Mentre vuotavo la casa dei miei genitori ecco che mi ritrovai tra le mani due buste vecchie ed ingiallite con sopra scritto “Matrimonio”, erano le foto del loro matrimonio. Le avevo viste poche volte, perché la mamma le teneva nascoste in fondo all’armadio. Lei non si piaceva e le credeva brutte.
Nella confusione di togliere, inscatolare e liberarsi di tanti ricordi erano scomparse di nuovo. Disperata, pensai di averle buttate nel cassonetto e, in una serata piovosa e fredda di novembre, andai subito a ricercarle, ma non c’erano più. Non mi ricordavo di averle messe al sicuro in un cassetto, perché lo consideravo un grosso tesoro.
Ogni volta che le guardo vedo in loro la felicità, la semplicità e la bontà, con la quale hanno vissuto tutta la vita e che mi hanno insegnato ad apprezzare, anche se così difficili da trovare.
Oggi c’è il sole, il mondo mi sembra più contento.
Passeggio attorno a casa.
Ma che nomi strani mettevano a questi luoghi:
la voltata di Scani, da Braciola, Calcinaia.
Così li abbiamo trovati e così li abbiamo lasciati, mi è stato risposto.
Chissà chi era Scani? E Braciola? Di loro è rimasto solo il nome, non conosciamo la loro storia, le loro emozioni.
Continuo la passeggiata.
Il vento frescolino mi strapazza i capelli, sono più lunghi del solito.
I ciclamini selvatici mi fanno l’occhiolino in mezzo a foglie colorate trasportate dal vento.
Chissà come li avrebbe descritti la matita dai coloratissimi orecchini, e quante erbette e frutti del bosco ci avrebbe fatto scoprire.
Dopo la voltata di Scani giro verso Calcinaia detta “ i Calvelli” mi immagino la matita omonima sorridere, soddisfatta del proprio casato, non tutti hanno luoghi che testimoniano la propria genia!
Guardo le colline.
Poggio a i mandorlo, me lo immagino pieno di mandorli, chissà che bellezza, oggi non ci sono più ma un tempo sicuramente ne era pieno, mandorli, elfi, gnomi.
Ah! L’universo femminile! Avrebbe commentato una matita venuta da Firenze ricordandoci quel che Seneca diceva…le altre matite avrebbero sorriso pensando che non potremmo proprio fare a meno di lui!
Continuo verso Vallaghera , che bel lago nascosto e che nome strano, la matita che era rossa ci avrebbe scompigliato con la propria risata, freschissima anche sotto la mascherina.
Proseguo ancora verso La Dorciolina e poi ancora verso la Fonticina degli Sbrentani, la matita dagli stupendi bracciali avrebbe fatto un commento un po’ tranchant, ma tanto non ci frega più perchè l’abbiamo capita tutta la sua dolcezza!
Continuo verso la Fonte al fico, accanto a me la matita che teme di non essere più ballerina, io sento invece che lei è una grande ballerina perchè danza con le parole , con la serenità con cui si approccia agli altri, con la sua capacità di trasformare il suo stare con gli altri in opere d’arte.
Alla matita capo sorriderebbero i suoi grandi occhi marroni, sorriso guidato dalla determinazione e dall’ansia, le sue collane brontolerebbero, dobbiamo rientrare, tra un po’ andiamo a passeggio con le altre matite!
E’ vero, vorrei ci fossero tutte nella mia passeggiata immaginaria con le matite ma poi diventerebbe un assembramento, quindi, alla prossima perchè come canzonetta docet “…eh già, ma noi siamo ancora qua!”
