Anniversario burrascoso (Tina)

….continua tu….

Incipit: Ticchetta calma l’acqua sulla tettoia e poi si addensa improvvisa in uno scroscio leggero che scivola per la viuzza avvolta dalla sera. La luna si nascondeva dietro nuvole minacciose. I nostri passi incerti sulla ghiaia tradivano la paura di quel luogo spettrale. L’assassino era nervoso, cercava niente e tutto, la spilla con la pietra verde smeraldo si incontrò con le sue mani. Tornò ai momenti più lontani quando lei gli aveva mostrato il lungo velo di tulle croccante tirandolo fuori dalla cassapanca. Uscì dal buio della stanza. Sui rami di un albero si è impigliato un lembo di plastica che si era attaccato sui rami. I raggi della luna lo illuminano, sembra un fantasma che balla.

Cinquant’anni di risse e baruffe – di Tina Conti

Non sarò un assassino si ripeteva reggendosi i  calzoni che gli scivolavano dalla vita.

Al buio, non aveva neppure trovato la sua cintura preferita.

Ho tanta  rabbia, mi sento ferito, scontento… ma, assassino no!

Sentiva passi sulla ghiaia, sempre più vicini, non aveva deciso cosa fare.

Si arrampicò sull’albero, scivolava per i rami  bagnati dalla pioggia, reggeva forte il ramo, non lo dovevano trovare….lei, non era morta, ne era sicuro, la paletta di ferro  del camino  l’aveva  fatta traballare e poi era inciampata e caduta sul divano.

Era buio,ma  vedeva il suo petto che ansimava.

L’avrebbero trovata,forse addormentata ,oppure  che si stava abbuffando  sulla torta  di anniversario con i loro nomi scritti sopra. Cinquanta anni di matrimonio e lei che  tentava di rientrare  nell’abito delle nozze  con i suoi  trenta chili  in più.

La pioggia battente  e il corto circuito, avevano  trasformato la lite  in una farsa.

Ecco che le luci si riaccesero, le cugine  fradice e rumorose si aggiravano per la casa.

Arrivarono parole concitate, e gridi soffocati…..lei, interrogata ,straparlava, si lamentava ma non era in grado di raccontare cosa era successo..

Io pensai bene  di  non scendere  dall’albero.

Nel frattempo, si sentì la sirena di un’ambulanza.

Poi, tramestio di passi, andirivieni sull’acciottolato l’ambulanza ripartì e anche le cugine con la loro macchina lasciarono la casa.

Aspettai ancora, quando mi parve  che si fosse calmato tutto, scesi dall’albero e rientrai in salotto.

La bella cena calda fumante  e la torta che era stata preparata per l’anniversario , mi aspettavano. Accesi due candele, misi  la mia musica preferita e cominciai a mangiare; che anniversario Ragazzi! cinquanta anni  di  baruffe  e lotte.

Trovai sul pavimento il suo foulard giallo fiorito, lo arrotolai sulla testa, non volevo alzarmi a prendere il berretto di lana e  raccolsi anche la spilla verde che era finita sotto la mia sedia

Sentivo forte il suo profumo , mi venne un po’ di nostalgia ma avevo anche una gran fame.

Anche il suo rossetto scarlatto che io odiavo rotolava fra i miei piedi, non ebbi pietà, ci posai una scarpa per sentire  lo scricchiolio del metallo che si frantuma.

Arrivato al dolce, sobbalzai per aver visto un’ombra muoversi davanti alla finestra.

Cautamente mi avvicinai  portandomi dietro un  tronco preso dalla cesta della legna.

Inutile preoccupazione, era un pezzo di plastica che svolazzava  impigliato nel susino

Il camino scoppiettava, seduto sulla comoda poltrona scivolai in un sonno quieto.