Tutto a posto?

Marziani – di Luca Di Volo

Era uscito molto presto quella mattina.

Poca gente..anzi quasi nessuno a giro…però…anche da quel poco che aveva appena intravisto…gli era cascata addosso una valanga sensitiva. Meglio non l’avrebbe potuta spiegare…insomma era certo..sicuro che qualcosa (se non proprio tutto) non stava andando per il verso giusto…Sì..qualcosa non andava. E il bello era che proprio non avrebbe saputo dire “cosa”. Impossibile dar corpo ad una semplice “sensazione”…

Si affrettò a telefonare alla sua amica Paola…se c’era qualcuno che era in grado, forse, di capire quel “qualcosa” forse era proprio lei..

Mentre il telefono squillava passò in rassegna gli anni passati insieme.

Straordinario personaggio Paola..Ex giornalista, collega di lavoro…donna colta, intelligente e preparata. Un solo difetto, per lui, ma insopportabile…Era un’appassionata cultrice ufologa, esoterica…insomma adorava tutto ciò che esulava dalla comune esperienza.

In compenso divideva con lui moltissime passioni..tanto che, dopo alcuni scazzi epocali avevano deciso di non parlare mai più di quegli argomenti, salvando così il resto..che era già tanto..

In comune l’amore per i classici, per l’arte, la storia…tutto il repertorio, insomma..

Sorrise..certo che nonostante la sua passione per l’esoterismo, la Paola era parecchio coi piedi in terra, molto concreta e anche molto…come dire, un po’ canaglietta nelle sua vita amorosa..Già..e il suo ragionamento di base era ineccepibile: ”Ma se agli uomini piace tanto fare sesso e cambiare spesso partner per vivere allegramente la vita…perché non dovrebbe piacere anche a me..?!”

Aveva il coraggio delle sue azioni, non c’è che dire… Ma non aveva potuto evitare la sentenza del  club delle “pie donne” che l’avevano subito marchiata con gli epiteti più fantasiosi..tra cui quello di p…tana… e non era nemmeno il peggiore..

Poi si era sposata, davvero il grande amore. Ed era rimasta vedova molto presto, purtoppo..colpa dei suoi peccati, avevano sentenziato le pie donne..disgustoso..

Da allora era andata in pensione, vivendo in assoluta castità, pur essendo non troppo vecchia e ancora bella quasi come prima, dedicandosi solo alle sue passioni ufologiche e alle altre che divideva con lui..Già..erano rimasti buoni amici ,proprio perché tra di loro non era mai corso nulla di intimo, tranne i loro interessi..

Insomma..finalmente Paola rispose; lui non le fece quasi nemmeno dire “pronto”..quasi l’aggredì ”Senti un po’..ma tu che segui queste cose..non ti risulta mica qualche atterraggio di ufo..o di alieni…qui da noi, di recente?!”

“No davvero..” il tono della risposta non nascondeva la sorpresa…ma se lui non si era mai occupato di queste cose…”Ma ti sembra che non te l’avrei detto?!…”

“Grazie, grazie,Paola..” E riattaccò…quasi scortese, ma lei avrebbe capito..

E allora chi erano quei corpi col viso misteriosamente coperto da una maschera che non lasciava vedere il volto…forse non potevano respirare la nostra atmosfera..?! Alieni..senza dubbio..ma nessuno se n’era accorto…un’invasione dallo spazio, subdola, maligna e sconosciuta..ma gli uomini ..gli esseri umani…i suoi maledetti o benedetti simili..dov’erano finiti..?!

Si svegliò terrorizzato, ma la realtà era peggiore del sogno…e questo lo sapeva..

Epifania….tutte le feste…….

Gli elfi – di Rossella Gallori

Foto di Rossella Gallori

È questo l’ anno della stanchezza, l’ anno di chi è scomparso per sempre, di chi non si vede quasi più, l’ anno dei: senza lavoro, senza stipendio, del termometro sempre in giro, di bocche tappate, non metaforicamente…eppure all’inizio ci parlavamo dalle finestre, si cantava quasi…poi dopo un intervallo breve ed inquietante, è arrivato l’inverno, uno di quelli con la neve, senza pallate con i pugni nello stomaco, difficili da schivare.

La decisione sembra inderogabile: il primo che mi parla di addobbi ne busca….

Lo ho annunciato e non ho avuto risposta, sono anni che dico tra il cinque e l’otto dicembre: niente  ciondoli, mai più…ho sempre trovato scuse per non incasinarmi più di quel che sono, togli i soprammobili, metti i pupazzi,  i cuori di cera rossi, sempre alla ricerca di quei poveri Gesù bambino, desaparecido a vita tra babbi natali smaltati ed a volte pure ammaccati.

