Grazie Carla Faggi! Ottima idea!
Rotondo melagrana: Laura
Regina del campo di olivi – di Laura Galgani



Sentirti sotto i polpastrelli mi porta ad immaginare ciò che si cela sotto la tua buccia a tratti ruvida, tirata come la pelle di un tamburo: le sezioni interne si lasciano percepire e vedo, intuisco, la pellicina giallognola che stringe furiosamente i minuscoli chicchi rosso rubino custoditi nei tuoi tanti scrigni.
Sul lato opposto al picciolo ti stendi e in una protuberanza preziosa che si apre alla fine in una corona dai sette petali. Racchiude all’interno il tuo piccolo seme in fiore.
All’interno del frutto, anche se ormai essiccato, innumerevoli piccole celle si contendono lo spazio.
Peccato tu non sia commestibile. Per qualche ragione che a me sfugge mi sei stata posta nel palmo della mano come “decorativa”, da non mangiare. Avrei affondato volentieri i denti fra quei chicchi, sentendone il fresco in bocca, sulla pelle del palato e delle gengive.
Ti ho adagiata allora su un buffo piatto di ceramica bianca diviso in settori, grandi e piccoli, con altre tue sorelle, insieme a mezzelune d’arancia ormai scura, essiccate da tempo immemore, a formare una composizione autunnale densa d’arancio, rosso scuro, rubino.
Ciò che mi sorprende di più è l’intenso colore rosato e maculato della tua pelle liscia, tesa. Sembra trasudi il succo dei chicchi rimasti intrappolati all’interno.
Non potendoli mangiare è così che si palesano e si donano, ricordandomi giornate di lavoro piene di sole.
Incontro 24 novembre 2021
Oggetti rotondi, appuntiti, sottili












Toccare al buio gli oggetti che ognuno ha scelto ne dà una visione più intensa e profonda, ci mette in contatto vero con l’oggetto che a volte amiamo non si sa neppure perché. Scopriamo il ricordo nelle nostre case, al sicuro, ma in un viaggio a metà tra gioco e mistero.






Una poesia di Erri De Luca:

Sapore desiderio: Carmela
Un assurdo desiderio – di Carmela De Pilla

Sei un po’ presuntuosa però!
A volte nemmeno tu conosci l’entità dei tuoi sentimenti tanto sono confusi e contraddittori e chiedi agli altri di capire?
Tu pensi che il solo desiderare possa esaudire questa tua necessità, ma non è sufficiente e non è neanche così semplice!
Devi conoscere fino in fondo l’essenza del tuo desiderio per poter chiedere conforto agli altri, devi capirlo, custodirlo per il tempo necessario perché maturi se vuoi che qualcuno possa accoglierlo.
Assapora quel momento, non consumarlo subito, non buttarlo via all’istante, gustalo fino in fondo perché diventi per te un vero tesoro.
Voglio….: Nadia
Un biglietto per Istanbul – di Nadia Peruzzi

Il mio desiderio di oggi…Istanbul .
La prima volta, nella luce rosa di un tramonto da cartolina, apparve come una visione mista di magia e richiami alle Mille e una notte. Ma fu breve, troppo breve e di corsa ad inseguire i monumenti più significativi e concentrati in un fazzoletto di centro.
La seconda è stata una conferma e una scoperta. Organizzai in modo perfetto aiutata da mappe ben organizzate, che propongono segmenti di città da esplorare.
Una conquista palmo a palmo, strada per strada, moschea dopo moschea, quartiere dopo quartiere.
Dal fascino antico delle Mille e una notte al pullulare di vite dovendo fare i conti con uno spazio immenso e a cavallo di due continenti.
Unica al mondo proprio per il suo essere su una linea di confine e per altro e altro ancora.
Il caos delle macchine che sfrecciano, i pescatori sul Ponte di Galata che a centinaia gettano le loro lenze dentro quel mare in cui la storia e le genti si sono incontrate, incrociate, combattute.
Ci regalammo, con la mia amica Sandra, un viaggio di 9 giorni in quel 2010 e dopo il tanto camminare e vedere, tornammo a casa con la sensazione, che era verità, che mancava ancora tanto da poter assaporare e godere delle bellezze che questa città custodisce .
Ecco perché ormai da qualche tempo sogno la terza volta in quel di Istanbul. Per riassaporare una ad una le cose già viste con nuovi occhi e provare anche a andare oltre, perdendomi anche nella sua parte asiatica. Vedere di notte le silhouettes illuminate di rosso e di blu dei due ponti che attraversano il Bosforo, passeggiare sul lungo mare di Kadikoy e per le strade di Uskudar e da li poter osservare i contorni della possente fortezza di Rumeli Hisari, li considererei i regali più belli da poter sognare per l’anno dei miei 70.
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Vorrei….: Laura
Irresistibile desiderio – di Laura Galgani

