Il Mago o Bagatto

La carta dei tarocchi: IL MAGO – di Tina Conti

Guardando questa bella immagine appare un giovane dall’aspetto presuntuoso, crede di poter far tutto, si circonda di oggetti e utensili, piani di lavoro per aggiustare il mondo.

Sembra contento, forse anche troppo, dalla presunzione che trapela dal suo aspetto, gli  è spuntata pure un’aureola sulla testa.

Attenzione, potrebbe essere una burla e incendiargli i capelli.

Si sente giovane, veste da giovane ma è tutta apparenza, lavora in casa, tiene in ordine quel bel pavimento di marmo a scacchi, non trascura l’esterno, le piante, i fiori.

Non solo vuole occuparsi della sua casa, ma anche quella degli altri, vicine e lontane, non sarà un po’ impiccione?

Ha sul tavolo una grossa medaglia, bella e lucente, con una stella sopra, non sara’ sua certamente.

In lontananza si vede il fiumiciattolo dove furtivamente  il mago si reca ogni giorno a fare un bel bagno ristoratore.

Una volta hanno detto di me che sono una incantatrice quando mi propongo ai bambini, mi piace anche adesso giocare con la voce, usare la finzione delle marionette, gli strumenti a  percussione, i colori…. oggi,ho portato il quintetto  dei nipoti e il cane Piero a fare una passeggiata.

Prima fermata, fiori e cavalli, poi,a comprare le uova dalla Margherita ,i grandi in monopattino, i più piccoli nel passeggino doppio. Ritorno, strada sterrata e fermata dalla SUSI al vivaio per vedere i  paperi. Siccome non ce la facevo più col passeggino, ho fatto scendere i piccoli che hanno proseguito per il campo a piedi, siamo rientrati sani e salvi.

Oggi, mi sono sentita un generale non un mago….

Otto Marzo

Otto Marzo – di Cecilia Trinci

Foto di Carmela De Pilla

Sarebbe il 98esimo compleanno. In ogni caso oggi non ci sarebbe, qui, penso,  a spengere le candeline dal vivo,….. almeno con grandissima probabilità. Eppure ogni anno dico “Avrebbe…..compirebbe…..” e così lei si sente obbligata a venire  in qualche modo e spenge idealmente le sue candeline, ridendo e non come una vecchia, che non è mai diventata. Quest’anno mi manca ancora un po’ di più…..Me lo aveva promesso che sarebbe venuta in mio aiuto se l’avessi chiamata…….So che lo fa.  Come ha sempre fatto, accorrendo, ballando una polka, sventolando i vestiti per la fretta di provvedere…Imponendosi. Ora in verità non si arrabbia più come faceva in quel suo modo furente, sollevandosi da terra per la rabbia o l’invettiva….ora è uno spirito serio, vibra, muove l’aria, ma resta serena, determinata. La ferocia la tiene nascosta nelle ali, nel mantello che forse la avvolge…..

Era come una di queste giornate di marzo….sole a picco lancinante e imponente, vento freddo in folate improvvise, temporali che spaccano il cielo e qualche volta persino qualche spruzzo di neve…..Il mese dei “Pesci”, segno doppio, a metà tra inverno e primavera, che a volte si scontrava con il doppio “Gemelli”, segno a metà tra la primavera e l’estate, il mio, appunto. Il giallo delle mimose, dei tromboncini, delle forsizie, era più aspro  del rosa delle peonie, del caprifoglio, del glicine di giugno. Eppure nessuno più di lei lo coltivava e lo teneva acceso, quel rosa, mantenendolo in una nuance scura e fresca. Il suo vortice era  incontenibile. Se rideva il cielo intero si metteva a ridere. Se piangeva era la tragedia che faceva tremare l’antica Grecia. Arrivava come fa a marzo una tempesta improvvisa: mentre cogli fiori e appena hai posato la giacca sul greto, il sole scompare e senti freddo da rabbrividire tutta. Un pensiero triste la faceva rabbuiare come un tormenta di neve quaresimale, un filo di gelosia la rendeva titanica, ma una gioia illuminava di scintille e risate i suoi occhi scuri come velluto, profondi come pozzi. Marzo era lei. L’otto marzo, precisamente, due palle rotonde una sopra l’altra a fare un pupazzo grasso, ma se l’8 lo giri sul fianco e lo sdrai l’otto diventa l’infinito, l’imprendibile, la forza della natura.

