Cercò di metterci una pietra sopra… – di Rossella Gallori

La cava era lontana, difficile da raggiungere, si armò di tutto quel che sembrava essere indispensabile, un qualcosa per la pioggia,un qualcos’altro per il sole, acqua tanta, cibo poco, la voglia di arrivare c’era, il fiato non lo aveva potuto comprare, bandoni chiusi negozi inesistenti, i ricordi li avrebbe volentieri lasciati a casa, ma si erano infilati a forza nello zaino: pesanti e scomodi.
Carrara…la cava, il bianco che acceca, maschi mezzi nudi sudati sempre, con il sole di più, un asino, un mulo, un pastore maremmano vecchio di polvere.
Rumore tanto, silenzio stridente, ogni tanto un fischio, un grido…
L’ accolsero, la raccolsero, le offrirono quiete e quel pezzo di marmo bianco venato di graffi.
È un regalo, lo prenda
Si riposi
Venga all’ombra?
La misura, ad occhio era perfetta o almeno sembrava tale: un rombo levigato ai lati, forse un coperchio funebre, nato per una morte giovane, forse un sedile venuto male.
Scuotendo la testa due uomini l’aiutarono, il sacco di yuta le strangolò i fianchi, puzzava di fatica, faceva male, era la sua unica soluzione per .portarlo con sé.
La discesa le sembrò più breve, la stanchezza aveva azzerato momentaneamente i pensieri.
Si inginocchiò esausta difronte al pozzo, quel vecchio serbatoio coetaneo, gemello l’aspettava da sempre, piangevano sangue le piaghe graffiate dalla canapa, con l’ultimo respiro cercò di far combaciare il biancorombo alla cavità, il buio ed umido tunnel, zuppo di ricordi, non frenò la sua caduta, il passato vigliacco raccolse il suo silenzio, schegge di marmo cattivo trafissero ancora una volta il suo cuore.
Tutto divenne acqua putrida.