La cartina di Carla

Scacchi, strisce e donna colorata – di Carla Faggi

C’è il sole, anzi il solicchio, carezza ma non fastidia gli occhi, un lieve ventolino, una poltrona comoda.
Io sono qui e sto bene.
Lo sguardo non ha un limite perchè l’orizzonte è lontano, forse si intravede anche il mare.
Sento che qualcuno mi osserva, non so bene chi o cosa.
Due occhi grandi, immensi, acquosi mi osservano.
Mi giro di scatto.
Un fruscio veloce, due grandi orecchie, un codino mozzo e via più nulla!
Peccato, non mi disturbava affatto!
Continuo a guardare l’orizzonte, le tante sfumature di verde, l’ocra, i marroni, gli alberi, le colline lontane.
Sospiro, il silenzio che non è silenzio, composto da mille piccoli rumori.
Passa Gigi, il gatto del vicino, lo guardo, mi guarda.
Poi mi alzo, vado dalle matite.
Anzi no, è presto.
C’è qualcuno di passaggio che mi chiama, capelli di tutti i colori, occhi truccati di verde acceso, bocca
rossa,orecchini, tante collane, abiti multicolori.
La guardo, mi guarda, la riguardo, voglio dire qualcosa, la voce non mi esce, sillabo un no.ooo.nooooo!
Scappo e vado dalle matite.

La cartina di Rossella G.

Tra carte che sanno di sogni – di Rossella Gallori

Tra carte che sanno di sogni….
Sogni reali…
Ricordi…….
Il sole stava ancora accecando il giorno, il giorno cercava quiete, trovò pace dietro la colonna, quella grande, liscia come seta che sapeva d’acqua che non c’ era, palpebre ombrettate d’ arancio, scrutarono dalle finestre alte, cercando le mie mani ed il mio sasso.
I pugni serrati, lo sguardo perso tra parole sconosciute : io…. Era pace Era nascondersi Era pregare…
Era se pur per poco :mamma
Era : non mi perdo
Era: non scappo
Era felicità pura, di sabatibelli( si una parola sola )
Incontri casuali, mai freddi, difesa da un cancello che non era ghetto, ma trionfo, libertà!
Mi accarezzò la signora, era una e cento: occhi, naso, capelli di persone “ altre” mai nemiche…..solo le labbra rosse eran di mia madre, socchiuse, carnose e rosse, silenziose e parlanti!
Salivo scale di gioia, salutando, un nonno, che era un nome….inciso.
Scendo scale accuminate, pesante di vita, sempre : io!
saluto un nonno che è una lapide di storia, di sofferenza e….
Si mescolano le carte, anni che sono: cuori, picche, fiori e quadri…..gioco ….perdo..vinco….vivo….Ed è oggi.

La figurina di Stefania

Il mondo in giardino – di Stefania Bonanni

Verde con qualche rosa rossa, bianca, gialla. Marrone dei vasi coccio, tutti via quelli di plastica. Mi affaccio tutte le mattine e guardo giù, e quello che vedo mi fa stare bene. E’ armonioso. Ho fatto tutto io, negli anni. Ho piantato l’edera, ho costruito un vialetto con grosse pietre piatte. Ho piantato strani rametti, verdi creature che mi hanno stupito crescendo, riempiendosi di fiori, diventando alberelli. Regali grandi, inaspettati,  che forse si sono nutriti di sguardi affettuosi. Il giardino che è il risultato di tutto questo non ha siepi ordinate e geometriche, non un vialetto dritto, non fiori dello stesso colore o piante dello stesso tipo. Non è potato bene. Si capisce bene che non ci sono intenzioni o progetti. Ci sono seminate conchiglie, e forse in futuro ci sarà chi pensera’ di aver rinvenuto fossili preistorici. C’è una gallina di coccio che forse farà uova di cioccolata. Se succedesse rivestirei l’uovo di carta rossa e arancione, e sarà contenta Beatrice che ogni giorno va a salutare la gallina e guarda se ha fatto uova. Da poco è arrivata una bellissima tartaruga dal giardino accanto e la lasciamo libera di andare dove vuole:una tartaruga condominiale.

Un mondo piccolissimo, pieno di tanta vita piccolissima. Non cambierei il mio panorama privato.