Un irresistibile desiderio di rompere la routine
Perdermi stasera davanti alla luna gigantesca che sorge luminosa e sfacciata dalla mia finestra di cucina.
Cenare sul divano senza remore o sensi di colpa con ciò che di più goloso giace nel mio frigo.
Non mettermi in pigiama e dormire dopo aver guardato la tv fino a notte fonda, sempre sul divano.
Non impostare la sveglia sul cellulare e riaprire gli occhi quando capita.
Fare colazione da sola nel miglior bar del quartiere con cappuccino e tortino di ricotta e Nutella.
Vagare tutto il giorno senza meta divertendomi a calpestare le foglie secche per il gusto di sentire che musica fanno.
Lasciarmi piovere addosso la foglie dorate che ancora cadono giù dagli alberi maestosi del giardino qui accanto.
E poi a sera entrare in un cinema con uno sconosciuto e tenerci per mano per tutto il film, mangiando ogni tanto un po’ di pop corn.
Infine, fermarmi sul fiume a guardare ancora quella stessa luna, sempre più tonda, luminosa, splendente e magnetica, e prometterle tutto d’un fiato che no, non lo farò più.
Domani sarò di nuovo puntuale, efficiente, responsabile, coerente, mangerò cose sane e non tradirò i miei doveri. Ma facendole l’occhiolino prima di voltarmi e tornare a casa.
Volevo….vorrei…: Anna
Lo scrigno dei desideri – di Anna Meli

Desiderare un raggio di sole che ti scalda in una fredda giornata invernale, desiderare compagnia piacevole nella solitudine, dissetarsi con l’acqua fresca di una sorgente di montagna dopo un faticoso se pur piacevole cammino, sono fatti attuabili e ti donano serenità, ma poi se ne vanno come nuvole leggere senza lasciarti niente. Dimentichi, e potrai provarne altri simili ed egualmente leggeri.
Altri invece sono più intensi e anche se poi non si avverano lasciano profonda traccia nella tua memoria. Desiderare la guarigione, o anche solo lo star meglio di una persona vicina che soffre, desiderarlo ardentemente facendo di tutto perché possa avvenire, illudersi ad ogni minimo o forse immaginario segnale di miglioramento per poi arrendersi ad una amara realtà, ti fa ricordare quanta forza ti ha dato il crederlo possibile e che ricordo indelebile ti abbia lasciato.
Così i miei desideri, quelli più importanti preferisco tenerli come chiusi in una scatola e solo se rimangono lì non si dissolveranno come bolle di sapone e mi daranno forza e voglia di vivere.
Vorrei…..: Sandra
Chiudere la bocca – di Sandra Conticini

Vorrei sentirmi meglio con me stessa. In questo periodo di pandemia forse ho chiuso poco la bocca, anche se il grillo parlante ogni tanto mi diceva: – Non lo fare, poi ti pentirai. Io pensavo: Uffa è possibile passare la vita a non mangiare quello che mi piace!.
Fare il mangiare era un passatempo, ma poi andava mangiato. Ora che ho avuto il coraggio di salire sulla bilancia, ho capito che il danno era stato fatto. Comunque me ne ero già accorta, la schiena è dolorante, il ginocchio fa male, se mi piego non mi rialzo. Ho deciso che bisognerebbe correre ai ripari, e non “per fare la modella” come qualcuno mi dice per prendermi in giro, ma per stare bene. Purtroppo non è così facile perchè la testa non ha voglia.
Ho paura ma vorrei….: Patrizia
Che fine hanno fatto i riflessi della sera – di Patrizia Fusi

