Andar per cicorie – di Carmela De Pilla

Era questo il tempo giusto, proprio così, ogni cosa va fatta nel tempo giusto! Tutto avviene in periodi particolari, verso Settembre dopo che la calura estiva ha bruciato ogni cosa o a Marzo dopo che il freddo dell’inverno ha gelato il suolo e al primo tepore la natura si sveglia con la pioggia che dona alla terra la forza e la voglia di rinascere e ogni piccolo seme si rimette in cammino, le piantine spuntano timidamente e come per miracolo tutto ritorna in vita.
Era Settembre e lei come se dovesse andare a un appuntamento importante si armava di coltello e di cesto e si partiva a piedi percorrendo viottoli e scarpate in cerca di cicorielle.
Lo ricordo bene, io inesperta raccoglievo tutto e mia madre scaltra e attenta selezionava e poi attratta dai piccoli ciuffi appena nati che riconosceva ad occhi chiusi fra tanta malerba con il piccolo coltello tagliava la radice lasciandone un pezzetto nel terreno.
Poco alla volta il cesto si riempiva di cicoria, tarassaco, cicerbite, piattellini, aspraggine che lei con cura puliva prima di metterle nel cesto, in quel momento lei che aveva fatto solo la terza elementare si sentiva una maestra, ora era lei che insegnava qualcosa a me e lo facevan’aria solenne.
-Quando raccogli le verdure di campo devi mischiarle, devono essere “ fogghia miscca” ogni piantina rilascia le sue proprietà, dona al palato un sapore diverso e al corpo sostanze benefiche, la cicoria ci regala il ferro e le altre tante vitamine.
E via via che mi spiegava assumeva un tono di una che insegna qualcosa d’importante, qualcosa che non deve essere dimenticato, voleva che imparassi e mi faceva vedere la differenza tra l’una e l’altra.
Poi a casa si completava il rito, venivano lavate e cucinate.
-Non devi mettere troppa acqua perché le sostanze non si devono disperdere e anche se sono un po’amare, meglio! Vuol dire che fanno bene!
Intanto per tutta la cucina si spandeva quell’odore un po’ amarognolo, così unico e diverso da ogni altro.
Sono passati tanti anni, troppi e ora sono io che sento la necessità e il desiderio di ripetere quel rito con gli stessi gesti e le stesse parole, lo faccio con le amiche, le figlie e ora anche con i nipotini.
Anche quando la mangio mi sembra di ripetere lo stesso rito e quella verdura così semplice, povera e poco considerata mi reca un piacere che non è solo gustativo, ma anche affettivo e provo le stesse sensazioni di una volta, sento l’amaro della cicoria che per me non è mai sgradevole e il dolce e delicato sapore del piattellino e della cicerbita.
Mangio lentamente, mastico con delicatezza quasi con rispettto per ringraziare la natura che mi dà la possibilità di preparare ancora quel piatto che nella cucina pugliese è spesso accompagnato dalla morbidezza e pastosità del purè di fave, loro due si uniscono in un binomio semplice ed essenziale che ricorda la vita semplice di una volta.
E ringrazio anche mia madre.