Il suono multiplo del silenzio – di Luca Miraglia
foto di Luca Miraglia

Se ti arrampichi per le strade che portano sui monti Erei in direzione di Enna potresti imbatterti in Lenofonte, un villaggio più che un paese.
Se ci arrivi nel mezzo del giorno ti accoglie solo il suono multiplo del silenzio. Poco o nulla di umano ti circonda: un carretto appoggiato lungo la sterrata via principale, un gatto polveroso rannicchiato alla sua poca ombra e di là dell’ultima bicocca un asino che un po’ scalpita e un po’ bruca la scarsa erba già quasi secca.
Il rumore dei tuoi passi sul selciato inaridito ha già messo in allarme i pochi anziani e le poche donne restate a casa per badare alla prole.
Come un piccolo branco selvatico diffidano dello straniero sconosciuto e ne spiano le mosse da dietro i pertugi.
Di là dalla piccola piazza, anch’essa sterrata, l’unica vitalità del villaggio è data da una minuscola mescita che esibisce orgogliosa un’insegna al neon e che su una lavagnetta accanto alla porta promuove un elenco sgrammaticato di prodotti oggi disponibili.
Se varchi quella soglia gli uomini del villaggio ti squadrano da capo a piedi con sguardi affilati come lame, cercando nei tuoi modi e nelle tue budella il motivo per cui sei lì a violare la loro siesta.
- Buongiorno… scusate… ho perso la strada per Enna…
Gli sguardi torvi si convertono in un attimo in gentili sorrisi di comprensione, di compassione quasi, ed uno dopo l’altro si affrettano a spiegarti che devi arrivare al prossimo podere, poi prendere a sinistra per la sterrata che costeggia il campo di girasoli ed infine sempre dritto fino al granturco: là in fondo ritroverai la provinciale asfaltata.
E intanto fuori dalla mescita il villaggio riprende vita: gli anziani risfoderano le loro seggiole per sedersi all’ombra davanti casa, le donne escono a guardia dei bimbi che giocano nella polvere oppure con i neonati da cullare in grembo canticchiando filastrocche in dialetto.
L’unico che resta imperturbabile è l’asino che se ne sta a capo chino su quei tre fili d’erba rimasti e che magari in cuor suo sogna un fresco prato ombreggiato dove finalmente poggiarsi.