Al primo ramo di vischio, regalo di un povero Cristo che ignaro crede di avermi fatto cosa gradita, sono esplosa:  questo è un anno di lutto, altro che palle ed elfi! Per chi poi, x qualcuno, che non potrà venire a pranzo? Per altri che un pranzo non ce lo hanno?  Per quelli che non ti verranno a trovare?

Silenzio, le mie parole cadono nel vuoto, hanno dimenticato di aprire il paracadute.

Ĺa notte ho sempre dormito poco,  ma in quella prima settimana di dicembre è stato giorno quasi sempre, ho cercato cose che non ho trovato e trovato cose che mi cercavano…come la capannuccia tristanzuola di quando ero bimba, le scatole  di latta, quelle di cartone, il presepe con sei re Magi di legno ormai cinquantenne portato dal Kenia  che manco sapevo dov’ era, tutte cose di cui non avevo più voglia…poi  poi….mi si è aperta la scatola degli elfi, microscopici, cicciuti, maschi, femmine…una promiscuità che mi faceva sorridere, mi scaldava il cuore,  grigi e rossi alcuni rossi e grigi, altri chi barbuto, chi munito di vezzose trecce bionde, secchini, tarchiatelli, una ventina forse, li ho riguardati uno ad uno, mi sembrava di non averli mai visti….e così piano piano…li ho messi tutti fuori  tra pecorelle, campane dorate, casette di tufo….e la capannuccia ha ripreso vita con pargoli quasi gemelli, qualche  palla  dorata e due angeli che sembrano due drag queen…

Ho messo tutto fuori, scacciando i miei: per chi? Tra ammiccanti elfi ho trovato la risposta, l’ ho fatto per me, per esorcizzare la tristezza, perché comunque c’ è stato un Natale 2020, e stasera tra vecchie calze  aspetto la Befana….Non importa se avrò carbone o nulla, sorrido ai miei elfi e vado avanti..

Ma l’ anno prossimo : niente ciondoli…..chi ne parla ne busca

Nevica…..nevica dappertutto….

A proposito di NEVE e a proposito di POESIA:

Foto di David Mark da Pixabay

di Roberto Benigni, da “La tigre e la neve”

“Non scrivete subito poesie d’amore, eh! Che sono le più difficili aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni …
Scrivetele su un altro argomento, che ne so su… su… il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo, ecco, che non esiste una cosa più poetica di un’altra, eh?
Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro!
Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu!
E vestitele bene le poesie!
Cercate bene le parole!
Dovete sceglierle! A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola! Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere! Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto c’ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa… Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre!
Innamoratevi!
Se non vi innamorate è tutto morto! … Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia!
Sperperate l’allegria!
Siate tristi e taciturni con esuberanza!
Fate soffiare in faccia alla gente la felicità!……..
Per trasmettere la felicità bisogna essere felici.
E per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici!
Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre!
Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto!
Avete capito?
E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, beh… buttatevi in terra!
Mettetevi così!
Eccolo qua… Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perchè non mi ci sono messo prima!?
Cosa guardate?
I poeti non guardano, vedono!
Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola… “muro”! “Muro” non ti dà retta… non usatela più per 8 anni, così impara! Che è questo? Boh! Non lo so!
Questa è la bellezza!”

La Befana vien di notte…

LA CALZA DELLA BEFANA – di Sandra Conticini

foto di Sandra Conticini

Mi ricordo quell’anno che trovai una calza che la mia mamma aveva cucito per me. Sì proprio per me.

Era  cucita tutta a mano con degli avanzi di raso rosa, che lei usava per fare le vestaglie  e con una galetta di nastro rosso. Ricordo che nei giorni antecedenti la Befana quando arrivavo nelle vicinanze, nascondeva qualcosa in un asciugamano, però non ci  facevo attenzione… successivamente riuscii a darmi una spiegazione.

Quando la vidi sul camino mi sembrò molto grande  e bellissima,  perché molto diversa da quelle che erano appese nei negozi e fui molto contenta.

Per diversi anni è stata riempita di dolcetti e  carbone, che non mancava mai, e  rigorosamente vero. Poi è venuto il momento che sono stata considerata grande e la  calza non è più stata riempita, non solo, pensavo fosse stata buttata via, perchè non l’avevo più vista e, anche quando l’avevo cercata, non era venuta fuori.

Poi un giorno, aprendo delle scatole in cantina, l’ho ritrovata e così l’ho messa tra le cose da conservare gelosamente.

Stamani mi è tornata tra le mani e sapete cosa ho deciso di fare? Stasera l’attaccherò alla finestra e chissà che qualche Befana di passaggio non ci lasci qualche dolcetto avanzato!    

Il 2021 …..è qui!

Ben arrivato 2021 – di Gabriella Crisafulli

2021: le piaceva quella cifra.

C’era il 20 che nella sua vita era stato la fine di tanti tormenti e l’inizio di qualcosa di nuovo, più sano e felice.

