Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
dal film Le fate ignoranti
Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
dal film Le fate ignoranti
La scienza è anche poesia – a cura dell’Ing. Luca Di Volo – ingegnere, per diletto pittore e scrittore
Suggestioni dal libro: “Helgoland” di Carlo Rovelli
Statue – di Lucia Bettoni

foto di Lucia Bettoni
Presenze eternamente vive
custodi di un tempo senza tempo
fiere e consapevoli sul loro piedistallo
accolgono le storie dei passanti
restituendo parole di terracotta
per chi le sa ascoltare
I segni del tempo
sono i loro ornamenti
nessuna mutilazione
può infrangere la loro bellezza
Chi è fatto di terra
farà sempre germogliare il grano
Eden – di Nadia Paruzzi

Una mattinata nel parco dello Stibbert!
Il folto degli alberi avvolge come un grembo materno. Il verde tenero sa di rinascita. Si comincia a percepire il profumo di una libertà inseguita per mesi. Libertà di ritrovarsi e di guardarsi negli occhi, mentre ci raccontiamo emozioni e sensazioni.
Il ballo in maschera continua ma la coltre che opprime si fa più lieve. Ha la trama di una garza che lascia intravedere una luce via via più intensa.
Ombra venata di umidità che sale dal terreno e scende dall’alto di fronde maestose.
I rumori della città sono solo un brusio lontano e sono sopraffatti dalle voci dei bambini che giocano, e da un gloglottìo di acqua che scorre. Arriva chiaro in più punti senza che qualcosa ne impedisca il flusso.
Bellezza nella bellezza, una ragazza dalla pelle ambrata con in mano una rosa volge lo sguardo al fotografo che cerca forse di arrivare ad un’anima mentre segue le fattezze del suo bel volto per lo scatto migliore.
Senza un apparente motivo, forse un refolo di vento sbarazzino che si incunea, una piana dalla foglia lunga come la lama di una spada balla su uno stelo sottilissimo.
Segna il tempo, come un metronomo. Nessun pianoforte nelle vicinanze. La melodia è nel canto della natura stessa.
Arriva forte e chiaro insieme al ricordo vivido di un altro parco, di un altro giardino in un’altra città.
Il canto degli uccellini che si godono la primavera trionfante fa da punteggiatura.
Mi rivedo molto più piccola. Sto correndo e giocando a Villa Imperiale a Genova.
Occhi spalancati sui cigni che nuotano nel laghetto mentre gli sto dando, come sempre, qualcosa da mangiare.
Gli altri sensi accesi mentre colgono i profumi e i colori della grande varietà di fiori che spuntano dappertutto.
Su tutto svettano le palme, grandi , rassicuranti con i loro ombrelli.
La città caotica anche allora non ce la faceva a varcare i cancelli di quell’oasi di pace. Se ne stava in disparte, come per non disturbare.
Anche molto prima di averlo letto c’ero proprio dentro a quel “Via dalla pazza folla” che ho amato così tanto da adolescente.
Ci sentivamo dentro un Eden. Era un Eden. Allora come ora!.
La magia di un giardino tra passato e presente
Incontro al Giardino del Museo Stibbert, in una giornata fresca e ventilata, dopo la pioggia di maggio. Ci siamo suddivisi in un giro individuale alla ricerca di sensazioni personali, che abbiamo condiviso poi tutti insieme intorno ad un tavolo di pietra, in uno degli angoli del parco. Ho raccolto le sensazioni (e le foto) dalla registrazione originale:




foto di Cecilia Trinci
Lucia Bettoni: Ho portato come maestra i bambini piccoli al Museo ma non conoscevo il giardino. Mi hanno colpito le statue. Le ho fotografate, ci sono alcune statue che mi hanno colpito tantissimo, perché mi sembrava che avessero qualcosa da dire, in questo posto inaspettato, molto bello, molto diverso dai soliti giardini, non curatissimo, ma è per questo che mi piace, per la sensazione di vero che emana. Qui il tempo vecchio e il nuovo passeggiano insieme. Le sculture mi hanno colpito molto.
foto di Lucia Bettoni



