
Il gatto bianco – di Cecilia Trinci
Non era il mio. Era un gatto di strada, non bellissimo a prima vista, ma a guardarlo bene con un musino dolce e un delizioso nasino rosa in mezzo. Occhi grandi, quasi verdi su un corpo grosso, lunghe zampe, lungo corpo che nel cestino, che avevo messo per lui in terrazza, si attorcigliava a stento, lasciando fuori sempre qualche pezzo. Solo quando era molto freddo, certe mattine d’inverno, allora riusciva a farsi stretto stretto, piccolo piccolo e il cestino diventava grande. In quelle giornate fredde imbottivo quel rifugio segreto di copertine, di cappucci impermeabili, coprivo tutti gli spifferi, stando bene attenta, però, a non chiudere troppo a non coprire troppo. Perché i gatti di strada sono sospettosi e preferiscono sentire freddo che oppressione e paura. Si era abituato piano piano a quel rifugio insperato, nel fondo della mia terrazza ben raggiungibile da un gatto con un salto. Gli piaceva, nascosto com’era tra le piante e indisturbato perché nessuno usa frequentare quel lato del balcone. All’inizio lo guardavo dal vetro chiuso: appariva come lo Stregatto di Alice, mangiava ratto ratto le crocchette che avevo preso a lasciargli a disposizione e poi spariva terrorizzato. Poi, piano piano, si è fatto meno cauto, ha accettato di dormire da me, prima su un vaso pieno solo di terra, certamente un luogo migliore di quello dove spesso lo vedevo addormentato, tra le frasche di un giardino abbandonato. Poi, gradatamente e sempre con sguardo attento, ha accettato di infilarsi dentro il cestino che gli avevo organizzato tra i vasi. Prima dormiva con un occhio solo, scappando subito appena mi sentiva muovere nei pressi, anche a finestre chiuse. Poi abbiamo iniziato a guardarci: lui di là dal vetro e con le spalle alla via di fuga e io di qua, in casa, piegata alla sua altezza. Aveva paura si vedeva, ma restava a fissarmi quasi meravigliato. Io gli dicevo, a voce alta: “Resta Micio, non avere paura….” ma lui dopo un po’ si girava verso la ringhiera e spariva nei giardini. Piano piano ha cominciato a rimanere di più, a guardarmi con occhi diversi e ha cominciato a diventare abituale. Avevo imparato i suoi orari: notti brave in giro per la strada e poi mattinate nel cesto, a dormire fino a tardi. Quattro anni. Quattro anni con un gatto non mio, misterioso, bianco sporco, spesso ferito, ma col nasino sempre rosa e gli occhi sempre più addolciti. Quando ha fatto tanto freddo a dicembre si è fermato al calduccio quasi tutto il giorno. Forse cominciava a invecchiare, a non essere più tanto invincibile con i suoi pari. Un giorno non è tornato più. Ho aspettato: i gatti sono misteriosi e strani e ti stupiscono sempre….ma dopo tanto tempo la sua copertina è rimasta ora solo un cencio sporco, la sua ciotola raccoglie foglie secche. Dove andranno a finire i gatti quando non tornano più? In un loro luogo segreto, a metà tra la terra e il cielo? A metà strada tra il nostro passato e il nostro presente? Io comunque lascio il cestino apparecchiato……..chissà, magari un giorno riappare, come se nulla fosse, come un vero Stregatto! ! Ciao gatto bianco di strada, buon cammino ovunque tu sia!
Ho visto il tuo GATTOBIANCOOQUASI..nei nasini dei gatti che passano nel mio giardino…fieri ed impauriti nella loro libertà…dovunque sia…ed ovunque vada ..ti porterà con se..perchè hai dato senza chiedere, senza invadere.
Hai dato sogni tranquilli, cibo sicuro…e se non c ‘ e stato un saluto….c’ è un ricordo….bianco o quasi.
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