Le “Parole del Piccolo Mondo” – di Francesco Zanella

Gli autori di questa sezione hanno collaborato al progetto di scrittura creativa “La Matita per scrivere il cielo” come ospiti esterni, regalandoci immagini e ricordi di quello che loro stessi hanno definito “Il Piccolo Mondo”, cioè il mondo antico della vita quotidiana, che risalta vivida e appassionata.

Il rumore della natura – di Francesco Zanella

Sono nato in campagna in un paesino vicino a Rovigo. Da ragazzino avevo paura a tornare a casa quando facevo tardi al bar.

Ora  non  ho paura del buio. Ora ho paura della civetta….che fa chiù chiù…..dice che se la senti sparisce qualcuno entro tre giorni! Porta male sul tetto della casa dove si posa. C’ha gli occhi come un umano. Quando ero ragazzino e passavano i carrozzoni dove portavano via i morti e sopra c’era disegnata la civetta e quindi si diceva che era un uccello di malaugurio.

 Si diceva: Ho sentito la civetta, da chi andrà?

Invece il canto del gallo dava soddisfazione ai contadini che dovevano andare in campagna. Cantava a ore quasi precise, gli animali sentivano la temperatura del tempo. Il tempo ha sì una temperatura.! I vecchi una volta stavano dietro alle semine con la luna, anche per travasare il vino…c’era una temperatura del tempo, i nostri vecchi vivevano con la temperatura che si dà il tempo, seguivano le giornate lunghe, corte, la luna.

  Il buio che mi piaceva era quello della mattina, quando stava per farsi giorno. Mi ricordo la luce attraverso le persiane quando mi alzavo presto per andare a pescare dopo aver fatto il caffè. Mi piaceva quel buio la mattina quando aspettavo l’orario per andare a pesca, a caccia. Poi ho lavorato di notte, ho fatto il fornaio, quindi il buio era abituale per me. Da ragazzi si ha sempre un po’ paura dell’oscurità….di quel buio di notte…..Ci si sente riavere quando canta il gallo. Il canto del gallo è la sveglia per i contadini.

 Da bambino facevo la gita del pane a Rovigo.  Lì si comincia bambini a andare in bicicletta. Lassù  va di moda, ci sono le piste ciclabili grandi come strade.

La bicicletta fa sentire il rumore della natura……non mi metteva mai tristezza mi metteva gioia, una volta cominciò a piovere a Pontassieve mentre facevo il giro del Mugello, e io ero tutto solo e tutto contento. Tornai  zuppo ma contento. Mi dava gioia…mi piaceva.

Ho fatto il cicloamatore, ero attento al rumore del cambio….della catena….quando si cambia male si sente un rumore e si deve rimettere a posto, si sente che la catena non tira.

Ero fissato con le strade. Mi piaceva il San Baronto o tutto il Mugello…..ero sempre in bicicletta, il Chianti, il Bilancino, le Croci… stavo dalle parti di Novoli. Avevo strade che mi piacevano e strade che non mi piacevano. Non mi piaceva tornare indietro mi piaceva fare il giro e vedere zone diverse…….. per Vinci e Carmignano la strada si gode bene, con tutte le ulivete.  Conoscevo tutte le fontanine per bere. Poi mi piaceva il Chianti, Greve, Panzano,

Di quelle gite mi è rimasto un ricordo……d’estate, in vacanza, andavo sempre in bicicletta da Quercianella al Monte Nero. E da Monte Nero scendevo a Antignano. Un giorno c’erano tutte le bancherelle di souvenir  e feci una collanina alla moglie. La portai a casa e la moglie mi disse: potevi comprarne una anche alla tua mamma. E allora il giorno dopo  in bicicletta sono tornato a ricomprarne un’altra. Sono questi piccoli ricordi che rimangono. Son ricordi miseri ma mi è rimasto quel ricordo lì di tornare a prendere la collanina per la mi’ mamma……..

60 anni di bicicletta! Ma il ricordo più netto è sempre stato quello della collanina della mamma. Perché la mamma l’è mamma…non c’è nulla da fare…..la mamma l’è mamma……

Son nato anche per la pesca…anche la caccia mi piaceva, ma la pesca di più, non mi piaceva ammazzare gli uccellini …sono andato da ragazzo sui fiumi, in Veneto, vivevo a pochi chilometri dal Po.

Ho mangiato le trote del lago di Garda.

 Poi sono venuto a Firenze e allora andavo in Arno, quando il pesce si poteva mangiare e c’erano i gamberini, in Arno……l’emozione è quando si tira su il pesce, poi lo puoi anche regalare….se non prendevo nulla ero contento lo stesso, andavo per andare su un sasso, mangiavo pane e mortadella…..ma ero contento. Son cresciuto con la passione della pesca, sono andato 22 anni in Iugoslavia per pescare. Si spendeva poco. Si faceva la pesca dell’orata, con la lenza, con la canna. Là c’è un mare meraviglioso!

La passione è la cosa più bella della pesca: a sedere su un sasso a mangiare un panino mi passavano le ore e non mi accorgevo nemmeno.

