La piuma presagio. In ricordo di Gigliola Franceschini la sua Piuma del 2016

Donna leggera – di Gigliola Franceschini

Accadde una mattina, alle prime luci del giorno. Dopo un’altra notte di respiro pesante, ansia diffusa e sensazioni di inutile lotta, l’aria le sembrò più fine, sempre più fine e cominciò a lasciarsi andare e lasciare il suo corpo ormai inerte al di sotto di sé. Alzò lo sguardo verso qualcosa che l’accarezzava e diventò uno piuma leggera come l’ala di un angelo. Senza peso né pena, sola nell’essenza dell’infinito, sola ma non infelice, si abbandonò all’ultimo abbraccio e finì la sua storia senza lasciare impronte.

Il compagno della sua vita cercò un’ultima cosa di lei in quel groviglio di lini dove si era addormentata, ma non trovò traccia. Forse qualcuno aveva rassettato un po’, ma a lui questo sembrò fuori della realtà e pensò e lo disse che lei si fosse portata via tutto per trasferirsi altrove e non restava niente. L’uomo pensò che fosse una punizione per lui, che non gli spettasse nemmeno l’immagine di lei e sentì che le sue lacrime erano amare, senza conforto. La sua vita continuò senza che nessuno si accorgesse del vuoto che aveva dentro, tanto lavoro, tanti soldi, le solite ferie in agosto.

L’unico segno del suo viaggio interiore fu l’abbandono della pittura, l’altro grande amore della sua vita. Niente marine bruciate dal sole, niente viali alberati, niente più odore di acqua ragia per casa. Tutto fu rinchiuso in un pugno di ricordi.

Restò vivo a metà senza saperlo.

foulard con piume, di Gigliola

Personaggio piuma: Stefania (parte prima)

Mara in su – di Stefania Bonanni

foto Pixabay

Il suo nome era Mara, ma cominciarono presto a chiamarla “Mara in su”. Era una bambina rosa e tonda, con le gote colorate e le mani appiccicose. Faceva merenda sullo scalino davanti alla porta, e guardarla faceva venire in bocca sapore di dolce, lei masticava con un’aria così estasiata che avrebbe potuto sciogliersi come un cioccolatino al sole. La chiamavano in quel modo perché i suoi occhi erano sempre rivolti al cielo. Quando mangiava sembrava in estasi, ma anche in altri momenti si perdeva guardando il cielo. Non parlava molto, o perlomeno non con le altre persone. Tra se’e se’, molti avevano sentito che parlava da sola. In realtà,  ragionava con le nuvole, che le piacevano tanto, con le foglie che coloravano il vento, con gli uccelli che volavano lassù ma capitava che proiettassero la loro ombra vicino a lei, sullo scalino, ed in giorni speciali capitava perfino che si strappassero delle piume e gliele buttassero. Facevano piroette, capriole, sembravano fiocchi di neve, di zucchero, erano cosa dolcissima. E lei guardava e si perdeva. Il resto avrebbe potuto sparire, fu evidente anche agli altri, ad un certo punto. Diventò un problema quando arrivo’ l’eta’ della scuola. C’era vicino al suo banco un finestrone….e lei non resisteva. Guardava sempre fuori, in su, non stava attenta. La spostarono, nulla, sentiva il richiamo, addirittura si girava…………

