
CONTROPELO – di Anna Meli
Ero molto piccola. Ricordo con piacere l’unico nonno che conosciuto, persona dall’aspetto severo ma con un carattere dolcissimo.
A quel tempo, faceva venire una volta alla settimana il barbiere a casa perché gli curasse barba e baffi. Era un’usanza che si ripeteva ogni volta come un rito. Seduto, fermo come una statua di cera, si faceva mettere intorno al collo un grande asciugamano bianco che lo ricopriva quasi totalmente lasciandogli fuori solo la testa rotonda e piccola. Aspettava senza batter ciglio.
Il barbiere, tale Giulio, gli insaponava ben bene la faccia, affilava il rasoio e, da consumato artista, iniziava il lavoro con cento mosse studiate e veloci. Io piccola e timorosa avevo il terrore di veder apparire alla superficie della schiuma qualche macchia rossa di sangue. Difficilmente accadeva. Per questa remota possibilità il barbiere aveva a sua disposizione una specie di stick che strofinava in quel punto fino al cessare del sangue. Così poteva riprendere il suo lavoro agitando il rasoio….pelo e contropelo, pelo e contropelo, quasi seguendo il tempo di una musica solo a lui conosciuta.