Dalla Carrozza 10: gocce di energia da Laura

INVENZIONE – di Laura Galgani

“Invenzione” mi sa di assemblaggio, un mettere insieme pezzi diversi che in apparenza niente hanno a che fare l’uno con l’altro.

Il progetto iniziale nemmeno si sa se esista, e il bello è proprio lì.

Un’invenzione a volte è una sinfonia a sorpresa, altre un’accozzaglia di suoni che imbarazzano le orecchie.

A volte mi sento anch’io così: due gambe magre, abbastanza dritte ma bianchicce, con sopra una schiena stortignaccola e anche un po’ gobba. Le braccia secche secche di pelle asciutta e verso le spalle ciondolante, la testa grande, eccessiva, sempre piena di pensieri, parole, qualche neurone che inizia ad ingrigirsi e non illuminarsi più al passaggio degli stimoli del sistema nervoso.

Fra un tempo che, per fortuna, non mi è dato sapere, nulla funzionerà più, e anche io morirò.

Di un’invenzione così, che cosa se ne potrà mai fare?

Eppure… eppure…

Per qualche misterioso motivo quest’invenzione che sono io, unica e diversa da qualsiasi altra, funziona ancora, e giusto stamani, al suonare imperioso della sveglia, alle 6.50, sono scattata in piedi, sentendomi, anche un po’ a sorpresa, piena di energia e di desiderio di guardare il cielo, sereno e teso ad accogliere il sole. Pronta ad affrontare una giornata che sapevo sarebbe stata impegnativa.

Come me, qualsiasi essere umano, ogni animale, pianta, roccia, fiore, fiume, cristallo e goccia d’acqua o scintilla di fuoco è un’invenzione perfetta, che in sé ripete quelle misteriose formule chimiche e fisiche che permettono all’universo di esistere.

Posso solo essere grata.

Le Matite in Carrozza – 6 aprile 2022

al Teatro Comunale di Antella le Matite tornano in presenza!

La Carrozza 10 del Teatro Comunale di Antella ha ospitato e accolto il primo incontro in presenza delle Matite dopo due anni di collegamenti a distanza, anche se intervallati da alcune piccole ma importanti occasioni dal vivo.

Scambio intenso di emozioni legate alla scelta apparentemente casuale di parole tratte da un sacchetto di proposte.

Tra i tanti commenti quello di Laura e la sua meraviglia per la ricchezza delle scritture che nascono nel pochissimo tempo concesso e quello di Carmela che apprezza l’atmosfera di questo luogo:

” Il vagone porta già di per sé in una atmosfera di altrove. In questo contesto di scrittura mi sono sentita trasportare in un viaggio, non solo materiale, suggerito anche da questi grandi finestroni, ma anche in luoghi dell’anima. Succede in certi viaggi in treno di trovare una confidenza immediata in alcuni vicini di scompartimento e di trovare con certi di loro una complicità momentanea molto profonda. Così stasera è accaduto in questo vagone, in una atmosfera magica e fuori da tutto il resto” (Carmela De Pilla)

La trottola di Patrizia

Trottola – di Patrizia Fusi

C’è un folletto in casa mia che ha nascosto la trottola che Mimma mi ha regalato, ho preso un braccialetto per farlo girare, all’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, però piano piano sono riuscita a farlo girare bene, formava nell’aria una palla apparente, quando perdeva velocità ritornava un piccolo cerchietto.

Mentre il cerchietto girava mi è venuto alla mente un acrobata che davanti alla galleria nazionale a Londra, in Trafalgar Square, era posizionato dentro un cerchio e si muoveva roteando, formando figure geometriche come l’uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci.

 Tra le parole dette ho sentito più vicina la parola reciprocità, infatti, nel far girare la trottola, ci vuole la persona che la faccia girare.

 Come nella scrittura si ha il piacere di scrivere i propri pensieri per comunicare con chi legge.

La trottola di Rossella

Trottola – di Rossella Gallori

Ieri

Come era grande, mi ci incantavo.

Aveva pesci colorati, col naso all’insù.

Emetteva uno strano suono…

Sembrava musica, era musica.

Un sibilo tagliente, metallico di note.

Da destra a sinistra, da sinistra a destra….