Pensieri rossi e gravidi, come pomodori così maturi che si staccano dal grappolo e si spiaccicano intorno velocissimi e impossibili da arrestare, da acchiappare, da rinchiudere in gabbie sicure. E in un attimo lo sfondo è rosso doloroso, come le macchie che non spariscono lavandole, ma si allargano e lasciano di se’ un’impronta piu’ grossa delle dimensioni iniziali. E rossa diventa la quinta di fondo, scenario di una pièce della quale non si ricordano le battute . E’ cambiato il tempo, nei dialoghi. Nel primo tempo il personaggio dice “imparerò a ballare”, nel seguito, senza che sia stato evidente il momento in cui è successo, dice “non ho mai ballato”. È cambiato tutto: da “sarò ” a “sono stata”. Perlomeno essersi accorti….
ROSSO REALE..ROSSO IDEALE: ROSSO CUBA – di Mirella Calvelli
Si può dire un buono scatto. Foto così, strappate alla realtà, mentre sei in movimento in auto, sono pressoché rare. Una volta rientrata a casa e le riguardi, ti accorgi di quanto un semplice click velocissimo, senza poter regolare inquadratura o nitidezza, possa racchiudere dentro di sé tutta l’essenza di quel viaggio. Quaranta giorni su è giù per l’isola caraibica, una splendida quarantena, baciati e ammaliati dal sole avvolgente, mentre a casa incalzava l’inverno.
Quindi a riguardarla dopo un po’ di anni , sopratutto in questo periodo, mi fa gridare a libertà, spensieratezza, godimento di quell’estate insolita, di quel calore meraviglioso.
Di per sé l’immagine è molto altro. E’ l’esaltazione di un personaggio di Cuba, per Cuba e in Cuba . Un’icona storica, un vessillo, un movimento, un ideale. Non mi interessa rimirandola, quanto poi di realizzato, di inerente alla realtà cubana o di contraddittorio ad essa o all’esito stesso della rivolta.
L’altra figura , la donna in rosso, è rimasta intrappolata nell’immagine per sempre. Sfoggia il suo abito rosso fiamma, dall’interno della sua abitazione, credo. Volta a mirare un cielo azzurro sgargiante, anch’esso ingabbiato dalle inferriate di ferro.
Una prigione ? o una libertà imprigionata?
O semplicemente un momento di relax alla finestra, rigorosamente senza vetri (tanto non servono), ma racchiusi da spesse inferriate , per evitare intromissioni non richieste.
Volare e penetrare nei suoi pensieri , sarebbe senz’altro un ‘esperienza, ma poco interessante poiché i pensieri si possono esprimere, ma sono privati, quindi impalpabili e difficilmente interpretabili.
La foto , un fermo immagine è comunque lo specchio di una società guidata da grandi ideali di forza, coraggio e dove tutto, persino la vita è stata messa sul tavolo di gioco. Ma come sempre quando le aspettative sono alte e la puntata forte, il risultato non è sempre quello desiderato.
E il giocatore che ha impegnato tutto in questa partita, tiene stretto a sé il suo tris di assi, emozionato, con il sudore che riga il suo volto, ma d’improvviso l’altro batte sul tavolo una scala reale a cuori…..E il rosso trionfa, ma non come era stato preventivato.
E la libertà di una vincita sicura s’ingabbia in una libertà scontata.
Il rosso è la forza del colore, il rosso è emozione, il rosso non passa inosservato.
Il rosso può essere morbido o spigoloso.
Caravaggio fra luci e ombre esalta le sue decollazioni, fortemente rosse.
Il rosso è passione, legato a doppio filo ad emozioni forti di cui l’amore è solo una parte.
Il rosso è violenza cruda, inferta o subita.
Il rosso infiamma la natura e i cieli con i suoi tramonti.
Colora paesaggi, si tuffa in mare.
Il rosso è gioia, ammanta rose , fiori e piante di ogni specie.
Si inabissa e colora coralli, pietre, pesci
Il rosso è velocità, la casa del cavallino ne ha fatto la sua bandiera, i futuristi i loro ideale.
Il rosso scopre un palco e mostra i suoi attori.
Di rosso vestono prelati e reali ..rosso cardinale, rosso fuoco, rosso.
