Eri nel verde

NEL VERDE – di Anna Meli

Foto e fiori di Anna Meli

Eri nel verde, fra piante di rododendri dai fiori rosa,

chinato e sorridente nel carezzare lievemente

quei fiori di primo luglio.

Solo un’immagine è rimasta a ricordo,

ed è lì in quel luogo di ultimo riposo

che non chiamo col suo vero nome,

perché mi turba, perché so con certezza

che altri prati, altri boschi, altri fiori

ti sono tutt’ora compagni.

Chiudo gli occhi e là ti sento insieme a me

nell’odore pungente di resine di abeti, di muschio

di fiori in un perfetto consolante silenzio.

Lettera d’amore Mirella

La lettera scritta a mano da Mirella Calvelli

Lettera d’amore di Mirella Calvelli

(traduzione)

Un foglio bianco dove spaziare, dove disegnare il mio amore per te.

Un foglio bianco che pian piano diventerà grigio, striato, come i tuoi capelli e i tuoi baffi il giorno che ti ho incontrato.

Un bel signore, mi sono detta, dietro al bancone di uno dei più prestigiosi caffè fiorentini.

-”un caffè”, dico io.

-“come lo desidera, signorina, lungo o ristretto?” macchiato ?

Quanto tempo che nessuno mi chiamava Signorina.

-Non saprei”.. ma mi sono tuffata nei suoi occhi nocciola e ho balbettato “mac..chiato”.

Da allora negli ultimi dieci anni ogni volta che ci fermiamo per un caffè:

-”due caffè, di cui uno macchiato per la Signora”.

Si perchè adesso sono la Sua Signora, senza l’intervento di nessuno, né di un messo comunale e né di un prete….SUA.

E lui è sicuramente MIO, ma non per quell’aggettivo possessivo,ma  perchè mi appartiene in maniera più ampia, non fisica ma spirituale.

Siamo due tessere del puzzle di questa vita. Due tessere che è stato difficile incastrare. Forse perchè erano tutte e due completamente colore blu notte. Un grande cielo stellato .

Alle soglie dei 50 anni, con un vissuto intenso, con due figli ciascuno, con un passato simile.

Ci  accomuna il lavoro, la nostra passione.

Il nostro slogan : Una coppia nella Vita e fra i Fornelli!!”

Ci lega il nostro amore infinito per i viaggi.  La programmazione e il desiderio di conoscere.

Ci stimolano i nostri 4 figli, diversi giustamente fra loro, ma che si sono legati anch’essi fra di loro, come a rispettare il nostro equilibrio.

Tutti svolgono la loro vita come più gli aggrada, ma si sentono, si vedono sono altre tessere di questo puzzle.

Sei aperto amore mio,

sei dolce, non passa sera che non mi baci prima di addormentarti e sei ancora più dolce nel bacio del mattino. Entrambi seguiti da Buonanotte e da un Buongiorno.

Non sei scontato mai, nemmeno nella normale quotidianità.

Ami sorprendermi sempre, con un piatto, con un fiore o con un sasso.

Mi hai fatto amare il nostro giardino e tutte le sue piante, che dal tuo arrivo si sono moltiplicate,quasi a renderti omaggio.

Adoro la tua manualità sul legno, sul ferro, su tutto ciò che si ferma, su tutto ciò che si rompe.

Mi sono sempre adoperata da sola, avendo cresciuto i miei figli con l’ausilio dei miei vecchi genitori.

Ho fatto da mamma, da babbo, da figlia…da tutto.

E’ stato bello quando sei arrivato ridelineare i ruoli.

Non sei mai stato sgarbato né con me, né con i miei figli e tantomeno con i “miei vecchi” e di questo sempre avrò ricordo e attenzione.

Sei stato accolto e io pure dalle nostre famiglie, come se ci fossi sempre stato.

Sono dieci anni amor mio che ti guardo negli occhi, che ti trovo bello più del sole, che godo della tua presenza e della tua vitalità. Abbiamo i nostri spazi, i nostri gusti, molto ma molto simili per non dire uguali. Eppure abbiamo avuto tanto tempo per forgiarci che non so da quanto tempo ci stavamo aspettando.

Abbiamo scoperto che un cassettone, di casa tua ci aveva predestinato. Si, perchè quando l’ho visto ho avuto “un deja vieu”. Quel cassettone apparteneva alla zia di mia zia , che non avendo figli, tutte le volte che andavamo a trovarla mi regalava una caramella. Avrò avuto 5 anni o giù di li.