Percorreva il corridoio di piastrelle Liberty, come impazzita, spingendo  il laniccio per aria, urtava la cassapanca, poi rovinava a terra capovolta, come una vecchia tartaruga arcobaleno, né maschio, né femmina, con una gamba sola……

Piangeva la vecchia cassapanca, sbucciata…

Volava la polvere…

Mia madre gridavaaaaaaa…..

Oggi

È sul tavolo.

Balla

Volteggia…tenerina.

Urta il quaderno, riprende la sua corsa.

La seguo distratta, scrivo di lei.

Non ho voglia, ho voglia di nulla.

I cerchi diventano un cerchio solo.

Mi si incrociano gli occhi guardandola fermare, una piccola magica cosa ubriaca,  che barcolla, poi incolla una parte al suolo, mi guarda con il suo unico occhio fuoriuscito dall’ orbita….

Ha bevuto e non se ne vergogna, perché farlo, champagne, vino bianco…o acqua, ubriaca d’acqua….lo fa per dimenticare, per non essere usata, per non essere “trottola a vita” per non esser preda, lei così fragile……

La neve di Aprile

di Lamatitaperscrivereilcielo

Mese complicato che trasporta dall’inverno alla stagione bella. In mezzo ci sta la Pasqua, sempre incerta e complessa per il tempo che non si sa mai come sarà, per le persone che non si sa mai chi sceglierà di stare con noi a festeggiare e dove, per le interruzioni delle abitudini dovute a quei pochi giorni di vacanza….e poi……aprile dolce dormire, aprile ogni goccia un barile e il 1 aprile con il suo “pesce” scherzoso…..

i pesci di Stefania Bonanni

Ma oggi nevica e allora pensiamo con il proverbio di Rossella “quando nevica ad aprile qualcosa di brutto sta per finire”…e crediamoci!

Per questo pensiamo a qualcosa di colorato e caldo come i bricchi di Carmela:

con quello di Lucia

e alla chicchera di Anna:

e al bricco di mia nonna che adoro per i fiori di trifoglio che si porta addosso

Incontro del 1 aprile 2022

con Cecilia Trinci

Con la prioggia di aprile sono tornati pensieri giocosi. Oggi parliamo di TROTTOLE, ispirandoci a quelle tenerissime donateci da MIMMA

Simbolo della ricerca di un equilibrio che ci accompagni nella vita, gioco millenario da sempre fondamentale nei giochi di bambino, elemento che può dare svago alla mente, divagazione e riposo, la TROTTOLA può essere di varie dimensioni e aspetto, di legno, di metallo o altro materiale.

Nella festa ebraica di Hannukkah (la festa della Luce) si presenta con 4 facce, su ognuna c’è una lettera incisa, ogni lettera è l’inizio di una frase che nella sua interezza significa “Un grande miracolo è avvenuto là”. Questa trottola viene usata per giocare e per avere risposte che vengono secondo le lettere che si fermano sul tavolo:

nun: vittoria

ghimel: non sconfitta

he: mezza vittoria

shin: un’altra possibilità per il giocatore

dreidel ebraica

Jean Paul Sartre (1905-1980 filosofo, scrittore, critico letterario francese, premiato con il Nobel nel 1964, ma che lui stesso rifiutò)  parla della letteratura come di “una strana trottola che esiste quando è in movimento” intendendo dire che la scrittura esiste quando viene letta, quando si attiva un movimento tra scrittore e lettore che mette in moto il collegamento tra chi si esprime e chi condivide.

Perché in effetti si scrive sempre per qualcuno, fosse anche un altro se stesso con cui ci confrontiamo.

Molte le parole che sono nate nell’incontro: acrobazia, nichilismo, movimento contingente, tranquillità, giocare da fermi, oscillare, fermarsi, finale, la fine, piacere, contrasto, invenzione, fermare il pensiero, cerchi, vortice, duro di menta, evoluzione, pattinatori, giravolta, scacciapensieri, tecnica, esperienza, equilibrio, ballerina, armonia, gioia, potenza del cerchio, geometria, fisica, serenità, sedia a dondolo, riposo, gorgo, equilibrio, dinamismo, instabilità libera, frenesia, sibilo, girare a sua insaputa, unione, reciprocità………

La trottola appare come simbolo inquietante nel finale del film Inception in cui resta il dubbio se la vicenda sia stata sogno o realtà. Infatti……perché la trottola gira? Chi l’ha messa in movimento?

