Ogni martedì – di Cecilia Trinci

Parcheggio sempre un po’ lontano dal portone e posso riscendere sul marciapiede di Via Montisoni costeggiando prima la Misericordia, poi la cancellata del teatro, guardando in su, verso la finestrina della stanza dove abbiamo tenuto il laboratorio di scrittura i primi anni. Mi viene istintivo, ogni martedì, come per essere sicura che tutto è come sempre, che c’è tutto ancora che mi aspetta. Il cielo dell’Antella, sopra, sempre grande, aperto di nuvole o di azzurro, si allarga sui tetti fino al campanile, tra il fiume e le colline. Lo sguardo poi va al gran tubo del camino che in questo periodo fumacchia un po’ per il riscaldamento acceso e mi conferma l’idea che il teatro è vivo e caldo. Camminando, raggiungo il lato che si affaccia sul piazzale sassoso, con la piccola porta a vetri della caldaia. Guardo e ogni martedì, nonostante tutto, mi aspetto di vedere il gran cappello scuro di Roberto, un cappello allegro, rassicurante, proprio il suo, che esce dalla macchina parcheggiata di fretta sul marciapiede, si affaccenda, saluta, risolve qualcosa, sparisce, riappare, risale in macchina….tanto si sa, poi torna.
Ogni martedì mi stupisco che non ci sia. Entro. Accendo la luce, le porte e regolarmente penso che se tanto qualcosa va storto lui……..lui……lui di certo…… stasera non ci sarà. Sento freddo, sempre, ogni martedì. Poi il lavoro distrae, ma alla fine, quando le luci si spengono, le porte si chiudono con un giro di chiave, eccolo di nuovo, quel pensiero di incontrarlo nell’atrio, vederlo seduto ad aspettare qualcuno, vederlo passare di fretta con un attrezzo in mano, vederlo sorridere dentro la barba, sentire l’ironia del suo affetto brusco, oppure sapere che c’è, al di là della strada, non lontano da qui. Pronto, sempre pronto a intervenire, a esserci. Ogni martedì e ogni altra sera che entro in teatro. Ma anche ogni altro giorno, quando “quante olive quest’anno!” , oppure “con chi gioca la Fiorentina?” oppure “da dove passerà il Giro d’Italia?” oppure “c’è una finestra che non chiude bene” oppure “ma sei ancora qui?” oppure “Diglielo a Riccardo, mi raccomando”………
Eppure lo so, …..poi torna.
“Eppure lo so, poi torna…” allora digli che c’è da rimettere a posto i cacciaviti e il tubo, che i “giovani” tecnici hanno lasciato giù nei camerini senza rimetterli a posto; digli che c’è il cancellino dei bagni che non chiude più e bisogna star dietro al falegname perché , lui lo sa, che non sempre viene se non gli si sta dietro; digli che va avvertito il tappezziere perché le tende del teatro sono da ricucire e le guide sono da sistemare; digli che c’è il radiatore dei camerini che non funziona; digli che faccia presto a tornare perché non ce la facciamo più e in questo fine d’anno, quando si è più soliti fare bilanci, con queste luci colorate che lampeggiano, ci sentiamo già stanchi anche se non c’è da appena due mesi…
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“Oh che sei sempre qui” …me lo diceva spesso, quando dal venerdì del teatro, mi vedeva al martedì della scrittura…non posso dire : lo conoscevo bene! Posso dire che era il primo saluto oltre il portone, e se c’ era caldo nella stanza era merito di Robero, e se il teatro era ben funzionante…pure!!!
Ho un ricordo sereno del suo parlare già affaticato, un pomeriggio :Cecilia, Priscilla, Riccardo LUI ed io che ero li quasi per caso…quanto abbiamo parlato, riso, poi si è fatto buio.. qualcuno è venuto a prenderlo per riportarlo a casa…Sulla porta si è fermato e girandosi mi ha detto” oh ci si vede presto”….e non l’ ho visto più, ma io, scusate…aspetto….
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Che bel ricordo di una persona… anche solo avere speso 2 parole lo farà stare nei vostri pensieri per sempre o almeno…. finché … non torna
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