Ebbene questa zia era anche zia di tua madre. Quando è morta il cassettone è passato in  eredità a tua madre e ora che anche lei se né andata è giusto che sia ritornato da noi.

Che giri e che voli pindarici va la vita!!

Un sacco di amici in comune e noi non ci siamo mai incontrati.

Lo stesso lavoro e noi non ci siamo mai incontrati.

Relazioni sentimentali con persone conosciute, ma noi non ci siamo mai incontrati.

Fino al 4 luglio del 2011 e da allora continuo a chiederti un caffè mac..chiato.

Tu a guardarmi negli occhi, io a pensare che gli opposti si attraggono, ma i simili rimangono insieme per affinità elettive…o per il fato? Chissà!!

Ti amo amore mio adesso in questa esistenza e anche dopo….

Ricorda i miei occhi da rospo smeraldino, io mi ricorderò dei tuoi nocciola. Sono questi che incontro ogni sera e ogni mattina e che rincontrerò un domani anche se non avremo lo stesso nome.

In fondo una rosa ha lo stesso profumo che tu la chiami così o in altro modo.

Una promessa amor mio…..inizierò subito a cercarti, non perderò un attimo. Sarà la maniglia smerigliata di un cassettone o un piatto speciale o un anello di mattone che il mare ha forgiato per me.

Ti cercherò fra i limoni che mi hai donato ogni due anni da quando siamo insieme, da quei frutti gialli e succulenti rivedrò le tue mani possenti e nervose.

Ti sognerò sempre fino a quando il sogno non diventerà realtà.

Ti amo amore mio

Mire

Verde possesso

Ribellione al . . verde – di Nadia Peruzzi

Foto di Rheza Hendy Jana Prasetya da Pixabay


Nelle trasparenze del gin, l’anello di smeraldo sembrava ancor più grosso di quanto in realtà non fosse.
Aveva cercato di conquistarla così.
Malgrado l’ambiente fumoso del locale, la pietra rilasciava una luce intensa che sembrava riverbersarsi ovunque . Anche il miscuglio a base di sciroppo di menta che il cameriere stava preparando per qualcuno ai tavoli brillava come non mai.
Che serata ! Ce l’aveva messa tutta per prepararla bene.  Anche i fiori li aveva scelti con accuratezza, in modo che parlassero al suo posto.
Avevano fissato direttamente al locale. Uno di gran moda. Uno di quelli da rampolli dell’alta società. Voleva far colpo, quella sera. Era la sera della capitolazione, quella decisiva, per lui.
Fino a quel momento si erano incontrati qua e là prevalentemente nei luoghi che lei frequentava con le amiche e gli amici di sempre.
Voleva fare il grande salto. Impressionarla. Sapeva di valere un intero mondo e voleva portarla li . I locali simpatici, familiari e popolari dopo un po’ lo stancavano, non facevano per lui.
Le sue donne le voleva attrarre completamente nel suo universo fatto di bella gente, supermacchine, casa in collina, parco e servitù numerosa.
Si era incapricciato di quella ragazza perchè era l’opposto dell’ambiente che frequentava abitualmente.
Era una sfida di quelle atte a misurare e compiacere ego smisurati come il suo.
Le aveva girato attorno come si fa con le prede perfette. L’aveva blandita, solleticata, lanciandole contro tutto il suo armamentario da tombeur de femmes di alto lignaggio, sperimentato in anni e anni in una condensa sgradevole di molto cinismo e poco sentimento.
Bramava il possesso per il possesso tipico del mondo in cui viveva. Tutto misurava sul metro della profittabilità, delle occasioni da cogliere , dell’assenza dei limiti.
Abitava la parte di mondo occupata dai vincitori e considerava gli altri solo contorno,  pezzi di un puzzle da poter muovere a piacimento. Nati per essere comparse e non protagonisti veri, destinati a soccombere .
Se la vide arrivare vestita come una sirena . L’abito uno spettacolo di blu e verde che si rincorrevano sollecitati dalla luce . Chissà dove l’aveva preso, pensò. Una così non l’aveva certo nel guardaroba.
Poche parole fra loro. Le mise davanti i fiori , ma lo fece con poco garbo.
Ogni gesto tradiva la smania di possedere.  Era un re leone che poggia la sua zampa sulla preda ormai sfinita e vinta, appena prima del pasto ferale.
Lei sembrava vederlo per la prima volta. In quell’ambiente disvelava man mano la sua natura più nascosta. Per la prima volta si soffermò sugli occhi,  più che sulle sue moine da gran maestro di cerimonie.
Li vide gelidi. Occhi da animale notturno, di quelli che sanno essere senza pietà. Occhi di un rapace che al momento giusto punta diritto all’obbiettivo e alla preda senza farsi fermare da niente.
Ne ebbe conferma quando mise sul bancone vicino a bicchieri mezzi vuoti e a macchie ormai secche e prive di vita il cofanetto di velluto rosso.
Eccessivo, stonato,  volgare . Tutto meno che un pegno d’amore per il quale ci sarebbe voluto ben altro contesto e ben altro svolgimento a partire dal loro primo incontro solo qualche settimana prima.
Era la fretta tipica di chi sa di avere tutto e vuole di più, e più ancora e misura tutto solo col denaro e la sua potenza di fuoco nell’idea che tutto sia riducibile ad una transazione d’affari.
Io ti do, tu mi dai o mi darai. Punto.
Si ritrovò di fronte uno smeraldo grosso ben più del dito al quale avrebbe dovuto metterlo. Gli occhi di lui erano fissi nei suoi come a dire, guarda di cosa sono capace, fin dove posso arrivare. A te non resta che cedere e lasciare che il resto della partita sia io a condurla, sottotitolo almeno fino a che deciderò che ne valga la pena.
La sirena prese in mano l’anello. Lo girò e lo rigirò in mano mentre i suoi occhi dardeggiavano guardando quelli di lui.
Rabbia? Delusione? Commiserazione?
Si, probabilmente tutto questo e molto altro ancora.
La molla vera fu un’altra che nemmeno sapeva di avere con sé.
La ribellione delle classi dominate verso quelle dominanti. La voglia di rovesciare il tavolo da sempre imbandito solo per i pochi che credevano che con i soldi si potesse ottenere tutto sempre e comunque.
Era l’umiliazione cocente di chi si alzava tutte le mattine prestissimo per andare a fare un lavoro di merda per pochi euro e a 60 chilometri da casa e si trovava di fronte un anello che valeva minimo nove o dieci volte il suo stipendio di un mese.
Avrebbe voluto tirargli un pugno sul naso. Ma era una vera signora, lei.
Si accontentò di veder planare lo smeraldo fra le rocce di ghiaccio e sotto la fogliolina di menta del bicchiere che lui aveva ordinato.
Se ne andò. Senza voltarsi indietro nemmeno una volta, dopo aver tirato i fiori nel primo cestino a portata di mano.
— 

