì…
Sì.. ma com’era andato.. ?! Un misero 18…un discreto 24.. oppure un bel 27…?!
Della Terra, dell’Universo.. dei Galattici.. non gliene fregava nulla…bruciava solo dalla voglia di sapere che voto gli aveva dato l’omino verde..
Ma non l’avrebbe mai saputo…
Ho giocato a moscacieca – di Carmela De Pilla

Ho giocato a moscacieca
Ho sentito una carezza amica
l’aria rugiadosa mi baciava tutta
Ho sentito un grido d’amore
il battito del tuo cuore mi ubriacava
Ho tolto la benda
Mille tele verdi
hanno avvolto la mia anima
E sono entrata in un sogno
I signori Verde – di Vanna Bigazzi

Il Verde se ne stava tranquillo su una panchina del Parco, pensando a se stesso:
-Sono contento di me, mi sento equilibrato, perseverante, calmo, logico, non ho nulla da temere-
In quel mentre sentì bussare dentro di sé:
-Ma cosa stai a fare! Vivi, non senti le emozioni? Il piacere, l’entusiasmo, la vita?-
Il Verde non si accorse neanche in che momento avesse abbandonato la sua pace e avesse iniziato a farsi travolgere da una persona, sopraggiunta all’improvviso, che , guarda caso, anche lei si chiamasse Verde. Ma ecco una ventata maleodorante.
-Da dove viene questo fetore nauseabondo, acido, di putrefazione?-
I due Verde iniziarono a vacillare, svenendo avvelenati. Non si accorsero che la persona che causava queste sgradevoli sensazioni, si era impadronita di loro. Più tardi udirono una vocina:
-Sono il Verde marcio e voi siete miei prigionieri-
Appena rinvenuti un po’, non sapevano cosa fare, erano del tutto disorientati; piansero finchè una Verde tristezza non li pervase e tutti insieme invocarono la Salvezza. Tutto cambiò intorno a loro: prati scintillanti e smeraldini, farfalle, chiome di alberi che fresche danzavano al vento. Stupiti chiesero:
-Cosa succede? Chi ha portato tutta questa bellezza?-
-Sono la Verde primavera, mi ha inviato da voi il Senno, dice che siete in difficoltà e non riuscite più a trovare la strada di casa-
Affascinati da tanta bellezza, i signori Verde iniziarono ad accompagnare la bella creatura, non si ricordavano più di se stessi e, ammaliati, la seguirono senza chiedersi dove sarebbero andati a finire… Ma il Senno fece capolino:
-Di questo passo, che ne sarà di voi? Prendetevi per mano, create un girotondo, poi stringetevi al centro e lì mi troverete, non vi accorgete che così disuniti e incoscienti, rimarrete per sempre Personalità Multiple?-
Verde smeraldo. – di Gigliola Franceschini

Foto di Gianni Crestani da Pixabay
Notte magica. La voce roca di Gianna Nannini usciva dalle finestre aperte di tutte le case ” Notte magica, aspettando un goal….” e il goal era arrivato ed era esploso l’entusiasmo. Dopo ore di attesa, eravamo campioni del mondo! Un sogno avveratosi , una coppa che passava di mano in mano, un Presidente in piedi a manifestare la sua gioia. Si preparava una lunga notte, nessuno aveva voglia di andare a dormire. A gruppi ci organizzammo per fare un carosello per le strade del paese, tutti in piazza del mercato tra un’ora. Al mio gruppo mancava una bandiera tricolore, non potevamo non averla e percio’ decidemmo di confezionarla alla svelta. La Ines taglio’ una tovaglia bianca e forni’ il primo colore, Beppe il fornaio tiro’ fuori la bandiera rossa per formare il secondo colore. Ma la bandiera aveva la falce e martello dipinta e pensammo non fosse il caso di unirla nel tricolore nazionale. Lui, comunista com’era, ci rimase male quando tagliammo solo una parte del grande drappo, ma alla fine si convinse , non era la notte adatta per fare politica, eravamo tutti uniti in un unico entusiasmo. Mancava il verde e non si trovava. ” io ho una cosa verde” gridai prima di rendermi conto di quello che avrei fatto , vado a prenderla. Quando aprii l’armadio , mi occhieggio’ la forza splendida della lunga gonna di seta verde. Tante pieghe, tanta stoffa, un’occasione passata molto importante, una festa di carnevale e tanti ricordi preziosi. Ormai era fatta, la staccai dalla gruccia e la portai fuori. Mi sembrava di portare la veste di una fata. Nel suo splendido verde, mi stava lasciando un altro pezzetto della mia vita. Fu confezionata una bandiera bellissima che difettava per la precisione perche’ avevamo usato una cucitrice da ufficio, ma la gioia di quella notte ripagava anche i piccoli difetti. La issammo su una canna dell’orto e con la macchina di Beppe arrivammo in piazza. Alcuni a piedi perche’ eravamo in tanti, altri pigiati in una 1100 grigia. Cantavamo in coro “Notte magica” e quella notte lo fu davvero. Avremmo ricordato a lungo quella gioia solidale, un bianco, un rosso e un verde splendente.
Sfumature di verde – di Nadia Peruzzi