La figurina di Nadia

Una figurina-regina – di Nadia Peruzzi

Gli ultimi raggi del sole stavano regalando un cielo quasi viola.
Il dondolo mosso da una brezza autunnale che sapeva già di inverno,era un invito a lasciarsi andare e a dormire.
Angela,avvolta in un plaid colorato e caldo,stava per chiudere gli occhi, poi la vide.Una figurina minuscola,in lontananza,che si muoveva verso di lei.
Sulla superficie del lago,sembrava volasse con ali di libellula.Eterea,quasi incorporea.Un piccolo punto su cui i raggi del sole giocavano a rincorrersi con arcobaleni.
Cera qualcosa che brillava e sembrava di fuoco.
Angela intravide una piccola stella.La bambina la teneva nella mano destra a mo’ di bacchetta magica e la ruotava vorticosamente a destra e a sinistra.Ne uscivano lampi di luce e composizioni come quelle di un caleidoscopio.Quando colpiva l’acqua del lago ne salivano zampilli colorati che ricadevano in fili d’oro e sembravano pioggia,ma la trapassavano senza bagnarla nemmeno un po’. Eppure rideva lo stesso.La sua risata cristallina risuonava ovunque.Da qualche parte un’eco la moltiplicava ed era quasi una musica.
ln testa aveva qualcosa che riluceva come un piccolo sole.Aveva l’aspetto di una corona.Ma una di quelle vere,non da giochi di bambina.
Angela non credeva ai suoi occhi.Che giorno strano era quello.Anche l’aria che poco prima volgeva al gelido,si stava facendo più tiepida man mano che quella bambina si avvicinava.
Era presa nel suo gioco,danzava,scivolava e roteava sull’acqua,mentre il vestito faceva una ruota da piccolo
derviscio ed era quasi ipnotizzante.
A volte si tuffava.Quando usciva dall’acqua,come prima sotto quella pioggia dorata,non era per nulla bagnata.Potere di una qualche magia,pensò Angela.Era vecchia,Angela,ma non aveva perso la sua voglia di fantasticare e le letture di fate e folletti che aveva fatto da bambina l’avevano appassionata così tanto che quando erano cominciati ad uscire nuovamente libri su maghi e maghetti e piccole streghe li aveva letti e comprati quasi tutti.La saga di Harry Potter se l’era letta tutta proprio durante quell’estate.Lei alla magia un po’ ci credeva davvero!
Non ci volle molto di quel volteggiare ,alla bambina, per arrivare nel punto in cui Angela abbandonato il suo dondolo,la stava aspettando.
Era carina con le sue guance arrossate e i capelli ondulati e del tutto in disordine,avvolta in un vestitino di mussola trasparente che la faceva apparire più piccola di quanto in realtà fosse.
“Come ti chiami?” chiese Angela
Elisabetta”. E più sottovoce: “Betty,per gli amici,ma ne ho così pochi! Tu come ti chiami?”
“Angela!Da dove vieni? Sei una bambina e te ne vai a giro da sola. Ti hanno lasciato andare via da casa senza dirti nulla e senza venirti a cercare?Possibile che tu sia arrivata fino a qui quasi volando e non lasciando tracce dietro di te in modo da poterti rintracciare?”
“Macchè c’era una baraonda tale a palazzo che non si sono accorti di nulla. Hanno altro da pensare,loro.Me la sono filata aprendo un piccolo varco nella grande siepe che circonda il castello”.
“Saranno preoccupai….”
“Anche se fosse?Hanno intenzione di farmi fare qualcosa che non voglio fare.Mi terrà imprigionata per tutta la vita,che oltretutto sarà pure lunghissima,sembra. Si sono messi tutti d’accordo ,senza chiedermi se io ero d’accordo. Sono moltissimi ,te lo posso assicurare,a farmi pressione da ogni parte e a volermi far fare la regina.
Quelli son tutti matti. Ti rendi conto? Dover fare poi salamelecchi a destra e a manca, senza poter parlare mai con la dovuta sincerità ma sempre in perfetto “reginese”. Non poter fare un passo senza che uno stuolo di persone sia li a controllare quel che fai.lo voglio essere libera.Sono uno spirito troppo libero e indipendente per star dietro a istitutori,maggiordomi e dame di corte. Poi ci sono quelle che ti dicono come ti devi vestire ,quali borse,quali cappelli,quali tailleurs.Hanno gusti da barbari e io mi rifiuto di farmi conciare in quella maniera .Sono una da black and white ,tendente al dark e vorrebbero farmi vestire da rificolona con tutti quei colori pastello addosso,per non parlare di quelle orribili borsette e di quei cappelli rigidamente in tinta col resto.E i cerimoniali,come li detesto.Sorridi di qui,ammicca e sorridi di là mentre spesso e volentieri ne strozzerei a decine di quelli che vedo girare attorno a me con fare ossequioso e servile”.
Stava quasi per piangere ,mentre chiedeva ad Angela di tenerla con sé.
Angela non sapeva che fare,ma si intenerì di fronte a quella bambina. Tutte quelle costrizioni lei non le avrebbe sopportate nemmeno per un minuto,figurarsi per tutta la vita.
Se vuoi,puoi rimanere.Fino a che ti trovi bene e sei felice di restare.Una volta che decidi di andar via potrai farlo in tutta libertà”.
La bambina,non stava più nella pelle.Gettò nel lago lo scettro improvvisato con la stellina luminescente e la corona.Rimase con quel vestitino leggero mentre il cielo da azzurro viola che era ,passò al blu profondo in un attimo.
ln casa la tv si era accesa da sola.Stava passando un tg straordinario. Note dolenti ,musiche per nulla allegre accompagnavano la notizia che stavano dando .Angela da fuori non capiva di cosa si trattasse.Era assorta a fissare la bambina che si era seduta sul dondolo e si lasciava cullare . Era bella da vedersi.ll vestitino seguiva il dondolio increspandosi e sollevandosi ad ogni spinta.Un soffio di vento più forte degli altri scompigliandole ancor più i capelli le lasciò sulla fronte una ciocca ribelle che risaltava sulle sue guance arrossate.
Era felice,si vedeva.Gli occhi si stavano chiudendo sopraffatti dal sonno della stanchezza,eppure ancora lasciavano trasparire una contentezza fuori dal comune.Come fuori dal comune doveva essere stata per lei quella giornata,pensò Angela mentre entrava in casa.
ln tv si vedevano foto a ripetizione della regina Elisabetta.Era morta quello stesso giorno,dopo un lunghissimo regno.La colpì una foto di lei bambina.Corse fuori per avere conferma.
Il dondolo oscillava ma sopra non c’era nessuno.
L’aria era tornata fredda come all’inizio di quello strano pomeriggio in cui l’autunno volgeva già verso l’inverno.