Incontro virtuale – 16 febbraio 2021

con Cecilia Trinci

Abbiamo avuto il tempo di ridere con maschere improvvisate o autentiche per ricordare il nostro martedì “grasso” insieme. Fuori era freddo e pioveva ma non ce ne siamo accorti, il collegamento ha retto fino in fondo e abbiamo continuato a condividere impressioni e propositi.

Ci siamo scambiati idee sul tema dell’abbraccio, delle lettere d’amore e dello spaventapasseri, temi che ci accompagneranno nei prosimi giorni di scrittura.

Lo Spaventapasseri e il suo cappello

LO SPAVENTAPASSERI   – di   MIRELLA CALVELLI

 Ho deciso di costruire uno spaventapasseri… ma deve essere speciale, perchè ce ne sono tanti sparsi nei campi di tutto il mondo. E il mio deve essere unico.

Fanno la guardia a raccolti di grano o di mais, in ogni angolo del globo.

 Vigilano sulle risae del sud est asiatico.

 I loro abiti sono dismessi ma seguono “la moda “ del luogo.

La cosa più prestigiosa è il loro cappello, perchè li sotto, ben accudito c’è il tanto famigerato cervello.

Per averlo, il capostipite di tutti loro,  ha dovuto combattere la strega cattiva dell’Ovest. Fare amicizia con chi gli era lontanissimo per forma, educazione e buon senso. Credere in se stesso a tal punto da sconfiggere tutte le malevole e altezzose cornacchie.

 E’ stato preso in giro da chi Mago non era.

La sua tenacia a fatto si che sulla sua testa vuota, si posasse una corona e divenisse lui il re della città di Smeraldo.

Siamo tutti un po’ spaventapasseri.

 Tutti dobbiamo allontanare da noi insidie e cattiverie.

Ci corazziamo di una forza inaudita, per attingerla, facciamo tanti giri nella spirale della vita. Raccogliamo qua e là spunti, raccomandazioni, approfondimenti e strategie.

Li nascondiamo sotto i nostri abiti, nelle tasche e nelle borse, per tirarli fuori “alla bisogna”.

Abbiamo tutto a portata di mano, ma per agire, dobbiamo credere, spesso abbiamo bisogno di qualcuno che ci incoraggia o anche semplicemente ci presta una lente per vedere meglio ciò che abbiamo .