La parola estratta a sorte da Nadia: “piacere”

PIACERE – di Nadia Peruzzi


Quei capelli corvini e quegli occhi color smeraldo venati di pagliuzze viola li considerava la sua dannazione,  da sempre.
Era consapevole che molti ne rimanevano conquistati.  Erano così insoliti e tentatori da risultare irresistibili.
La sua pelle appena ambrata e la sua bocca tanto perfetta da non avere nemmeno gran bisogno di trucco, erano addirittura fonte di invidia anche per gran parte delle sue amiche.
Piaceva. Piaceva a tutti. Piaceva fin troppo.
Fino da piccola si portava dietro il peso di una madre vedova e delle zie zitelle, che le stavano sempre addosso, la viziavano oltre misura e facevano di tutto per metterla in mostra.
Era imprigionata nella sua bellezza.
L’album dei ricordi , che conteneva le sue foto da quando era un batuffolo informe e tutto capelli, in breve si era trasformato in un book fotografico di pose studiate, ammiccanti e leziose.  Di naturale c’era poco o nulla.
A scuola c’era andata senza stimoli e senza particolari interessi. Nessuno in casa credeva nell’importanza dello studio, l’obbiettivo e il percorso era di tutt’altro genere e studiato punto per punto dalle tre arpie.
Piacere, piacere, piacere il più possibile a tutti, soprattutto a quelli che contano. Della scuola e dello studio se ne poteva fare a meno. Le amicizie per questo andavano cercate negli ambienti giusti. Mica ci si poteva curare degli sfigati senza arte né parte, che le sbavavano dietro. Spesso erano quelli che si comportavano da veri mascalzoni, ma qualche passo falso non giustificava certo la messa in discussione del piano e tanto meno l’obbiettivo finale da raggiungere.
L’adolescenza era stata devastante. E il dopo non era stato meglio.
Non si riconosceva in quelle migliaia di foto finte e senza un’anima, né in quelle pose esagerate e da diva. Nelle serate cercate per farsi vedere, non trovava più alcun gusto.
Si disprezzava ogni giorno di più.
Cominciò a sostituire maglioni informi e pantaloni strappati agli abiti griffati.
Andava per bar di infima categoria , alla ricerca di ogni scarto umano che contrastasse col mondo che aveva frequentato per troppo tempo. I capelli corvini li aveva tagliati da sola, e ne era venuto fuori un mezzo disastro. Quando aveva deciso di aggiungerci delle ciocche di colore turchese , il disastro si era fatto completo.
Gli occhi di smeraldo non rilucevano più. Erano sbiaditi anche loro, annegati e avviliti nella costruzione e costrizione di una personalità fittizia e falsata in nome del dover apparire.
Pensò al suicidio.
Comprò del veleno per topi e in occasione della cena per il suo ventunesimo compleanno ne fece un cocktail mortifero. Non pensò affatto di berlo, ma pensò piuttosto a quelle donne della sua vita: madre e zie.  Senza alcun rimorso le vide contorcersi con spasmi dolorosi. Le guardò fino all’ultimo con occhi gelidi mentre si chiedevano perché.

Era calma quando le vide finalmente stramazzare a terra, e calmissima mentre telefonava alla polizia.
“Venite presto. Ho avvelenato tre streghe. E’ stata legittima difesa.  Vi aspetto!”

La parola estratta a sorte da Patrizia: “interesse”

Mi interessa – di Patrizia Fusi

Tutto mi interessa, mi sta a cuore, mi appassiona.

Come questo nostro stare insieme e condividere piccole gioie.

Nella mostra “Donne a colori” che abbiamo visto tutti insieme mi è piaciuto il dipinto che apre la raccolta, dolce nei colori e nel movimento.

La Carla mi ha aiutata a farmi entrare nelle tecniche dei vari pittori e nei soggetti. Anche il suo quadro l’ho apprezzato di più dopo la sua spiegazione.

In quello di Tina i colori e il movimento delle forme mi affascinano.

Simone mi ha colpito per la perfezione dell’immagine e la dolcezza che trasmette.

Le donne sono dipinte in vari modi, con dolcezza, con sensualità, intriganti per lo sguardo o per le belle gambe accavallate, per un corpo nudo sdraiate con morbida sensualità.

Donne piegate dalla fatica e dall’età, immagini lontane di vita quotidiana.