Daniele Violi: ho fotografato una peonia, ho visto un acanto con la spiga bella corposa, ma non ancora fiorita. Ho immaginato come doveva essere prima questo luogo, erano terreni forse boschivi e hanno fatto una serie di sistemazioni a terrazzamenti, è venuto un bel giardino movimentato dove ci sono tutti gli elementi, c’l’acqua. Io lo curerei meglio, ho lavorato all’orto botanico, qualche erba fuori posto può essere messa al posto suo, non è che va distrutta. E’ fantastico quello che è intorno alla villa, c’è la Grecia, la cultura romana, un miscuglio, sembra di essere a Certaldo con tutti quei marmi, era abbastanza fantastico il pensiero di chi lo ha realizzato, non era banale, è un giardino dolce che dà nell’occhio. Un conto è essere alle Cascine che è una zona piatta, un parco così è un polmone.
foto di Cecilia Trinci



Sandra Conticini: abbiamo fatto un giro, ho visto la grotta con un soffitto favoloso di mosaico, ho sentito che anche le piante e i fiori sono antichi. Quando vedo una pianta di rose vado a sentire il profumo, ma generalmente le piante moderne non hanno profumo. Invece qui ho sentito il profumo che c’era nell’orto del nonno quando ero bambina e mi ha portato indietro nel tempo. Quella del mio nonno Giovanni aveva spine terribili, questa rosa rosa invece no, ma il profumo era quello. Poi ho visto una pianta di salvia con fiori gialli (salvia glutinosa, secondo Daniele). Poi mi hanno colpito gli stemmi per tutti i gusti e di tutti i tipi. Un posto molto particolare, dove non ero mai stata. Conoscevo il museo, ma non questo giardino: ci sono tanti uccelli che cantano, è un posto che dà pace e le voci in lontananza, ….è tutto ovattato, soffice.
foto di Sandra Conticini



Nadia Peruzzi: una vera scoperta. Le sensazioni che mi danno in genere questi posti: pace, tranquillità, il verde della rinascita delle foglie, i rumori ovattati, da una parte della città ma anche quei rumori che si riesce a sentire: gli uccellini che cantano, in alcuni punti il gorgoglio dell’acqua che scorre, la punteggiatura dei bambini che giocano e anche questo è bello….
In questo punto c’è una pianta che ha un suo modo di muoversi, una foglia che, a seconda delle situazioni, si muove come un metronomo. Basta un alito di vento e la foglia batte il tempo a lungo. I ricordi sono legati quando andavo da bambina alle ville che ci sono dentro la città di Genova, Villa imperiale, villetta di Negro, che hanno strutture meno grandi ma hanno acqua che scorre, tempietti, idee che si rifanno al 500 con inserti richiamanti alla Grecia, ma è bello quando l’intervento umano e la natura si incontrano così. Sarebbe bello ritrovarlo anche fuori da qui ma nella realtà non è così. Oasi di un mondo di pace e possibilità di un mondo bello da estendere anche fuori del cancello e in mezzo a noi
foto di Nadia Peruzzi



Anna Meli: Mi incanto al suono delle campane, come ora che stanno suonando. Ho provato a immaginare come poteva essere questo giardino senza nessuno la mattina presto, mi sarebbe piaciuto conoscere le varie piante e mi avrebbe fatto piacere scoprirle. Ho riflettuto sulla presenza degli alberi, quanto vivono, quanto a loro è dato vedere. Quanti bambini vedono, quante coppiette di innamorati…..Se ci fosse un’altra vita mi piacerebbe essere un albero. Ho visto scalette, vialetti, sentimento di pace, di rilassatezza, di sentirsi in una altro mondo, dimenticare quello che c’è fuori del cancello e rimanere in estasi davanti a questi uccelli a tutta questa bella natura.
foto di Anna Meli