Ci indica  una mappa virtuale , per orientarci in un percorso che già conosciamo, ma facciamo fatica a vedere. Rimaniamo incollati al palo della vita, beandoci del sole e sciaquandoci sotto la pioggia. Le sventagliate gelide o le brezze estive , ci scuotono un pochino, facendoci perdere un po’ di lustro. Ospitiamo sulle nostre lunghe braccia aperte, uccellacci e uccellini. Ascoltiamo da loro parole benevole e malignità gratuite.

Accogliamo il mondo, perchè ci hanno fatto con le braccia spalancate.

A volte non vediamo più in là del nostro naso.

Sotto il cappello abbiamo un’impagliatura che nasconde il nostro cervello.

E grazie a quello e al nostro cuore un po’ più in giù del primo bottone che possiamo affrontare il mondo, non come una sfida, ma come un dono prezioso. Dalla nostra abbiamo la fortuna di osservare, con attenzione ogni minimo mutamento o trasformazione. Chi passa di li ci guarda, ci fotografa, commenta o ci schernisce, ma da ciò noi acquisiamo tutto quello che vicino o lontano da noi scorre.

Quando poi il tempo sarà passato,

il pallone della nostra testa sgonfiato,

 il vestito ridotto ad un brandello,

nessuno mai si chiederà del nostro cervello.

La corona a due mani sulla testa si pose

 Re della sua vita e del suo mondo scompose.

Non sa più dove ha messo il suo cappello

poco importa il vento lo ha avvolto con il suo mantello.

Il rossetto

Gabriella:  Mi piace tanto il rossetto-Carla con la sua quieta e lussureggiante femminilità. Il rossetto-Carmela ha un tocco birichino.

Anna: Mi piace tanto il rossetto e spesso prima di uscire me lo metto, soltanto le mie labbra non lo tollerano e finisce spesso in un fazzolettino di carta. Questo non succede per il trucco degli occhi e se a volte lo trascuro mi sembra di essere nuda. Ritengo che ogni tratto del viso sia diversamente espressivo  e che ognuno metta in evidenza la parte che piu’ gli si confa’

Simone: Sono sempre stato restio a baciare una donna col rossetto, tutto ciò che è impiastricciamento  mi ha sempre dato noia , anche quando devo mettermelo quando vado in scena

Carla: Rosso per invitarti, rosa per intenerirti, bordò per intrigarti, poi c’è anche il rossetto quasi nero per punkarti. Ah! Dimenticavo, c’è anche il rossetto arancio ed è per stregarti.

Rossella:…… poi c’ è quello: me lo levo per baciarti…

Carmela: Quando le giornate sono un po’ più monotone e più spente ecco che arriva lui, il rossetto, rosso ciliegia, rosso carminio, rosso bordeaux comunque rosso e mi sento subito “femmina allegra” lo dico in maniera giocosa naturalmente…

La pagina delle favole

Il bambino sorriso

Testo di Cecilia Trinci e disegni di Monica Trinci

Questa è la seconda storia nata nel primo lockdown. La seconda perché si riferisce al secondo nipotino di una nonna e di una zia molto affrante da quei giorni di lontananza. Secondo nipotino ma non secondo per amore, perché lui è la prova di come l’amore si moltiplica sempre alla pari e non si divide mai.

C’era una volta un bambino che volle fare il fratellino.

Non ci fu nulla da fare. Lui voleva fare il Fratellino.

Voleva fare il fratellino minore, perché sapeva bene quanta fortuna c’è nell’avere un bambino più  grande che ti prende per mano e ti porta nei giochi e nei boschi, nei fiori e nelle farfalle, nelle corse e nel sole.

Lui, il suo fratellino lo aveva scelto. Lo aveva visto che saltava qua e là in una casa sui monti e gli era piaciuto tanto, ma così tanto che a tutti i costi voleva crescere con lui.

Così nacque un giorno d’estate molto caldo. Il fratellino lo aspettava da tanto tempo. E’ bellissimo farsi aspettare con ansia.

E il bambino-sorriso lo sapeva bene.

Così quando nacque era già felice. Felice di essere un bambino e felice di essere un fratellino.

Da quel giorno imparò l’arte del sorridere.

E diventò sempre più bravo. Rideva con la testa indietro, esplodendo in risate che partivano dalla punta dei piedi, attraversavano la pancia e il cuore e arrivavano al faccino rotondo come uno scoppio di migliaia di stelle.