Il rosso strappato alla natura, succhiato dall’interno di mitili, ha tinto vesti e decorato Domus, Rosso Pompeiano.
Le spose di rosso vestite sono sempre state le pù audaci, la controtendenza.
Nei viaggi il rosso ti cattura,sposta la tua attenzioni sulle vesti dei monaci in Birmania.
A Cuba, il suo rosso è ideale il suo rosso è reale.
Il rosso ha rivestito e rivestirà il mondo, sia visibile che invisibile.
Anche le mie passioni sono rosse, dal giardino alla cucina.
Quest’ultima si arricchisce e si esalta grazie al rosso dei suoi ingredienti .
Una nota di colore? E si aggiungono pomodorini, meglio se confit
Un impasto per orecchiette o tagliatelle, con una nota decisa? basta aggiungere mezza barbabietola e il gioco è fatto.
risotto con barbabietola
Una panna cotta che ti guarda di sbieco , un po’ slavata? Una mousse di lamponi o una bella fragola rossa ed è subito amore a prima vista.
Un roast beef cotto al punto giusto? Deve avere un cuore rosso rubino e una temperatura non superiore ai 46°, proprio per mantenere il suo bel colore.
Un cuore freddo e un colore intenso.
Si preparano delle cruditè, non vogliamo mica dimenticare un bel peperone rosso? Il quale per rimanere tale si tuffa in acqua ghiacciata, si scontra con i cubetti e si garantisce il suo splendore.
Il tocco dell’aceto, dello zucchero e del vino, rendono un agrodolce non solo buono ma brillante e caramellato.
Qualcosa di magico in cucina? un po’ in disuso, è l’Alkermes. Ti tinge le mani di rosso mentre bagni il pan di spagna. Rosso scarlatto, in Arabo Alkermes è scarlatto.
Dal colore rosso rubino, dal sapore caldo , piccante e un po’ amarognolo.
Dal 400 viene preparato con ricette specifiche che si contendono sia i monaci della Certosa di Firenze che l’Antica Farmacia di santa Maria Novella.
Di fatto fu un prodotto ricercato e riservato a pochi, definito anche il liquore De’ Medici.
Chissà in quante ricette ed elisir avrà trovato ristoro, proprio grazie a questo colore insolito.
Sicuramente la fa da padrone nel famoso zuccotto fiorentino ad opera del geniale Buontalenti e in seguito nelle varie zuppe inglesi,meno titolate delle nonne.
Mi piacciono gli ingredienti antichi, mi piace utilizzarli in maniera classica e precisa, sopratutto in pasticceria, ma ancor più esaltante è aggiungerlo nella cacciagione… nella misura di un mezzo cucchiaio, non abbondar che il rischio è lieve.
Ti lascerà un tono amaro, brillante e maliardo, non sovrastar gli altri sapori, solo luce e colore. Ma renderà senza dubbio alcuno, le beccacce e il cervo in salmì una vera delizia .
Togliendo lo scuro alle carni scuro delle carni , rendondoti impaziente nell’assaggiar.
Il rosso aiuta a rimediare a volte come correttore altre volte come principe della pietanza.
Marmellate, mostarde, gelatine e composte, vanno spesso rinvigorite nel maquillage per far si che oltre al sapore diventino non solo un ottimo accompagnamento per formaggi o verdure, ma attirino l’attenzione prima ancora della pietanza stessa.
Si diventa in cucina un po’ alchimisti e sperimentatori. Si studiano gli accostamenti non solo per tradizione , ma anche per scoperta.
Si lavora alla composizione del piatto. Un pittore prepara la sua tela, attentamente recluta i colori e si spinge in miscugli a volte anche improbabili.
rosa su millefoglie
Arte della cucina, della pittura, della scrittura, della musica, sempre arti sono. L’azzardo a volte rischioso, l’errore lampante, nella sua correzione trova la giusta realizzazione e l’incanto.
