Il gioco delle immagini – sei

Oggetti dimenticati – di Patrizia Fusi

Dieci anni fa ero esposta in uno scaffale di un grande magazzino di articolo sportivi, ero chiusa dentro una scatola con una bella immagine di una giovane donna intenta a fare ginnastica, accanto c’era la mia amica pompa, quel giorno c’erano tante persone che giravano nel negozio si stavano preparando per le vacanze ed erano pronte per gli acquisti.

Allo scaffale dove ero esposta si avvicinano due donne una giovane una più attempata, la più grande mi prende in mano mi guarda con interesse, parla con la più giovane valuta se gli può essere utile per gli esercizi che deve fare per rinforzare la muscolatura della schiena, decide di acquistarmi insieme alla mia amica pompetta finiamo nel carrello, iniziamo il giro con loro, si fermano al reparto giochi, decidono per due set da ping pong , ognuno e composto da due racchette quattro palline e la rete per il tavolo, si dicono che servirà ai bambini per quando sono in casa, si spostano dove sono in mostra i pattini ,scelgono una confezione composta da un caschetto, da dei slava  mani, gomiti, e ginocchi, tutto rosa e per il compleanno della bambina, continuiamo a girare per il negozio comprano altre cose, le sentiamo parlare soddisfatte dei loro acquisti, pagano e usciamo, noi oggetti siamo in due grandi buste un po’ stretti fra noi ci chiediamo in quale abitazione andremo a finire, io e la mia amica pompetta con un set da ping pong andiamo con la signora attempata, appena arrivati veniamo riposti in un armadio.

Le giornate passano lentamente iniziamo ad ambientarci ai rumori agli odori della casa e ai suoi frequentatori, in alcune ore del giorno chiacchiere dei tre bambini e dei loro amici, bello ascoltare i loro giochi, dividere la stanza in piccoli appartamenti, prendere delle coperte e creare delle tende dove ripararsi, adoperare cuscini nei modi più fantasiosi, formare piccoli mercati con scambi di oggetti, sentirli litigare per gli spazi, Il set di ping pog alcune volte è stato adoperato sul tavolo di salotto ma con scarso entusiasmo, durante il giorno rumore di tivù, profumo di mangiare, chiacchierio mentre i commensali consumano il pasto, silenzio del riposo pomeridiano nei pomeriggi caldi, merende con gli amici, a scelta pane e pomodoro o pane e marmellata, sentire  scendere velocemente i ragazzi per le scale, sentirli giocare fuori, rumore di bici o rollio di pattini, o giocare a pallone,  o a nascondino, la voce della nonna che li calma e li controlla, nel tardo pomeriggi altre voci , saluti, racconti, baci, dopo torna il silenzio, io e la mia amica pompette capiamo che la signora attempata ora è sola, noi due chiuse nell’armadio cominciamo a spettegolare anche col set di ping pong, noi due siamo un po’ gelose di lui perché può uscire, ma stiamo bene in sua compagnia, e ci facciamo raccontare tutto delle sue uscite, fino a quando siamo stanchi e decidiamo di dormire.

Gli anni passano noi due siamo fisse nell’armadio, i rumori della casa piano piano sono cambiati come sono cresciuti i ragazzi, ora solo in alcuni giorni della settimana si sentono le voci di tre giovani adolescenti, rumore di giochi scaricati sul telefonino, musica ascoltata, scenette esilaranti tramesse dal cellulare, il bip dei messaggi….

Mi sento invecchiare nella scatola, quando parlo con la mia amica pompetta, viviamo di ricordi e pensiamo che noi rimarremo per sempre nel mondo degli oggetti dimenticati.

Ad un tratto percepiamo un altro strano cambiamento nella casa ancora più silenzio del solito, spariscono tutte le voci e le presenze, rimane costante e continua la presenza della signora: cosa strana, eravamo abituate a sentirla uscire spesso di casa, anche il gatto sembra spaesato da questo cambiamento, ogni tanto miagola e la signora parla con lui, si sente in sottofondo il parlare della tivù e della radio, dalla finestra ora quasi sempre spalancata, nel silenzio che circonda il tutto, entrano solo alcuni suoni, canto di uccelli, l’abbaiare di un cane, il rumore di una falciatrice, il tonfo ritmico di un pallone giocato in solitudine di un bambino, la sua voce che parla con la mamma, i rumori tradizionali sono spariti, lo strisciare del traffico sull’asfalto, il battere metallico della fabbrica vicino a casa, io e la mia amica ci chiediamo cosa sta succedendo non riusciamo a capire.

 Ecco la signora ci guarda con interesse ci scarta, inizia a gonfiarmi con la mia amica pompetta, ora noi siamo uscite dal limbo dagli oggetti dimenticati, siamo felici, entriamo anche noi nella casa.

C’è voluto un piccolo e tremendo virus per farci vivere .

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Autore: lamatitaperscrivereilcielo

Lamatitaperscrivereilcielo è un progetto di scrittura, legata all'anima delle persone che condividono un percorso di scoperta, di osservazione e di ricordo. Questo blog intende raccontare quanto non è facilmente visibile che abbia una relazione con l'Umanità nelle sue varie espressioni

6 pensieri riguardo “Il gioco delle immagini – sei”

  1. Che bella questa vita conquistata in extremis e grazie al virus! Hanno saputo attendere rimanendo se stesse, non era facile!

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  2. La grande pausa è servita anche a far riemergere le cose abbandonate così per inedia come a rivedere vecchie foto snobbate per anni e che invece hanno raccontato cose nuove. Molto carino il racconto!

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  3. hai descritto molto bene lo scorrere della vita nella casa, i giochi dei bimbi piccoli, i nipoti adolescenti che vengono solo tre volte la settimana per restare appiccicati al cellulare, i silenzi ed i nuovi rumori del periodo virus. Mi piace

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  4. Patrizia hai descritto molto bene il tempo che passa lentamente, in attesa che cambi qualcosa e anche il “dispiacere della palla” per essere stata lasciata per anni nell’armadio.Sei riuscita a far parlare gli oggetti!!!

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