C’è un volto angosciato come un muto richiamo d’aiuto.

Una donna piegata, che si copre il volto mentre il sangue scorre fra le dita, dramma della violenza su tante donne.

Una donna assorta nella lettura, dipinta con colori caldi.

Una donna nuda spoglia dei suoi capelli, come è spoglio quello che la circonda.

Una colomba con un ramoscello nel becco, sembra voler portare, un po’di pace e speranza, per la stanchezza e la solitudine vissute nella pandemia.

Volti contornati da rami e frutti, da macchie di colore, profili decisi, sguardo preoccupato della mamma e del suo piccolo, volti scuri.

Mi viene di pensare che chi ha questo dono di potersi esprimere con la pittura non dovrebbe mai sentirsi solo.

La parola estratta a sorte da Rossella: “ispirazione”

Ispirazione – di Rossella Gallori

foto di Rossella Gallori

Arriva all’improvviso, senza data, senza orario, senza momento giusto, a volte mi batte leggermente sulla spalla una mano di velluto glicine, spesso mi spinge verso l’acqua, con un gomito ossuto e violaceo, spesso mi scuote guardandomi strabica, con occhi bluastri….mi stupisce sempre, inietta parole, sentimenti e cazzate in un contenitore già affollato, a volte trova qualche piccolo rifugio nel cuore, ma ci sta stretta si confonde….mi confonde…un porpourri  di lacrime, risate, ricordi….

Non sempre lascia traccia di sé, quello che mi colpisce è il suo rispettarmi, abbandonarmi quando è il momento…quando il mio girotondo non gira per il verso giusto, quando mi innamoro di cose e di persone: un vecchio nano da giardino, un asciugamano sciupato, un uomo troppo grande, uno troppo piccolo, un passante, un clochard, un albero, un colore, un petto di pollo, una marca di pasta, un bimbo che non c’è, un fiore che non ha nome, l’ odore del caffè….la polvere del caffè…

Quando è più stanca ed incazzata, per il mio: non annotare, non scrivere riflettendo, non dare un ordine cronologico a fatti importanti….sbatte la porta, un rumore sordo, ma non  cattivo, un tonfo che fa nascere una piccola poesia, su di un tovagliolo, sul prendinota della Coop, sulla carta igienica (quella buona) a volte su una ricetta medica, annullandone la  validità….

Madame Ispirazione, non mi tradisce, giustifica il mio appallottolare, gettare, perdere, perché è nata con me, su quel lettone babboso, su quella 1100 grigia, in quel gioco di parole che era solo per noi, in quel dialogo vecchio come me, iniziato da quasi sempre, ed annaffiato, adesso da mani sapienti, non invadenti, non giudicanti…una volta iniziava così:

Dimmi una parola!

Fiume

Nastro

Ti ci leghi i capelli?

No ci faccio un pacchetto

Cosa c’ è dentro?

Un gattino, un gelatino sciolto, un quadernino blu

Blu scuro

Blu mare

……e non finiva più il nostro gioco…che continuo ora, per fortuna non sempre da sola…perché si sa Madame Ispirazione può esser anche letale…. Sento oggi le stesse parole da una voce diversa: VORREI FARE UN GIOCO….e questa volta scrivo…..

La parola estratta a sorte da Sandra: “fantasia”

Fantasia – di Sandra Conticini

Fantasiaaaa portami viaaaaaa!!!!!! Portami dove vuoi, ma fammi stare bene come solo tu sai fare…. Prendimi per mano e fammi volare sulle stelle, fammi saltare su Venere e  diventare bella come una stella, passiamo a prendere Marte e, sul gran carro, passiamo a dire due paroline al sole!

Voglio radunare tutte le stelle del cielo, organizzare un grandissimo banchetto con musica, balli, canti, vino a scialo,  tutti i dolci del mondo da buttare sulla terra per poter dare da mangiare a chi non ce l’ha. Anche loro devono avere un pò di tranquillità.

Da lassù non farmi vedere cose tristi, perchè ne ho viste troppe ed ora non vorrei  avere pensieri ed angosce che mi rattristano l’anima. Cara Fantasia ti ho trovato proprio al momento giusto e spero che rimarremo per sempre insieme, perchè ho sempre più  bisogno di te. Sei  la leggerezza che avevo perso da quando ero  bambina e che finalmente ho ritrovato e voglio averti sempre vicina.

