La stanza dell’acqua – di Cecilia Trinci

Mi sono accorta, ascoltandovi, di non avere una stanza tutta per me, e neppure un angolo speciale dove rifugiarmi. Mi sono accorta anche che la casa non ne ha o forse sono io che non ho cercato.
Le idee migliori mi vengono nell’acqua. Preferibilmente di mare e in mare, ma, in alternativa anche nella vasca da bagno, se di meglio non c’è. Mi lascio trasportare sotto l’acqua, la mattina, dopo che la notte, senza saperlo, ho riflettuto.
Tanto per ribadire è in mare che mi venne la voglia di creare il gruppo delle Matite, dopo aver ben ascoltato le ragioni e le voglie di Stefania, che in quel momento era accanto a me, nell’acqua, appunto.
Nell’acqua vedo quello che in terra mi era sfuggito……
E’ l’elemento primordiale, o forse il più evoluto, dove si sta sospesi, mentre sembra che il cervello si schiarisca e veda più lontano all’orizzonte.
La mia stanza dell’acqua potrebbe essere una stanza quadrata coperta per ¾ di acqua tiepida, perennemente tenuta alla stessa temperatura, con “isolotti” morbidi dove distendersi e zattere di legno dove scrivere e mangiare. Per il resto del tempo vorrei vagare sotto il livello dell’acqua e le pareti dovrebbero essere trasparenti, come quelle di un acquario, per poter vedere cosa succede fuori, per ricevere la visita di persone che mi salutano dal vetro come da uno schermo del PC e che mi parlano con grandi gesti farfallanti. Piante acquatiche esotiche tutto intorno. E silenzio. Il silenzio di quando la vita ebbe inizio.
Dopo i colloqui vorrei volteggiare sott’acqua per ricaricare le batterie cerebrali, per purificare la mia recezione sentimentale, per tornare com’ero.
Vestiti? Grandi parei colorati e coprenti che svolazzano con me, come mantelli, annodati dietro al collo, perennemente bagnati.
Piccoli pasti sulla zattera a base di biscotti.
Libri e racconti sempre umidi da leggere sopra gli isolotti, confondendo lacrime e acqua, senza distinguere.
Starei bene, credo.
In assenza di questo l’unico angolo di casa che posso farvi vedere e dove riesco a concentrarmi (oltre alla postazione computer che resta la mia preferita) è il tavolo dove scrivo il diario, dove aggiorno l’agenda, dove i rumori di sottofondo si spengono e riesco a rimanere sola con il racconto, con le parole, con le persone, con i loro dialoghi, che fermo sulla carta per non perdere niente……





