Personaggio piuma: Nadia

Il mondo in un piumino – di Nadia Peruzzi

foto Pixabay

Tirava vento fuori. I fiori sul terrazzo stavano perdendo un altro bel po’ delle loro foglie. Ogni tanto una folata impetuosa faceva una sarabanda con i pochi petali di geranio che erano sopravvissuti fino a quel momento.
Guardava attraverso la finestra chiusa. Una piuma bianca si era inserita in quel girotondo di verdi, gialli e rossi. Volteggiò leggera in ogni direzione prima di posarsi sul pavimento della sua terrazza.
Era una di quelle piume da indumenti, quelle che sono costrette una accanto all’altra e che ogni tanto fanno capolino fino a che non riescono ad uscir fuori. Forse per vedere il mondo da un’altra prospettiva, chissà!
Alzò gli occhi verso l’alto e capì subito che era uscita da quel giaccone malmesso, di tipo quasi militare, appeso ad asciugare al piano sopra il suo.
Non aveva idea che ci abitasse qualcuno. Venivano solo silenzi da quell’appartamento.
Quel volo inatteso era lo zampino del destino a cui nemmeno credeva?
A vedere come restasse attaccata al pavimento nonostante le spinte e controspinte del vento, le capitò di pensarci senza la sua abituale incredulità. Se non si stacca da lì nonostante tutto qualcosa vorrà pur dire, si disse.
La incontrò per le scale il giorno dopo, la misteriosa inquilina del terzo piano.
Si era aspettata in verità un gigante corpulento, magari con barba incolta e capelli lunghi ma si trovò di fronte una ragazza magra, filiforme anzi, e quasi eterea nella sua espressione trasognata e un po’ persa.
I capelli corti le davano un’aria da bambina. Trasmetteva candore. Questo la fece tornare col pensiero a quella impalpabile piuma che aveva visto volteggiare fino al suo terrazzo. Un segno, sicuramente.
Le concesse un saluto rapido e sfuggente. Era quasi brusca nei modi, ma le sembrò una maschera indossata al momento per non cedere alla tentazione di fermarsi a parlare con lei.
Solo lo sguardo che si intravedeva sotto la frangetta da adolescente era adulto, di quelli che hanno già visto molto, anzi troppo e di ciò che non si vorrebbe né dovrebbe vedere.
Provò a cucirle addosso una professione, ma senza successo.
La scoprì per caso, all’edicola dove comprava i giornali. Su un quotidiano a tiratura nazionale c’era una sua foto di corredo ad una sua intervista.
Era rientrata da pochi giorni da uno dei teatri di guerra sparsi per il mondo. Nelle sue parole i drammi, il dolore, le distruzioni,  l’orrore che non risparmiava nessuno. Nemmeno i bambini.
Quell’intervista la toccò profondamente. La sconvolse. Nel suo piccolo mondo queste cose non arrivavano. Era uno dei tanti, troppi, che preferivano ignorare e non vedere .
In fondo erano paesi così lontani che gli incendi distruttivi delle loro comunità potevano esser lasciati scoppiare e bruciare nell’indifferenza collettiva. Questo spesso il senso purtroppo comune a moltissimi e fino a quel momento anche a lei.
Si incontrarono nuovamente pochi giorni dopo. In strada davanti al portone. La ragazza aveva uno zaino in spalla, il suo giaccone informe addosso. Stava partendo di nuovo, le disse.
La ringraziò per la sua intervista. Per averle fatto capire molto su situazioni di cui sapeva poco o nulla e che spesso si preferiva tenere sotto traccia nei media più popolari. La salutò con un calore che riuscì a stupirla. Era come se stesse salutando un’amica di vecchia data.
L’abbraccio che le diede fu spontaneo.
“Sei sincera”, le disse!
“ Metti umanità in quello che racconti. Si sente che ti preoccupi veramente del destino e delle condizioni di popoli che sono considerati poco o nulla nei giochi dei potenti. Vorresti che non accadesse ciò che sei costretta a registrare per poi raccontarlo. E racconti perché si possa aprire una speranza di successo per chi nel mondo combatte le ingiustizie e vorrebbe bandire con ogni mezzo la barbarie di ogni guerra. Mi hai fatto aprire gli occhi e non potrò mai ringraziarti abbastanza.   Abbi cura di te. Scrivi, scrivi molto in modo che io e tanti altri come me possiamo comprendere meglio e conoscere ciò che spesso ci passa accanto come se non significasse nulla e non dovesse importare a nessuno!”
Ricambiò l’abbraccio con altrettanto calore e si incamminò sparendo nella luce del mezzogiorno.
In terra era rimasta un’altra di quelle piumette che il giaccone logoro ormai tratteneva a fatica. La prese in mano. Era soffice, tiepida e delicata. Prometteva un ritorno che sapeva avrebbe aspettato con ansia.