Lei era, ed è, infinita.

****

Frasi su Marzo inviate da Gabriella Crisafulli

“Era uno di quei giorni di marzo in cui il sole splende caldo e il vento soffia freddo: quando è estate nella luce e inverno nell’ombra.” Charles Dickens
Marzo: mese di attesa.
Le cose che ignoriamo
Sono in cammino. (Emily Dickinson)

Finale di Sanremo

Sanremo – di Rossella Gallori

 Lo diceva spesso, mia madre, che la prima volta che son caduta dal seggiolone, fu durante Sanremo,  se poi abbia più o meno battuto la testa, poco importa.

Una bimba scontrosa di nascita,  che balla mentre Nilla Pizzi canta: lo sai che i papaveri…son alti alti…e tu sei piccolina…valeva la pena di esser fotografata, non è stato fatto e non me ne dolgo …so che ogni Sanremo era una festa, con il babbo in via Milanesi al bar, ed il sacchettino dei semi, ricordo perfino al cinema Faro una serata finale…con il vestitino buono. La mamma seduta un po’ più lontano, ci vedeva meglio, lei,  con il librettino di Sorrisi e Canzoni con i testi, cantanti di cui nessuno ricorda il nome, Latilla, Gallo, Pane….Sentieri.

Ma negli occhi e nel cuore mi sono rimaste le serate dopo il 62/63….quando Lei, aveva iniziato ad essere la mamma, in una affannata voglia di prendere un posto in casa e nel mio cuore,  casa, lavoro…e quelle camere affittate per bisogno, che non ci facevano guadagnar quasi nulla ma ci facevano andare avanti, l’ Idria, l’ Ivana, in casa e la Gabriella giù nel sottosuolo, gente che spariva a Natale, per tornare dopo la Befana,   incasinando tutto, con le cene così tardi e così rumorose da rischiar lo sfratto, con una unica certezza che a febbraio ci sarebbe stato lui, il festival!!!!!

La televisione c’era, regalo di uno zio ricco, pareva un transatlantico…  la cena tutti gli anni la stessa, braciole e patate fritte e lei, la schiacciata, alta, profumata, vanigliosa e la panna montata che straripava, non importava che fosse montata alla perfezione, bastava ci fosse.

I miei fratelli sparivano e noi “donne” appollaiate su vecchie poltrone  di pelle, assistevamo  alla serata finale. C’ era una regola, né ciabatte, né becchi o bigodini, nessun grembiule da cucina, Sanremo, un’ occasione, per dare un volto a voci radiofoniche, a facce da Bolero, da Intimità, facce di carta che avevano improvvisamente un corpo, una pettinatura, un abito speciale.  

E Domenico Modugno, Dorelli, Mina….poi  si affacciarono  Battisti, Dalla, mmm  questi durano poco furono  i commenti….

Serate che mi sono rimaste nel cuore, come quell’ essere donne semplici, felici di cose “nazional popolari”  con un dolce che non ho mai capito perché si fa solo a carnevale, con ragazze di cui non ricordo il cognome, più grandi di me con una laurea quasi in tasca….chissà dove sono, cosa fanno…ricordo Lucia, Costanza, M.Angela….si ricorderanno  di noi, di quanto ridevano, con la bocca bianca di zucchero a velo, dei tacchi di mia madre, dei miei fratelli  belli come il sole, che ci prendevano in giro, ma afferravano l’ultimo boccone di schiacciata tirando fuori il Vin santo dalla vetrinetta, ed aspettavano con noi  il proclama ufficiale: la canzone vincitrice di Sanremo 19……. È….

La televisione veniva spenta quasi subito si è scaldata, diceva la mamma, ma la serata non finiva li, c’erano  i commenti: te lo dicevo io! No lo avevo detto io! E giù risate, complice il vinello, con l’ odore addosso di fritto e vaniglia….ed un futuro in tasca che è già ieri, troppo ieri, ed una me che ha un festival nato nel suo stesso anno, che a dispetto del tempo è sempre   giovane, luminoso, a volte pacchiano, banale, ma chi se ne frega….lui ha 70 anni come me, ma fa finta di non saperlo.