Sento il mio corpo che sta cambiando, che dura più fatica a fare tutto, la mente alcune volte mi tradisce e questo mi turba e mi fa paura, sento una leggera malinconia dentro di me, come quando ero piccola e vedevo l’ombra degli alberi nel tardo pomeriggio, io le chiamavo le ombre lunghe, producevano struggimento e malinconia dentro il mio piccolo cuore di bambina, perché voleva dire che il giorno stava finendo e si avvicinava la notte e non si poteva più giocare. Se ero dai miei zii sentivo la mancanza struggente di casa e della mia famiglia, è la stessa sensazione che provo in questo periodo dentro di me, mi sento nel settembre della mia vita.
Mentre camminavo lungo il borro e facevo queste riflessioni sul mio stato d’animo mi è venuto in mente quel giovane alto e biondo, sempre in compagnia del suo cane: è da questa estate che non li incontro, ho provato il desiderio di sapere dove fossero andati. Questo giovane bello come un arcangelo deve avere dei problemi di comunicazione con le persone, ho notato in varie occasioni strani comportamenti: riesce a comunicare solo con il suo cane.
Lo lascia libero di andare dove il vuole, lui lo segue sempre.
Il cane si avvicina anche alle abitazioni, lui lo segue, non ho mai visto il giovane salutare o parlare con qualcuno.
Un giorno, mentre camminavo, il cane mi è venuto incontro tranquillo, mi ha annusata, come avesse voluto dire, “guarda come sono affabile io e anche il mio padrone è dolce come me, ma non riesce a comunicarlo te lo dico io per lui”.
Mi sono chiesta dove fossero andati, spero tutto bene per l’arcangelo biondo e per il cane. Sarebbe una gioia rincontrali.
L’altro desiderio che provo in questo periodo è quello di liberarmi di alcuni oggetti che sono in casa, mi sento stretta fra loro, e come mi soffocassero, non hanno più importanza o forse mi rendo conto che non riesco più a tenerli in ordine essendo rallentata nel fare le cose, cerco di scegliere, di dedicare il mio tempo a cose che mi piacciono di più, come quello di stare con le persone.
Non riesco a gettarli, perché sarebbe come cancellare un po’ del mio vissuto.
Quando riesco a farlo sono sempre piccole quantità.
Se sono oggetti buoni li porto ad alcune associazioni.
Forse è la mia infanzia di ristrettezze che fa capolino.
Non riesco staccarmi dagli oggetti, inconsciamente penso che possono essere ancora utili.
Vorrei….: Mimma
DESIDERIO DIVERSO – di Mimma Caravaggi

Mi piacerebbe molto volare. Librarmi leggera in aria non troppo in alto ma abbastanza per dare un’occhiata in giro, posandomi su tetti ed alberi per riposarmi e poi ricominciare a volare con la leggerezza di un velo da sposa o con le stupende movenze di una manta. Un grande desiderio, forse per immaginare di alleggerire un po’ tutto questo peso che mi porto addosso da così tanti anni che non riesco più ad immaginarmi normale, eppure lo sono stata a costo di tanti sacrifici per tante diete lungo tutto il percorso della mia vita. Penso di aver iniziato a fare diete fin da quando ero in pancia. Infatti sono nata molto minuta, le mie sorelle insieme ai miei cugini si divertivano mettermi nella carrozzina delle bambole, incredibile vero ? Poi con lo sviluppo e dopo l’operazione delle tonsille, sono cresciuta molto in altezza iniziando però anche ad ingrassare. Per cui, sì, mi piacerebbe molto volar leggera spostandomi in ogni dove visitando posti e paesi senza paure terrene che hanno sempre impedito la mia libertà e sicurezza. Potrei in alternativa visitare qualche bel posto sott’acqua dove la mancanza di peso è esemplare ma è certo più temibile dell’aria.
Vorrei ….: Stefania
Un giorno tutto per me – di Stefania Bonanni

Vorrei un giorno tutto per me, tutte e 24 le ore. 24 ore per stare da sola, e leggere tutto il tempo, senza interruzioni, ed essere capace di leggere tanto, di finire le vicende che ho a metà da un po’, di camminare col pensiero su altre strade, di incontrare sconosciuti di cui so tutto perché l’ho letto, di viaggiare nel Messico di Frida, di sognare ribelli, di partecipare a rivoluzioni, di conoscere Garibaldi a Montevideo, ed anche Anita, di rileggere di Vronsky e di Anna Karenina, e magari salterei la fine. Vorrei vivere di più, Come succede quando si legge, e conoscere parole altre, e ricordarmele tutte, e sentirmi riempita di mondo, di storie, di vita
Volevo….: Rossella
Volevo chiamarmi Giordana – di Rossella Gallori