Personaggio piuma: Carmela

Non era un sogno – di Carmela De Pilla

Foto di Yuri_B da Pixabay

Quando arrivò era un bambino timido, con lo sguardo già adulto e le spalle ricurve dal peso della sua storia, i suoi grandi occhi neri e impenetrabili non lasciavano intravedere alcuna emozione, era diventato molto abile a nasconderle tanto che nessuno immaginava quanto fosse immensa la sua solitudine.

Da quando aveva lasciato il Brasile si sentiva sempre nel posto sbagliato, ancora di più quando varcò la soglia di quella casa sconosciuta, tutte quelle persone in piedi nella grande sala che spargevano sorrisi e carezze lo mettevano a disagio, avrebbe voluto essere una piuma, leggera e innocente per poter volare lontano, volteggiare spensierato tra le nuvole e lasciarsi accarezzare dall’aria gelida per capire che non era un sogno.

Una mano affettuosa gli accarezzò i suoi neri capelli di velluto e un sorriso accogliente gli scaldò il cuore e per un attimo percepì un’emozione sconosciuta.

Era stato adottato all’età di nove anni e da un orfanotrofio brasiliano si ritrovò in una bella casa in collina alla periferia di Firenze circondato da persone che davvero gli volevano bene.

Ci volle del tempo per sostituire i suoi vecchi stracci con vestiti nuovi e sempre più colorati e così pian piano incominciò a dipanare la sua storia per tesserne  una nuova e una forza irrefrenabile lo spinse sempre di più a riconoscersi e a ritrovare se stesso.

Dimostrò subito di avere una tenacia sorprendente, un’energia vulcanica lo spingeva ad affrontare la nuova vita con curiosità e meraviglia così in breve tempo imparò l’italiano e diventò amico di tutti, dai suoi pori sprigionava quell’innato spirito brasiliano allegro e festoso, lo si vedeva da come camminava, sembrava che ballasse seguendo un ritmo che gli batteva nelle vene.

La tenacia dentro la piuma

Tenacia – di Carmela De Pilla

Sarà il caso?

Forse…

Sarà quell’innata forza che smuove il groviglio delle emozioni e degli eventi?

Forse…

Sarà quel gene scolpito nel sangue fin dai tempi lontani?

Forse…

O sarà tutto questo?

Ogni volta che devo fare i conti col destino incontro la tenacia, sempre più decisa, più ostinata, penetra dentro con una  forza prepotente che a volte mi divora e mi logora finché non è soddisfatta.

Sono alla sua mercé, quasi soggiogata, come un servitore obbediente eseguo gli ordini senza opporre resistenza e vado avanti coraggiosa e temeraria finché non raggiungo la meta, poi appare la luce e mi sento viva. 

Piuma flash

Piuma tra le piume – di Carla Faggi

Piuma tra infinite piume

ci lasciamo  trasportare da sospiri

per caso mi posano da mamma Elena e babbo Vasco

ho avuto tanta fortuna

l’altra piumettina di colore diverso dal mio che avevo vicino

si dice che per caso sia stata sospinta in un continente grande e lontano che si chiama Africa

speriamo che anche lei abbia tanta fortuna

Personaggi piuma: Simone

CANDORE – di Simone Bellini

Mi sei passata davanti leggera, ondeggiando al vento, trascinando il mio sguardo meravigliato dal tuo leggiadro candore, mi sei venuta incontro con piccole allegre piroette e ti sei seduta accanto a me, il tuo candido sorriso armonioso si posò sui miei occhi come un dono della vita.

Mi scusi la disturbo se mi siedo qui accanto a lei ? – Era una bella ragazza, sui venticinque anni, una donna ormai, aperta alla vita, senza timore di affrontarla, certa di dominarla, rispettandola.

 Le sorrisi annuendo- Prego !-

-E’ una giornata così bella che invita ad una pausa ristoratrice per godersi questo sole, questa bell’aria fresca e questi meravigliosi colori autunnali. Che bellezza!!! – continuò lei – Questi momenti sono sempre più rari, non perché non ci siano tutti i giorni , ma perché non abbiamo più il tempo per accorgercene, apprezzarli !-

Aspirò profondamente l’aria frizzantina del mattino alzando le braccia, congiungendo le mani dietro la nuca, chiuse gli occhi ed accompagnò il tutto con un sorriso.