Il Mondo

Una donna nel mondo – di Gigliola Franceschini

  Un simbolo, una donna che entra nel mondo con passo leggero, vestita solo della sua innocenza.  Conoscera’ un universo tutto da interpretare, combattera’ per i suoi diritti e per i suoi ideali, dovra’ coprire la sua naturale nudita’ con vesti diverse, spesso con delle corazze  che la possano difendere dai colpi feroci della sorte. Imparera’ ad amare e a combattere, attraversera’ fiumi di lacrime e mirera’ alle sue vittorie con tenace certezza. Dara’ molto e ricevera’ compensi insperati. Si sentira’ infine appagata da cio’ che ha costruito  ma sara’ veramente serena e consapevole se riuscira’ ancora a sentire  dentro di sé l’ingenuita’ dei primi passi. Se avra’ ancora  la capacita’ di sentirsi nuda senza ombra di impudicizia, potra’essere felice e appagata perche’ sentira’ la sua anima ancora fanciulla. Tutto cio’ che la circonda e che si e’ concquistata nel corso di un lungo cammino, per farla star bene deve essere percepito  come una promessa mantenuta. Una storia,  una vita, una donna

La Giustizia

GIUSTIZIA – di Sandra Conticini

Quando mi è stata assegnata questa carta l’ho sentita mia fin da subito anche se mi incute  soggezione.

La sua postura eretta,  il suo sguardo  dritto negli occhi  sembra voglia capire ciò che ha dentro la persona davanti a lei.  E’ una figura molto austera che non  perdona e non le sfugge niente ma irremovibile sulle sue decisioni in cerca di tutti i mezzi per far emergere sempre la  giustizia. 

Mi sento identificata in questa figura perchè, un po’ per educazione, un po’ per indole, cerco sempre di essere attenta ai miei comportamenti verso gli altri e questo mi fa essere spesso dalla parte dei più deboli.

Andando avanti nel tempo ho capito che la giustizia è sempre più difficile da trovare perchè l’ egoismo e l’egocentrismo è in aumento su tutti i fronti.

Comunque non demordo e vado avanti con le mie idee perchè sono convinta di essere nel giusto e, diversamente, non mi sentirei tranquilla con me stessa. Spesso questa ricerca di giustizia e di armonia  mi fa sentire fuori luogo ed insoddisfatta.

La Ruota della Fortuna

La ruota della fortuna – di Patrizia Fusi

La carta che la sorte mi ha assegnato è La Ruota della Fortuna, mi sono sentita rappresentata perché ritengo, in alcune circostanze della vita, di essere una persona fortunata.

L’aspetto visivo della carta mi è piaciuta meno, sulla destra della ruota uno strano uomo arrampicato verso l’alto con la testa da cane, alla sinistra un essere indefinito rivolto verso in basso di color verde ha i piedi palmati e la coda con un piccolo ciuffo all’estremità.

Alla sommità della ruota un cerchio con adagiata sopra un essere con varie sembianze, un bel viso di donna sulla testa ha una corona adagiata fra due protuberanze che non so se sono capelli o orecchi di animale, dietro ha due grosse ali,il resto del corpo è di animali, si vedono i seni femminili e alla sinistra ha una spada, tutto questo si regge su delle asti lunghe poggiate su due barchette su un mare leggermente increspato.

Credo che alcuni di noi siano più fortunati di altri ma, come tutto nella vita, la cosa è soggettiva: quello che per alcuni di noi è fortuna per altri non è niente. La casualità comunque è importante, anche se contribuiamo agli accadimenti con le nostre decisioni. Personalmente ho sempre avuto la necessita e la curiosità di fare o imparare qualcosa di nuovo per sentirmi viva.

La casualità……

Frequentavo un corso d’informatica dove conobbi Mimma, che mi parlò con tanto entusiasmo degli incontri di scrittura che frequentava che mi incuriosii; io ho sempre saputo delle mie poche capacità nello scrivere, ma chiesi di poter far parte del gruppo.

In quel periodo avevo i miei nipoti da seguire, le mamme lavoravano, era anche un periodo in cui mi si rivoluzionavano i sentimenti, avevo la necessità dì evadere.