Rideva quando ballava, quando mangiava la pappa buonissima, quando giocava, quando leggeva i “brini” sul letto con la mamma o il babbo. Ma soprattutto rideva quando il fratellino faceva le facce buffe, o faceva quei discorsi lunghi e complicati che dovevano essere fantastici e rideva quando lo vedeva fare le bizze e si arrabbiava di niente.

Rideva, il bambino sorriso, e tutto il mondo si illuminava. Le stelle si accendevano, le fate cantavano e il mondo girava al contrario, ballando in una giostra di cristallo che rimandava mille riflessi arcobaleno. E tutti non potevano fare altro che ridere con lui

Lo spaventapasseri

Costruzione dello spaventapasseri – di Tina Conti

L’insalatina era spuntata in fretta nella grande vasca dove le bambine con trepidazione l’avevano seminata, anche le fragole piantate vicino avevano un bell’aspetto, partiva un piccolo orto, “ora serviva uno spaventapasseri” suggerirono eccitate alla nonna che le incoraggiava e stuzzicava a competere con  il suo grande e fantasticato orto.

-Vi posso aiutare, oggi ho tempo, procuriamoci i materiali,  acconsenti’ la nonna. Nel cestino mettiamo tutta l’erba secca che ha tagliato il babbo ieri l’altro, i bastoni sono sul tetto della legnaia, andate a prenderli. Portiamo tutto il materiale  sul piazzale, io vado a prendere gli attrezzi.

-Si fa  un bambino oppure una bambina? Domanda  Tea.

-Cerchiamo i vestiti in casa e  poi si decide, prosegue sempre la nonna.

Gli incroci con i pali sono fatti, non c’è intesa sulla personalità dello spaventapasseri. Decidono di farsi ispirare dai vestiti che troveranno in casa.

-Non razzolate cosi i cassetti, si cerca con due mani, si alzano gli indumenti, brontola la nonna , preoccupata per il fango  e le pestatacce fatte dalle calosce per tutta la casa.

-Prendiamo i pantaloni di Giulio, questa maglietta e le scarpine che piacevano tanto a me quando ero piccola, suggerisce Tea.

-Facciamo il capo con lo spago, fermiamo la paglia e poi  la leghiamo al collo, bisogna infilare la maglietta prima di imbullettare le braccia, questi bastoni sono giusti.Taglio a questa lunghezza, domanda la nonna, per provare le braccia?

-Imbottiamo il corpo con il fieno, facciamo spuntarne  dalle maniche un  po’ per le mani.

-Mettiamo il berretto di Giulio, mi sembra che stia bene, è diventato proprio carino.

-Gli occhi non si mettono, piantiamo  il palo in terra vicino all’insalata,

-Bene, bene, non litigate, non lo lasceremo da solo questo bambino, va bene per una signora, nonna, mamma, zia, si decide dopo. Per la signora  aspettate ferme qua, vado fra i miei vestiti a cercare qualcosa.

-Bella nonna quella gonna, non te l’abbiamo mai vista!

-Per forza, sono ingrassata e non mi entra piu’, va proprio bene per noi. Serve una maglia, io non l’ho trovata dice la nonna, domandate alla vostra mamma?

-Bene, mettiamo la paglia per la testa e il corpo. Ho portato questo bel cappello e un cestino, lo legheremo alle braccia della signora.

-La piantiamo vicino al bambino, cosi lui non ha paura di notte, propone la Tea

-Belli i nostri spaventapasseri, faranno buona guardia?

-Andiamo a cercare fra le cravatte del nonno se si trova qualcosa per una sciarpa

-Brave, avete scelto bei colori, il nonno era d’accordo?

Si guardano complici ma non rispondono, il nonno non si accorgerà mai del furto.

Teodoro  il rospetto, che ha la sua tana vicino al fontanello ha seguito tutto il lavoro, era contento, non aveva mai visto come si costruisce uno spaventapasseri.

 Si  avvicinava lentamente per non farsi scoprire, ascoltava i discorsi, ride quando sente  le schermaglie delle due sorelle, era contento di aver fatto una nuova tana  in quel bel posto, fresco, riparato e con tanto fango.

Ha pensato che ora avrebbe avuto un amico nuovo, anzi due…. no quattro se le bambine  diventeranno mie amiche, ha pensato saltellando.

Verde omino

L’omino verde – di Luca Di Volo

Foto di GeorgeB2 da Pixabay

Si era svegliato presto quella mattina. Ma non era stata la sveglia a toglierlo dalle braccia di Morfeo.. piuttosto una specie di.. premonizione…forse?!