Premesso che quello che desidero davvero non lo direi nemmeno sotto tortura, pensando poi che desiderare quello che non si ha non è peccato, riflettendo, poi, che poteva andarmi peggio…sempre…
Alla mamma l’avevo chiesto per ben nove mesi.
L’ho gridato con il mio megafonino immaginario:
voglio chiamarmi Giordana
Voglio essere bionda ramata, una massa di riccioli.
Voglio avere gli occhi bleu.
Voglio essere moooolto intelligente.
Mooooolto sorridente.
Moooolto istruita già dalla nascita.
Voglio avere una casa bellissima, grandissima, tutta MIA, solo MIA.
Una ricca da far invidia……
Voglio, voglio…
…forse mi sarei accontentata di chiamarmi, se non Giordana, anche Georgia…
Più che altro non avrei voluto una mamma “sorda”
Una che ha partorito un fagotto piombato di 5kg e mezzo…chiamandola poi ROSSSELLLLAAAA
E ritonfa Via col ventooooo.
Volevo chiamarmi GIORDANAAAAAAAAAAA
Vorrei…..: Lucia
Un desiderio leggero – di Lucia Bettoni

Desiderio di leggerezza
un immenso bellissimo desiderio
di leggerezza
Vorrei accompagnare per mano
quella parte di me
che freme per ballare
che freme per volteggiare
come una piuma, come una foglia
con il sorriso più bello sulle labbra
Camminare a un metro da terra
in un ambiente naturale primordiale
Accarezzare un gatto, annusare un fiore
meravigliarmi di ogni bellezza
Incontrare altri esseri umani
che fanno il mio stesso percorso
anch’essi leggeri, con le mani morbide
e i vestiti comodi, con le scarpe senza
tacco per spiccare il volo in una corsa
verso il prato più verde
Vorrei incontrare due occhi e una
bocca bella e sciogliermi in
un bacio dolcissimo e andare avanti
Questa non è la sensazione di un sogno,
è la sensazione di benessere
dove niente ha un prezzo
dove niente si può comprare
Ciò che si può comprare ha sempre
un peso e io non desidero nessun peso
Ti ricordi quando eri in piedi sulla grande pietra in quel bosco così vicino a casa?
Esattamente così mi vorrei sentire:
in piedi sulla grande pietra sulla collina
Avrei voglia….: di M.Laura
Una casa in campagna – di M.Laura Tripodi

Avrei voglia di vivere in una casa di campagna.
Vorrei leggere un bel libro seduta su una sedia a dondolo davanti ad un camino acceso.
Vorrei potermi distrarre dalla lettura per osservare il danzare delle fiamme e le ombre che si muovono sulle pareti come guidate da una bacchetta magica.
Vorrei guardare l’arrivo del buio che come una marea inarrestabile finisce col fondersi con il prato che circonda la casa.
Vorrei osservare la neve che cade lenta e avvolge tutto nel suo magico gelo e poi distogliere lo sguardo per farmi accarezzare dalla luce e dal calore del camino.
E’ un’immagine povera a me particolarmente cara perché evoca pace, silenzio, semplicità.
So che non realizzerò mai questo desiderio ma la sua forza è tale che a volte mi sembra di sentire il crepitare delle fiamme e l’odore pungente della legna che brucia.
Suggestione dedicata a Vanna
Il gomitolo – di Cecilia Trinci

Vorrei riavvolgere in un gomitolo solo, sfilacciato dalle giunte e dai nodi, tutta quanta la vita che ho passato. Vanna dice che “bisogna studiare quello che accade nel tempo per capirlo”
Sarebbe un gomitolone goffo, un po’ di filo grosso e un po’ di filo fine, colori a chiazze, dal rosso al verde, passando per pozze grigie e a strisce bianche e blu. Vorrei avvolgere il filo e arrotolarlo, passando dai giorni verdi, con i bambini brutti e belli, i loro sorrisi aperti sui denti nuovi, i pantaloni corti sulle ginocchia rosse, gli “indiani” con le penne di pollo tra i capelli. Rivedrei quella frangia solita. F di frangia e di farfalle, di ferro e fuoco e di follie e falene, fossi e fantasmi.
Rivedrei la suora con gli occhiali, la stufa in classe senza caldo e la mia, in casa, rossa di fuoco nella cucina piena, mio nonno biondo con grandi mani tremule, mia nonna che canta mentre cuce.
Il filo corre e struscia sopra i nodi. Chissà se mi vorrei rivedere davvero tutta intera, se il filo potrebbe reggere a rivedere il dolore e la paura. Se avrei il coraggio di salutare ancora la mia mamma e di nuovo di lasciarla andare. Se avrei il coraggio di ritornare indietro.
Chissà di che colore è il filo di quando ho partorito una bambina bella. Un po’ per vivere e un po’ per dimenticare. Non ho pensato a nessuno in quel momento e a niente. Solo a lei e a me che vivevo.
Poi il filo si è sporcato, intrugliato, spezzato. Eppure lo annodo e lo annaspo nel gomitolone grosso come un sacco di iuta da caffè. E giro il filo che diventa blu.
Non sembrava di sentirsi stanchi quando la porta si chiudeva sul palcoscenico dei giorni, la sera, ogni sera, contro la luna piena. Il filo scorreva e diventava fucsia e giallo e argento e viola scuro….
Si fa quasi fatica ora ad annaspare il filo, a girarlo in una palla grezza. Son gli ultimi giri magari, chissà, e prima di finire il filo mi viene voglia di buttare il gomitolo giù, verso il fiume dove vanno a giocare i nipotini……..lanciarlo e lasciarlo rotolare e…. guardarlo correre ….per inseguirlo, sotto un cielo blu.
Vorrei…: Carla
Vorrei …..- di Carla Faggi