L’orario del corso coincideva con le mie esigenze famigliari. Per me questo è stata un fortuna, ho potuto conoscere persone, ognuna speciale nelle proprie diversità e unicità, e fare tante esperienze gratificanti nel corso di questi anni, affrontate anche con incertezza personale, ho potuto vivere tutto questo grazie alla nostra insegnante Cecilia che, per il metodo che adotta, accettando le capacità di ognuno, ha tenuto il gruppo unito.

Per me la fortuna è questa: trovare le persone o le cose nel luogo al momento giusto nella propria vita. Direi che la fortuna è amore, salute, lavoro, serenità.

L’Imperatore

L’IMPERATORE – di Anna Meli

E’ stata un’esperienza nuova vedere il mio nome abbinato dalla sorte alla carta dell’imperatore e inizialmente sono rimasta sorpresa poi l’ho osservata: l’imperatore è un uomo con barba e baffi semi-seduto su un trono, sembra quasi pronto ad andarsene da un momento all’altro oppure pronto per intervenire in qualcosa. Ha sulla testa una pesante corona e abiti regali dove i colori predominanti sono l’azzurro, l’arancione e il rossiccio. Nella mano destra tiene una sfera raggiante che comunica luce, fiducia e sicurezza. Sembra non portare scarpe ma una morbida calzamaglia. Sugli angoli della carta si notano dei simboli che non so interpretare, si riconosce il 4 ( come i lati del quadrato ); sul fondo sotto la scritta IMPERATORE due più piccole: fermezza . Potere. (aggiungerei razionalità).

E’ una carta che si può abbinare al mio segno zodiacale che è l’ariete. Personalmente faccio fatica  però a rispecchiarmi sia nella carta che nel segno; ma è pure vero che nella mia vita ,o per forza o per amore,  ho dovuto prendermi responsabilità e decisioni nascondendomi spesso dietro una falsa sicurezza scambiata spesso per fermezza e potere decisionale. A questo punto della mia vita avrei voglia di tirare i remi in barca e riposarmi, Ma riuscirò a mettermi da parte? Non mi conosco ancora o mi conosco troppo bene. Vedremo…

Due parole sui Tarocchi

Tarocchi e interpretazione dei Sogni – di Vanna Bigazzi

Sotto molti aspetti l’interpretazione dei Tarocchi può raffrontarsi con l’interpretazione dei Sogni. Tutti e due i percorsi si avvalgono di particolari immagini che nei Tarocchi sono gli Arcani Maggiori e nei Sogni sono Simboli dell’Inconscio. Sia gli uni che gli altri vanno interpretati e collegati fra loro. La loro lettura non è una mera traduzione e viene, invece, filtrata dalla capacità intuitiva dell’interpretante. Si stabilisce così fra l’interpretante e l’interpretato un feeling ultrasensibile che attinge a fonti ancestrali. Queste antiche fonti, non sono qualcosa d’immaginario ma qualcosa che ha già sede in noi, un’eredità psichica di contenuti dal significato universale che viene trasformata non per arte divinatoria ma per approfondimento, tramite la conoscenza e l’ INTUIZIONE dell’interpretante. Come nei Tarocchi, l’Arcano Maggiore non solo ha un determinato significato ma si rivela, adattandosi alla situazione particolare della persona interpretata, così i Simboli dei Sogni,  opportunamente INTUITI e decifrati dall’arte dell’interpretante, portano alla luce conflitti e tematiche da elaborare  la cui non considerazione  e  nascondimento dentro e fuori di noi, impediscono quella liberazione spirituale che ristabilisce  l’equilibrio psichico.

La Papessa

La Papessa – di Rossella Gallori

Ho peccato ma non chiedo perdono, mi aggiusto le vesti e mi siedo sul trono”

Seduta, ben dritta, non piegata su me stessa, cerco i vostri silenzi , non le vostre parole.

Ho le grandi chiavi, un segno di fiducia, aprirò, per paura solo porte aperte, lascio ad altri serrature difficili.

I miei occhi velati dal tulle leggero guarderanno lontano, sarà difficile voltarsi, nel timore di strappare quel drappo di vita.

“Tra poco giustizia si affaccia alla porta, viaggio da sola, non voglio la scorta”

 Le  mie dita cercheranno di leggere la  piccola pergamena, mi verrà indicata la strada da percorrere e non ci saranno lune storte che mi volteranno le spalle.