Parole: Le parole di Sandra

Parole, parole, parole – di Sandra Conticini

Ma quanto sono importanti le parole. Riescono ad identificarci in quello che siamo e che vorremmo essere e, se non stiamo attenti al nostro modo di esprimerci, possono ferire e  far star male anche  noi che le abbiamo dette.

La vita è un fiume di parole belle e brutte ed è molto difficile esprimere le nostre idee, i nostri stati d’animo, le emozioni e qualche volta siamo fraintesi.

Le vorrei paragonare a tanti semi che vengono buttati sulla terra e possono germogliare amicizia oppure odio, seccare o crescere, dare amore o tradire, è importante usarle in  maniera corretta perchè possono far male più di un coltello.

Invece la gente parla parla, ma spesso non sa di cosa, tutti bravi a farsi grandi  e non si riesce a capire quanto potrebbe essere importante un po’ di sano silenzio.

Si può parlare in tante maniere, con gesti,  mani,  occhi e senza far male a nessuno.

Parole: Cielo di Stefania

Cielo – di Stefania Bonanni

Ieri era un giorno di pagine e nuvole, sciolto nei raggi di un sole finalmente stanco  e sbiadito , stretto tra le braccia di un buio che ha fretta. Il cielo di ieri copre i pensieri e li trascina con se’, nel vento, insieme alle foglie che non volano, atterrano stropicciate e stanche di sole ed arsura.

Forse domani pioverà acqua buona e tranquilla, che culla e tintinna, e sarà un cielo che piange, prima di un arcobaleno di colori.

Parole: Volo di Mimma

Volo – di Mimma Caravaggi

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Librarsi in volo leggera tra le nuvole di panna montata, con la voglia di metterne un pò sopra un bel gelato,   e scendere giù in picchiata fino a toccare terra e poi di nuovo su in alto sempre più in alto, come aquile  godendo dello stupendo panorama al di sotto di noi e lasciandosi trasportare dalle correnti verso mete impensabili, improponibili, irreali. Incontrarsi per una piccola chiacchierata o un riposino sopra una bella quercia e poi con calma riprendere il volo verso orizzonti sconosciuti dandoti l’idea di una libertà infinita, dolce, carezzevole.