Stefania Bonanni:. Mi è piaciuto tantissimo e mi è piaciuto tutto, le fontane, le pozze, gli stagni, il fango, mi piace tanto, io farei lo stesso nel mio piccolo giardino, metterei sassi, stecchi, una ciotola per l’acqua…. lo renderei un luogo pieno , ma dove trovi quello che cerchi. Qui ci sta benissimo quella statuetta nella fontana senza acqua a metà tra una rana e uno gnomo. Sta bene sotto questo museo dove io ho portato i miei bambini e poi il mio bambino ha portato i suoi, per me è stato sempre un po’ pesante. Invece questo giardino riequilibra la pesantezza del museo e mi piace che sia un po’ kitch, che ci sia dentro di tutto, che non ci siano posti dove non si può andare, che ci siano alberi tagliati ma non buttati via che rimangono a farsi vedere, che ci siano vasche vuote, che magari quando piove si riempiono d’acqua, mi piace che sia così, con cose che si possono toccare, calpestare, ci sono grandi pesci nel laghetto, c’è vita. E’ una cosa fatta per essere goduta.
Patrizia Fusi:. Conoscevo il museo, ma appena il giardino, quando entro in questi posti mi viene da immaginare il proprietario e la vita che ha fatto, e questa persona lasciando tutto alla città ha fatto un bene ma lo ha fatto anche per sé perché verrà sempre ricordato. Mi immagino i domestici, io sarei di loro, perché ognuno ha una appartenenza, non lo nascondiamo. Stibbert era illuminato, anche egoisticamente, ma illuminato. Poi mi colpiscono i rumori, le voci e i bambini, gli uccellini, l’acqua che scorre, i fiori di campo, ho trovato la lupinella, i botton d’oro, il sole tra foglie, ma soprattutto la vita che si faceva all’epoca. E il fatto di far rivivere il passato ogni volta che uno entra qui….. L’eternità.
Laura Galgani: Ci sono venuta una settimana fa in una visita guidata affascinante sull’aspetto massonico-iniziatico del giardino, costruito all’inizio e in parte dall’architetto Poggi, come percorso di purificazione verso se stessi, partendo dall’alto, dalla grotta che rappresenta il luogo delle zavorre umane per poi scendere fino al tempio, simbolo di una trasformazione per diventare un affiliato della Loggia Massonica e quindi un iniziato. Compito dell’Iniziato era appunto portare fuori, nel mondo, grazie alla Massoneria e a tutto il lavoro di purificazione, qualcosa di elevato. Le scale, che richiedono attenzione, rappresentano la scesa di purificazione verso il centro di se stessi. Mi ha colpito la vegetazione molto ricca, gli alberi rappresentano noi stessi, perché anche noi siamo alberi, con un ciclo di linfa, e il nutrimento degli alberi alla nostra anima è reale. Mi ha colpito soprattutto la vegetazione.
foto di Laura Galgani



Rossella Gallori: Per me questo è stato un’altra cosa (era il giardino dove si andava a giocare). E’ stata una solitudine protetta. Era, allora lasciare alle spalle qualcosa che non mi piaceva per trovare qualcosa che non occupava spazio nel cervello, già troppo occupato. Avevo un fratello che mi ci mollava e mi veniva a riprendere dopo molte ore… non ho mai avuto la necessità di giocare con qualcuno perché ero sola ma non ero sola, ero un essere umano, ero una bambina sola ma non fragile come dicevano, ero forte quando ero qui dentro. Ha avuto momenti peggiori questo giardino, mi ricordavo le ninfee, le acque, le fontane, pericolose ma non protette, d’autunno era croccante,….. mentre a Villa Favard ora a settant’anni ci vado un po’ incazzata qui ci venivo a dieci anni triste, ma bastava pagare quelle dieci lire (del biglietto) per sentirmi libera. Non sentivo mancanza di nessuno, qui. Non mi poteva succedere niente, eppure era pieno di pericoli, si giocava soli. Io sono caduta da tutte le parti. Non ho il minimo ricordo del Museo.
foto di Rossella Gallori



Daniele e Paolo….noi si giocava in mezzo ai possedimenti, si saltavano i muri e si andava “di là”. Non c’erano i parchi pubblici.
Parola personale conclusiva:
Paolo – bellissimo.
Lucia: ricordo
Daniele: movimento
Rossella: protezione
Laura: intrigante
Patrizia: rumore e fantasia
Stefania: vasca
Anna: vita
Nadia: rinascita e ricordo
Sandra: tranquillità
L come… lasciarsi andare – di Laura Galgani

Ad un profumo qualsiasi
Ad una voce sconosciuta
Ad un fruscío di vento
Inaspettato.
Lasciarsi andare
Chiudere gli occhi
E dire sì.
Dimenticare
Obblighi e doveri
Per un attimo
Per un soffio
Solo il tempo
Di un battito di
Cuore
Ma che basta
All’irrompere della
Luce,
All’inondarmi
Di un amore
Infinito,
A farmi sentire ancora
Il dolce sapore
Della libertà.
Scaltrezza – di Sandra Conticini