 Nasconderà i miei sogni, uno scialle di seta turchese, proteggerà il mio “volar via” una volta a mosaico,  sorretta da solide colonne troverò il coraggio di gridare che non ho mai avuto voglia di essere, né papa né santo, né uomo né Dio…..

“Muoio da Papessa, la storia è la stessa, donne senza diritto con il sangue l’han scritto”.

***

Un esempio di scrittura in due fasi. La prima qui sopra è frutto di riflessione, la seconda qui sotto è frutto di scrittura di getto.

La Papessa di Rossella Gallori – prima versione (che merita di essere letta)

Seduta ben dritta, non piegata su me stessa, cerco i vostri silenzi, non le vostre parole, cerco, nella pergamena segni e disegni, cerco una strada da percorrere. Ho le vostre chiavi, un motivo di fiducia, aprirò per paura, solo porte aperte, lascerò ad altri serrature difficili.

I miei occhi velati, nascosti dal drappo di tulle leggero guarderanno davanti, sarà difficile non voltarsi. Lo scialle turchese nasconderà i miei sogni ad una luna storta che mi volta le spalle.

Un mosaico a volta sorretto da colonne solide proteggono una femmina che non ha mai avuto voglia di fare il Papa.

L’Eremita

L’Eremita – di Lucia Bettoni

Solitudine
Terra nuda
Una luce guida il cammino
Un bastone con tutto l’emisfero celeste
Il mantello, la luce, il bastone, la terra nuda
Il cammino procede
lentamente
lentamente
lentamente
I serpenti sono amici
non c’è paura
La solitudine è una miniera
Il passato illumina il presente
e accompagna il futuro

Le Stelle

Le Stelle – di Carla Faggi

Allora avevo scritto che il cielo più bello non esiste.

Avevo raccontato la storia della mia vita.

Ieri Cecilia lo ha ritrovato e me l’ha ricordato.

Oggi ripeto che il cielo più bello non esiste, è sempre fatto di stelle, e quando le vediamo sono nostre e sono le più belle di tutte.

Perchè ogni stella che vedi è un pezzetto della nostra storia, è un pensiero, un’emozione,  un dolore, una gioia, è la nostra vita, e ogni giorno che passa c’è una stella in più.

Il tarocco delle stelle me lo sono sentito addosso.

Perchè fino a che le stelle si inseguono sono sempre tanto lontane, ma se ci sediamo a raccogliere l’acqua del fiume con la brocca d’oro e ad annaffiar la natura con la brocca d’argento nascono i fiori, la vegetazione diventa rigogliosa e, meraviglia delle meraviglie, le stelle vengono loro sopra di noi.

L’Innamorato

Sera – di Luca Di Volo

Impulso improvviso stregante

Mi colse sull’umida riva

D’un mare infinito, sonante

Per l’onda che ognor lo ravviva

E un flutto più forte mi prese

Volando in paese lontano

E più forte le ali distese

Mi tenne con morbida mano.

E poi a terra di nuovo mi spinse

Sparendo in un vortice oscuro

Ma la morente ora mi vinse

E ora vidi con animo puro

Avanzare nera di stelle

La notte che tutto rinserra

E tu infine sulla mia pelle

Giungesti dall’umile terra

E cielo e onde e mare

Cantarono l’ora divina

Che entrambi ci fece tremare

Nell’ora che più ci avvicina.

Il Diavolo

IL DIAVOLO – di Nadia Peruzzi


Che faccia feroce hai signor diavolo.
Brutto e cornuto guardi dall’alto il mondo. Il tuo sguardo fiammeggiante si posa laggiù in basso dove si muovono e si intrecciano le passioni di uomini e donne.
Le geometrie del pavimento nei loro cerchi, convergono verso l’anello che tiene ben bene ferme le catene della costrizione.
Vorresti indurre soggezione e paura. Dalla tua bocca spalancata fioccano ordini, ma non sembra che l’uomo e la donna incatenati abbiano così tanta paura di te da volersi assoggettare ai tuoi comandi.
Hanno i volti fin troppo sereni e la ragazza sembra aggiungerci l’espressione maliziosa e decisa di chi, pur ad occhi tenuti volontariamente abbassati, stia per intonare il suo canto di libertà. Si alza dapprima flebile, poi prende forza e a poco a poco riesce a rompere ad uno ad uno gli anelli della catena che la vorrebbe tenere prigioniera.

