“Ogni giorno perdo le parole”: Sandra

OGNI GIORNO PERDO LE PAROLE CHE AVREMO POTUTO DIRCI O NON DIRCI O DIRCI MEGLIO. – di Sandra Conticini

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Quante parole ci siamo dette nel tempo. Alcune mi hanno fatto stare bene, altre mi hanno fatto male. Ho cercato di fartelo capire, ma pensavi di avere sempre ragione. Cercavo di  spiegartelo spazientita, non ci riuscivo, allora lasciavo andare, tanto avremmo discusso solo di schiocchezze, per fortuna!

A volte mi hai fatto male dentro, hai detto qualcosa che credevo di non meritare, ma ti ho scusato, quando si è presi dalla rabbia si perdono i freni inibitori e  si dicono cose che non vorremmo mai dire.

Col tempo un punto d’incontro lo abbiamo trovato, ma potremo migliorare trovando il coraggio di dire ciò che sentiamo, senza paura di giudicarci a vicenda.

I momenti di gioia e dolore mi hanno fatto capire quanto siamo importanti l’una per l’altra, quante belle parole  siamo riuscite a dirci aiutandoci a  superare i momenti più bui della nostra vita.

“Ogni giorno perdo tutto”: Stefania

Ogni giorno perdo tutto. Perdo il quadro che vive e ride. – di Stefania Bonanni

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Ogni giorno perdo un giorno. 24 ore che non torneranno. E le prossime non saranno quelle, ma non c’è attesa di sorprese.

Non c’è piu’ nulla che sorprenda. Non la primavera, quest’anno. Cerco di resistere con tutte le forze. Quest’ anno non mi innamorero’ di fiori nuovi, non mi stupiro’ di gemme gonfie che stanno per esplodere di verde. Questa volta non ascolterò i colombi, non saro’ preda di quei raggi morbidi che colorano e scaldano dentro.

Quest’ anno vorrei tornasse l’ inverno.  Vorrei non lasciarmi di nuovo sedurre dalla vita che gira, non ci voglio più cascare. Non e’ un angolo di buono, che fara’ bene. Sarebbe solo un’illusione. Si perde la speranza, non si ha voglia di crederci ancora, alla vita, al mondo.

La speranza, quella piumata, che si posa morbida ed accarezza, non tornerà. Segue i giorni che non ritornano. Per fortuna passano, per fortuna non tornano.

Per fortuna, i giorni non sono solo neri, ce ne sono anche di gialli, e perfino qualcuno rosso.

“La ruga che ho pianto, la voce, la mia, la tua”: Nadia

LA RUGA CHE HO PIANTO, LA VOCE: LA MIA E LA TUA – di Nadia Peruzzi

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Ho pianto quando te ne sei andato. Molto anche prima, quando la sentenza non lasciava più speranze. Un pianto dirotto ma silenzioso, trattenuto a pesare sul cuore. Quando si ha una figlia piccola ti devi nascondere per lasciarti andare. Hai paura di aggiungere dolore al dolore di chi ti è rimasto accanto. Non c’era tempo di seguire le rughe che erano appena agli inizi, e erano una ragnatela sul viso che si bagnava di lacrime, ma di fronte agli altri non ne doveva rimanere traccia. La vita doveva andare avanti. Costretta ad assumere due ruoli difficili da tenere insieme, perché quello che sapeva tessere tutte le tele della ricomposizione, anche di qualche litigio, eri tu. Quanta invidia, e quanta rabbia, si proprio rabbia, quando spesso per strada o nei viaggi che abbiamo continuato a fare in due, incontravamo quei terzetti che si tenevano per mano e scherzavano e ridevano con in mezzo un piccoletto che teneva la mano di tutti e due. Il tempo guarisce le ferite, dicono. Ma non è vero. Quando meno te lo aspetti basta un ricordo anche piccolo a riaccendere, anche accanto a immagini belle di noi il dolore acuto dell’assenza. Come era la tua voce? Come era la mia allora? Ricordo tanto del bello che abbiamo fatto insieme, ma quelle non le ritrovo. Ho le foto che mi riportano a quei momenti e a te come eri. Ma parlano per immagini. I suoni, le voci si sono spezzati e svaniti, come la tua vita interrotta troppo presto.