 Lassù a Rovigo c’era anche il Po e la gente viveva di pesca. Nelle osterie sul Po c’era scritto “Rane tutti i giorni”.

Nelle acque dolci sono andato a pescare con i tramagli. Il mio babbo faceva il tramaglio. Le reti erano con i sugheri …i piombi le tenevano giù da una parte e i sugheri tenevano su dall’altra. Si andava a pescare con una pertica lunga lunga,  si levava la buccia e si faceva seccare. Si metteva in cima un gancio e poi si usava per stendere il tramaglio. C’erano canali, fossi e con i tramagli da parte a parte si pescava. In cima alla rete c’era un anello. Mio babbo pescava di notte e metteva più piombi perché la gente non vedesse le reti che rimanevano più a fondo. Ci passava una nottata, lui metteva il segno in acqua e la mattina tirava su la tinca, il barbo, lui lo faceva di mestiere. Aveva un recipiente per tenere il pesce a vivo. Certi pesci muoiono subito altri no…il pesce gatto se lo metti in un cencio bagnato campa anche due giorni….Pescava anche di giorno: c’era il pesce che prendeva con una trappola fatto a sacco: prendeva tutto quello che c’entrava….era pesce di fondo. Anche in mare c’è il pesce di fondo: la seppia, l’orata, la spigola invece sta a mezza acqua. Le aguglie stanno a pelo. C’è la stagione giusta per i pesci:  l’orata va via d’inverno e torna a  primavera.

D’inverno il mare è un mortorio. Avevo casa a Castiglioncello ma la moglie aveva paura si stava a piano terra. Lei non veniva a pescare. Non ci pensava nemmeno. La moglie odiava la pesca perché io avevo la passione e si aveva la casa e lei doveva pulire, seguire il giardino. La colpa è tutta mia: io nella vita ho fatto tutto sbagliato. Lei non voleva venire al mare….Tutto da rifare diceva Bartali!

Lassù da me, in Veneto, si portava la roba pesante nelle balle  e le recuperavano sempre dopo averle usate.    Facevano tutto con la canapa…i grembiuli per lavorare…..i sacchi per la farina…La mia mamma lavorava nel magazzino della canapa.

In Veneto tutti la coltivavano.

La canapa faceva delle piantine verdi, c’era il maschio e la femmina… La pianta maschio faceva il seme la pianta femmina era più piccola. La pianta maschio si tagliava dopo due mesi per recuperare il seme.

Lassù da noi, in Veneto ce n’era tanta…. Ogni famiglia coltivava la canapa.

Veniva messa nelle vasche apposta e dopo tre giorni l’acqua marciva e i pesci morivano, venivano le zanzare e l’acqua puzzava.

La mettevano a macerare nell’acqua  con tanti sassi sopra….poi si strizzava con il telaio …da verde diventava bianca e la seccavano al sole.

Allora la pettinavano…Quando nasceva era verde, poi stava a bagno 22 giorni, poi la lavavano e la tenevano al sole e diventava bianca. Poi la filavano e la lavoravano…ci facevano anche i guanti, L’ho vista da piantare in terra fino a vederla lavorare. A Rovigo tutti la coltivavano, ha bisogno di acqua, se viene la grandine si sciupa. Con quella piccola facevano la stoppa che era lo scarto, lo adopravano i trombai, non avevano quella pasta che hanno ora…..

Ci facevano i sacchi. Davanti al forno  c’era una rosticceria  e gli portavo i sacchi pesanti di farina portandoli sul groppone  c’era dentro  la farina manitoba americana, in sacchi da 25 chili e il proprietario per ricompensa mi dava dei panini con il roastbeef, pieno ma pieno di carne! Più roastbeef che pane!

Il lago di Garda mi piaceva tanto ci avevo fatto il viottolo. Facevo il bagno a Torboli. Andavo dalla mattina alla sera, stavo vicino,  a Rovigo, e ci andavo in motocicletta con la moglie.

Sono stato a Bardolino sul Garda… erano posti…..non so….. che immaginazione bellissima!

Il lago è diverso dal mare. Sono stato 22 anni a Pola. C’erano le rocce e  dei cavalloni e persone che prendevano le onde ma c’era anche da rimanere secchi, molti sono morti perché aspettavano l’onda che li riportasse a riva e l’onda invece li ha portati via.

Il mare! E’ sempre stata la mia passione, il mare e la pesca!

La parola del giorno: paura

Paura – di Carla Faggi

Tanti e tanti anni fa una mia amica si ammalò di polmonite.

Andai a trovarla, mi dissero che non si attaccava. Non avevo paura perché mi sentivo immortale, e pensavo che la vita andava presa con leggerezza!

Poi tornai a casa. C’era mia madre, molto anziana e malata di cuore.

Mi prese il panico, se ero stata contagiata avrei potuto contagiarla a mia volta.

Stetti così male che mi ammalai, non di polmonite ma di senso di colpa. Tutt’ora se ci penso mi sento male.