Parole: Ali di Nadia

ALI – di Nadia Peruzzi


Che effetto farebbe sentirsele addosso? Icaro ci provò ad incollarsele con la cera, ma il sole con i suoi raggi la sciolse e lui precipitò in mare.
Io non ci ho mai pensato ad incollarmele, ma ci sono momenti in cui il pensiero di averle sento che è un bel pensiero. Fa star bene. Alimenta il sogno e dal sogno prende vita una leggerezza dell’essere che uno non si aspetta.
L’età che si avvicina a chiudere un decennio, per aprire uno ancora più impegnativo, dovrebbe portare a un pensare diverso. Fatto di prese d’atto, di appesantimento, di rallentamenti, di mare calmo, di emozioni e passioni deboli.
Ma non ho voglia di prese d’atto. Sarà la reazione ai due anni passati in quasi prigione, ma io le ali le sento. Realissime,vicine e dentro di me. Non ai piedi, come Mercurio. Lo sfarfallio è più dentro l’anima. Come stimolo a non adagiarmi e a inventarmi cose nuove da fare.

Parole: Volo di Rossella B.

Volo – di Rossella Bonechi

La parola che mi ha chiamato è “volo” perché per me è sempre stata sinonimo di libertà.  

Con l’età ho ridimensionato molto i miei sogni nel cassetto, ma uno resiste nel tempo con forza: un volo in mongolfiera, col vento sulla faccia, lasciando che lo sguardo spazi tutto attorno, in silenzio. Il volo che sogno non conosce confini, limiti, ostacoli: è come quello della poiana quando si arrende alla corrente ascensionale, lasciandosi trasportare; e poi, con un colpo d’ala improvviso, cambiare direzione, andare più in alto, senza peso, quasi senza sforzo.

Questo è per me il volo: la libertà di percorrere spazi.

Parole: Scatola di Rossella

La scatola – di Rossella Gallori

Occhi “ pigri” quasi ciechi, frugano nella scatola piena di niente…..

Eppure ci avevo lasciato cose, vuota, ora è vuota, piena di nulla.

 Sto per gettarla, mi pento dell’ ignobile pensiero, frutto della rabbia.

Accarezzo il coperchio, inciso dal tempo, ne scopro ancora una volta la magia dei ricordi… ad occhi aperti non vedo..

Parole: Sapere di Lucia

Sapere – di Lucia Bettoni

Non so chi sei
Non so dove sei
Non so cosa fai
Ignoro tutto di te
e non cerco di sapere
Non voglio sapere
Non mi interessa sapere
Non c’è niente da sapere
Vibri dentro di me come la corda di un’arpa
Un pizzico con due dita e via!
E poi ritorni a vibrare
Vibri in una pietra
in un campo di grano
in un cielo arancione
Vibri in tutte le lune piene
Non c’è niente che possa fermare il fremito
A che serve sapere?
Sei ovunque
Sei nelle mie vene come sangue

Parole: Volo di Carla

Volo – di Carla Faggi

Penso a quando bambina all’asilo stavo con le braccia raccolte dietro, appoggiata al muro.

Alla foto delle elementari quasi nascosta in me stessa con gli occhi che guardavano in basso.

Alle scuole medie quando mi vestivo sempre di beige e forse non c’ero o non mi si vedeva nella foto di gruppo.

Poi mi viene in mente l’istituto d’arte, quando iniziai a colorarmi, coloravo i miei capelli, i vestiti, la mia casa, i miei amici. Cominciavo a prendere il volo, piano piano, con colori prima azzardati, poi cancellati , con insicurezze e ostentazioni.

Poi l’Università, di nuovo ero beige, non mi sono divertita per niente, poi è passata, è arrivata l’età adulta, c’erano i colori ma erano come pigri poeti al sole. Quando ci si guarda indietro velocemente troppo presi dal presente i ricordi sono in bianco e nero oppure con colori un po’ sbiaditi.

Poi ho fatto il compleanno dei settant’anni, coloratissimo. O pensato ai miei anni passati soffermandomi ed ho trovato tanti colori nella scatola delle matite.

Considerazione da pigro poeta “diciamo che prendere il volo e usare tutte le matite della scatola, usarle tutte anche il beige fa proprio bene.”