Che bella la gioventù se la si sa godere !

Se riesce a trasmettere questa gioia ad un vecchietto come me, che un minuto fa si arrovellava nella tristezza dei ricordi di una vita senza più speranza.

– Giulia, mi chiamo Giulia –tendendomi la mano

– Sandro – dissi accogliendo la sua mano tenera ma decisa – Hai proprio ragione sai, avevo smesso di apprezzarli questi momenti e non me ne sono accorto ! Con tutto il tempo a mia disposizione, ho lasciato che la monotonia ingrigisse la mia vista. Poi sei arrivata tu ed hai tolto quel velo, donandomi tutti i colori del mondo, festanti nei miei occhi. Grazie per questo !

Io ? Io non ho fatto niente! Forse ti ho trasmesso un po’ del mio entusiasmo ! Se è così sono contenta, tienilo stretto, coltivalo e se puoi trasmettilo per migliorare il mondo.-  Si alzò allegramente e piegandosi verso me mi diede un bacino sulla fronte – Ciao nonnino ! –

 La guardai allontanarsi con una lacrima di commozione.

Un colpo di vento e la piuma accanto a me riprese a volteggiare leggera, armoniosa nell’ aria frizzantina di un giorno autunnale !

Personaggi piuma: Anna

Il vagabondo – di Anna Meli

Foto di cocoparisienne da Pixabay

            Nell’aria una piuma leggera si muoveva nel vento, a tratti sembrava fermarsi per riposare per poi riprendere il volo come dopo un breve respiro. Vagava nell’aria libera e leggera ma, nello stesso tempo, dipendente da qualcosa che non si vedeva e che condizionava i suoi movimenti. Danzando nel sole mostrava tutto il suo candore e la sua eleganza; accarezzava l’aria, precipitava e si rialzava nel tentativo di non cadere al suolo, si riabbracciava con tenacia al vento e continuava a volare.

            C’era qualcuno che la osservava ospite di una panchina di quel giardino di periferia. Non sembrava avere l’aria di un disperato, ma di uno ormai abituato a quella vita di vagabondo. I raggi di un pallido sole d’autunno lo avevano svegliato. Si era alzato stiracchiandosi le membra indolenzite e sfregandosi le braccia per comunicarsi un po’ di calore.

            Quella piuma volteggiante gli era venuta incontro quasi a sfiorargli il viso e lui aveva soffiato per ridarle forza, quella forza di cui ora lui aveva estremo bisogno. Aveva fatto una scelta che chiunque avrebbe giudicato avventata. Ma chi erano quei chiunque? Nessuno, non erano nessuno!

            Imprigionato nella vita frenetica in cui la moderna società lo aveva costretto facendolo vivere in continua competizione con tutti i suoi “ chiunque”, si era ribellato e aveva scelto la sua “libertà”.

            Un mattino con l’indispensabile chiuso in uno zaino era partito verso l’ignoto, verso una vita diversa. Non voleva pensare, ma solo abbandonarsi al caso. Ci sarebbe riuscito? Chi lo sa?

            Socchiuse leggermente gli occhi per ripararli dalla luce del sole e continuo ad osservare quella piuma bianca e leggera che gli era venuta incontro. Respirò profondamente e si sentì libero.

La piuma in volo

PIUMA – di Nadia Peruzzi


Le foglie quasi le arrivarono sul viso spinte da un colpo di vento impertinente.
Riuscì a scorgere a malapena, in mezzo ai gialli e agli arancioni resi vivi dai raggi del sole autunnale, la minuscola piuma candida che liberata dal peso che la schiacciava a terra aveva cominciato a danzare nell’aria.
Sembrava senza gravità, quasi immateriale per come volteggiava senza dare accenni di stanchezza o di caduta.
Era leggiadra nei suoi movimenti e tenace al tempo stesso.
Chissà chi l’aveva persa e dove era diretto il suo volo.
Alzò gli occhi verso l’alto. La V della formazione era magnifica nella sua perfezione.
Si muoveva verso orizzonti e paesi lontani con voglia di tornare appena la stagione lo avesse permesso.
La piuma finalmente planò sul palmo della sua mano come una carezza.
La prese con sé come fosse un saluto o la promessa di un incontro ravvicinato in un futuro non lontano.

