Il fuoco dell’incendio: Sandra Conticini

FUOCO – di Sandra Conticini

Mi dispiace non conoscere le tradizioni o le storie contadine perchè sono una cittadina e non ho avuto nessuno che me le ha tramandate.

L’unica che  ricordo è  che, quando si arrivava dopo Pasqua, la mamma cercava sempre qualcuno che aveva un camino o una stufa economica per poter bruciare l’olivo benedetto e i gusci delle uova, perchè diceva che non si potevano buttare nella spazzatura. E’ stato  sempre più difficile, a volte li teneva anche diversi mesi in giro per casa, così alla fine si è dovuta rassegnare. 

Stare seduta davanti a un camino a guardare la legna che piano piano si consuma  mi piace, mi fa sognare, mi riscalda, mi rilassa ,  ma dopo un po’ mi rintontisce e preferisco  allontanarmi.

Comunque in tutti gli altri casi  il fuoco mi mette paura, perchè per me è distruzione. Gli incendi di grandi, ma anche piccole dimensioni non perdonano, distruggono quello che trovano, boschi, alberi, case e persone, c’è solo la speranza che riescano a domarlo prima possibile.

Ricordo una vacanza in Corsica negli anni 90, eravamo in campeggio con mia figlia che avrà avuto 3 anni. Dalla spiaggia si vedeva in lontananza una nuvola di fumo. Nel giro di due ore l’incendio era arrivato vicino a noi, per fortuna riuscirono a fermarlo, ma per il resto della vacanza mi rimase la paura addosso ed ogni volta che vedo un incendio provo inquietudine.

Il fuoco nel letto: Rossella Gallori

Il fochino piccino – di Rossella Gallori

Seguiva quella scintilla ad altezza un metro e ottanta circa…prima di vederla, ne avvertiva  l’ odore, si annunciava nel corridoio di una casa, che forse era solo nei suoi ricordi…poi appariva sulla soglia di camera, un fuoco piccolo che si appoggiava sul cassettone riflettendosi  sullo specchio,  dove l’immagine per magia si allargava, poi raggiungeva il comodino, per appoggiarsi su una conchiglia di ottone consumato dalla cenere, era la fine di un’ attesa bella,  l’ora di dormire, il respiro regolare della bimba, quello un po’ difficile di un babbo…e quella sigaretta che si consumava lenta, è quel “ fochino piccino” che faceva da ninna nanna….

Poi una notte, un temporale forte forte, che faceva paura, con i lampi, che sembravan  nastri di fuoco…e quella richiesta che non aveva mai: no.

E quella signorina piccola che chiede: si accende un fochino piccino????

Ed il temporale finì, si acquietò l’ acqua, il fuoco, il tuono ed il lampo…si addormentarono tranquilli, in attesa del giorno…

Un forte odore di fumo li svegliò di colpo, ed il lenzuolo  bruciava,  cercarono di spengerlo quasi ridendo e non era il caso, con l’ acqua con le mani, con la gioia che il peggio non era successo… con ancora la voglia di abbracciarsi e di ridere piano…

Arrivò un altro giorno felice, nel silenzio la luce si faceva spazio,   una bimba osservava i buchi sul bordo del lenzuolo, con lo  voce impastata di sonno e fumo e lo sguardo cupo sentenziò: io babbo volevo un falò!!!!

Vortice di fuoco – Laura Galgani

Fuoco – di Laura Galgani

Fuoco vortice tempesta, ti osservo rotolare, immergerti, guizzare, mi lascio avvinghiare dai tuoi tentacoli di luce, mi lambisci, mi sfiori, poi mi stringi e mi scavi, toccandomi nel buio più profondo di quei meandri che nemmeno io conosco.

Là dove arrivi ti temo, a tratti ti detesto, perché vuoi sapere tutto di me, vuoi portare la luce là dove non è mai arrivata, e allora mi oppongo, mi ribello, mi intestardisco in un linguaggio di guerra, di difesa, di negazione.

Non serve. Lo so, da sempre, che sarai tu, ad avere la meglio.

Sulla mia ragione, sulla ferrea logicità che guida ogni mia azione, sul controllo che vorrei avere ma non posso, sul credere ogni evento determinato, mentre è la tempesta a travolgere ogni piano.

Ti temo, fuoco, nelle tue spire più sapienti, nelle passioni che sai scatenare. Quell’unica volta in cui ti ho lasciato vincere hai stravolto la mia vita. Fredda, sì, incasellata come un ordinato cruciverba, ma tranquilla.

Nulla è stato più come prima. Sono saltati tutti i parametri, come un piede che calpesta una mina sepolta sottoterra. Tutto vola via, a brandelli. Chi c’è, ne fa le spese. Anche ingiustamente.