Premette l’interruttore della lampada. La luce inondò la stanza e i suoi occhi ancora mezzo chiusi videro che c’era un omino verde seduto tranquillamente nella poltrona della camera..

“Makkekkazz…”Spense la luce…e fu di nuovo il buio.. confortevole…

Riaccese la lampadina.. ma l’omino verde era sempre lì.. anzi ora aveva accavallato le gambe.. (se erano “gambe”) e stava tranquillamente fumando una.. una che?! Mah avrebbe detto una sigaretta,  da cui saliva un fumo intensamente azzurro..

Finalmente l’omino parlò.. una voce melodiosa…femminile,  quasi.. ”Buongiorno.. ”

Non seppe far altro che ripetere “Makkekkazz…” Però, come un riflesso condizionato anche lui ripetè… ”Buongiorno.. ” anche se la voce gli uscì strozzata.. Perchè la cosa che più lo spaventava era che non provava paura…neanche un po’.. curiosità, semmai…

Ma l’omino riprese: ”Sono dispiaciuto di averla disturbata a quest’ora.. ma, vede, non ho molto tempo.. il mio.. ehm.. governo.. sì.. beh.. sì governo.. mi ha incaricato di farle alcune domande.. sa.. è un test periodico.. lo facciamo ogni mille o duemila anni.. ”

Sembrava un venditore di enciclopedie.. Dio, quanto li aveva odiati…Fu assalito da un desiderio prepotente di prendere quell’intruso per il collo e torcerglielo..

“Non sia così aggressivo, via….. ”

Anche telepatico…

“No, solo se vengo minacciato personalmente.. ”

Ah no, eh?!

“Ma …. insomma.. perchè proprio “io”?!

Era uno sguardo di compatimento quello che traspariva da quegli occhi di smeraldo?!…Belli, però…

“Non penserà di essere il solo, vero? Le assicuro che siamo in tanti.. ce ne vogliono molti per formare un campione statisticamente valido…. e poi.. ” proseguì con noncuranza ben simulata…”E poi.. quando si tratta di decidere del destino di una specie…”

Ma di che parlava quella specie di ramarro…Forse però lo aveva intuito..

“Non…non può spiegarsi meglio?!”

“Certamente.. ”. L’omino verde si accomodò meglio sulla poltrona , si accese un’altra sigaretta  (o quel che era.. ), aspirò una boccata di quel fumo verdazzurro.. e cominciò, quasi spiegasse cose ovvie ad uno studente un po’ ritardato…

“Vede.. non so se lo sa.. presumo di no, evidentemente.. ma la vostra specie non è sola.. anzi, per certi versi è l’ultima arrivata.. la più giovane, insomma…Ha grandi potenzialità.. ma ha un vizio.. come dire.. un vizio di origine.. Violenza, aggressività, crudeltà…eccessive.. Dovute forse all’ostilità di un ambiente selvaggio…come quello di questo pianeta.. Però il mio.. ehm.. il mio governo…ogni tanto deve un test sui vostri.. progressi?! O regressi?! Insomma…da questi esami la dovrebbe emergere un.. quadro.. si dice così?!… Sì.. un quadro d’insieme.. ”

“E.. questo quadro…a che dovrebbe servire.. ?!” Sapeva già la risposta…che venne.. brutale e fredda come il vuoto dello spazio..

“Per decidere la vostra sopravvivenza.. ”

Questa volta la spinta di prenderlo per il collo fu troppo forte.. Si mosse.. ma si fermò subito, paralizzato.

“Giovanotto, non sia così violento.. si sarà accorto che non sono così indifeso come forse credeva…. Ora faccia il bravo.. e stia a sentire.. Dopo le farò alcune domande e avremo finito…. D’accordo?!”

Gli si liberò un po’ la testa.. quel tanto che bastava per far cenno di sì..

“Allora.. dicevo che vi controlliamo…chi siamo…?! Considerateci fratelli maggiori.. Che abbiano molto da offrirvi.. i segreti dei viaggi interstellari.. la cura di molte malattie per voi incurabili…e così via.. Già…però ….

Queste conoscenze sono a doppio taglio.. se cadessero nelle mani sbagliate…sarebbe la fine.. questo lo capisce, no?!”

Eccome se lo capiva…vedi le guerre termonucleari…

Ma l’omino riprese.. ”Voglio essere sincero con lei.. l’esito dei nostri rapporti…della nostra.. ehm…commissione…si dice così, mi sembra…insomma in base ai nostri giudizi.. ci possono essere due decisioni possibili.. e vincolanti. Un giudizio totalmente negativo.. autorizzerà un intervento per voi molto spiacevole.. ”

“Cioè.. ?!”