Il grande Caso

Casualità e tenacia – di Sandra Conticini

Per lei non era una persona qualunque. Lo aveva incontrato per caso in una sua passeggiata solitaria  alla ricerca di un po’ di leggerezza, che trovava soltanto a contatto con la natura. Quando poteva andava  in quel prato al sole, con il suo panino,  un pò di musica e li stava bene perchè c’era tanta pace e tranquillità.  Quel giorno, quando si accorse di non essere sola, si alzò di scatto impaurita. Trovò davanti a sé un uomo che  la salutò cordialmente. Era una persona di mezza età, alto,  magro con un bel sorriso. Gli piaceva viaggiare, amava l’arte, la musica, il teatro, faceva lunghe camminate in montagna. Insomma una persona dai mille interessi e le sembrò una persona normale, cosa non facile, lei che aveva conosciuto persone sempre molto particolari,  era giunta alla conclusione che si trovava bene solo con sé stessa. Gli amici l’avevano tradita, non credeva più nell’amicizia, e nel tempo libero si trovava  sola e i pochi interessi che poteva coltivare li aveva abbandonati.

Si vedevano spesso su quel prato, passavano ore a parlare, ridere e scherzare, perchè Gianni era una persona veramente piacevole, ma lei non  dava segno di cedimento,  non aveva fiducia in nessuno ormai. Andarono avanti così per diverso tempo. Lui era un tipo molto tenace, non lasciava andare la sua preda, ed ebbe ragione perchè la casualità di quell’incontro fece nascere un amore che  durò nel tempo.

Personaggio piuma: Rossella

Leggera – di Rossella Gallori

foto di Lucia Bettoni


Si era spogliata di tutto, o quasi, aveva indossato un top trasparente, il nulla con le spalline, i pantaloni di garza impalpabile nascondevano i piedi nudi, la bandana fucsia di seta terminava con microscopici campanellini, che ad ogni sua risata brillavano, ballando..
Leggera, percorreva le piccole strade del centro, senza toccare terra, i capelli increspati scendevano morbide sulle sue spalle tatuate dai sogni..
Senza età, senza peso, senza ancore, senza rancori, raggiungeva il suo sogno ogni sera, quella piazza che amava da sempre, che la faceva sentire unica, trasparente, luminosa…
Il suo posto: un grande cuscino di velluto morbido e gigante su quei gradini accoglienti, il calamaio a destra con l’ inchiostro bleu, la piuma d’oca lilla con il pennino mai spuntato tra le dita….scriveva sogni su un blocco illuminato da una luce pallida e profumata, che regalava con un sorriso ed un piccolo bacio…
Ad ogni parola gli occhi si socchiudevano, immaginando, stelle, luna, amore, dalle sue labbra mille piume impalpabili dai colori delicati raggiungevano il cuore…
Leggera, priva di ansie, di incubi, di dolori, all’ alba riprendeva la via di casa, percorrendo quasi volando, le stesse stradelle.
La sua casa tra nuvole di panna montata, senza porte, dalle finestre spalancate un forte profumo di vaniglia raggiungeva Dio…..

Peso piuma

Piume leggere – di Mimma Caravaggi

Chiunque può venire in possesso di una piuma. Puoi trovarla casualmente persa per caso da un piccolo pettirosso durante il suo leggiadro volo libero. Una piuma che si stacca dal suo corpicino per volare anche lei leggiadra con piccole evoluzioni che ti affascinano nel guardarla cadere rovinosamente e velocemente a terra in un batter d’ali. Una piuma che solo toccarla mi da la sensazione di sfiorare uno stupendo panno di velluto di seta incorporeo, affascinante per la sua composizione. Come vorrei imitarla così, solo una volta per caso, sentirmi leggera e felice di librarmi in aria fino a cadere precipitosamente a terra, dispiaciuta di riprendere tutto il mio peso corporeo. Lo accetto!