Ma il tempo è passato, e quel fuoco di passione l’ho domato. Dalle sue ceneri sono nate nuove visioni, orizzonti limpidi adesso mi attraggono.

Ti vivo con una sapienza diversa. So che puoi far male, ma lo accetto.

Quando le lacrime solcano il mio viso e tutto il mio essere geme e si stringe in sé stesso come a volersi attorcigliare soffocando e scomparire, arrivi tu, e mi scuoti. Non è lento il tuo sorgere dentro di me. E’ improvviso, e grandioso. E’ lacerante. Un urlo sgorga dalle viscere e ti lascia lavorare il mio essere come creta. Mi impasti, per farmi nuova. Fa male, ma è necessario.

Dopo il passaggio delle fiamme ardenti, una nuova forza, cristallina e pura, mi fa rialzare e accettare me e il mondo intorno a me. Mi guardo dentro e scopro piccole gemme preziose: un rosso rubino, un verde smeraldo, un turchese e un quarzo rosa. Brillano, mi consolano, se le ascolto mi suggeriscono note, parole, disegni che cerco di tradurre nel linguaggio della mia vita. Sono il frutto della trasformazione operata da te.

Ora, una piccola fiamma mi basta per ritrovarti. Mi concentro su quell’unica fiamma che assume contorni sempre nuovi e che cambia colore col crescere. Violetta alla base, e trasparente, si fa opaca al centro per poi guizzare di una luce quasi bianca verso l’alto e spingersi in un vertice che punta dritto al cielo. E danza, danza, danza, in un dono di sé infinito.

Voglio essere come te.

Amico fuoco – Daniele Violi

IL MIO AMICO FUOCO – DI DANIELE VIOLI

Il FUOCO mi accompagna come un amico da quando lo conosco. Da piccolo in quel di Coverciano con la stufa e la legna che amo e che già allora, virgulto di  curiosita’, trasportavo dalla cantina fino al 4 piano, in quantità morigerate e profumate di bosco. Io stesso poi alimentavo il mio amico FUOCO.

Poi 44 anni fa il nostro rincontro ha sancito definitivamente tale amicizia, rinsaldando questo rapporto. Da allora sempre con Lui. Mi ha sempre riscaldato,  continua a riscaldarmi e con il suo calore mi dà anche cibi profumati, sopratutto per il mio Cuore. La Sua presenza é protettiva é ineguagliabile. A tuttoggi fedele. Ma quale sporco, ma quale sudicio; tutto trasforma il fuoco, dalla legna bruciata potassio e calcio per le nostre piante! che bella sincronia  La Natura, gli Alberi ci vogliono bene, anche quando non sono vitali, restano vitali, lasciano il segno del loro passaggio. Meraviglioso. Al Fuoco ho dedicato e dedicheremo sempre considerazione. Ho cercato di poter ricavare, possibilmente da piante morte o cadute,  la legna per riscaldarmi. Il FUOCO ti riscalda e annulla l’aggressività e la follia.  Lasciando nel dimenticatoio il FUOCO abbiamo negato a noi stessi, parte della nostra anima.

Incontro 2 marzo 2022 – Il Fuoco

con Cecilia Trinci

Il fuoco come potenza, come forza di purificazione, come energia, come conforto, fisico e morale.

Il fuoco nelle sue derivazioni: rogo e falò, ma anche scintille e faville

Il fuoco nei riti di carnevale e non solo, come capace di difendere dal male, o come distruttore di forze malefiche

Il fuoco come calore, luce, conforto, coraggio, lampi e presagi.

Il fuoco delle candele, delle torce, dei ceri...

e……

da La Cantatrice Calva di E. Ionesco:

Il Fuoco – legge Simone Bellini

Regali: Carmela a Vanna

Lettera a Vanna – di Carmela De Pilla

Così dolce, sempre attenta a usare le parole giuste Vanna, con la sua compostezza e delicatezza propone il suo pensiero in maniera pacata e rassicurante.

Sarà perché il suo mestiere di psichiatra la porta ad entrare in empatia con gli altri o forse fa la psichiatra perché entra in empatia con gli altri facilmente?

La semplicità e la sicurezza evidenti nelle sue parole le trovo anche nel suo vestire, principalmente di nero o comunque scuro, ma sempre con qualche nota originale che personalizza con i suoi gioielli veri o di bigiotteria.

Oggi viene a prendere un caffè da me e io cercherò di farlo buono perché so che le piace molto, ho preparato anche un piccolo dono per lei che ho avvolto amorevolmente in una cartavelina verde prato legata da un nastro viola per ricordare gli anemoni che proprio in questo periodo stanno alzando timidamente il capolino.