Il verde me lo ero immaginato brillante. Incastonato come smeraldo e immerso fra rocce di ghiaccio a riflettere la sua luce in un caleidoscopio di raggi verdi capaci di arrivare molto oltre il luogo angusto nel quale era contenuto.
Se ne stava affogato in un bicchiere di gin tonic, sotto la canonica fogliolina di menta. Un amore pretenzioso e arrogante che aveva pensato di poter comprare tutto con un regalo costoso era finito .
Avevo visto perfino il gesto sprezzante della ragazza che l’aveva lanciato in quel bicchiere poggiato sul bancone del bar, mentre il bello di turno restava giustamente a bocca aperta per la sorpresa.
Tutto molto glamour e costruito .
Invece. Un nuovo guizzo di verde mi ha portato lontano e molto vicino al tempo stesso.
È bastato che stamattina prima di scendere dalla macchina dessi un’occhiata allo specchietto per controllare di aver messo bene il cappello.
Con la mascherina su, nera come il cappello solo gli occhi erano visibili.
Ho avuto un colpo al cuore. Erano occhi di una donna vecchia, più di me. Gli occhi di mia mamma.
Così mi son tornati in mente i tempi in cui quegli occhi erano verde sottobosco. Occhi di bionda che col sole brillavano e si facevano più chiari.
Ho rivisto la donna decisa, curiosa, intelligente, combattiva che sei stata. In un lampo si sono accese tutte le cose che mi hai insegnato e trasmesso per farmi diventare quella che sono diventata .
Ho rivisto l’ultimo periodo quando man mano i tuoi occhi si erano velati e fatti più opachi volgendo al grigio.
Ho pianto. Con occhi marroni. Sono i miei, ma molto sono tuoi.
Verde bugia – di Rossella Gallori