La parola estratta a sorte da Stefania: “sentore”

Prigioniera di un dono – di Stefania Bonanni

Sono stata una bambina che “indovinava l’acqua”. Lo sento ancora nel vento, quel sentore. Lo chiamo ” vento d’acqua”, ma non ha a che fare con le previsione metereologiche. E’ come se sentissi il sentimento del vento, che si commuove e comincia a piangere. Si commuove per noi, che non riusciamo a stupirci, e per se stesso, perché altro non può che piangere.

Lo sento cambiare, il vento, proprio nelle intenzioni. Comincia ad essere “solido”, come se non solo l’odore della terra e dell’erba portasse con sé, ma anche la loro materia. Profuma di zolle, ha il sapore dell’Arno, è il momento in cui si mescola, nel quale nasce la sua anima. L’anima non esiste, nelle cose, e forse nemmeno nelle persone, ma nasce quando gli esseri si toccano con i sentimenti, quando si combinano, atomi con atomi e non scoppiano, e formano materia e sentimenti.

Sento ancora le intenzioni del vento, anche se da tanto tempo non piove, e mi manca quel solletico al cuore, insieme alla certezza che io sono sempre io, se il vento è sempre quello che porta l’acqua. E mi fa ridere, mi scatena una ridarella gorgogliante e senza senso che mi fa sentire stupida e leggera, e nello stesso tempo potente come la natura, che mi abita e mi conosce. Quelli nei quali “sentivo l’acqua” erano i giorni nei quali il mio babbo diceva che stare con me era stare sempre al sole, anche mentre pioveva. Me lo sono ripetuto tante volte, quando non avevo motivi per ridere, ho provato con forza a rischiarare, intorno. Adesso sono stanca. Aspetto il vento d’acqua.

Altri sentori ho avuto nella vita, spesso. Li ho chiamati umori, sensazioni, atmosfere. Credo di avere questa caratteristica appiccicata con forza agli organi di dentro, perché, senza riuscirci, ho cercato con molti mezzi di cancellare dai miei istinti quello che mi faceva sentire la gente star male anche quando lo nascondeva, che mi ha fatto capire di amori finiti prima che finissero, che mi ha fatto vedere le tragedie di casa mia anni prima che si compissero. Così ho iniziato a star male prima, e basta. Vedevo quello che non si vedeva, notavo dettagli, ascoltavo voci che si sforzavano di aver voce, ed altre che bisognava aguzzare l’udito, per captare. E aspettavo. Non ho fatto altro che aspettare, non ho illuminato di certo nessuno.

Se è un dono, non l’avrei voluto. Ho molto sofferto a sentire i “sentori”. Non ho mai nutrito speranze che le cose andassero in altro modo: l’avevo “sentito”.

Un giorno avevo discusso forte con Paolo. Non ricordo certo il motivo, ma tra di noi le scintille sono sempre incendi, che si tratti d’amore o di rabbia. Era comunque tutto passato, tutto tranquillo, ed in casa non c’era nessuno mentre si discuteva, siamo sempre stati attenti.

Rientra la Francesca, avrà avuto cinque, sei anni, e dalla porta comincia a dire: “C’è uno strano odore di rabbia. E’ rimasto nell’aria. Dovete sapere che io sento quando l’aria cambia.”

Questo ho tramandato, ed avrei preferito regalare una leggerezza più leggera.

Incontro 23 marzo 2022: Mostra di quadri Donne a Colori – presso Circolo Antella

In presenza e in collegamento online

Visita guidata da Carla, Tina e Simone alla mostra “Donne a colori”: quadri con varie tecniche dei partecipanti alla Associazione Mazzon, ispirati alla donna.

Un ritorno festoso alla conversazione, alla condivisione dal vivo, alla discussione e allo scambio di impressioni su alcune parole come: passione, interesse, piacere, fantasia, immagine, energia, tecnica, crescita, ispirazione.

Non sono mancati fiori, piccoli pensieri, ottimi dolci

e collegamenti a distanza con Daniele, Carmela, Stefania….

foto di Cecilia, Lucia, Rossella

Tramonto intollerante: Carla

Tramonto ….. – di Carla Faggi

C’è un bellissimo tramonto ma io sono sempre molto incazzata.