Quando ho saputo della sua visita ho pensato di regalarle quella spilla che ho fatto per lei, una farfalla con le ali spiegate pronta a spiccare il volo, il corpo realizzato con piccole pietre azzurre ricordano il mare.

 Eccole…eccole volare insieme verso la libertà.

Regali: Carla a Patrizia

Per Patrizia – di Carla Faggi

Un pacchetto di carta verde perchè il verde è un colore che sento adatto a Patrizia, il verde è tranquillità, è appagamento, è esserci dopo tanta pazienza, ricerca, ma è anche il colore della continuità e dell’appartenenza.

All’interno del pacchetto verde un mazzo di fiori di campo, che mi ricordano un bello scritto di Patrizia che mi aveva colpito molto ed anche perchè i fiori di campo sono semplicità, bellezza e varietà.

Un po’ come lei che è tante cose, tanti interessi, e soprattutto tanta spontaneità.

Ci saranno margherite che come Patrizia sono fiori del popolo con misteri di magie amorose che ci ricordano come si può essere regine e belle con pochi fronzoli.

Ci saranno i crochi gialli che ci annunciano che l’inverno sta finendo ed è arrivata la primavera. Ora  si gode cara Patrizia di quello che si è costruito, con tranquillità e saggezza.

Poi ci saranno tanti altri fiori di ogni colore e specie, perchè tanti sono i tuoi interessi e tante le tue sensibilità.

Nel pacchetto c’è anche un libro di Casprini su Fonte Santa con l’intenzione di ripercorrere insieme quei sentieri sulle colline della tua Antella perchè Patrizia è attaccata al suo paese, ci racconta nello scrivere i suoi ricordi, la storia dell’Antella, delle sue genti, le tradizioni ed il carattere degli abitanti.

Regali: Stefania a Sandra

Una miscela esplosiva – di Stefania Bonanni

Vorrei regalare a Sandra una miscela esplosiva. Un insieme di sostanze che fosse possibile racchiudere in una scatolina per poi schizzare fuori all’apertura, che quei giochi antichi che liberavano burattini che scattavano srotolandosi.

Nella miscela metterei: due atomi della registrazione di una risata lunga e sonora della Sandra stessa, che è sempre un regalo per chi ride e per chi ne gode, due idrogeni di lettura dell’ “ode della patata” di Neruda, registrata mentre legge, per esempio, Simone Rovida, infine il video girato durante una mattinata serena, dal titolo “riso a crepapelle”, ed erano frittelle.

Poi nella scatolina ci metterei il regalo vero e proprio, che secondo me deve avere queste caratteristiche: essere una cosa che fa stare bene, essere qualcosa che la persona a cui si dona non si comprerebbe mai da sola. Io a Sandra comprerei un abbonamento per una decina di giri sulla giostra di Piazza della Repubblica, quella dorata con i cavalli e le carrozze. Una decina di giri dovrebbero bastare per un pomeriggio indimenticabile, da far girare la testa.

Definizione del nostro incontrarsi:

“Un posto dove ognuno parla ed ognuno ascolta: e già questa è una rivolta.”

Regali: Anna a Stefania

Orchidea per Stefania – di Anna Meli

Ti ho conosciuta negli anni 70.

            Eri una ragazzina vivace e sbarazzina, molto graziosa con due occhi neri stellati che esprimevano tanta voglia di vivere e felicità.

            Non avevamo ancora rapporti di amicizia, la nostra era solo una conoscenza superficiale e nonostante provai subito verso di te una grande simpatia

            Lavoravo vicino casa tua e ti vedevo spesso quando ti incontravi con i tuoi amici allegra scherzosa e spontanea: così ti sei mantenuta.

            Per un po’ di tempo, avendo avuto un trasferimento di lavoro, non ti ho più incontrato; ma un giorno uscendo da Messa ti trovo lì sullo spazio davanti alla chiesa, te col tuo Paolo, io col mio Mario.

            Ci siamo abbracciate commosse ed è stato come se il tempo non fosse passato, anzi la lontananza ci aveva unito ancora più forte e si manifestava in quel momento come non mai.

           Oggi ti ho invitata a casa mia e sapendo quanto ti piacciono i fiori, voglio regalarti una delle mie orchidee. Le più belle stanno già per sbocciare.

            Sarà di colore rosa a fiori grandi, rosa sfumato come quei tramonti che tu ammiri tanto, rosa come la speranza, come l’amicizia e so già da ora che lo gradirai e aspetterai ogni anno il suo rifiorire come la nostra amicizia.