Cerchiamo di ricostruire la scena, per quanto sia possibile, sessanta anni non sono un giorno, anche se tutto sembra ieri, tutto tatuato sulla pelle, una pelle che non ha più lo stesso odore, lo stesso colore, uno sguardo diverso, un modo di raccontare gli incubi, come sogni brutti, di riconoscere gli errori degli altri come impotenza, che non è assenza….è solo: ho fatto del mio meglio….come ho potuto.
La giornata non era delle migliori, il vestito della comunione (la mia) non mi piaceva era semplicissimo di San Gallo bianco, le maniche a sbuffo, senza una galetta, un nastrino di raso, un fiorelluccio, un fiocchino…niente, al collo mi stringeva, o forse no, ma io mi sentivo soffocare. Troppo alta per la mia età, dicevano, senza un cerchietto tra i capelli, io così diversa dalle altre bimbebomboniera. Anche le scarpe non mi piacevano, le volevo di pelle lucida, con il laccetto alla caviglia, erano opache e lisce come sacchetti per il pane, più che una comunicanda, sembravo un bianco salame…triste.
La mamma era pronta, i miei fratelli al bar, mio padre a Trespiano da un mese, ci avviamo in chiesa, lei con il suo unico chemisieur bleu, io con quel coso, che ad ogni passo dovevo sollevare per non cadere, la strada era poca da via Cesare Guasti alla chiesa dell’ Immacolata….è stato il viaggio più brutto e più lungo della mia vita, il mio treno di bimba era in un tunnel, nessun paesaggio, né alberi verdi di foglie, né cieli azzurri….manco un passerottino.
Della cerimonia ricordo poco, suor Maria Pia, con la voce da cornacchia mi disse: non piangere!
Sinceramente da ridere avevo poco, strinsi i denti, non ascoltai nulla….volevo solo che tutto finisse presto…e finì, bene o male finì.
Fu durante il ritorno, che mia madre tirò fuori il pacchettino, lo ricordo ancora: carta velina bianca ed un nastro sottilissimo verde acqua, di raso, un bollino dorato teneva fermo un amore di fiocco.
Te lo ha comprato il babbo, un anellino per te, c’ è lo smeraldino, il babbo sapeva che cosa ti piaceva….
Lo guardai mi sembrò bellissimo, da grande, del verde che volevo, della forma che desideravo, mi sembrava che avesse un odore speciale…lo baciai e fui felice, lo misi subito al dito agitando la mano, nella speranza che qualcuno lo vedesse, fu l’ unico momento in cui fui contenta di non avere i guantini, come le altre bamberucole , mia madre li aveva macchiati con il suo rossetto per togliere un filo, ed eran rimasti nella bacinella con il sapone di Marsiglia….
Tornata a casa ritrovai, il solito silenzio, una ciotolina con i confetti, l’ invito dei signori sul pianerottolo mi distolse, anche loro mi avevano regalato un anellino che trovai meno bello del mio, ma accettai sorridendo, mi sentivo una principessa, triste, ma pur sempre principessa.

A buio rimasi sola, indossai la vestaglina e riguardai il mio anello, come una trottola i pensieri cominciarono a frullare in testa. Ma come aveva potuto comprare quell’ anello il babbo? E dove, se era in ospedale da mesi? E con quali soldi? Pensavo, pensavo e più pensavo e più la rabbia diventava bile…
La trovai in cucina, mia madre, sul fuoco la caffettiera sbruciacchiata ed un pentolino dove scioglieva gli avanzi dei rossetti della zia per farne uno per se. Sul muro verde acqua dietro il fornello qualche schizzo di sugo un po’ datato.
L’ aggredii me lo ricordo ancora, tolsi l’ anello dal dito lo sbatacchia sul tavolo di marmo di uno strano rossorosa e con tutto il fiato che avevo gridai: è una bugia, è una bugia….lo hai comprato te, cattiva, bugiarda….Non lo può aver comprato il babbo.
Versò con calma nell’imbutino di ferro l’ impasto dei rossetti, mise il tutto in frigo….si sedette mi guardò e disse: ho fatto del mio meglio, come ho potuto!
Si rialzò ed andò a sciacquare i guantini, che ormai non servivano più…..mentre l’ incubo della cresima avanzava.
Lo abbiamo sempre chiamato, io e lei, l’ anellino della bugia, ignorando lo smeraldino, la sua delicatezza, quello verde che dava pace, luce, non parlando mai di quel che era costato, in sacrifici, in lacrime…in abbracci mancati…in parole cattive dette da una bimba grande, che non conosceva altri modi per difendersi, dal mancato amore…
È qui, ogni tanto lo guardo, non ha perso il suo sguardo verde, non è più una bugia è solo un regalo da lassú….
PS: Ma le bugie di che colore sono?
CAPPELLO MANIA, ROSSETTO FOBIA e VERDE MAGIA – di Mirella Calvelli