Un attimo di silenzio glaciale…

E anche la risposta fu di ghiaccio…”Distruzione totale…come estirpare un tumore.. orribile.. ma necessario.. ”

Però proseguì…”Non si disperi.. ci sono altre possibilità…”

“Quali?!…. ”un filo di voce..

“Una sospensione.. una moratoria in attesa degli sviluppi…Dipenderà anche dalle sue risposte.. ”

Si sentiva sospeso in una sostanza molle e carezzevole…allora era così che si impazziva…. molto gratificante…

Forse era l’effetto della serata passata.. era la sua cena per festeggiare la laurea.. vino, donne.. e parecchie “canne”.. Forse quell’omino era frutto proprio di quelle “canne”.  Generose…

Riaprì gli occhi.. niente.. l’omino era sempre lì.. Tanto valeva rispondere.

“Cominciamo…” che altro poteva dire …..

“Allora…” l’omino si fece apparire in una …mano?! Insomma …afferrò un rettangolino luminoso.. Forse la sua versione di un blocco di appunti..

“Per cominciare…lei è etero o omo.. ?!”

“Makkekkazzz…. di domanda…. galattica, davvero.. ” la smania di torcergli il collo lo divorava.. se la fece passare…non voleva rimaner paralizzato un’altra volta..

Perciò, con voce strozzata…irriconoscibile.. mormorò.. ”Etero, etero…. ”

“Che giudizio dà sui suoi simili.. ?!”

“Che sono dei gran pezzi di m…. ”Risposta facile…

“Le avevo detto di non essere volgare…. ”

“Mi scusi…” Oddìo.. aveva chiesto scusa ad una specie di ramarro, anche se “galattico”(forse).

Le domande continuarono..

“Ha mai adottato un bambino a distanza?!”

O questa.. ? ”No.. ”

“Ha mai dato qualcosa al migrante all’angolo di casa sua…?!”

“Qualche volta…”

“Sia sincero…”

“Mai…”

“Se io all’improvviso mi trasformassi in una magnifica donna.. nuda.. lei mi vorrebbe saltare addosso?!”

Ma che razza di domande…”Mah.. no, dipende.. ”

“Sia sincero.. ”

“Sì…. ”

“Questo le costa un punto in meno, caro sig. WYZSSRT!”

“Che?! WYZSSRT…. ??!!”

“Niente niente, è il suo nome in Galattico…non ci faccia caso…”

Chissà perché la situazione assurda gli ricordava tanto il suo esame di Scienza delle Costruzioni.. e anche l’omino assomigliava un po’ a quella carogna del Mainardi…Fu con vero sollievo che si sentì dire…” Basta così.. abbiamo finito.. ”

Fu irresistibile…”Come sono andato.. ”?! Ora sapeva di essere impazzito sul serio..

I due occhi di puro smeraldo lo fissarono bucandolo.. ”Cosa intende dire.. ?!

Si sentiva lo scemo del paese quando disse.. ”Sì…insomma.. il mio esame…da 18.. 24, …27, forse?!”

Lo sguardo smeraldino lo fissò ancora per un po’.. ”Le faremo sapere…”. Questa i galattici, o quel che erano,  l’avevano imparata proprio bene..

Così rimase in ansia.. proprio come dopo l’esame di Scienza…”E.. come…?!”

Risposta secca… ”Se domattina rivedrà il sole.. lo saprà.. Ora può tornare nella sua camera.. ”

Ma se non si era mai mosso.. Oddìo.. scostò un po’ le tendine.. e.. vide.. quello che vide.. si affrettò a richiudere.

Ma fu un attimo.. un secondo dopo la finestra gli mostrò il familiare panorama del vialetto di casa sua…

Cadde in un sonno agitato ma profondo…

La mattina dopo…fu svegliato dal Sole…Gioia pura.. allora l’esame era andato bene…il suo bel pianeta era ancora lì…

Sì.. ma com’era andato.. ?! Un misero 18…un discreto 24.. oppure un bel 27…?!

Della Terra, dell’Universo.. dei Galattici.. non gliene fregava nulla…bruciava solo dalla voglia di sapere che voto gli aveva dato l’omino verde..