Le piume sono come i sogni

Piume – di Patrizia Fusi

foto di Patrizia Fusi

Non sono riuscita a trovare delle piume nei posti dove vado a camminare, me le sono fatte dare da mia figlia, una è una penna rossa per scrivere, l’altra di fagiano, color avana con delle striature più scure, ho cercato di farla volare, ha un volo diritto e rigido, cade subito non volteggia.

Io vorrei essere una piuma leggera, morbida, soffice e bianca, lasciarmi andare, farmi portare nei miei sogni, che non sempre conosco.

La casualità e la mia voglia di conoscere mi ha fatto incontrare il gruppo delle Matite, che mi ha fatto volare con la fantasia, mettere su carta le mie emozioni, con alcune incertezze, ma la tenacia mi ha fatto continuare.

 Non voglio chiuderla in un libro la mia piuma, vorrei farla ancora correre leggera, da un’emozione all’altra, vorrei che mi accompagnasse ancora nei miei sogni.

“Chiunque può amare chiunque”

Chiunque…Chi – di Rossella Gallori

Ci ha sempre separato una piccola piuma, a volte quella del collo di un’oca nana, a volte una piuma sfacciata di pavone gigante

Una rossa piuma intrigante unì il tuo dorso al mio seno.

Chi ha detto che non ti posso amare?

Chi ha soffiato per primo sulla magia di un incontro?

Forse quella finestra spalancata e quel vento forte ci han riempiti di ali microscopiche e leggere!

Starnutivo io, ridevi tu, mi baciavi   piangevo…lacrime di gioia…

Le penne tra le labbra, gli occhi arrossati, nebbia di piume!

Una mano si allunga e tra noi una penna verde, semaforo  luminoso ed immobile, non ci fermavamo più.

Chi ha detto che non ti posso amare?

 Resti di un boa di struzzo, fili sottili, colorati e magici.

Chi ha detto che non ti posso amare?

Piume d’ argento i tuoi capelli, riccioli di piccione i miei.

Chi ha detto: non ti posso amare, chi ha scritto con la penna d’ oca maligna…quel no?

Smetto di scrivere, accarezzo seta con l’anima, corta e morbida, un piumaggio leggero, che non sfugge al mio soffiare, ne  aggiungo ad altre, altre, ed altre ancora…..un ventaglio assurdo ed impalpabile….

Chi ha detto che non ti posso amare, chi? Chi?

Personaggi piuma: Laura

Vivere come una piuma – di Laura Galgani

Le piaceva moltissimo lavorare ai complicati strumenti di bordo volteggiando da una consolle all’altra così, senza peso, con le gambe tirate su, in orizzontale, come se stesse galleggiando su un fluido invisibile.

Gli anni di studio, poi di duro addestramento, si erano condensati in un modo di essere che faceva parte di lei con naturalezza. Conoscenza e volontà si erano fuse insieme e la sostenevano in ogni istante. E poi c’era l’amore. Quello per la più piccola particella e quello per l’infinito, che da lassù sembrava di poter abbracciare.  

Pensava a sé stessa come ad un minuscolo granello di polvere, insignificante eppure prezioso. Stava lassù, nella stazione spaziale, a studiare procedure e a svolgere esperimenti, con un entusiasmo che solo da bambina aveva provato, giocando con tutto ciò che trovava, in soffitta o in giardino.

Fin da allora trattava ogni oggetto, pianta, animale, con la leggerezza di una piuma portata dal vento che all’improvviso si stanca e si posa, senza ferire. Sentiva di portare in sé qualcosa di ogni creatura e tutte le parevano animate da un soffio, da una luce.

Tenacia e pazienza l’avevano portata fin lassù. Fra i riccioli biondi teneva ancora tre piccoli fermagli a pinza di quando era adolescente, con buffe facce di orsetti e uccellini che facevano capolino fra un ciuffo e l’altro.    Si sentiva ancora un po’ ragazzina, in fondo. Anche dentro alla goffa tuta che indossava durante le passeggiate nello spazio. In quei momenti solo un filo la teneva legata alla stazione spaziale, alla vita, paradossale e normale al tempo stesso, che si era scelta.