Sono diventata piuttosto intollerante, non sopporto la gente, mi da fastidio tutto e tutti.

Mi allontano nel possibile dai confronti, trovo sia tempo perso, energie sprecate.

Non sopporto la retorica, la banalità, l’arroganza e la spocchiosità.

Eppure non ero così, cercavo un tempo di capire le motivazioni altrui, ora depenno, cercavo di dialogare per incontrarsi, ora vado a diritto.

Sono anche questa settimana molto incazzata e amareggiata.

Ho letto i Conforti, mi suggeriscono di soffermarmi sul bello del mondo.

Leggo Snoopy che ricorda che il mondo è bello, peccato sia così mal frequentato.

Passerà, sicuramente passerà.

Se la vita è considerata come una giornata, sicuramente alla mia età sono in tarda serata, sono al tramonto.

Ma riflettendoci il tramonto è bellissimo!

Ed in effetti anche io non sono niente male!

Il rosato del cielo ricorda la mia splendida carnagione, poi il rosa diventa rosso, sono le mie guance quando sono allegra.

L’azzurro che si trasforma in viola sarà sicuramente la mia collana, i miei orecchini e le mascherine colorate.

La luminosità della bianca luce che tende al giallo sicuramente è il colore dei miei splendidi capelli. Eppoi per prendermi ancora un po’ gioco di me, quelle striature arancio sono le mie perfette labbra carnose.

Per tornare seria, da casa mia i tramonti fanno da sfondo a Firenze, vien da pensare che è valsa la pena far passare tutta la giornata per arrivare a godere di questo momento particolare che è bellezza, pace, colori, armonia.

Vale la pena anche se c’è la consapevolezza che sono le ultime luci naturali della giornata.

Poi però possiamo godere di altra serenità, il calore della casa, il conforto dell’esserci e poi la speranza di una notte piacevole.

L’alba difficilmente la vedo. Dormo sempre tanto.

Tramonto senza colori: M.Laura

Tramonto non a colori – di M.Laura Tripodi

I suoi passi erano cadenzati da uno scricchiolio armonico.

Le ricordava quando da bambina, mano nella mano, con la mamma andava non si sa dove su quella strada sterrata e sassolini dispettosi si infilavano nelle suole bucate delle sue scarpette.

Guardava per terra e pensava. Non si sa a cosa perchè i pensieri sono volatili e non si fanno acchiappare facilmente. Però di tutto quel pensare le rimaneva una sensazione strana, come di assenza.

 Di pace anche.

Si avvicinava la sera. Era autunno inoltrato e avrebbe fatto buio in un batter d’occhio. Ma lei non aveva fretta.

A un tratto il sole era sparito dietro le montagne e la foschia appannava gli ultimi suoi bagliori.

Pensò che era un tramonto strano. Non abbacinante di colori, ma grigio come la strada.

Pensò che era la fine del giorno, la fine del percorso, la fine dei pensieri e di chissà cosa altro.

Rimpianse un cielo luminoso tinto di colori caldeggianti.

Poi tornò a guardare il grigio della strada, certa che il sole sarebbe comunque ricomparso il giorno dopo.

Tramonto sui campi di olivi: Anna

TRAMONTO – di Anna Meli

            Ogni sera dalla finestra vedo il tramonto del sole: ogni giorno diverso con lo scorrere del tempo e delle stagioni.

            Stasera sono uscita perché era talmente bello e particolare  che ho voluto godermelo senza le interruzione degli alberi e dei lampioni che circondano la piazza.

            Esco e mi incammino al di là della piazza. Mi seggo sulla panchina centrale cercando di isolarmi dai rumori della strada vicina.

            Ho davanti a me un campo verde di erba inframmezzato da piante di olivi dove, poco lontano, tre bellissimi cavalli, uno dei quali bianco, godono la loro libertà muovendosi tranquilli, fiutando a momenti l’aria nella luce di questo meraviglioso tramonto.

            E’ primavera, l’aria frizzante porta ancora qualche brivido dell’inverno passato. Il sole che di giorno si spande così padrone del cielo da non potersi guardare per la sua intensa luce, ritrova la sua strada di casa e, assumendo una forza e un colore diverso, tinge l’orizzonte di gialli, di rosa, di viola, di lunghe strisce argentate e di ombre scure come le pennellate di un pittore folle e ispirato.