Vorrei essere una donna atletica, una che corre, che nuota, che scia.
Non ho mai corso nella mia vita neppure da bambina, potevo e posso al massimo camminare velocemente.
Ho fatto mille corsi di nuoto, da bambina, da adolescente e da adulta: promossa con il 5– ora sto nell’acqua anche dove non tocco, ma la testa rigorosamente all’aria.
Odio la neve, è umida, appicicosa, si può facilmente scivolare.
Avrò mai provato a sciare? Si! noblesse oblige se lo fanno tutti i tuoi amici.
Ci sarò riuscita? Assolutamente No!
Eppure nell’immaginazione sogno di essere atletica, sportiva.
Alta, snella, perchè così sono questo tipo di donne.
Pantaloni aderenti, glutei sodi, capelli al vento, abbronzatura da vera donna fitness.
Naturalmente elegantissima con completino da neve griffato, magari rosso, o forse va bene anche giallo.
Sorridente sempre, denti bianchissimi.
Perchè così sono le donne sportive!
Incontro 18 novembre 2021
con Cecilia Trinci


Con Vanna abbiamo continuato a parlare del Caso e delle possibili opportunità.
Non sempre sono da afferrare, non sempre sono adeguate, non sempre noi siamo adeguati, per varie situazioni e contesti.
Utile è studiare quello che ci è accaduto nel tempo, per capirci meglio e volerci più bene.
Incontro 17 novembre 2021 – Il desiderio nascosto
con Cecilia Trinci








Da La Storia Infinita di Michael Ende:
“I desideri non si possono evocare, né soffocare a piacimento. Essi nascono dalle profondità più remote del nostro animo, più nascosti di ogni altra intenzione, siano essi buoni o cattivi. E a nostra insaputa.”
“Si può essere perfettamente convinti di desiderare una cosa, magari per anni interi, fintanto si sa che il desiderio non è realizzabile. Ma nel momento stesso in cui, all’improvviso, ci si trova di fronte alla possibilità che esso si trasformi in realtà, allora non si ha più che un solo desiderio: non averlo desiderato mai,”
“FA’ CIO’ CHE VUOI: questo vuol dire che posso fare tutto ciò che mi pare? NO! Vuol dire che devi fare quel che è la tua vera volontà e nulla è più difficile.”

DESIDERARE è una parola senza anagrammi, unica, deriva dal concetto di “stelle” (sidera, latino), alla lettera significa interrogare le stelle.
Il desiderio è qualcosa di legato alla volontà di fare, ma anche al sogno ineffabile, è una guida e uno stimolo a proseguire. Distinto da obiettivo, è legato alla parte più segreta di noi. Spesso il percorso che facciamo per realizzare un desiderio è più affascinante della sua realizzazione.
Personaggio guanto: Paolo, di Nadia
Il personaggio guanto – di Nadia Peruzzi

