La pietra – di Annalisa Faleschini

Era una baracca.
Un casotto per fumare di nascosto le prime sigarette rubate in casa, bere i primi gocci trafugati dalla dispensa.
Fu proprio lì, che mentre lo sistemava ed abbelliva, se lo ritrovò addosso col suo peso maschio.
Col fetore di un assatanato.
La colse inaspettata, fragile, avvolta nel suo lutto come un sudario.
La abbindolò con nenie mielose.
Un barbiturico per la sua spossante tristezza.
poi le bloccò le membra con fiera voracità. ci volle un miracolo per salvarla!
Il corpo si risparmiò, la mente venne bucherellata, triturata, colpita, scheggiata.
Nessuno più, per anni, poté corteggiarla.
La pietra, sul sepolcro della sua anima, eruttava, e come lava trascinava i bollori del passato, bruciando qualsiasi timido desiderio d’amore si affacciasse dal suo cuore ferito.