Non successe nulla a mia madre, il senso di colpa non è contagioso, ma ripensandoci ora, la paura ti può essere amica, se non per te per le persone a cui vuoi bene e sono più fragili. Non averne non è leggerezza ma può essere superficialità.

Meno male che siamo capaci di avere paura perché il corpo e la mente sono saggi. Sanno quando è necessario averne.

Paura – di Carmela De Pilla

La ricordo bene quella sensazione, era proprio di paura, quella che precede il panico e che ti resta dentro per sempre.

Ero andata con alcuni amici in Valle d’Aosta a fare un trekking di una settimana nel parco del gran Paradiso, quel giorno dovevamo affrontare una dura prova: valicare il Col Rosset  arrivando fino a 2.600 m.

Ai piedi i due grandi laghi assorbivano l’azzurro intenso del cielo e lo rimandavano con forza a noi, il grande contrasto tra il verde dei prati e il turchese era smisuratamente appagante.

Io, al contrario dei miei compagni che erano in perfetta forma fisica, avevo intrapreso quell’avventura spinta solo dal forte desiderio di scoprire quei luoghi incontaminati e straordinari.

Ci mettemmo in cammino e dopo poco capii subito che per me sarebbe stata un’impresa difficile, arrancando e aiutandomi con la forza di volontà e con le mani arrivai quasi alla fine del sentiero, ma poco prima di raggiungere la vetta, stremata mi fermai un attimo e guardai giù verso il precipizio.

Non c’erano alberi che mi impedivano la vista e così immediatamente un groviglio di sensazioni incominciarono a  bombardare il cuore e la mente, ero paralizzata, il corpo non rispondeva più, per un attimo mente e corpo incominciarono a volare e una forte tentazione di farlo si impossessò di me, poi mi ripresi e incominciai a urlare.

Luigi, esperto di montagna, capì subito che la situazione era seria e in poco tempo mi raggiunse abbracciandomi con forza.

La sua stretta mi riportò alla realtà e confortata dalla sua presenza raggiunsi la vetta.

Il terzo tempo nell’era nuova

La testa mi gira – di Cecilia Trinci

Coronavirus disegnato da Simone Cuccurullo

Eravamo diventati giovani.

“Lavorare fa bene fino a 70 anni. Fino a 75 non sei neppure anziano. I 60 di oggi sono i 40 del secolo scorso.” Frasi fatte a fiumi, ricordate?

Solo pochi giorni fa i decaloghi si sprecavano: e vai in palestra, per carità di Dio!  A ballare. Viaggia su, che fai stai sul divano? Il divano  è il peggior nemico della vita. Alzati! Corri! Vai a prendere i bambini….…. Vai dal parrucchiere, vai a comprare vestiti colorati e fai la dieta punti, e poi lavora su….almeno fino a 70 anni il cervello funziona benissimo! Però fallo senza prendere il posto ai giovani, metti in gioco la pensione, tu che spudorata ce la puoi avere!  dei soldi che ne vuoi fare? Spendi! Spandi! Muoviti! Guardati intorno: tour della Puglia a novembre, la Sicilia d’inverno è anche più bella, i posti in traghetto a gennaio a metà prezzo che idea! Comprati il trolley che fa giovane! Esci da codesta casa ma non prendere il posto in tram, lo vedi che sei giovane? fai le capriole, fai le giravolte, su su……

Poi d’improvviso, in una manciata di ore più che di giorni, i 65enni sono diventati anziani, spesso “con patologie pregresse” , i 70enni si sono accorti di camminare sul bordo della fossa, per non parlare degli 80enni che quelli davvero che ci fanno in giro?

Abbiamo smesso in due ore di essere una risorsa, abbiamo smesso di essere manager  in ritiro spirituale, atleti di seconda mano, ballerini  di categoria over, ex qualcosa, ex calciatori, ex direttori, ex giocolieri e barzellettieri da cene aziendali.

Abbiamo smesso.

Ci siamo ritrovati a “dovremo cambiare modo di vivere”. E infatti abbiamo smesso di abbracciarci, di andare al cinema,  di mangiare pizze in compagnia, di ballare, di fare le gite della Coop, e per carità “anziani vi prego, non andate fuori, state sul divano, non andate a giocare a tombola e nemmeno a burraco!”

Eravamo i giovani del XXI secolo, quasi immortali da quanto eravamo giovani!

Ci hanno ridato la nostra età e con gli interessi. Siamo diventati più vecchi ancora che nel secolo scorso.

Vecchi! Nemmeno anziani. Altro che terzo tempo!

“Vecchi state a casa, non guardate nessuno! Non incontrate nessuno! Non ammalatevi per non occupare i nostri posti  letto”. Se ci fossero i caminetti in cucina torneremmo nel canto del foco a ciucciare castagne secche, guardando il volo degli storni al tramonto, attraverso le finestre chiuse

“Rinoceronte, che passi sotto il ponte…che salti e che balli…che dici buongiorno girandoti attorno ..…che giri e rigiri, la testa mi gira…non ne posso più…la pallina cade giù.”