C’era un 2, quante erano le nipoti che avevano dato uno spolvero alla sua esistenza attuale e l’avevano rimessa in perfetta forma o quasi.

C’era l’1 che stava a indicare l’inizio, un ricominciare da capo come nella serie naturale dei numeri interi.

È vero, c’era stata una fine ma adesso era l’ora di un principio.

Sì, sarebbe stato il primo anno della nuova edizione di qualcosa di logoro, consumato dal tempo e dagli eventi.

Non c’era più nulla che poteva mutare situazioni incancrenite nel tempo.

Era sola e vulnerabile ma sapeva di esserlo e questo le dava lo spazio per intraprendere un nuovo viaggio.

Ma forse, poi, non era più così sola e vulnerabile: riusciva a darsi un po’ di compagnia ed era diventata persino capace di ribattere a chi continuava a rimproverarle tutto quel che faceva.

E in questo la pandemia, incredibile a dirsi, era stata d’aiuto perché l’aveva messa di fronte a se stessa, aveva interrotto la fuga dal presente e l’aveva costretta a trovare quelle risorse che non sospettava di avere.

Era stata una sorta di Ok Corral dove erano stati pagati molti conti in sospeso.

Fino a qualche anno prima aveva raccolto idee, sogni, progetti, aspettative nel mondo esterno ma adesso non era più il tempo per tutto ciò: era dal dentro che doveva scaturire il suo futuro.

Era arrivato il momento di essere indulgente con se stessa e con gli altri.

Era arrivato il momento di sedare il desiderio di innalzarsi oltre l’esperienza quotidiana, di voler toccare il cielo con un dito, di provare a scoprire verità nascoste, di cercare di oltrepassare i suoi limiti, di sfuggire al labirinto fatto di sentimenti complessi, intricati e contorti frutto di una dotazione familiare, …

Era arrivato il momento di acquietare la ribellione che un tempo l’aveva aiutata ad evadere da situazioni traumatiche.

Era arrivato il momento di accettare la vita con gratitudine senza respingere e buttare fuori la morte dal suo scorrere.

Già, la morte. Durante l’infanzia nel vagare da un luogo ad un altro veniva accompagnata dal mantra continuo della narrazione di quell’evento da parte di sua madre la quale non era riuscita a superare la perdita del padre. Esistevano anche i silenzi del papà che distillava solo poche parole sul genitore scomparso quando era bambino.

Nella sua mente questa idea di morte era costruita su parole di dolore e di angoscia ma non su persone.

Adesso per lei era fatta dai cinque sensi e da un’esperienza oltre che dai sentimenti.

Adesso la sentiva vicina, come se fosse partito il timer del tempo rimasto.

Ma aveva voglia di provare riconoscenza per la vita che le restava e magari giocare a nascondino con la donna con la falce.

Era arrivato il momento di decantare il rimpianto per chi non c’era più e di distillarlo in gratitudine.

Poteva solo essere dentro al presente, contenta di ciò che le concedeva ogni giorno.

Poteva solo godersi i compagni di scrittura che oggi, a causa del Covid, le apparivano come tanti alieni in uno spazio siderale fatto di pixel.

Provava una grande riconoscenza nei loro confronti, li ascoltava con attenzione e si rivoltava nelle loro parole come una cotoletta nel pangrattato. Piluccava quel che dicevano come le briciole che lascia il pane sulla tovaglia e rilanciava i loro messaggi dentro e fuori di sé in una sorta di tennis virtuale.

Si allontanavano così la paura, la rabbia e il dolore per quella gorgone che era diventata.

Si diluivano i tormenti che, pur continuando a vagare dentro di lei, non le causavano più uno strazio continuo.

Non era più incatenata dalla sua stessa superbia alla propria condizione: non aveva più aspettative nei confronti del futuro se non una quieta leggerezza e la soddisfazione di essere dentro al tempo in cui si trovava.

In punta di piedi stava entrando nella meraviglia del mondo.

La lettura

un regalo di Riccardo Massai da RAI1

Foto di Kranich17 da Pixabay

Di Chandra Livia Candiani: La lettura, da Fatti vivo. Einaudi

Figlia dell’inverno la lettura offre la storia e il silenzio.

Il nero del legno e il bianco della neve.

Il silenzio tra le parole permette alle parole di procedere e, come il silenzio degli animali e dei ricordi, attivo e fertile, non cospira con l’infelicità di dire sempre solo quello che sai già.

Ho bisogno delle parole  degli altri per scandagliare le mie. Ascoltando scrivendo  scopro cosa so.

Le parole sono la casa del mondo,  lo straccio  che lava le cose.

Leggendo, più che comprendere, faccio scioccamente parte della dolcezza d’essere.

Leggo per abitare.

Scrivo per traslocare.