Commento sui “Regali” tra Matite

di Cecilia Trinci

Anche se i “Regali” non sono stati ancora tutti inviati (perchè le Matite sono così, chi arriva prima, chi dopo, chi ha impegni e rimanda, chi si riduce all’ultimo minuto….e ormai le conosco tutte e ci sorrido, su tutte queste modalità) mi sento di farvi anche io un regalo.

Pagine dolcissime queste su questo “gioco”, inattese, nonostante mi sia abituata alle vostre sorprese. Quelle spinte a scrivere che ora chiamiamo “giochi” voglio che restino così, quasi carezze non troppo impegnative, un sussurro in un orecchio, per ricordare che il cuore non è solo un muscolo, che i nostri incontri non sono abitudini, che vedersi e cercarsi non è obbligatorio.

Qualcuno ha detto che per conoscere noi stessi occorre il confronto con gli altri, come se la nostra immagine ci apparisse dall’impronta che lasciamo su chi ci sta accanto, da come ci aiutano, loro, a vederci. Nessuno più di me ne è convinto: il confronto, l’incontro ci fa specchio, ci rende consapevoli, oltre che “non soli”.

Non è stato facile raggiungere Rossella, trovarla attraverso i rovi che lei stessa ha per tanto tempo messo a sua “difesa”, come dice Nadia e come ognuno di noi può confermare. Ma nessuno, in questo gruppo è facile da trovare, comprendere senza sapere tutto della sua vita. Abbiamo condiviso profondità da abissi oceanici. Questo unisce.

Vorrei regalare a Rossella un paio di occhiali rosa. Ieri mio nipote piccolo si è messo i miei occhiali da sole e mi ha chiesto “perché ti vedo nera, nonna?” Ecco io vorrei trovare occhiali con le lenti rosa perché Rossella si guardasse intorno e un paio di forbici da giardino per potare i rovi dietro cui si nasconde. Un rossetto fucsia per camminare al sole e essere orgogliosa di sé.

Vorrei regalare a Carla un sacchetto di biglie di vetro, per giocare come fossimo tornate bambine in un giardino della mia infanzia. Vorrei giocarci a “campana” e a palla prigioniera come facevo da piccola con una certa Gianna, che non ho più rivisto e che cerco da 60 anni.

Vorrei regalare a Carmela una gonna a ruota di seta blu perché indossandola facesse volare la stoffa e il blu in un girotondo felice, confondendo passato e presente, e vorrei che anche il suo collegio si colorasse di blu, e con quella gonna ci potesse tornare a volare, lungo i corridoi, cantando canzoni antiche.

Vorrei regalare a Sandra una chiave che apra tutti i cassetti e che da uno di questi saltasse fuori, come una magia da prestigiatore, la potenza dei suoi anni più belli. La chiave dovrebbe aprire anche gli altri dove ha riposto il suo passo veloce, l’ottimismo, lo sguardo sereno e i capelli rossi del primo giorno.

Vorrei regalare a Stefania un bastone nodoso di legno di faggio. Di faggio era la camerina di mia figlia, un legno chiaro, solido, ottimista, costruttivo e sereno. Il legno delle foreste con le foglie dentellate, profilate, gentili. Il legno delle foreste abruzzesi, di gente generosa e sincera, che sa ascoltare e capire e ricambiare qualsiasi piccolo piacere con sorgenti di riconoscenza e calore.

Vorrei regalare a Gabriella un cappello di paglia, con ampie tese, piene di ogni bellezza: veletta, uccellini, frutta rigogliosa e colorata, perché so che la sua enorme femminilità reggerebbe il peso di decorazioni mai troppo cariche per lei. Una donna con tante donne dentro, misteriose e sconosciute, una matrioska di donne emozionanti e passionali. Una veletta per l’educazione, uccellini per il suo canto in gabbia, frutta per la passione che nasconde.

Vorrei regalare a Tina il cestino da lavoro di mia nonna, con le forbici da ricamo di gusto liberty, gli aghi di tutte le fogge per ogni tipo di filo e per cucire qualsiasi stoffa, vera, cercata o inventata, aghi per seta volante, aghi per lana amorosa, per canapa grezza, per lenzuola di lino, per tende, o per attaccare bottoni e ferite aperte, per cucire dolori o paure, per ricomporre fratture, per costruire ponti e case e villaggi e piccole tane sicure.

Vorrei regalare a Patrizia una finestra sul mondo, senza tende, dove soltanto affacciandosi, potesse vedere sentieri e case, ponti e oceani, città, storie passate, prati e spiagge, grandi famiglie riunite e panchine con mamme e vecchi, con bambini e passeggini, e con tutti e a tutti lei parlasse di pace.