            La grande palla di fuoco che riesco a vedere è offuscata come affogata in una impercettibile nebbiolina. Pian pianino si nasconde laggiù dietro le colline dando risalto ai loro confini, agli alberi, al cipresso scuro pieno di cinguettii di uccelli e infine sparisce lasciando spazio al colore indefinibile del crepuscolo. Il sole si riposa, ma domani sorgerà nuovamente. La prima stella appare timida e sola.

            Fa freddino; mi alzo, ritorno a casa, alle mie occupazioni più serena e grata alla natura del dono che mi ha  offerto.

Tramonti di mare: Sandra

Il tramonto – di Sandra Conticini

foto di Sandra Conticini

I tramonti che più mi piacciono sono quelli che mi godo al mare, anche se  è bello vederli in qualunque posto.   La sera lascio la spiaggia  tardi,  aspetto che il sole si butti nel mare. Mi piacciono quei colori che iniziano con un giallo dorato per arrivare al rosso infuocato e più  il sole va giù,  più le ombre si allungano, finchè non si vedono più. Quei colori che indicano la fine della giornata, mi riscaldano l’anima,  mi rilassano ed i pensieri negativi per un attimo sembrano abbandonarmi. La giornata in un attimo finisce, lasciando spazio alla luna che mette  malinconia e tristezza .

Ogni tramonto è unico anche se sei nello stesso posto, alla stessa ora, nello stesso periodo  è sempre uno spettcolo irripetibile.

Gli ultimi anni di lavoro verso la fine dell’inverno vedevo dei tramonti con  tonalità che andavano dal rosa chiaro al rosso e più di una volta mi sono incantata a guardare quella bellezza  sognando di essere su una spiaggia deserta cullata dal rumore della risacca.

Il silenzio al tramonto: Patrizia

Il rumore del tramonto – di Patrizia Fusi

Vedo il sole di fronte a me, fa capolino tra striature di nuvole, circondato da una scala di colori dal rosso intenso al giallo, il cielo è pieno di colori.

L’aria è tiepida, piena di tanti profumi di campo, la luce è più dolce e colorata, accarezza le piante, sulla collina alle mie spalle, coperta da alberi con le foglie di colore ambrato, i raggi del sole brillano e tutto è dorato.

 Le ombre si fanno più lunghe e una leggera brezza mi sfiora il viso.

Tutto quello che mi circonda sente che siamo alla fine della giornata e si sta preparando per la notte.

I piccoli fiori chiudono le corolle.

Nel groviglio di alberi, rovi, vitalbe, edera e altri arbusti anche il cinguettio gli uccelli si affievolisce.

Solo lo scorrere dell’acqua è sempre uguale, cambia suono secondo il percorso che fa o degli ostacoli che trova, diventa gioiosamente rumorosa nelle cascatelle delle pescaie.


Il tramonto della politica: Tullio Fiani

Da una intervista a Tullio Fiani, artigiano, prigioniero politico e scrittore di Antella, (di alcuni anni fa)

“Una Vita Premiata” a Bagno a Ripoli

Il Comune di Bagno a Ripoli organizza la terza edizione della manifestazione Una Vita Premiata, che, dopo l’annullamento della precedente data a causa della nevicata del 17 dicembre 2010, si svolgerà venerdì 4 febbraio 2011, alle ore 17, presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale


Programma:
– Consegna dell’attestato ‘Una Vita Premiata – III Edizione – Cittadini di e per Bagno a Ripoli’. Saranno premiati: Giuseppina Cavicchi, della famiglia Cavicchi di Pian d’Albero; Silvano Peruzzi, Dirigente politico e Partigiano; Lorenzino Petrioli, Artigiano; Eugenio Bruschi, Imprenditore; Osvaldo Fantini, Partigiano; Irma Innocenti Baldini, Sarta; Maria Tipo – Pianista. Premio Speciale alla memoria a Domenico Acanfora, Medico, e Tullio Fiani, Prigioniero Politico e Scrittore Autodidatta.
– Intervengono: il Sindaco Luciano Bartolini, il Vicesindaco e Assessore allo Sviluppo Locale Alessandro Calvelli, l’Assessore alle Politiche Educative e Sociali Rita Guidetti.
– Letture di brani da parte dell’attore Alessandro Calonaci.