La Temperanza

La Temperanza – di Laura Galgani

Temperanza è … tante cose!

Da ieri la tengo dentro di me come una guida, un faro. E’ un’immagine che aiuta più di tante parole.

Porta il numero 14, il doppio del mio giorno di nascita che è il 7, numero magico e fortunato composto da 4 (gli elementi – terra, acqua, aria e fuoco -, le virtù cardinali, di cui una è la temperanza, ma 4 sono anche i punti cardinali) e 3 (le virtù teologali); volendo pensare alla geometria, il 7 è il quadrato sormontato da un triangolo. E già questo è moltissimo!

Temperanza è il fiume della vita, che scorre dall’Alto verso il basso, e poi di nuovo dal basso verso l’Alto.

Ha ali d’Angelo, grandi, morbide, delicate ma anche potenti.

I suoi piedi sono in equilibrio: uno poggia sulla riva, tocca la terra, l’altro sfiora l’acqua.

Non teme di cadere, perché coltiva Armonia ed Equilibrio dentro di sé. La concentrazione le consente di lavorare senza perdere una goccia mentre travasa l’acqua da una brocca all’altra; una è d’oro, una d’argento. Una è fredda, l’altra è calda, una è il Sole, l’altra la Luna. Gli opposti si temperano l’un l’altro.

Temperanza è lieta di svolgere il suo lavoro.

Sulla testa ha un piccolo cerchio con un punto al centro, simbolo dello Spirito (il punto) e la materia (lo spazio fra il punto e il bordo esterno), che lavorano insieme per dare vita all’Universo. Al di sopra della sua testa splende un cerchio con spicchi di luce di Sole e di Luna.

Sullo sfondo sorge il Sole e illumina monti e valli.

Ma l’immagine più curiosa di questa carta è quella del leone e dell’avvoltoio dietro alla Temperanza, sul lato sinistro: attorno ad un braciere in cui arde un fuoco, simbolo di forza e saggezza, paiono intenti a filosofeggiare, invece che avventarsi sulle prede.

Davvero un gran bel risultato del lavoro della Temperanza!

La Luna

La Luna – di M.Laura Tripodi

La mia carta della Luna (io sono nata il 18, ma anche la lettera T è la diciottesima dell’alfabeto), risponde perfettamente a quello che in questo momento è il mio cammino. Ma la mia ispirazione si è dissolta durante la notte.

Comunque l’immagine della luna è qualcosa che mi ha fortemente colpito e prima o poi ne nascerà qualcosa.

L’altra sera mi sono ritrovata bloccata all’uscita dell’autostrada. 

Un disco infuocato torreggiava a ovest, pronto a essere inghiottito dalla montagna.

A est, nonostante la luce del sole fosse ancora potente, un disco biancastro e delicato galleggiava placidamente. Quasi un’immagine speculare: giorno e notte che convivevano insieme……

Oggetto di Tina

ACQUARELLO COMPAGNO DELLA VITA ADULTA – di Tina Conti

foto e acquarello di Tina Conti

Matera sotto la neve – Tina Conti

Era giunto  il tempo  per un nuovo amore, tutto mio, che mi desse emozioni sconosciute, imprevedibili, segrete. Arrivava un nuovo tempo di vita, mi dovevo preparare, avrei dovuto lasciare il lavoro. Potevo solo partecipare al corso serale, mi iscrissi, e cominciai la scuola.  Erano quasi tutti uomini, che mi accolsero con garbo e gentilezza. La serata era faticosa dopo una giornata di lavoro ma, ero decisa, avrei combinato qualcosa. A un certo momento per tirarci su, si beveva un goccetto di vinsanto con due cantucci, il percorso all’inizio era molto complicato, tanti passaggi e tecniche. Rimanevamo incantati dalle mani del maestro che con due tocchi trasformava in decenti  i nostri pastrocchi  si, erano proprio pastrocchi. Però si andava avanti, quel nostro ritrovarsi e raccontarsi, ci faceva sentire bene e eravamo allegri e fiduciosi. Il maestro ci fece cambiare tutto il corredo, avevamo tutti materiali scarsi e di cattiva qualità.   Il primo corso fini’. Io trovai una scusa per non partecipare alla esposizione che un gruppo di artisti faceva in estate e feci proprio bene, se oggi riguardo i miei primi lavori mi sento morire.