Vorrei regalare a Nadia una macchina del tempo perché potesse passeggiare in su e in giù per la sua storia rivivendo a suo piacere qualsiasi attimo o periodo della sua vita, viaggiando in un luogo dove è difficile andare senza un biglietto speciale. Con la sua valigia minimale, con le carte su cui ha segnato i punti più importanti, con il suo sorriso rarissimo e le sue lacrime ancora più segrete. Ma con l’obbligo di tornare sempre perché la vogliamo qui.

Vorrei regalare a Vanna un diario con la copertina verde prato e una penna d’oca del Giardino delle Esperidi perché ci racconti chi è, chi vorrebbe essere, e, da esperta di ascolto, si dedicasse a se stessa e alla gioia di una vita lucida, “verde” di fiori e di erba bagnata, profumata di fieno e di mare.

Vorrei regalare a Simone un megafono per raccontarci, a tutta voce, davvero Firenze, in tutti i modi e in tutti i cieli, in tutte le ore e con tutti le stagioni. La “città più bella del mondo” come sempre ci dice e un piedistallo su cui potesse salire per sovrastare la media dei cantori e dei narratori. Da lì tutti lo ascoltaranno. Anche lui stesso si ascolterà.

Vorrei regalare a Mimma una collana di perle. Bianca come la sua anima bimba, ogni pallina un desiderio realizzato e primo fra tutti tornare a ridere di pancia, con la testa indietro, gli occhi brillanti e la sua curiosità saziata, con la generosità nelle mani. Il suo ridere senza invidia, senza conoscere malizia, senza rimpianto, senza paura del futuro. Il ridere dell’amicizia non contaminata dal dovere.

Vorrei regalare a Anna una lampada a petrolio di mio nonno. Un oggetto raro, antico, molto bello, che illumina con discrezione, che sta su un tavolo di legno massiccio come la sua storia, che rischiara la via davanti a noi, per andare sempre, per non fermarsi, ma con garbo, con delicatezza, con l’immortalità di un oggetto d’arte che viene dalla vita vera, vissuta, dalla vita guadagnata.

Vorrei regalare a Lucia il mio mazzo di tarocchi perché sono immagini simboliche dipinte, sono personaggi e segni, numeri e presagi. Sono carte piene di anni e anni di divinazione fatta di buon senso e fantasia, di ascolto e sostegno. Sono ciò che resta di tante storie, racconti e cammini. Sono lo sguardo vicino e quello che si ha.

Vorrei regalare a Laura la mia piramide di cristallo. Spande intorno una luce multipla, prismatica, che si divide in mille linee colorate, ognuna va per la sua strada, toccando e tornando indietro. Il centro resta immobile, osservatore, dispensatore di un sicuro punto di vista incrollabile. Il cristallo pieno di minerali, ma purificati da un fuoco vivace, che trasforma gli spigoli in luce.

E a chi ci ha lasciato per vari motivi regalo le nostre parole e il mio ricordo grato.

Regali: Patrizia a Mimma

La collana magica – di Patrizia Fusi

Vorrei regalare un cosa mia a Mimma, sono indecisa su cosa, penso e giro lo sguardo intorno a me su quello che mi circonda.

 Le tre mezzine di rame di dimensioni diverse?

 La brocca in rame con beccuccio, coperchio a punta con disegni floreali e sbalzi,  imperfetto, ma lavorato e martellato a mano?

O un carillon a forma di mulino con la lanterna che illumina?

No sono oggetti troppo ingombranti so che deve cambiare casa, dovrà separarsi di cose a lei care.

Per questo motivo ho deciso di donarle una mia collana di vetro di colore turchese che non occupa posto.

La vedo adatta a lei, e vorrei che quando la indosserà  faccia la magia di farla essere più serena.

Questo piccolo pensiero e per ringraziarla di avermi portata nel gruppo tanti anni fa, e per la persona cara che è.

