LA BAMBINA DI CARTA – di Rossella Bonechi

Alla fine degli Anni ’60 le edicole cominciarono a vendere molto altro oltre i quotidiani e i settimanali, persino qualche piccolo giocattolo; ma Rosellina era incantata da un grande quaderno colorato con la figura a tutta pagina di una paffuta bambina in mutande. Tanto fece e tanto piagnucolò che alla fine l’Album, le spiegarono che si chiamava così, fu suo! Le dissero che era una bambolina da ritagliare e che avrebbe trovato nelle pagine interne tanti vestitini di carta per fare bella Cicci Bum: si ritagliavano e grazie a delle linguette di carta rimanevano ben appesi.
Rosellina ascoltò le spiegazioni, fece vedere che sapeva usare le forbicine dalla punta arrotondata e nel giro di pochi minuti la lasciarono da sola a giocare. Ci passava i pomeriggi con Cicci Bum e nessuno si immaginava che per lei quella era una vera bambina, la sua amichetta, l’unica in quelle serate solitarie che l’ascoltava e sapeva che lei c’era.
I vestitini presto si sciupavano, le linguette si rompevano e qualche taglio azzardato mozzò un dito, un ricciolo, una manica. Ma la Bambina di Carta era sempre lì, con il suo sguardo attento sorrideva sempre ai suoi racconti e con la boccuccia rosa rideva con lei e sembrava dirle cose bellissime. Gli adulti frettolosi si stupivano di come Rosellina se ne stesse buona a giocare da sola ma troppo presi dalle loro faccende erano lontano anni luce dal comprendere che Rosellina si era creata da sola un mondo e lo riempiva, con l’aiuto di una Bambina di Carta, di storie e immaginazioni. Per i grandi era un Album da ritagliare, per lei l’unica compagna di giochi: la rese vera, la rese importante, la rese utile mentre le rimandava l’immagine di sé.
“ROSELLINA SI ERA CREATA DA SOLA UN MONDO”
ROSELLINA, lo ricordo bene, mi sorrideva anche da mutilatina emanava amore
Come questo racconto delicato dove, tra le righe,si legge altro, una semplicità complicata
"Mi piace""Mi piace"