LA BAMBINA CHE ASCOLTAVA I FIORI di Anna Luisa Faleschini

Nacque dalla paura.
Quando il fiato non saliva e il rantolo acuto chiudeva l’epiglottide, si accendeva una luce di stroboscopio. Tutto spariva e la paura di morire si affacciava, per fortuna, timida.
Ogni foro chiamava aria.
Gocce di sudore imperlavano la fronte, sopra al labbro superiore, lo spazio tra i seni.
Doveva camminare a passi veloci, avanti e indietro e bere piccoli sorsi di acqua. Scioglieva avidamente anche una caramella.
Poi tornava il sereno. Esausta, sprofondava su qualsiasi oggetto l’accogliesse.
Fu la sua parte spaventata che reagì e non si arrese.
Doveva trovare un antidoto. L’oggetto magico delle fiabe di Propp.
E fu così che, grazie all’olfatto sviluppato, alla sensibilità, all’audacia e all’intuito…si approcciò al mondo dei fiori non come una semplice studiosa ma una fata.
E non ci fu giorno senza stupore. Ogni petalo le parlava di sé. Ogni bulbo, ogni foglia, stelo, radice.
Amoreggiò con la viola odorata e la primula vulgaris; ne assaporò i petali ricchi di vitamina C, colorando le sue insalate primaverili.
Si depurò con fiori di tarassaco che colorarono di giallo il suo giardino e le sussurrarono di condividerli, gentilmente, con le api che ronzavano come fili della corrente, eccitate.
Passeggiò nei pascoli di montagna, incantata dal viola dei fiori del cardo mariano e del benefico effetto sul suo fegato; ascoltò il loro tribolare sotto le zampe di enormi vacche e la beffa di avere spine ma non sufficientemente pungenti da respingerle.
Ascoltò la timida malva che fioriva nei giardinetti trascurati e l’avrebbe aiutata con la tosse.
E pensò di aver scoperto l’elisir di lunga vita.
Doveva solo approfondire.
Si percepì fiore. Si sentì in sintonia.
Iniziò così il suo processo di guarigione.