Mi piacciono le persone scaltre, ma non quelle disoneste ed invadenti, perché l’onestà e la libertà sono gioielli di vita.
***
Scaltrézza – secondo il Vocabolario di De Mauro:
capacità istintiva di affrontare e risolvere qualsiasi situazione, superando gli imprevisti con prontezza d’animo e sagacia: cerca di comportarti con scaltrezza! | azione astuta, espediente, stratagemma
Ritorno del 4 maggio – parole libere
STENDERE – di Simone Bellini

Disteso al sole, in pieno relax, nel fresco del giardino, un’ombra ondeggia sui miei occhi chiusi.
-Che c’è, chi è che mi disturba-
Mia moglie :
– Da’ retta Nino ! Ho spazzato, dato il cencio, cucinato, lavato i panni ….. ora tu li prendi e li stendi te al sole, così vi fate compagnia !!!
L’amore per l’orto – a cura della dott.ssa Vanna Bigazzi psicologa
ispirato a:
https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/coltivare-il-giardino-della-mente/
Il ritorno del 4 maggio – parole libere
Luna piena – di Patrizia Fusi

Ho bisogno della dolcezza e della luminosità delle notti di luna piena pe poter fuggire dai pensieri negativi. Lasciarmi andare e farmi cullare da tutto quello che mi circonda, protetta da tutto e da tutti nella notte, ma sentirmi vicina a quello che più di tutto mi fa star bene.
Il ritorno del 4 maggio
Parola scelta: MELONE – Tina Conti

Fresco, gustoso, succoso, estivo, ricordarlo mi fa pensare al caldo, all’allegria, alla convivialità. Quante ricette siamo riusciti a inventarci usando questo prodotto.
Sarà perché in estate non ci piace cucinare.
Il profumo dei meloni stordisce per quanto è penetrante.
Una volta, tornando dal mare, avevamo in macchina una cassetta di meloni comprati dai contadini di Donoratico.
Il profumo è rimasto imprigionato nel veicolo per tanti giorni, ricordandoci ogni volta il piacere del mare, il caldo del sole e i bei giorni passati.
In estate mi diverte abbinarlo a vari altri prodotti, per comporre piatti freschi e veloci.
Al mercato uso varie strategie per acquistare quelli più saporiti; come odorarli, spingere la parte del picciolo per saggiare la maturazione, valutare la grana esterna della buccia.
Tutte azioni forse inutili perché ormai la qualità è data dalla selezione delle sementa. Non mi piace il melone bianco perché, arriva alla fine dell’estate, e annuncia la stagione autunnale.
Il ritorno del 4 maggio – parole libere
Lontano – di Stefania Bonanni

Lontano: nel tempo, nello spazio, nei chilometri che ci separano, nei mari dove non ci siamo cullati, nei cieli dove sono passate nuvole che non abbiamo visto, nei giorni , nelle ore, nei momenti, che sono volati via. Sempre più qui, ora, insieme, dentro, sempre più in fondo, ancora e fondamenta. Lontano, distanti, sempre più vicini.
Ritorno del 4 maggio – parole libere
Luna rossa – di Lucia Bettoni
foto e quadro di Lucia Bettoni

E l’amore ebbe inizio
Luna rossa in cielo rosso
Ti ho guardato
Mi hai guardata
Hai toccato il mio cuore
Il bacio più morbido
L’abbraccio più lieve
Ti ho trovato per sempre
Se la vita porterà dolore
nella luna rossa mi riposerò
Se la vita ci allontanerà
nella luna rossa ti cercherò
Incontro in presenza del 4 maggio – parole libere
Poderosa – di Daniele Violi

Come il nome che Ernesto, 70 anni fa, dette alla sua moto con cui, partito dal suo paese con un amico, ha attraversato da sud a nord il continente sudamericano. La moto portava con sé tanta volontà per far crescere due giovani e aiutarli a far cambiare il mondo. Grazie moto che hai avuto sulle tue spalle due benefattori e grazie operai che avete contribuito a realizzare una motocicletta che si chiamerà poi “Poderosa”.