Feci ancora sessioni di scuola con lo stesso maestro che, riguardo a comunicare la tecnica lasciava a desiderare ma, era un bravissimo acquarellista.Feci altri corsi, uno con una ragazza brava e paziente che lavorava sulla tecnica con competenza e sensibilità. Tutte le volte ,oltre al lavoro, amavo il gruppo, le nuove amicizie, il bel tempo che trascorrevamo insieme. Ho fatto, sempre la sera dopocena, corsi di disegno con una fatica immensa ma guadagnando in capacità e tecnica. Un giorno, il maestro  di acquarello mi ha detto che non avevo più  bisogno di andare da lui, potevo camminare da sola.

I colori erano diventati miei buoni amici, li strapazzavo a piacimento,  oppure li stendevo  con parsimonia e attenzione..Il mio tavolo da lavoro sempre apparecchiato mi fa l’occhiolino, io,lascio appunti e progetti pronti , aspetto pero’  l’urgenza a cominciare.

Spazio fra lavori meticolosi, attenti alla forma e alla realtà ‘ a realizzazioni dell’anima, che io non conosco, che escono da crateri profondi, che cambiano di volta in volta, che mi turbano e commuovono.Mi riconosco in questo fare, sono io ogni volta, sconosciuta e scontata allo stesso tempo. Mi piace farmi portare dall’acqua e dai rigagnoli di colore, perdermi e ritrovarmi, amo molto lavorare da sola e con le amiche che a volte si uniscono per confrontarsi e  stuzzicarsi sulle cose fatte.

Il mio nuovo amore mi segue ancora, e mi stimola a guardare il mondo … le cose…gli uomini.

Un oggetto di Simone

 ROLL ROYCE A SEI CORDE – di Simone Bellini

foto e oggetti di Simone Bellini

Cinque milioni di lire ! Una cifra impensabile per uno di “braccino corto” come me. Ma quando la vidi in bella mostra in vetrina la sua bellezza mi stordì …. doveva essere mia !

Fu  tutta colpa di Beppe che prima di iniziare le prove del gruppo esordì :

– Ragazzi dal Checcacci in vetrina c’è una chitarra stupenda ! –

Una “Gibson Les Paul custom“, la Roll Royce delle chitarre elettriche, il mio sogno giovanile. Solitamente questo modello è di colore nero, ma questa meraviglia era  rossa bordeaux “wine red” con le venature del legno in trasparenza….BELLISSIMA !  Il suono poi …. Potente, rocchettaro, limpido, aggressivo, che sovrasta e perdona le tue imperfezioni…. Praticamente suona da sola !

Fino ad allora avevo sempre criticato l’altro chitarrista del gruppo che aveva cinque o sei chitarre una più bella dell’altra, non capivo come potesse buttar via tutti quei soldi, quando per me una era più che sufficiente. Certo era una gran passione, le cambiava in continuazione e riusciva a tirar fuori i timbri migliori.

La comprai a rate, cinquecentomila lire al mese, non ebbi neanche il coraggio di dire  a mia moglie quanto mi era costata.

– Ragazzi, quella chitarra non è più in vetrina, in una settimana l’hanno già venduta !-

Disse Beppe prima delle prove.

Quando la tirai fuori dalla custodia tutti sbalordirono con un :- Nooo! L’hai comprata tu, wow ! –

Era l’anno 1998, l’ho suonata per cinque anni, quando lasciai il gruppo era il 2003. Da allora è lì nella sua custodia, solitaria, in attesa di una mano che scorra ancora sul suo manico .

