Il piatto dell’amicizia – di Stefano Maurri

Per lui il tajine era il piatto dell’amicizia. Gli avevano insegnato a cucinarlo in uno dei suoi viaggi nel mondo arabo. La curcuma era elemento essenziale da unire alla carne di pollo o di agnello o altro animale. La curcuma troneggiava in tutti i mercati e il suo intenso profumo faceva di ogni piatto un qualcosa di unico. Per il buon tajine occorreva la classica pentola di terracotta invetriata con il classico coperchio a cappello per sfiatare il vapore durante la cottura. La pentola poi veniva portata in tavola senza necessità di trapasso in un piatto da portata e tutti vi attingevano
Chissà perché il mondo arabo era sempre stato visto dall’occidente come ostile ed era sempre stato più difficile farne parte. Ora che era vecchio vedeva costantemente addossare a quella parte del mondo tutto il male, vedeva anche alcuni suoi pregiudizi che a volte erano emersi e ripensava a come erano state belle quelle sere d’estate con il profumo del gelsomino nell’aria della sera con i bambini che andavano in giro orgogliosi, tenendo distaccata la tunica dalla pelle ferita, dopo la circoncisione appena fatta, che significava, per loro, essere diventati grandi.
Quanti di quei bambini diventati grandi davvero saranno oggi sopravvissuti….quanti di loro, con le stesse caratteristiche non sono diventati grandi….quanti di loro dormono sulla collina….