“Il sapore di una nuvola” – di Sonia Cortecci

Il sapore più forte ed il primo che ricordo: quello dell’uovo, l’uovo trasformato in zabaione o “zabaglione”, come lo chiamava nonna Linda.
Scendeva in gola come un fiume leggero. Ogni cucchiaiata di questa nuvola dolce poteva essere trattenuta e distribuita sulla lingua, assaporata pian piano: riempiva la bocca, a volte traboccava, perché la nonna esagerava ad imboccarmi.
Sembrava una carezza sul palato, nutrimento soffice che non aveva bisogno dei denti.
Profumava di un liquore dolce, anche troppo.
Era un sapore consolatorio dell’assenza materna, trasformato in una crema.
Lasciava un retrogusto, certo migliore di quello dell’uovo crudo, che mi faceva bere intero, albume compreso, bucandolo alle due estremità e facendomelo succhiare appena tolto da sotto la gallina…