Una tazza e una scodella – di Carla Faggi

Una tazza grande di caffellatte, tanto latte e non molto caffè, calda, quasi caldissima.
Prenderla con due mani, portarla alla bocca, il latte ti riscalda, ti disseta, ti avvolge.
Non esiste un giorno bello se non inizia con una grande tazza di caffellatte caldo.
Poi biscotti, torta, pane e marmellata, non importa cosa, l’importante è che sia inzuppata nel latte e che l’inzuppo sia giusto, non troppo da disperdere, non poco da non bastare.
Ci vuole arte nel saper inzuppare.
Ho ricordi di una vita legati a questo evento, quotidiano si, ma di un’importanza quasi vitale, indispensabile perché sono nata cresciuta e invecchiata con questo sapore. E ne sono anche condizionata perché amo tutto ciò che è caldo e fluido.
La famosa farinatina detta anche brodetto di quando ero piccina e di cui a volte mi riconcedo il sapore.
Ci mettevo anche il “formaggino Mio” che sciogliendosi nella grande scodella assieme alla farina, acqua ed olio, e con l’aiuto del cucchiaio disegnava delle striature, solchi grandi, piccoli in cui io ci vedevo strade, monti, case e mi raccontavo delle storie.
Poi mia madre: “mangia che si fredda!”.
Allora terminavo velocemente la storia con un lieto fine e mi immergevo nel buon sapore caldo e avvolgente della minestra.