Adoro quella parte iniziale, sopratutto in un nuovo locale, quando si prepara un menù e si comincia a mescolare, odori, sapori, provenienze e ricette. Tutto questo è sicuramente rosso.
Anche se la cucina è bianca per eccellenza a partire dalle sue divise, tutto poi si macchia di rosso.
É grazie a questa magia , volo dalla mia cucina e sorvolo un campo di grano, punteggiato da papaveri rossi.
Il nonno che non ho mai conosciuto – di Tina Conti
La giornata era di quelle a perdigiorno.
Qualche volta me la concedo, sul fuoco una pentola di minestrone, una giratina nell’orto, un cestino di misticanza. Con le forbici un mazzetto di erbe e fiori
Il letto lo rifarò dopo.c’è un raggio di sole ,mi siedo sulla soglia della porta di casa.
Scappano veloci le due capinere, becchettavano il resto dei semi avanzati dalle recenti piantagioni che spuntano dal paniere poggiato vicino. I miei figli mi hanno organizzato una festa questa estate.
Per i miei quaranta ne feci una a Tosina, tanti anni fa. Non mi aspettavo questa sorpresa, mi sono incuriosita, ho cominciato a frugare fra le vecchie foto: raccolte di viaggi, feste di compleanni, lauree, pranzi all’aperto, della festa a Tosina niente.
Ma quante emozioni si sono rimescolate nella mia testa senza accorgermene il brodo si è tutto consumato e dovevo correre a scuola a recuperare Bruno.
Il mucchietto di foto che avevo messo da una parte me lo sono riguardato per giorni.
Poi è rimasta una foto, che mi sono portata in giro per la casa, la nonna Cesarina e il marito.
Alla nonna somiglio un sacco, stessa testa, occhi chiari…
Ma quel nonno a chi somiglia?
Ho guardato la foto del clan al completo, guarda e riguarda forse qualche tratto lo vedo nella sorella della mamma.
Questo nonno, forse, somigliava al fratello?
Viso sereno, mascella pronunciata. fermacravatta in oro.
Quanta mancanza ho sentito, nella vita della mamma per quel padre, che i postumi di ferite di guerra hanno portato via precocemente.
Raccontava di corse dalla campagna alla ricerca del medico che non poteva più fare niente per quelle polmoniti.
Ho provato a immaginare il momento, la vita, i sogni di quel nonno che non ho mai conosciuto.
Mi vesto lentamente dopo una colazione lenta e confusa, stringo la sciarpa al collo potrebbe far freddo fuori, so dove voglio andare, c’ è un posto nuovo, tutto da scoprire, un fiume segreto, un’esplosione sinuosa e quella foglia nascosta dove vado a pregare, un tabernacolo di ferro con una madonna prigioniera…le racconto il mio sogno, sorride, mentre un piccolo verme le morde il mantello…Non accendo candele, non lascio elemosine, solo un bacio e torno sui miei passi….è ancora oggi..
Questa bellissima pianta mezza secca non si è arresa al tempo e alla malattia. Ha trovato il modo per rinascere dal basso, in segno di lotta e di perseveranza. E di rinascita.