 Grazie Mimma

Regali: Nadia a Lucia

Intrecci per Lucia – di Nadia Peruzzi


Mi dispiace, cara Lucia, non avere qui con me la cosa a cui ho pensato subito dopo aver scoperto che eri tu la persona a cui avrei dovuto fare un dono.
Pur non avendolo, lo considero prezioso anche perché è figlio di un intreccio e di una relazione ulteriori. E’ Rossella che mi ha fatto scoprire, al mercato di Antella,  il banco che è origine di tutto.
E a proposito di intrecci, il dono è lui stesso un intreccio.  Intreccio di vimini che lasciano intravedere il lavoro di mani esperte nella raccolta di ciò che serve e di ingegno e inventiva per dare la forma dovuta rispetto al caos iniziale di stecchi apparentemente senza vita.
Perché questo cestino di vimini proprio a te, Lucia?
Perché nei tuoi scritti sempre si ritrova un ambiente che io non ho vissuto dall’interno, ma sento come parte irrinunciabile di me, dei miei pensieri, dei miei sentimenti. Ho nostalgia per quel contesto . Una nostalgia da groppo in gola ogni volta che ricordo le famiglie contadine che ho conosciuto nelle campagne attorno all’Antella da bambina e da adolescente. Una nostalgia che riaffiora fino a farmi commuovere ogni volta che ricordi il tuo babbo, rievochi il mondo contadino, e anche per soli accenni fai intravedere la sua essenza, la sua forza, il suo stare con i piedi per terra, quell’essere solido pur nella semplicità, e solida espressione di grande civiltà anche laddove non supportato da tanta scuola o da titoli particolari.
Cara Lucia mi fai pensare ad una casa di campagna in una giornata di sole, con attorno tanti alberi pieni di frutta, fiori dappertutto, un pozzo in mezzo all’aia, e persone indaffarate ma che si muovono in tranquillità e pace in scambio con una natura madre e non matrigna.
Sull’orlo del pozzo, o su quel muretto che delimita a destra il confine dell’aia,  il cestino di vimini potrebbe starci benissimo.  Magari con un geranio rosso dentro.

Regali: Laura a Anna

Il nostro caro angelo – di Laura Galgani

Cara Anna,

Mi hai tanto colpita quel giorno in cui ci permettesti di stare per un momento insieme a te su quella minuscola seggiolina nel cantuccio di una stanza di casa tua, stretta fra il termosifone bianco, di ghisa, come usava una volta, una cassettiera di plastica giallo ananas con lo stereo color inox sopra e una sedia di legno scuro.

Ecco, quella volta ti vidi proprio lì, al buio, in quell’angolino, a riprender fiato nel corso di una giornata pesante o a smaltire un momento di profonda malinconia e trovare la forza di colmare un vuoto, portare un peso, prendere te stessa in mano e andare avanti.

Quell’angolino, quella seggiolina, sono il tuo confessionale privato, dal quale puoi parlare a chi c’è e a chi non c’è più, a chi hai amato tanto e a chi ti ha fatto arrabbiare.

Ti dono con tutto il cuore un piccolo angelo di alabastro, uguale uguale a quello che ho io. Te lo vado a prendere a Volterra appena posso. È alto sì e no 7 centimetri ed è di colore azzurrino opalescente.

A me fa molta compagnia: pensa, lo stringo tutte le notti quando mi addormento. Sì, dorme con me, nel mio letto, e a volte lo perdo nell’intreccio di coperte e lenzuola. Ma al mattino lo ritrovo sempre, e gli do un piccolo bacio prima di metterlo sotto il cuscino e uscire.

Te lo regalo perché così puoi stringerlo fra le mani quando ti metti nel tuo cantuccio, al buio, e se vuoi puoi raccontargli che cosa in quel momento ti pesa sul cuore, di che cosa avresti bisogno o anche un momento di gioia che hai vissuto.

Non ha un volto, il nostro caro angelo, perché può avere tutti i volti.

Però ha due belle ali, che si aprono e abbracciano col loro tepore chi gli si affida con semplicità.

Io non me ne separo mai, pensa, lo porto con me anche in vacanza!

Te lo dono perché sento che il tuo cuore è delicato, che il tuo vissuto è prezioso e va donato al Cielo, che il tuo desiderio di pace è grande e vuoi che venga in qualche modo consacrato.

Ti faccio un pacchettino di stoffa, meglio ancora un sacchetto di stoffa bianca con dei fiorellini blu e un nastrino a stringerlo in cima.

Così anche tu, se vuoi, potrai portarlo sempre con te.

Con affetto sincero

Laura

Regali: Sandra a Simone

La chitarra del cuore – di Sandra Conticini

Simone  lo conosco da molto tempo e lo considero un vero amico. Anche se non ci vediamo spesso quando ci incontriamo sembra di essere stati insieme da sempre. Ci sono molto affezionata, ha sempre una battuta pronta e credo che gli si possa solo voler bene perché è una persona eccezionale.

Dietro quel suo modo burlone c’è tanta umanità e intelligenza ed io gli sono riconoscente per la sua comprensione.

Ha mille interessi, è molto bravo a disegnare, a fare  incisioni sul legno, un attore nato,  a suonare vari strumenti…insomma una persona poliedrica.