Ma non l’avrebbe mai saputo…

Tele verdi

Ho giocato a moscacieca – di Carmela De Pilla

Ho giocato a moscacieca

Ho sentito una carezza amica

 l’aria rugiadosa mi baciava tutta

Ho sentito un grido d’amore

 il battito del tuo cuore mi ubriacava

Ho tolto la benda

Mille tele verdi

hanno avvolto la mia anima

E sono entrata in un sogno

I verdi

I signori Verde – di Vanna Bigazzi

Foto di jplenio da Pixabay

Il Verde se ne stava tranquillo su una panchina del Parco, pensando a se stesso:

-Sono contento di me, mi sento equilibrato, perseverante, calmo, logico, non ho nulla da temere-

In quel mentre sentì bussare dentro di sé:

-Ma cosa stai a fare! Vivi, non senti le emozioni? Il piacere, l’entusiasmo, la vita?-

Il Verde non si accorse neanche in che momento avesse abbandonato la sua pace e avesse iniziato a farsi travolgere da una persona, sopraggiunta all’improvviso,  che , guarda caso, anche lei si chiamasse Verde. Ma ecco una ventata maleodorante.

-Da dove viene questo fetore nauseabondo, acido, di putrefazione?-

I due Verde iniziarono a vacillare, svenendo avvelenati. Non si accorsero che la persona che causava queste sgradevoli sensazioni, si era impadronita di loro. Più tardi udirono una vocina:

-Sono il Verde marcio e voi siete miei prigionieri-

Appena rinvenuti un po’, non sapevano cosa fare, erano del tutto disorientati; piansero finchè una Verde tristezza non li pervase e tutti insieme invocarono la Salvezza. Tutto cambiò intorno a loro: prati scintillanti e smeraldini, farfalle, chiome di alberi che fresche danzavano al vento. Stupiti chiesero:

-Cosa succede? Chi ha portato tutta questa bellezza?-

-Sono la Verde primavera, mi ha inviato da voi il Senno, dice che siete in difficoltà e non riuscite più a trovare la strada di casa-

Affascinati da tanta bellezza, i signori Verde iniziarono ad accompagnare la bella creatura, non si ricordavano più di se stessi e, ammaliati, la seguirono senza chiedersi dove sarebbero andati a finire… Ma il Senno fece capolino:

-Di questo passo, che ne sarà di voi? Prendetevi per mano, create un girotondo, poi stringetevi al centro e lì mi troverete, non vi accorgete che così disuniti e incoscienti, rimarrete per sempre Personalità Multiple?-

Notte verde magico

Verde smeraldo.  – di Gigliola Franceschini

Foto di Gianni Crestani da Pixabay

  Notte magica.  La voce roca di Gianna Nannini usciva dalle finestre aperte di tutte le case ” Notte magica, aspettando un goal….” e il goal era arrivato ed era esploso l’entusiasmo. Dopo ore di attesa, eravamo campioni del mondo! Un sogno avveratosi , una coppa che passava di mano in mano, un Presidente in piedi a manifestare la sua gioia. Si preparava una lunga notte, nessuno aveva voglia di andare a dormire. A gruppi ci organizzammo per fare un carosello  per le strade del paese, tutti in piazza del mercato tra un’ora. Al mio gruppo mancava una bandiera tricolore, non potevamo non averla e percio’ decidemmo di  confezionarla alla svelta. La Ines taglio’ una tovaglia bianca e forni’ il primo colore, Beppe il fornaio tiro’ fuori la bandiera rossa per formare il secondo colore. Ma la bandiera aveva la falce e martello dipinta e pensammo non fosse il caso di unirla nel tricolore nazionale. Lui, comunista com’era, ci rimase male quando tagliammo solo una parte del grande drappo, ma alla fine si convinse , non era la notte adatta per fare politica, eravamo tutti uniti in un unico entusiasmo. Mancava il verde e non si trovava. ” io ho una cosa verde” gridai prima di rendermi conto di quello che avrei fatto , vado a prenderla. Quando aprii l’armadio , mi occhieggio’  la forza splendida  della lunga gonna di seta verde. Tante pieghe, tanta stoffa, un’occasione passata  molto importante, una festa di carnevale e tanti ricordi preziosi. Ormai era fatta, la staccai dalla gruccia e la portai fuori. Mi sembrava di portare la veste di una fata. Nel suo splendido verde, mi stava lasciando un altro pezzetto della mia vita. Fu confezionata una bandiera bellissima che difettava per la precisione perche’ avevamo usato una cucitrice da ufficio,  ma la gioia di quella notte ripagava anche i piccoli difetti. La issammo su una canna dell’orto e con la macchina di Beppe arrivammo in piazza.  Alcuni a piedi perche’ eravamo in tanti, altri pigiati in una 1100 grigia. Cantavamo in coro “Notte magica” e quella notte lo fu davvero. Avremmo ricordato a lungo quella gioia solidale, un bianco, un rosso e un verde splendente.