Non solo una foto. Una bambina seduta su un muretto col mare sotto un po’ agitato. Un fiocco di traverso a trattenere i capelli, un piccolo sorriso. Tutto sfuocato in un bianco e nero antico. Ma non sono sfuocati i ricordi. Quella foto che non riprendo in mano da decenni, mi è così particolarmente viva che non ho bisogno di toccarla per rinnovare le sensazioni di quel momento perché è il primo di un’ infanzia fino ad allora felice e spensierata che stava per cambiare. Troppo piccola per capire cosa stesse succedendo ma già consapevole che ci sarebbero stati cambiamenti importanti. In casa si stavano organizzando con i bagagli per il prossimo viaggio ma quel giorno avevo intuito che non era il solito andare, era arrivato l’ordine di evacuare la costa e dovevamo spostarci nell’entroterra. Andiamo via per un po’, mi avevano detto quella mattina, andremo a Volterra da Armida. In un altro momento mi sarei preoccupata per i bacioni umidicci che avrei avuto, ma i discorsi uditi in giro mi avevano distolto dal problema baci, sentivo nell’aria qualcosa di piu’. Per togliermi dal caos dei preparativi, mio padre mi prese per mano e mi portò al mare, forse aveva bisogno anche lui di distendere i suoi pensieri. Lungo il viottolo scorciatoia era molto taciturno. Di solito mi faceva osservare le piante, gli animaletti e tutto cio’ che la natura presentava perché imparassi dal vivo a conoscere la campagna. Ora taceva ed io pure, affidandomi alla sua mano che mi dava comunque sicurezza. Mi scattò quella foto, per molto tempo non ce ne sarebbero state altre. Mi era stato detto di scegliere due sole bambole, sul camion che avrebbe portato noi e le nostre masserizie c’era poco spazio e questo aumentò il mio smarrimento. Sentivo che non era una vacanza e non capivo perché. Forse stavo uscendo alla svelta, come fanno i ragazzi nel momento del bisogno Forse stavo crescendo alla svelta, percepivo tristezza nei miei e lasciare tutto mi sembrava incredibile. Senza saperlo, quel giorno, uscivo dalla mia prima infanzia fatta solo di giochi e corse nei campi. Partimmo. La bambina che sorride dalla foto, ebbe sempre calore e affetto ma fu tutto diverso. Le due bambole furono dimenticate in un angolo, non protestai ma cercai di consolarmi al pensiero che forse zia Armida mi avrebbe regalato una bambola nuova, come faceva spesso quando andavamo a trovarla. Il camion si avviò e non mi voltai indietro, forse avevo paura.
La Perfezione in Natura è la Regola. Il Colore è il Sentimento d’ Amore delle Piante. Il Profumo dei Fiori è la Dolcezza che ci comunicano.
DOBBIAMO NUTRIRCI DI QUESTE MERAVIGLIE, NON PRIVARCENE, CONSIDERANDOLE BANALI.
***
….le mele e le marmellate….
Un profumo che ci ricorda tempi antichi che tornano con i nostri pensieri, con le nostre mani, con il piacere della creatività.
(cotognata (foto di Daniele Violi)
Cosa c’è di meglio di una marmellata che racconta? Quando è invasettata diventa come tanti piccoli capitoli di un racconto. Il racconto. Ci sono delle similitudini (lasciatemi la licenza prosaica e fatemela passare vi prego) da far notare. Il mestolo è di legno come la matita per scrivere; rappresenta la nostra proiezione per incidere sulla creatività; la frutta proviene dalla meraviglia della natura che si chiamano Alberi. Lo zucchero( poco) viene dalle piante Barbabietola, Canna. La carta che utilizziamo viene da fibre Cotone/Cellulosa/Papiro/Riso, che sono derivati dalle Piante. Le Terrine o le Pentole che usiamo per cucinare provengono dalla terra; dalla terra le piante attraverso le radici danno le sostanze alle piante. Come in un circolo vitale. Noi Donne e Uomini raccontiamo tutto questo con …Una marmellata. ..sento gli applausi vostri e mi sto inchinando grazie, grazie, grazie, vi prego… grazie,
Donne in nero, sullo sfondo nero della bandiera palestinese. In alto, su uno striscione, una parola in arabo, Nakba. Risuona come maledizione mentre per noi, da questa parte del mondo, se va bene è solo un’inezia che lascia indifferenti. Nakba, esodo! Un esodo dal segno incancellabile, tanto più se senza epopea e senza Paul Newmann o Hollywood a cantarne le gesta. Vissuta o sentita raccontare come spoliazione, cacciata, abbandono di terre e di case amate e abitate mentre una gran parte di mondo voltava la testa da un’altra parte. Non puoi restare indenne per molto alla rabbia e alla volontà di risposta! Ingiusto pensare di curare una ferita infliggendone ad altri una uguale e contraria. Ho attraversato quella manifestazione da turista. Preparava un evento di cui si è saputo solo molto dopo il nostro rientro. Andai a ricercare il volantino in inglese che avevo preso allora per avere conferme, dopo che si seppe che era finita male l’impresa della Freedom flotilla per portare a Gaza affamata e stretta nell’embargo israeliano, aiuti e viveri. Amo molto questa foto nata allora da puro istinto. Un colpo d’occhio con poca consapevolezza del contesto particolare . Eppure testimone diretta di quanto cuori e menti trovino punti comuni al di là dei vestiti che indossano, delle lingue che si parlano. Non solo tre donne. La quarta, senza velo, scattava la foto per portarla con sé a chilometri di distanza. Il cuore sanguinante non meno del loro!