L’ultima volta che si era lanciata nel vuoto aveva pensato per un attimo che in fondo sarebbe stato bello se il cavo non avesse retto; si sarebbe lasciata andare e avrebbe potuto nuotare nello spazio, fluttuare e rotolarsi fra le stelle sopra di lei, sotto e ovunque. La Terra lì davanti a lei ancor più bella, azzurra, l’avrebbe amata ancor di più, e si sarebbe data con un ultimo slancio al suo abbraccio materno.  Poteva esserci un modo più bello di morire?

Il sole balenato all’improvviso da dietro la Terra l’aveva riportata come con uno schiaffo alla sua parte più razionale. Aveva completato rapidamente la procedura di reset di alcuni strumenti e aveva dato l’ok per il rientro.

Quella notte sia era addormentata senza paura, perché aveva intuito che non era mai nata e mai sarebbe morta, che tutto esisteva in lei come nell’universo, che niente aveva inizio e niente aveva fine, che tutto ciò che è, è perfetto e continuamente si trasforma. Almeno nel precario istante dell’intuizione.   

Chiunque è unico

Risuonare nella stessa melodia – di Laura Galgani

Foto di Ri Butov da Pixabay

Ciascuno è unico. Questo significa “chiunque”. Chi – è – unico.

Tutti siamo unici. Di ciascuno ce n’è uno solo.

Allo stesso tempo, però, siamo replicanti, cloni, avatar, copie di quell’unico, primordiale modello partorito dalla mente di Dio.

Chiunque è il riflesso di quel disegno perfetto che esisteva già, in incognito, fin dalla prima oscillazione dalle particelle in seno alla materia condensata, presente ancor prima del Big Bang.

Eppure a Dio non veniamo mai a noia, nonostante ci replichiamo da duecentomila anni, pressoché sempre uguali.

Ho consapevolezza di questo?

Che anche io sono “chiunque” – cioè estremamente uguale e allo stesso tempo enormemente diversa da tutti gli altri esseri umani?

Mi piace soffermarmi su quanto di bello, di rassicurante, io trovi in questa verità: se riesco a mettermi in relazione con ciò che nell’altro è identico a me, avrò sempre qualcosa, qualcuno, in cui rispecchiarmi.

Non sarò mai sola.

Non ci saranno barriere invalicabili fra me e il cuore di un’altra persona.

Senza per questo volerla possedere, cambiare, manipolare.

Semplicemente per risuonare l’uno nell’altra, sentirsi fratelli, vibrare per un attimo al suono della stessa melodia.

Piume che non servono a volare

Piume – di Stefania Bonanni

Ogni volta che un sogno rimane nei pensieri, senza diventarne padrone. Ogni volta un dono leggero e pieno di candore, aiuta i pensieri a trasformarsi in piume candide, capaci di donare luce alle cose che toccano. Sogni piccoli, piume che non servono a volare, di quelle bianche e morbide che nei sogni volano senza essere attaccate alle ali di nessuno, ma sono le prime alle quali si pensa se si pensa alle piume. Come fiocchi, farfalle,  ballerine, fiori sbocciati dalle  nuvole,  come la grazia, la leggerezza, la bellezza,  come quello che si può perdere, ed a volte basta un attimo.

Chiunque è ovunque

Chiunque – di Lucia Bettoni

Foto di Lucia Bettoni

Chiunque è l’altro
Chiunque è l’attimo
Chiunque è l’umanità
Umanità sulla punta delle dita
Umanità accolta
Umanità abbracciata
È un viaggio insieme
È un viaggio ovunque

Chiunque Ovunque

È una serenata sotto la finestra
la finestra di chiunque ovunque
È attraversare il fiume con il sole
con un amore mio ovunque

Chiunque è come spolverare l’aria

Chiunque si può amare ovunque
Ovunque si può amare chiunque

Bello come un girotondo
Libero come il canto del lupo

Canto per te amore e non per chiunque
Un canto senza fine che si sentirà ovunque