La torta di frittelle – di Tina Conti

Ho conosciuto i sapori autentici e poco elaborati degli alimenti , la mia generazione era ancora molto legata al mondo agricolo e artigianale, si conosceva la provenienza e l’ origine di quello che arrivava in tavola e nei negozi.
Oggi molte cose sono cambiate , arrivano prodotti da tutto il mondo e il nostro palato sperimenta alimenti e cucine diverse, questo però non limita la cucina del cuore, quell’alimento, quel piatto che ci riporta sensazioni, emozioni e ricordi legati a profonde esperienze.
Arrivavano sulla mia tavola frutta, verdura, insalate ,uova, vino e pollame coltivate e allevate nella nostra terra. ogni prodotto ricordava un luogo, un processo, un profumo.
La terra , gli insetti accompagnavano nella cucina i prodotti, il bruco della cavolaia strisciava sui bordi dell’acquaio, le piccole limacce nuotavano nel catino insieme all’insalata.
Mente si lavoravano le costole del cavolo odoravano di fresco, di tempo, quelle tenere dell’autunno erano morbide, quelle che arrivavano dopo il primo gelo erano sode e croccanti
Non si resisteva a staccare dalla pianta il primo pomodorino appena rosso e addentarlo con le mani profumate e sgocciolanti e un po’ terrose ai primi tepori estivi.
Si conoscevano i sapori dei frutti acerbi, l’attesa delle prime albicocche , delle ciliegie, delle fragole ci portava a scrutare gli alberi con occhio esperto per cogliere l’attimo giusto
I ragazzi facevano scorpacciate di frutta verde con relativi mal di pancia che non insegnavano nulla, la stagione dopo si ripetevano gli stessi gesti.
Questo mi ha reso molto esigente nelle scelte, perché continuo a ricercare queste sensazioni.
Un ricordo molto forte legato ai piatti della mia infanzia e ai sapori indimenticabili è quello delle frittelle di riso. Era la nonna che le cucinava, per la famiglia , gli amici, i vicini, faceva una bella scorta di uova, si attrezzava con anticipo. La data era sempre quella, la “domenica delle palme “. le galline in quel periodo sono molto produttive quindi si partiva avvantaggiati.
Il giorno prima, in un grande pentolone bolliva nel latte il riso zuccherato che odorava di scorza e succo di arancio, non mancava mai una buona dose di vin santo.
L’odore cominciava a insinuarsi per casa, si doveva sorvegliare bene il composto senza farlo attaccare al fondo della pentola, abbondanti cucchiaiate per assaggiare la cottura e testare il giusto sapore non erano negate a nessuno che elargiva poi il suo giudizio.
La mattina seguente, di buona levata, cominciava la friggitura.
La massaia, con in testa un fazzoletto legato a proteggere dall’odore dell’olio i capelli si apparecchiava il necessario.: fiasco dell’olio di oliva, meglio quello dell’anno precedente, schiumarola , carta gialla per assorbire l’olio in eccesso, e tanti vassoi nonchè la bella padella di ferro .Dopo aver rimestato bene il composto con le uova aggiunte , usando due cucchiai, si faceva scivolare il composto a piccole dosi nell’olio bollente , subito prendeva forma la frittella, si dorava e per magia si rigirava da sola con le sue vicine.
Lo zucchero semolato veniva aggiunto quando erano tiepide facendole rotolare generosamente. Per i più esigenti c’era lo zucchero a velo, ma si diceva che non era da intenditori.
Non si nascondeva questa lavorazione perché , il profumo e l’odore di fritto si spandeva intorno facendo obbligo di offrire piccoli piatti a vicini e conoscenti.
La cuoca, soddisfatta e con le guance arrossate e le labbra zuccherose, osservava ansiosa i gesti di gratitudine e gli occhi gioiosi degli assaggiatori.
Le buone frittelle dovevano essere morbide, profumate , saporite , equilibratamente dolci e asciutte.
Al compleanno dei novanta anni del mio babbo, ho preparato una montagna di frittelle disposte a forma di torta, lui conosceva bene questo dolce e poi, era nato per San Giuseppe, il 19 marzo-
L’ho sentito raccontare giorni dopo della sua festa con fare orgoglioso ai suoi amici e anche per me è stato un vero regalo, così anche per la famiglia.
Temevamo che a causa di un ricovero per problemi di salute non avrebbe potuto festeggiare. Invece, per fortuna , il problema si è risolto e abbiamo fatto una grande festa con la torta di frittelle.