Quell’…..”Ultima Cena”

L’apprendista stregone – di Luca Di Volo

foto di Luca Di Volo

Faceva caldo in quell’Estate del 1965, quando, fresco di laurea, di esame di Stato e di iscrizione all’Ordine degli Ingegneri, mi ritrovai…, com’è naturale…totalmente e tristemente…disoccupato. Non è che Aziende, Enti di Stato e Studi Privati non mi avessero cercato, ma…ahimè. . c’era la barriera del famoso “militesente”. . e io non lo ero per niente. . Forse avrei dovuto “imboscarmi” . . come molti facevano, ma io, tanto per seguire la tradizione di famiglia, avevo partecipato e addirittura vinto il concorso per l’Accademia Aereonautica…. . della serie. . se devi farlo. . allora fallo per bene…

Va beh…però il primo corso a Napoli cominciava il 15 Dicembre. . quindi io ero a spasso…

E tanto per non star lì a ciondolare tutto il giorno…andai a trovare mio padre nel suo Studio. .

Entrai subito in argomento, senza giri di parole. . ”Senti, Babbo, avresti qualcosa da farmi fare qui nello Studio. . ?!”

Mi guardò da sopra gli occhiali…”Se dici sul serio, ti piglio subito…guarda: qui c’è un’Ultima Cena…non è ridotta troppo male. . portala fino al restauro pittorico, se trovi difficoltà, ci penso io. . e potrei anche regalartelo per le tue nozze. . ” Sì. . avrei dovuto sposarmi l’anno successivo…proprio in pieno servizio militare…Che incoscienti…e meno male che ci ha detto bene. . Ma questa è un’altra storia. .

Insomma cominciai a lavorare col babbo, il mio cavalletto accanto al suo. . un po’ discosto dagli altri ragazzi di bottega…ma uguale a loro, per certi versi. .

Non è che fosse una cosa troppo nuova per me, era già diventata un’abitudine che, per un periodo delle vacanze io andassi a fare (questa volta sul serio) il ragazzo di bottega…l’apprendista, insomma. .

Quindi la pulitura, lo stucco, la lisciatura, la rintelatura. . lo stendere la colla per i colori. . non erano grandi misteri. . Il difficile arrivava quando si doveva cominciare a “preparare” il vero e proprio restauro, cosa che consisteva nello stendere, nelle zone mancanti, uno strato di colore che si adattasse al meglio al “presupposto” colore dominante originale. . E qui già ci voleva un certo intuito ed una certa sapienza per il colore e le sue sfumature. . E le volte che il babbo me l’ha fatto rifare la dice lunga…

Poi si arrivava al restauro pittorico vero e proprio. . e allora, tutti fermi. . come in sala operatoria. . arriva il primario. . e comincia ad operare. . gli altri a guardare cercando d’imparare da quelle mani fatate. .

Ma sto divagando…

Quel periodo di pochi mesi, invece, per me era stata una vera e propria “iniziazione”. . non ero più un ragazzo di bottega. . e anche se relegato a compiti non eccelsi, mi trovavo a lavorare col babbo…come dire…da professionista a professionista…diversi ma uguali. .

E capii per la prima volta “chi” era  quell’uomo adorato ma a volte così lontano. . preso dai suoi voli pittorici…perduto in un iperuranio solo suo…

E poi…strano posto quello Studio…ci si poteva trovare di tutto. . dai nomi più illustri del Gotha degli storici e critici d’arte. . agli abilissimi artigiani, incorniciatori, palchettatori. . E tutti impegnati, senza distinzione. . in alate discussioni. . solo in nome dell’arte e della pittura. . Sì. . ho detto anche degli artigiani. . sareste stupiti della profondità delle conoscenze artistiche di quei personaggi. . pensate che ho visto uno di loro dare uno scapaccione ad un garzone dicendogli: Bischero. . t’avevo detto di fare un fiore in stile Napoletano e tu l’hai fatto alla Genovese?!” Pensate a che livello ….

E anch’io. . travolto dall’ambiente. . tentai un’attribuzione per il mio quadro. . ”Tardo manieristico. . forse della scuola di Andrea del Sarto o di Giulio Romano?!”

Il babbo mi guardò severo…poi. . ”Bravo. . anche la Gregori ha fatto una stima simile…. ”

Poi, d’improvviso burbero…”ma promettimi che non ti occuperai mai di queste cose…tu fai l’ingegnere. . e vedrai che starai meglio. . ”

Lì per lì la vissi male…ed ho fatto l’ingegnere…ho seguito il consiglio paterno. .

Ma io mi chiedo sempre se avessi seguito il mio impulso originario…altro che Sgarbi…