ERA USCITO DI CASA PRESTO………- di Tina Conti
Da tempo, sentiva un disamore per il suo lavoro, per la ripetitività dei gesti, e per il tedio dei discorsi della collega sempre incentrati sui suoi guai di salute e sul difficile rapporto con il suo amante Antonio.
Da tanto meditava di fare una piccola fuga, di riprovare l’ebrezza della libertà.
Essendo un tipo molto organizzato, teneva in macchina delle borse attrezzate per le emergenze.
Borsa per dormire fuori casa con pigiama, ciabatte, spazzolino da denti, borsa per escursione in montagna, provvista di scarponcini, calzettoni, guanti, giacca , canocchiale e racchette da passeggio, borsa per il mare con costume asciugamano, crema solare, cappellino e sandali.
Questo lo faceva sentire libero, libero dei suoi progetti, anche se il coraggio spesso gli mancava.
Il tempo non prometteva niente di buono, stava per rassegnarsi per una giornata piatta e noiosa.
Mentre procedeva nel traffico disordinato e rumoroso, ricevette una telefonata.
Signor David, è arrivato il vaccino per l’Erpes che mi aveva detto voler fare, può passare in ambulatorio anche oggi, io ci sono fine alle 12
Ecco l’alibi pensò David
Invertì la direzione di marcia, andò in ambulatorio e poi chiamò l’ufficio.
“oggi non posso venire al lavoro, ho fatto un vaccino e adesso ho una forte reazione allergica, è meglio che mi riguardi, ci vediamo domani”.
Fermò la macchina in un boschetto e prese la borsa da montagna, il tempo non permetteva altro. Si cambiò in fretta, agganciò il coltellino svizzero all’asola dei pantaloni e con lo zaino in spalla si incamminò, sarebbe rimasto nella zona di Panzano vicino all’ambulatorio della dottoressa.
Si muoveva cercando di passare inosservato, lo faceva per scrupolo, lì lo conoscevano tutti, non voleva creare curiosità. Era giorno lavorativo e lui ci capitava sempre nel fine settimana. Non seppe però resistere al pensiero di un bel panino preso alla bottega del Cecchini dove andava anche per la merenda da bambino. Due belle fette di pane casereccio con lardo e sottaceti, guarnito con fette di spalla di maiale. Mentre l’affettatrice scivolava liscia liscia sulla carne, si sentiva un profumino che stordiva.
Ecco pensò fra se’, questa sì che è vita. E uscì dalla bottega gongolante.
Si inoltrò per la campagna umida di pioggia e poco illuminata, fra la nuvole apparivano smelensi raggi di sole, ma per lui era tutto perfetto.
Le siepi di biancospino erano fiorite e deliziavano i primi insetti che ronzavano indaffarati, anche i mandorli erano in fiore e nei prati si distendevano tappeti di anemoni e tazzette. Camminava soddisfatto osservando tutto quello che si muoveva e cambiava intorno.
Le campane della chiesetta della frazione di Giobbole suonarono mezzogiorno, era l’ora della siesta, si liberò degli scarponi e dello zaino e si apparecchiò l’agognato pranzo.
Osservava il viavai degli uccelli che indaffarati andavano al nido dentro le siepi, il ronzare degli insetti, lo scrosciare dell’acqua nel fossetto vicino.
Una voce di donna cantava vicino una canzone da bambini, si sentivano anche risate e gridi di bambini.
Una gonna colorata e un bel cesto di capelli rossi si intravedevano dai cespugli,
una giovane donna con un bambino raccoglievano erbe e fiori.
Il cagnolino grigio e riccioluto si infilò nel fosso uscendo tutto grondante.
Dammi la mano Giulio, disse la donna al bambino, se non salti farai la fine di Dingo.. Ecco, patata, ci sei finito proprio dentro.
Siediti che ti vuoto gli stivali dall’acqua e ti tolgo i calzini.
Hoì signore, anche lei in cerca di erbe?
No no, io sono a passeggiare, che belli che siete , siete di Panzano?
Si da poco, ma noi veniamo da lontano, ci siamo innamorati di questo posto e ci siamo stabiliti da un anno. Oggi raccolgo erbe per fare i ravioli.
Mi faccia vedere se riconosco qualcosa, io andavo a raccoglierle con la mia mamma, che divertimento, io tenevo il paniere e se incontravo gli amici scappavo per i campi. A giocare. Che bei ricordi, risento i profumi e l’aria sul viso e nelle narici, mi sembra che il tempo non sia mai passato.
Mentre facevano queste osservazioni, due moto da cros sfrecciarono rumorose.
Il bambino corse dalla mamma spaventato portando in mano un piccolo ranocchio trovato nel prato, mentre risalivano sulla viottola il cielo diventò minaccioso e scuro.
Arrivederci signora benvenuta a Panzano, sicuramente ci rincontreremo io vengo quassù sempre il fine settimana, ciao anche a te, trattalo bene quel ranocchio , io penso però che sia un bel rospo lo sai vero quanto sono utili questi piccoli animali?