Donerei a Simone la chitarra che ho in casa. Per  anni ha suonato tante canzoni, ma ormai da più di venti anni non ci sono  mani che la suonano. E’ una vecchia chitarra del 1978 chiusa nella sua custodia, al riparo dalla polvere,  che  anche Simone ha suonato nella sua gioventù insieme agli amici ed in particolare a Roberto.

Regali: Rossella a Nadia

Il mio dono per Nadia – di Rossella Gallori

Non so se mi sei piaciuta subito, anzi in verità, manco capisco se mi piaci adesso. Ho ancora l’eco di quel che non hai mai detto, ma io ho sentito: “oh questa chi è?”

Tu due passi avanti.

Tu tre gradini più in su.

Ed io lì, come una balena in una vaschetta di pescetti rossi.

Poi c’è stato un giorno che è quasi ieri, un giorno tardivo, che forse né io né te meritavamo.

Ti ho telefonato ( o mi hai telefonato) era il giorno, lo ricordo, del : non ce la faccio, della fragilità, del  silenzio pesante. Mi sono, ci siamo, messe a parlare, delle mie case troppo alte, senza scale, senza porte, tu hai capito che erano grattacieli  senza ascensore. Ci siamo parlate, raccontate, pianto e riso, avvicinate da lontano, senza guardarsi, senza sfiorarsi le mani.

Tu con le mie stesse idee, dette meglio, con le mie stesse fregature, con più stile. Con il tuo essere un velluto a coste, che mi piace tanto e ti somiglia, sei un 500 righe Visconti di Modrone  bleu notte, intenso e forte.

Ciao Nadia, come stai?

Ciao Rosss com’è? E so che ti interessa, che vuoi saperlo davvero, anche se io, non so se lo sai mi chiamo Rossella, ora mi chiami “donna” e non te l’ ho detto mai, ma mi piace molto.

Ecco ti devo fare un regalo, un regalo..un regalo, si ti faccio un regalo.

Vorrei fosse bello.

Vorrei ti piacesse.

Vorrei tu non l’avessi mai avuta una cosa così.

Allora penso, al tuo essere, così diversa dal tuo sembrare! Ecco ho trovato, ti regalo una cosa preziosissima per me, il domino del mio babbo; ci sono i colori giusti dei tui pensieri: il bianco, il nero!

C’è, esiste, è una scatola fatta a mano da un bimbo malaticcio, quale era, c’è la sua tenacia, ci sono i suoi spigoli, simili ai nostri, c’ è la sua voglia di vivere…nonostante…nonostante….

Non te lo incarto, te lo do così  polvere compresa, ci metto, però, un nastro di miorèè verde bottiglia, all’ incrocio del fiocco un piccolo fiore color glicine di ciniglia, una piuma viola microscopica, con un campanellino, banale ma propiziatore.

Sarà un momento Bello, come quel parlarsi ed apprezzarsi, senza correre, come il tuo amore per le stesse mie cause, per le mie nuove amicizie….resterai senza parole, lo so, forse ti commuoverai, facendo finta sia raffreddore.

Dirai: no Rosss, è troppo!

Io insisterò, tu ripeterai: non posso accettarlo…ed io con il cuore gonfio di gioia, lo riprenderò. Perché è la cosa a cui tengo di più e con la voce dello stomaco, che è più giù del cuore, ti accarezzerò i capelli sempre composti e ti ringrazierò riprendendolo tra le mani, ti lascerò  il nastro di raso, con la piuma, il fiorellino ed il campanello, che in fondo non son poca cosa, forse ti  darò una pedina, un tassello, con  i numeri uguali, lo stesso segno, per due amiche uguali e diverse.

Il domino, non sarà sempre  solo mio, sarà un po’ più nostro! Te lo impresterò, forse solo per pochi minuti, ma te lo impresterò….perchè, perché…perché ..mi fido, mi fido…

Ciao Nadia, la tua Rossss  (si mi puoi chiamare come vuoi)

Regali: Rossella a Carla e Carmela

“Per CARLA E CARMELA” – di Rossella Gallori

Per CARLA

Ti regalo un cerchietto rosa fucsia, un cerchietto piumoso pieno di perle, poi se guardi meglio c’ è una piccola farfalla. Un cerchietto che ti protegga e non ti illuda, che ti renda più bella anche se non è possibile…

Un po’ figlia dei fiori, un po’ rocchettara, un po’ fatina, molto regina, sempre più pittrice, molto modella, le gambe accavallate, le gonne corte, un po’ sfacciate,  con quel pennuto rosa forte sul capo platino….lo sguardo rivolto al cielo…piovono coriandoli viola…

Per Carmela

Cerco nel baule che non ho, pieno di sogni, trovo due guantini di pizzo, quelli da signora chic, delicati, preziosi, minuscoli ed impalpabili, li appoggio nella scatola di carta decó, accanto ad una teiera senza thè, ma con te, che mi guardi da sotto il coperchio, nella ciotolina di ceramica bleu, piccole zollette di zucchero, un sacchettino fa cucù  tra le perle quadrate e dolci, dentro una piccola moneta con l’immagine di una madonna, che in fondo è una donna se non come me, è forse te..