Si erano incontrati in una fredda giornata di inverno, luminosa e piena di sole.
Il vento forte sollevava turbini di polvere e di foglie secche orfane i qualcuno che si occupasse di loro e le raccogliesse.
Una folata più forte delle altre fece volare via il suo cappello e Lucia dovette fare una piccola corsa per recuperarlo prima che un giovanotto che stava arrivando con passo svelto e deciso, lo calpestasse.
Riuscì ad arrivare per prima. Lui quasi la travolse. Si guardarono non appena lei si alzò dopo aver raccolto il suo cappello.
Si piacquero al primo sguardo.
Aveva occhi caldi e profondi, Paolo. Occhi che fanno sognare orizzonti lontani e luoghi magici. Un sorriso aperto e accattivante e modi gentili. Emanava una sensazione di protezione nella quale era facile perdersi sentendosi fin troppo coccolati.
Sembrava uscito da una sartoria di gran moda, per come era vestito. Lucia, che era solita stilare classifiche di chiunque incontrasse, non ebbe dubbi. Lo collocò ai primi posti, quelli che destinava ai migliori incontri, e alle migliori occasioni che la vita riusciva a regalarle di tanto in tanto.
Conoscendolo meglio, dopo che al primo incontro del tutto fortuito ne erano seguiti altri voluti, cercati, attesi con impazienza crescente, Lucia aveva dovuto ammettere con sé stessa che le immagini colorate e le fantasiose elucubrazioni che aveva proiettato su schermo gigante, risultavano un filino esagerate. Fu un attimo e anche le sue aspettative subirono un tracollo sotto l’incalzare della realtà che si prendeva la rivincita sui suoi sogni ad occhi aperti.
Quello che di primo acchito le era sembrato un rampollo dell’alta società dai bei modi, educato, divertente senza essere lezioso, altro non era che un impiegato del catasto di livello medio basso e questo ci poteva stare, in fondo. Mica giudicava gli uomini dai lavori che facevano o dalla posizione sociale che occupavano. Il problema era un altro. Paolo era così dentro la sua parte da non riuscire a liberarsi, anche con lei, del suo piglio di burocrate, perfettino, attento alle minuzie, ai punti, alle virgole e pure ai punti e virgole.
Al ristorante guardava e riguardava il conto e aveva sempre da obbiettare col cameriere per qualcosa che non andava secondo lui. Una volta si fece addirittura portare nuovamente il menù per verificare voce per voce rispetto a ciò che avevano ordinato.
Una situazione di grande imbarazzo a cui non era abituata e alla quale non si voleva abituare di certo. Quell’uomo le piaceva, ma quel suo fare da precisino cominciava a disturbarla parecchio.
Anche le sue attenzioni, prese per calde e protettive all’inizio, si fecero fin troppo avvolgenti tanto che finirono per sembrarle addirittura soffocanti.
Aveva cominciato a riprenderla sempre più spesso mentre lei parlava.
La correggeva come si fa con i bambini. Come se lui fosse un maestro di cui si dovesse seguire la scia perché aveva sempre e comunque ragione su tutto.
Molte volte criticava il suo modo di vestire, cercando di piegarla al suo stile senza tener conto della sua volontà.
Cercava di schiacciarla per farne una persona diversa da quella che era.
Lucia aveva cominciato a tormentarsi così tanto da vederselo apparire anche in sogno mentre la rimproverava per qualcosa che aveva fatto o detto. Una volta le apparve come una sciarpa pitone avviluppata al proprio collo e via via più stretta.
Fu quando, una domenica sera, le apparve trasformato, per effetto di una metamorfosi alla Kakfa, in un enorme paio di guanti pronti a ghermirla alla gola che non stette a pensarci due volte.
Non rispose più alle sue telefonate. Cancellò il suo numero dalla rubrica del telefono, mettendogli un blocco appena vide che la stava chiamando con insistenza. Pensò a lui tutto sommato per poco tempo. Quanto le bastava per imparare a non ricadere di nuovo dentro una situazione come quella.
Guanti da Piccola Fiammiferaia: i guanti di Nadia
I guanti di Nadia – di Nadia Peruzzi

All’apparenza sono guanti poveri e da poveri. Te li puoi immaginare alle mani di Elisa Doolitle mentre vende i suoi mazzolini al Covent Garden o a coprire malamente quelle della Piccola Fiammiferaia ormai allo stremo delle sue forze .
Non te li immagini certo di corredo per signore che vestono firme e sono avvolte in nuvole glamour.
Sembra che sia finita la lana mentre qualcuno li stava confezionando e non avesse nemmeno un soldino per comprarne ancora e portarli a termine.
Guanti incompiuti insomma, eppure assolvono ben alla loro funzione. Avvolgono e proteggono gran parte della mano e hanno il pregio della praticità. Non impediscono di sentire e farsi sentire. Essenziali per chi voglia imbracciare una macchina fotografica scattando foto anche col sottozero!