Ritorno in presenza del 4 maggio
LUNA – di Rossella Gallori

LUNA…4 MAGGIO 2021 …ci rivediamo
(Parola presa al volo “ LUNA” di Lucia Bettoni)
La luna si affacciò, lontana, uno strano mezzogiorno, una notte anomala, piena di rincorrersi, di non acchiappare i mai, con il desiderio forte di cadere per non rialzarsi, sdraiati sui sogni, sui silenzi, sulla voglia di baciarsi, se non sulla bocca…le mani.
Ci lasciammo su una strada polverosa ed irta, paralleli sempre uniti…mai, con una luna puritana e bianca di livore, che non aveva saputo volerci bene, l’ amammo a lungo…immeritatamente…
Poi fu notte, ed apparve il sole, se pur lontani, ci bruciammo ancora una volta….
quadro di Franco Innocenti

con Cecilia Trinci
Ce l’abbiamo fatta!!! ci siamo rivisti in presenza, accolti da Riccardo Massai e Priscilla Vannini, coccolati dalle prelibatezze di Tina Conti, nell’Arena del Teatro Comunale di Antella.
N.b. le mascherine sono state abbassate solo per la foto!














Abbiamo fatto un gioco:
Ognuno ha scelto una parola con la stessa iniziale del proprio nome e abbiamo creato un cerchio magico di termini, sensazioni e concetti.
Ognuno poi ha scelto la parola su cui scrivere di getto…….
Abbiamo ritrovato il nostro stare insieme, con semplicità e sorrisi.
Alla prossima….!
Palloncini di Lucia Bettoni

Disegno di Carmela De Pilla

Palloncini – di Patrizia Fusi
disegno di Carla Faggi

L’immagine dei palloncini mi ha colpita.
Ognuno di noi è diverso dall’altro per intelligenza, cultura, estrazione sociale, bellezza, fantasia, tutte doti del proprio bagaglio genetico.
Se persone così diverse fra loro hanno il piacere di ritrovarsi nel gruppo delle Matite, qualcosa ci accumuna.
Io vedo ognuno di noi con un rocchetto di filo: sono le nostre vite e le nostre capacità, che mettiamo in evidenza nel gruppo con i nostri lavori.
La persona a cui abbiamo affidato i nostri rocchetti è la Cecilia che è riuscita a dare la libertà a ognuno di adoperare il proprio filo secondo le nostre capacità.
Alla sommità di ogni filo c’è legato un palloncino, tutti sono posizionati a varie altezze ma sono sempre tutti insieme e c’è anche quello della nostra Guida.
Sono un bellissimo mazzo colorato, fatto di tante storie, emozioni, esperienze, dolori e tanto altro.
Io ho scelto quell0 di colore rosso.
Questo mazzo di palloncini ci solleva dal peso del momento che viviamo attualmente.
E del vivere quotidiano di ognuno di noi.
L’unione fa la forza.
(E’ questo che ci fa stare insieme???)
con Cecilia Trinci







Ultimo, generoso, commosso incontro in videoconferenza di questo anno, così importante e diverso dagli altri, così partecipato e condiviso.
Un tempo che è stato meno giocoso ma più “utile” (Tina), un “tempo bello, di qualità” (Stefania), che ha dato respiro in un periodo difficile (Anna), che ci ha concesso la malinconia (Gabriella), che ci ha permesso e richiesto maggiore concentrazione ( Luca) e intimità (Nadia, Carmela, Patrizia), che ci ha dato la possibilità di osservare noi stessi (Rossella), che ci ha permesso di ascoltarci di più (Carla), che ci ha sollecitato e risvegliato (Vanna), un tempo di empatia e rispetto (Lucia, Laura), che ci ha permesso di conoscerci di più tra noi (Sandra), un tempo in cui i nostri dolori sono stati accolti dagli altri e sostenuti come da tanti palloncini colorati (Gabriella) , un tempo in cui, con questo mezzo, le Matite si sono reciprocamente ospitate in casa propria.
Un tempo di Umanità.

La cosa più bella di questo anno insieme è stata la capacità di restare uniti e aver saputo scrivere pagine importanti. Non solo per noi stessi, perché scrivendo abbiamo liberato pieghe dell’animo e aperto nuove finestre, ma anche per chi ci ha letto con interesse e affetto.
Sono felice di questo nuovo traguardo, che dietro ne promette altri, ancora da inventare.
Sono felice del chiarore che si intravede, dei legami che ci hanno fatto compagnia.
Da soli siamo qualcosa di unico e possiamo volare come un palloncino leggero, ma insieme siamo forti, come un mazzo di palloncini, capace di sollevare pesi che altrimenti sarebbero rimasti a terra.
disegni di Carla Faggi e Lucia Bettoni



Mi dispiace per chi si è perso per strada, auguriamo loro un buon cammino,…. se non un possibile ritorno.

