La bambina dei fiori: Annalisa

LA BAMBINA CHE ASCOLTAVA I FIORI di Anna Luisa Faleschini

Photo by Osviel Rodriguez Valdu00e9s on Pexels.com

Nacque dalla paura.

Quando il fiato non saliva e il rantolo acuto chiudeva l’epiglottide, si accendeva una luce di stroboscopio. Tutto spariva e la paura di morire si affacciava, per fortuna, timida.

Ogni foro chiamava aria.

Gocce di sudore imperlavano la fronte, sopra al labbro superiore, lo spazio tra i seni.

Doveva camminare a passi veloci, avanti e indietro e bere piccoli sorsi di acqua. Scioglieva avidamente anche una caramella.

Poi tornava il sereno. Esausta, sprofondava su qualsiasi oggetto l’accogliesse.

Fu la sua parte spaventata che reagì e non si arrese.

Doveva trovare un antidoto. L’oggetto magico delle fiabe di Propp.

E fu così che, grazie all’olfatto sviluppato, alla sensibilità, all’audacia e all’intuito…si approcciò al mondo dei fiori non come una semplice studiosa ma una fata.

E non ci fu giorno senza stupore. Ogni petalo le parlava di sé. Ogni bulbo, ogni foglia, stelo, radice.

Amoreggiò con la viola odorata e la primula vulgaris; ne assaporò i petali ricchi di vitamina C, colorando le sue insalate primaverili.

Si depurò con fiori di tarassaco che colorarono di giallo il suo giardino e le sussurrarono di condividerli, gentilmente, con le api che ronzavano come fili della corrente, eccitate.

Passeggiò nei pascoli di montagna, incantata dal viola dei fiori del cardo mariano e del benefico effetto sul suo fegato; ascoltò il loro tribolare sotto le zampe di enormi vacche e la beffa di avere spine ma non sufficientemente pungenti da respingerle.

Ascoltò la timida malva che fioriva nei giardinetti trascurati e l’avrebbe aiutata con la tosse.

E pensò di aver scoperto l’elisir di lunga vita.

Doveva solo approfondire.

Si percepì fiore. Si sentì in sintonia.

Iniziò così il suo processo di guarigione.

La bambina di carta: Tina

LA BAMBINA DI CARTA – di Tina Conti

Photo by cottonbro studio on Pexels.com

Il  legno no, non lo posso usare, c’è già Geppetto che ha  fatto un lavoro ottimo

Io, ho tanti ritagli di carta, e quattro figli maschi, vorrei tanto una bambina, ho delle belle carte colorate, rotoli  interi a fiori, a strisce, e nel mio cuore  lei è già presente.

La sua anima gira per la casa, inciampa nei monopattini e nei palloni dei fratelli.

Io l’aspetto, sarà di carta, carta robusta, fiorita e profumata, sarà sempre vicino a me, ci parleremo, giocheremo e canteremo, noi due da sole.

Avrà tante belle coperte  di carta vellutina, carta stoffa, carta argento.

Sarà facile uscire insieme, basta che lei si infili  nel  mio taschino della camicia.

Eccola , saltellante  e allegra, con la bocca sporca di zucchero a velo  e cioccolata.

Io la pulirò  con un panno leggero, l’acqua  non la posso usare rischierei di ferirla.

Apriamo la finestra così possiamo ballare con  il vento  che  entra dispettoso.

Nascondiamoci sotto un libro, ben ripiegate, attenzione non leccare  la crema attaccata al cucchiaio, il pentolino è sul fornello acceso, potresti bruciarti.

Ti porterò in vacanza  in tutti  i posti del mondo, viaggerai in una piccola borsetta  di stoffa di seta che terrò sempre sul mio cuore.

Quante carezze mi sai dare, vorrei che tutti ti conoscessero ma temo per la tua fragilità.

Basterebbe una folata di vento per farti rotolare sulle nuvole, farti volare su un tetto, mescolarti alle foglie cadute del viale, sei troppo preziosa , starai tranquilla sul mio cuore.

La bambina che ascoltava i fiori: Anna

 La bambina che ascoltava i fiori – di Anna Meli

Photo by Digital Buggu on Pexels.com

            Le erano sempre piaciuti i fiori, i prati, il verde delle erbe. Li vedeva come un’unica cosa eppure distinta da colori, profumi, dimensioni.

            Stavano bene là dove nascevano e crescevano liberi accarezzati dal vento o bagnati dalla pioggia. Fin da piccola, avendo avuto la fortuna di essere nata in campagna, adorava stendersi nei prati e nelle viottole dove margheritine e non-ti-scordar-di me nascevano ogni primavera.

            Il profumo dell’erba con tutto quello che fra essa nasceva le dava un piacevole senso di pace. Lasciandosi andare lunga e distesa, porgeva l’orecchio attento e riusciva a sentire piccoli rumori, come bisbigli e immaginando che le radici parlassero fra sé un’unica lingua universale.

            Spesso rifletteva su quanto sarebbe stato bello se anche gli umani avessero avuto la stessa opportunità o perlomeno il magico potere di intendersi.

            Nelle sue passeggiate, non strappava mai un fiore rubandolo alla terra, ma si chinava per una carezza lieve e ne rapiva l’immagine insieme al fresco profumo.