Uno passa tutta la vita a migliorarsi (pensa), a crescere (pensa) ad uniformarsi….noooooo!!!
L’imperfezione è bellezza, la pazza genialità ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente normali!! Il Cappellaio Matto
Pensare, questo mi sta bene, questo è adatto a me, questo non è sfrontato.
Il cappello va saputo portare, il rossetto si mette solo se si è “grandi”, se si hanno le labbra adatte, non troppo fini, non troppo carnose. Il verde si indossa ma non con il marrone.. sembri un albero..non con il celeste ..Contadin che si riveste !!
E che c’è di male a sembrare un albero, a me piacciono gli alberi…e quanto al contadino se poverino si riveste vuol dire che ha finito di lavorare…Motti, aneddoti, aforismi, modi di dire, adagi popolari,
chissà?
Ma a me il cappello piace proprio. Non solo d’inverno per il freddo o la pioggia, ma anche d’estate e non sempre per proteggermi dal sole. Non so se lo so portare, ma lo adoro.
Nel paesello dove vivo, chissà perchè evito di indossare questo accessorio.
Forse per quanto sopra detto, il giudizio e l’uniformarsi. Ma forse non importa niente a nessuno è una mia idea errata sicuramente, che mi ha fatto comparire in questo circondario, normale, anonima,
Nella realtà sono tutt’altro, sappiate che ho un colbacco blù che adoro. E un’infinità di cappelli a tesa larga, in feltro, dei borsalini, come amava mia padre e un Fedora come si chiamava mia madre che altro non è che un borsalino al femminile.
Dei baschi colorati abbinati alle borse e poi quelli sportivi tipo baseball, panama , bustine , paglia, Colazione da Tiffany, cowboy evvvaiii!! E per finire quelli da lavoro, neri o bianchi , colorati tipo pittore e altissimi per gli eventi speciali.
Se non avessi cercato di uniformarmi e farmi uniformare avrei goduto di questa gioia. Adesso alle porte dei 60 anni me ne infischio e rispolvererò questi acquisti per troppo tempo oscurati e segregati dalle ante dell’armadio
Il rossetto è un’altra cosa, mi fa stridere i denti, mi indispone, non lo so proprio accettare.
Chissà cosa c’è di arcano dietro questa fobia!! Ho pensato alla mia zia materna così amante del rossetto, tanto che quando è invecchiata ha ampliato la stesura ai denti…roba da brivido!!
Più è acceso e più mi fa venire l’orticaria, più è pastoso e indelebile e più mi si drizzano i capelli.
Il giorno del mio matrimonio vollero contro la mia volontà mettermi il rossetto, dopo avermi truccata ben bene..Nel bagno della villa l’ho immediatamente tolto e il mio sorriso è tornato a splendere.
Lo odio così tanto che se mi si avvicina qualcuno per baciarmi (questo prima del covid ovvio) tengo almeno 5 cm di distanza onde evitare lo stampo sulle guance.
La mia femminilità è ben evidente e marcata anche senza il rossetto.