Allora pizzo, thè per te…ed il tuo bel parlare per me

Regali: Mimma a Sandra

IL REGALO PER SANDRA – di Mimma Caravaggi


Sto pensando! Non è facile per me fare un regalo alla Sandra poiché non ci lega una grande amicizia ma è sicuramente qualcosa di più di una conoscente per cui il regalo penso debba essere un pò particolare. Mi sto arrovellando il cervello ma le idee si intrecciano senza soddisfarmi. Sarà meglio analizzare quel poco che
conosco della Sandra per poter arrivare a farle un regalo non impegnativo ma
diverso e che catturi il suo cuore per far si che la nostra possa diventare una buona e bella amicizia. Sandra mi è sempre apparsa come una persona aperta e questo rispecchia molto il mio carattere. Io attaccherei bottone con tutti e sono subito pronta ad aprirmi senza alcuna preoccupazione. Sandra è stata per molto tempo più nei suoi panni, fino a poco tempo fa. Infatti, ultimamente, attraverso i suoi scritti ho notato che si è aperta un pò di più, pian piano, a tutti noi dando spiegazioni delle sue sensazioni ed emozioni, cosa che prima non le riusciva. Quando qualche anno fa scriveva sembrava facesse un compitino con le minime parole. Ora è cambiata molto, scrive racconti più lunghi, li descrive insieme alle sue emozioni insomma come d’altronde ho fatto anche io, siamo cresciute riuscendo ad esprimere il meglio di noi. Ho pensato allora di regalarle un bell’albero virtuale. Si acquista su TREEDOM come li ho regalati ai miei nipoti e bisnipoti per i loro compleanni. Che pianta regalare a Sandra ? Ho pensato che una pianta di cacao possa essere adatta a lei. Porta allegria e sul sito le spiegheranno come seguirla lungo l’arco della sua crescita, dove viene piantata, a cosa serve quanto CO2 elimina. Le verrà spedita una relazione settimanale o quindicinale per farle seguire tutte le fasi di crescita. Conoscerà la persona che se ne prenderà cura che l’ha piantata e i vari trapianti dal vasino come seme al primo germoglio e così via i vari trapianti fino alla crescita dei frutti alla loro raccolta e trasformazione e quanto il contadino ne potrà trarre profitto con la vendita dei frutti arrivati a maturazione nel loro habitat. Tu potrai dargli un nome che ti permetterà di ricordare qualcuno in particolare. Sandra spero di aver azzeccato il dono per te. Ne sarei molto contenta.
Ciao Sandra da oggi con la tua pianta potrai contribuire a ridare un pò di aria buona per te tua figlia per me per noi e al pianeta.

Regali: Lucia a Rossella

Per Rossella – di Lucia Bettoni

Ho due regali per te Rossella
Uno era già dentro di me e immaginavo con piacere di poterlo regalare a qualcuno prima ancora di sapere a chi
Pensavo che sarebbe stato bello trovare la persona giusta alla quale poterlo regalare, pur sapendo che non sarebbe stato facile perché, in effetti,  questo regalo presuppone una certa conoscenza tra persone
Sicuramente sento di poterlo regalare a te
È un fischietto, un fischietto di terracotta, uno dei  fischietti raccolti con cura nel corso della mia vita
Perché un fischietto?
Perché i fischietti non sono solo oggetti, hanno una voce, basta soffiare
Ognuno ha il suo suono, ognuno è diverso
Sceglierò per te il fischietto con la voce che più mi piace
Potrai appoggiare il fischietto da qualche parte nella tua casa, è piccolo, non ha bisogno di spazio, può stare anche nella tua borsa: se vorrai e se ne sentirai il desiderio o il bisogno lo potrai usare, basta soffiare
Puoi soffiare forte o anche molto piano: io riconoscerò il tuo richiamo

Il secondo regalo è un pacchetto/vacanza di due giorni in un luogo non lontano, un luogo in Toscana o nelle regioni limitrofe
Potrai scegliere tra le varie proposte l’albergo che  più ti piace, nel luogo che più desideri,
una città o un piccolo borgo: quello che vuoi tu, come lo vuoi tu, quando lo vuoi tu
Se ti farà piacere ti accompagnerò