Tutti meritano un tramonto: Rossella

Tramonto disperato – di Rossella Gallori

Quando il mare si mischia al sole

Il sole alla sabbia

Ed il tutto si specchia in cielo, io….

Io rinasco.

Lo aveva scritto sul suo bel quaderno, regalo di qualcuno per qualcosa, un quaderno scemo con una rosa fasulla e brutta di colore in copertina…con una dedica quasi inutile: per te che scrivi, scrivi per me, solo per me!

Quando il mare si mischia al sole ed il sole alla sabbia.

La rifletteva spesso, quella frasepoesia, nostalgica, demodè, da signora perbene.

Si specchia in cielo ed io rinasco…

Aveva scritto quello che non pensava, avrebbe voluto buttar giù parolacce, sul foglio del notes farlocco, senza righe, che le impediva di scrivere dritta.

Ed il sole alla sabbia…

No, non era rinata in quel tramonto di un rosso arancio venato di fucsia, cattivo come uno schiaffo non meritato, accecante come un faro puntato negli occhi, ne era quasi morta…sotto quella luce assurda.

Morta nel momento più bello del giorno, sì questo era proprio per lei, per quel suo io calpestato, da uno, uno….. uno che non le sarebbe piaciuto nemmeno per prenderci un caffè.

Il mare si mischia al sole…

Uno peggio/ peggio, che la soffocava, la faceva pentire del suo scriverò immaturo e vero, la stropicciava, umiliandola del suo non saper leggere, per quel difetto di pronuncia che quelli modesti come lei chiaman “ zeppola”

Uno forte, ganzo, che comunque le era piaciuto talmente tanto, da essersi tagliata dentro, talmente dentro, che anche da fuori si sentivano cadere gocce di sangue in un ansioso cioc..cioc..cioc…

..e la sabbia si specchia in cielo…

Strappò la pagina, gettò penna spalancò la finestra, si accorse del misero riflesso che vedeva,  sul muro difronte ….solo una facciata che da bianca, si tingeva di un  giallorosa inguardabile…un tramonto da poveri….

Rabbrividì, chiuse tutto, ripensò a lui, ai loro capelli bianchi, notò casualmente che i suoi, forse, non lo sarebbero stati mai….rivide le caramelline nella scatolina che lui le offriva e sapevan di medicina, ricordò le proprie ginocchia che scricchiolavano, su tacchi scomodi.

Raccolse quaderno, biro e coraggio, cancellò repentina la poesia in pezzi, per sostituirla con una frase:

Tutti meritano un tramonto…

Un cuore, Una carezza, un piccolo morso sul collo, da coprire con un foulard perché non ne hai più l’ età, un morso d’amore, un amore vecchio magari usato, ma un usato sicuro…ed un tramonto,  che anche se non stupefacente sia almeno vero…

foto di Rossella Gallori

Tramonto in campagna: Vanna

Tramonto in campagna e altri pensieri – di Vanna Bigazzi

Aver scannerizzato questo tramonto con la relativa analisi delle emozioni, mi ha fatto pensare come, nel vedere un tramonto,  cosi` come nella vita, siamo soggetti a CONTINUITA` bio-psico-sociali che vanno oltre ogni disgregazione. Allo stesso modo il ripetersi di esperienze positive o negative non ci puo` distogliere da un SIGNIFICATO che abbia il potere di riavvolgere le nostre “pellicole di vita” dando loro un SENSO che e` quello propriamente nostro e che ci sostiene nel nostro percorso evolutivo, determinando la nostra UNICITA`.

A nascondino con l’imbrunire

In campagna posso godere di bellissimi tramonti:

mi siedo sotto il melograno

e guardo la collina illuminata.

Decisi di appuntare sensazioni,

via via che la luce si spegneva.

Avevo un po` paura della notte che arrivava.

Il tramonto, in tutto il suo splendore,

mi provoco` euforia.

La sequenza appena successiva,

piu` sobria, meno accecante.

Poi un tenue velo azzurro,

raccolse il panorama, quei colori a mescolarsi…

Ed una suggestione di scoperta m’invase.

Il velo, a poco a poco, si scuriva,

il presagio di fine mi assali`.

Solo dopo, mi accorsi che la fine mi nutriva,

 l’apparire delle prime stelle immaginai.

Avvolta nel mistero mi cullai, non vista e non sentita

ma viva, incuriosita e po` felice mi sentii.