La bellezza di ridere insieme: i guanti di Stefania

Guanto – di Stefania Bonanni

L’argomento della serata erano i guanti. C’era scritto nella convocazione. Come al solito eravamo stati avvertiti che saremmo stati registrati. Il commissario partì con l’interrogatorio del sospettato numero 12, e le domande, che si sapeva sarebbero state uguali per tutti, sembrarono innocue e generiche. Alla fine delle deposizioni, quando il tenente riascolto’ le conversazioni, scoprì che il teste numero 9 si era tradito. Metteva i guanti per non lasciare impronte.

Bel colpo, commissario Ceci!!

Coppia di amici: i guanti di Laura

I miei due guanti quotidiani – di Laura Galgani

I primi li infilo ancor prima di uscire dalla porta di casa al mattino presto, come ultimo accessorio del mio complicato abbigliamento da ciclista in inverno: sciarpa, piumino, mantellina di lana, cappellino fatto a mano con sopra il caschetto giallo, infine guanti.

Arrivata giù, afferro saldamente il manubrio della bici e mentre nuvolette di respiro sbuffano dalla mia bocca, mi infilo decisa giù per la piccola discesa che conduce alla via principale.

La luce del mattino, a volte nebbiosa, talora dorata, si riflette sui piccolissimi brillantini incastonati nel tessuto pile color tortora.

Quei riverberi mi fanno compagnia lungo tutto il tragitto da casa al lavoro; sembra quasi vogliano essere un faro, una guida per il mio andare su due ruote.

Se mi fermo al semaforo, in genere alla fine del ponte, me ne tolgo uno in fretta e furia per soffiarmi il naso, che inevitabilmente a quel punto del percorso gocciola già.

Me lo rinfilo mentre scatta il verde compiendo manovre azzardate e per poco non casco giù – magari col guanto ben stretto fra i denti!  E continuo la mia corsa inesorabile verso il dovere quotidiano.

Arrivata in vista dell’edificio di cemento armato dagli infissi rossi – quasi degli occhi di brace – nel quale trascorrerò buona parte della giornata, sento il tessuto indurirsi, trasformandosi. I brillantini argentei si allargano, si deformano, si gonfiano, diventano squame di metallo, lucide e affilate ai bordi. E’ questione di attimi: quando arrivo all’alto cancello d’ingresso le punte delle dita sono avvolte da una robusta corazza snodata che mi permette di muoverle agilmente e di stringere ancora il manubrio. Al polso si apre un ventaglio di ferro, freddo e levigato, venato da decori raffinati. Sulle nocche noto dei rinforzi, utili per difendermi in caso d’attacco. Non sento freddo alle mani. Tutt’altro. Sento un calore potente irradiarsi da quelle che sembrano appendici non mie, ma che in realtà ho sempre portato con me. Erano invisibili, prima. Adesso le vedo. Il calore sale, mi invade le braccia, il collo, il volto. La mia testa è un fuoco, mi sento piena di luce.

Sono pronta per affrontare un’altra normale giornata di lavoro.  

Incontro del 10 novembre 2021

I guanti – con Cecilia Trinci

Da sempre presenti nella storia dell’uomo, i guanti sono stati ritrovati anche nelle tombe dei faraoni, con vari scopi e regole per indossarli, modificati nel corso dei secoli.

Indispensabili per le donne di certe categorie sociali, da togliere in chiesa, ma non nei salotti, utilizzati per il freddo, sicuramente, ma non solo.

I guanti sono due, come le mani, possono proteggere o allontanare, difendere o aggredire, possono essere comodi e morbidi o scomodi e duri. Armatura o elemento di eleganza e seduzione.

Non solo accessori di abbigliamento ma anche simbolo e presenza in modi di dire ben radicati nel linguaggio:

calzare come un guanto, pugno di ferro in guanto di velluto, trattare con i guanti, un damerino in guanti bianchi, combattere senza guanti, gettare il guanto (della sfida), raccogliere il guanto.……

Presenti in circostanze varie della vita: in giardino, in sala chirurgica, in cucina….

Di cotone per allergie, di lana per il freddo, di seta o di pizzo per giorni speciali.

Bianchi per cerimonie

Neri per la sera, ma anche in altre occasioni del giorno.

Rossi per la gentile trasgressione.

Gialli, di gomma, per le faccende di casa.

Ruvidi o sottili, con dita o tagliati sulle punte per lasciare libero il tatto, corti, lunghi, addirittura manopole senza dita.

I guanti avvicinano come carezze o allontanano come corazze.

Rappresentano ceti sociali ben caratterizzati, almeno un tempo non troppo lontano o ruoli e mestieri.

I guanti evocano gentilezza e diplomazia, fino ad arrivare al tranello e al tradimento, da cui l’uso di togliere il guanto per “dare la mano”, secondo il miglior galateo.

Si sono estinti come i guanti da estate e i guanti da auto in pelle, senza dita.

I guanti di pekari evocano padri lontani, degli anni ’50.

I guanti si perdono, si dimenticano, rimangono in borsa o in tasca, rimangono soli e spaiati……Si portano o non si portano eppure si possiedono……

Ci sono poi i guanti tecnici: da bicicletta, da boxe, da sci o da trekking, da moto…. e i guanti da teatro.

Ci sono i guanti in lattice di medici o vari operatori sanitari.

I guanti del dolore della pandemia. I guanti della solitudine e della paura.

I guanti trasparenti del supermercato che scivolano e non danno aderenza.

Nei primi cartoni animati di Walt Disney i personaggi avevano i guanti per far guadagnare tempo ai disegnatori dell’epoca, dal momento che le mani sono la parte più impegnativa da riprodurre.