Il verde come molti colori si abbina ad un’infinità di aggettivi e nomi che lo identificano.
Essendo cresciuta con donne dedite al cucito e al ricamo, ho in mente la cartella colori dei bei fili di seta con nomi come Verde mela, verde menta, verde pistacchio, verde petrolio, verde bottiglia, verde smeraldo, verde oliva, seguiti da una sfilza di numeri simili ad un Iban.
Ma il mio verde è magico, dei miei occhi da rospo smeraldino che cangiano a seconda del tempo, dal verde nei momenti di sole al marrone in quelli di nuvolo
Mi piace che i miei occhi siano camaleontici, mi piacciono le persone che sanno adattarsi, si trasformano.
Il verde è il colore del cambiamento, ha così tante sfumature soprattutto quando si tuffa nel mare.
Brilla come uno smeraldo nelle acque dell’ Oceano Indiano. Avvolge templi e pagode nella Jungla Birmana. Rincorre fiumi lenti e melmosi nella Foresta Pluviale. Crea riparo a volatili colorati con le sue braccia di mangrovie che spuntano come funghi nell’incrocio fra l’acqua dolce e quella salata.
Chiede spesso ausilio al blù per dare il meglio di sé e crea una nuova cartella colori dai nomi complessi. E’ il tocco magico nelle tele di Monet.
Studia i raggi del sole e i manti della luce per diventare ancora più perfetto, irripetibile. Ma si sa l’unione fa la forza e il misto fra verde, blù e le particelle di luce, creano un mondo fantastico magico.
Viviamo in un mondo magico. Chiediamo l’intervento a creature immaginarie che si muovono a loro agio fra questi colori esaltando la loro stranezza e diversità proprio perchè la cornice ne è all’altezza. Il mio segno zodiacale è l’Acquario e quindi un segno d’aria, volitivo, mai uguale, creativo. Mi pennello di tutti i blu e azzurri del mondo, ma ho bisogno del verde e dell’acqua per concretizzarmi.
Nello Zodiaco Cinese sono una Tigre d’Acqua e di nuovo mi rimescolo in questi elementi.
Questi colori mi appartengono, mi vestono, mi ingioiellano. La scelta di monili orbita sempre sul verde e il blu.
Il verde accarezza il mondo.
Il verde accarezza i primi anni della nostra vita.
Il verde risveglia la natura.
Il verde ci riempe gli occhi fino a farci rilassare.
Il verde spegne le ansie e ci guida al riposo.
Doroty sapeva benissimo dove andava. Incontrò le Streghe buone e le cattive. Ma continuò imperterrita il suo cammino verso la città dello Smeraldo. Si tuffò in quella beatitudine, ascoltò consigli scontati, ma si risvegliò fra le braccia dell’amore.
Le città invisibili di Calvino, sono qualcosa di surreale. Ma hanno vita grazie a nomi di donna e per la maggior parte sono dipinte di verde e di blù.
Anastasia, per esempio, è bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni.
Vi si lavora l’agata, il crisopazio e l’onice e altre varietà di calcedonio dove il colore predominante sono le tonalità del verde e dell’azzurro.
L’entrata e il passpartout del mondo della fantasia e della magia sicuramente è dipinto di verde e di blu. Ci si può incamminare nei cunicoli di una grotta oscura e impervia e incontrare una grande polla di acqua verde smeraldo, illuminata dall’alto da un’apertura circolare, come un cinote messicano.
I colori saranno scintillanti se il sole sarà perpendicolare, scuriranno e si faranno intensi non appena si sposterà di qualche grado. Alzando lo sguardo verso l’alto, verrai risucchiato da una forza sconosciuta che ti farà volteggiare come un fuscello. In quello sbalzo le tue palpabre si chiuderanno e riuscirai a passare attraverso l’iride dei tuoi occhi verde smeraldino, ti guarderai le mani e si sei proprio tu.
Il Lupo slaccerà i ricordi… – di Vanna Bigazzi

Foto di LuisValiente da Pixabay
Commento alla Poesia “Allora senti”
Libera il tuo istinto buono, quello vero, il Lupo che c’è in te. Lasciati andare, non importa neanche fidarsi, quando incontrerai le difficoltà del vivere, perché lui avrà il fiuto necessario per fartele affrontare, tu ne trarrai equilibrio. La verità sta dove c’è fusione, adattamento positivo alla realtà, qualunque sia. Devi soltanto aprirti. L’aprirsi, sia pure all’ignoto, è come la luce che ti permette di vedere. Nell’aprirsi sta la “verità originaria”. La solitudine ne è grande alleata, ci permette di osservare la natura, di vedere veramente noi stessi lontani da costrutti razionali, ci permette di riunirci all’Essenza Primaria. Solo così potrai sentire… Il Lupo slaccerà i ricordi, diverranno fiocchi di neve, eterei e quando vi troverete di fronte al vuoto, alto e profondo, saprai anche accarezzare la morte, solo in questo equilibrio potrai sentire
FATTI VIVO
Chandra Livia Candiani
Allora senti
ci sarà un lupo
e sarà bianco
tu sarai bendata
e gli starai in groppa
in piedi
correrete insieme
slacciàti dalla ragione
legittimi alla velocità dell’aria.
Non ci sarà bisogno di fidarsi
avrà fiuto e tu equilibrio.
Dovrai tener caldo alle parole
tenerle in un orto sotto la camicia
a stretto contatto con la pelle.
Bruceranno e graffieranno.
Lasciati bruciare.
Passerete dalle città
non levarti mai la benda
anche quando sentirai chiamare
lusingare invocare resta dritta
in piedi in groppa al lupo.
La memoria è una fabbrica
che non smette mai
fa i turni di notte e non ha festivi.
Il lupo slaccerà i ricordi
uno per uno ne farà
fiocchi di neve.
Il vuoto sarà vasto
e alto e profondo
lo chiamerai carezza.
Allora senti.
Chandra Livia Candiani
Fatti vivo, Einaudi 2017