Anche i lividi hanno un’età, ma nessuno ha la stessa durata.
Eh si, i lividi dei bambini con due lacrimucce e due brontolate guariscono, ma quelli degli adulti sono duri da far sparire! Rimane li sul cuore quella macchia rosa violacea che per anni non puoi toccare perché ti fa troppo male, non ce la fai neppure a parlarne. Quando ti senti meglio pensi che il livido sia sparito, invece ad ogni occasione è li che si fa sentire e pensi che te lo porterai dietro per il resto della vita. Viene un momento che ti senti liberata e sembra che tutto sia passato, finalmente ci stiamo avvicinando al giallo!
Le viti sono da anni in quella posizione. A novembre restituiscono agli sguardi di chi passa una gamma che va dal rosso al porpora attraversando il marrone, i gialli, i verdi come se fossero fili di una prigione da cui evadere ,o stadi di una evoluzione da scalare per arrivare a compiere il cammino.
Le costeggia la strada che si fa per andare a Poggio alla croce. Un pugno di case lungo il crinale che separa il Chianti dal Valdarno. La meta era un ristorante di quelli a gestione familiare, dall’atmosfera calda e dal cibo buonissimo. Era d’uso andare li a festeggiare i tre compleanni del periodo. Quello di mia suocera, di mio padre e il mio. Sceglievamo una data intermedia e via. Nelle giornate di sole lo sguardo si posava sui colori di quei vigneti e ogni volta ne nasceva un impegno. “Prendo la macchina fotografica e torno uno dei prossimi giorni!” Ne sono passati fin troppi di prossimi giorni per brutto tempo, per altre cose da fare, per il clima che cambiava, per dimenticanza. Una delle regole del fotografare è cogliere l’attimo. Ci è voluto un po’ ma quello che era nato come semplice sopralluogo per valutare il da farsi e se ne valesse la pena, è diventato occasione di scatti multipli e incentivo a tornarci il pomeriggio stesso con una amica. La tavolozza era già cambiata, i frammenti di quello spettacolo della natura già restituivano altro. L’inclinazione dei raggi del sole e la sua posizione che la mattina faceva rilucere e risaltare di più i verdi e i gialli, nel pomeriggio assicurava un trionfo di rossi. Il bello è che tornandoci anche la mattina dopo abbiamo potuto verificare un ulteriore cambiamento. I verdi e i gialli brillavano di meno, i rossi sembravano un po’ più spenti. La sorpresa iniziale ci aveva forse messo del suo? Erano i nostri occhi ad essere cambiati? Forse . D’altra parte è anche vero che tutto scorre, nulla è mai uguale a se stesso tanto più se quello che decide è il punto di vista e l’emozione che ci mette chi scatta una foto. Milioni di scatti possibili per milioni di occhi che leggono la realtà in modo diverso mentre cercano di fissarla ognuno a suo modo.