Un pizzico di horror…… verde

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“Mantieni un albero verde nel cuore e verrà un uccello a cantare (proverbio un po’ cinese)” – Scherzo horror di Rossella Gallori

Picchiettava martellante sul vetro, mi guardava impertinente, con due occhietti giallo lampione, un pennuto nero e viscidino, su zampine anonime,  grigiastre e cortine, una coda ritta e zitta, puntata verso un  cielo minaccioso e plumbeo……tic….tic….tic….tac…tac…pic…pic…poc…poc…

Ne ero affascinata e terrorizzata, se solo avesse avuto l’ ardire di entrare in camera mia ….giammai, si sarei morta di paura, lo so.

Cercava, povero vecchio uccello, di attirare la mia attenzione …gnic….gnic ….bric ….bric…forse voleva dirmi o darmi qualcosa, forse era semplicemente qualcuno travestito da volatile.

Cercai di non guardarlo negli occhi, sapevo che sarebbe bastato un suo sguardo, per provocare la mia dipartita…..dopo averlo accolto.

Chiusi l’ avvolgibile con forza, sentii il “ crac” della cinghia sfilacciata che cedeva per usura e violenza….

Noooooooo non potevo e non volevo vedere!!!!

Una testina nera ed esangue, rotolò sul davanzale….con gli occhini sbarrati e privi di vita, emise un piccolo canto….gnunnnn…gn…poi il suo beccuccio tacque  per sempre.

Non so se fosse morto per il colpo o perché si era dimenticato di respirare…..decapitato, tra le sbarre di ferro battuto verde salvia terminò il suo vivere…

Niente fiori al suo funerale, piccole foglie verdi sulla “barettina” di latta, una scatola vuota di Pastiglie Valda, gialla e blu….riuscii ad incidere il suo nome, io, pietosa assassina : GRR BRR.

Lo descrissi, più tardi, il defunto,  ad un’amica ornitologa volontaria Lipu, molto più esperta di me in materia mi confermò il nome di uso comune …trattasi di uccello scrivaiolo…..poi mi illuminò sul nome latino dell’augello scomparso….un nome  difficile  da scrivere ed impossibile da pronunciare: ILKHGFRTOINMORED…….

Due ricette verdi di speranza

di Rossela Gallori e Sandra Conticini

 

Rossella Gallori: Dolce Speranza

Un po’ di salute

Un po’ d’amore

Un po’ di carezze

Un sorriso piccolo

Un regalo fatto a cuore

Un cuore in regalo (ingrediente difficile da reperire)

Infornare a fuocooooo, diciamo “ basta che non bruci”

Aspettare quel tanto che basta, per indossare qualcosa di vero….per scrivere parole giuste , per sorridere senza sghignazzare, una figlia, due figlie, tre gatte….un’amica che ti chiede un consiglio …..un consiglio dato con affetto….qualcuno che ha bisogno di te….

Il dolce non si deteriora…..dura in eterno….profuma di vita…..un fetta per tutti.

 

Sandra Conticini: RICETTA DELLA SPERANZA 

Pazienza, lungimiranza,tempo, amore, serenità

La speranza sta sempre lì nel cuore e viene fuori ogni volta che ne hai bisogno.

Ci vuole pazienza, tempo, amore, lungimiranza, serenità e va consumata poca alla volta perché per ricostruirla ci vuole molto tempo…..

 

 

Cinque ricette verdi di speranza

di Stefania Bonanni, Lorenzo Salsi, Simone Bellini, Nadia Peruzzi, Mimma Caravaggi

Stefania Bonanni  – Senza speranza. 

Si può anche non avere speranza e dovere e volere andare avanti sereni, senza ostacolare il volo di nessuno, senza negare comprensione e abbracci, cercando di assecondare la corrente e lasciando che la vita vada dove può.

Lorenzo Salsi – Speranza in torta

2 etti di credenza

1 etto di sapienza

3 uova di panna montata

1 pedalata di Speranza (nonna di Marco)

2 fette di abitudine

1/2 litro di sangue di rape rosse

1/2 kg di farina di immaginazione

Burro di semi di affetto (parecchio burro)

2 pizzichi di illusione

Un po’ d’abitudine.

Mescolare bene tutto, ma bene bene, se l’impasto impazza lasciate stare.

Chi visse sperando morì usando la pietra fossile delle gagate, …..al gerundio.

 

Simone Bellini – La ricetta della speranza 

Mescolare con Forza di Volontà un Kilo di sogni con manciate di determinazione, aggiungendo un po’ di pazzia e tanta voglia di vivere, insistere nel mescolare più e più volte fino ad ottenere un impasto che lieviterà, ma attenzione a crederci fino in fondo, se non volete che si afflosci.

 

Nadia Peruzzi – Torta speranza. Come si puo’ fare un “dolce speranza” nel tempo presente? Non lo so di primo acchito e ho dovuto dormirci sopra per arrivare a rispondere. Non vedo la speranza? La vedo, la porto sempre con me, visto che è nel mio nome, che in russo vuol dire per l’appunto speranza.

Cercando bene gli ingredienti da usare ho deciso per questi:

100 gr di costanza

100 gr di intelligenza

200 gr di fantasia con aggiunta di capacità di cambiare percorsi facili e rettilinei ,quelli che vanno bene a tutti..ma non è mica detto

200 gr di sentimenti di fratellanza, di amore e di senso di giustizia, o anche solo di sentimenti senza aggettivazioni particolari visto che  spesso o quasi sempre, posso anche bastare da soli

200 gr di cura del mondo attorno a te e di rispetto per cose e persone e anche di cura di sé

200 gr di salute e di ben essere, scritto proprio cosi’.

Girare il tutto, con pazienza e con tutto il tempo che ci vuole, con pessimismo della ragione condito di tanto ottimismo della volontà e nessuna voglia di darsi per vinti prima della battaglia finale, che è persa per tutti noi perché segnata dalla finitezza del nostro essere umani.

Arricchire di pepe sparso a più mani intrecciate con semplici conoscenti, con compagni di strada o di studio o di gruppi di interessi culturali e non, con amici, figli, nipoti. Sopratutto i nipoti il cui sguardo ci consegna ogni giorno il senso di un cammino con più futuro che passato. Sguardo vivo e attento a tutto quello che li circonda, pronto a cogliere ogni minuzia da incasellare nel grande e misterioso libro della vita che stanno scrivendo attimo dopo attimo, anche senza averne consapevolezza!.

Mimma Caravaggi – Dolce di speranza. Lo preparerei con molta cura:

una margherita, un lillà e un tulipano per dare colore; il calicanthus ed i giacinti per dare profumo; peonie colorate per decorarlo; un po’ di erbette aromatiche per insaporirlo. Infine tanta serenità per gustarlo

Cinque ricette verdi per la speranza

di Roberta Morandi, Carla Faggi, Tina Conti, Lorenza N., Chiara Bonechi

Roberta Morandi – La speranza  comunemente è verde, ma se fosse bianca, come un foglio bianco su cui scrivere il colore più idoneo a quel momento? Potrebbe essere un bel rosso vivo se sono innamorata. La speranza ha colori e aggettivi i più disparati, uno fondamentale: disponibilità, apertura. Se sono disponibile e aperta posso declinare la speranza in mille colori e mille parole altrimenti no.

Carla Faggi – Speranza

2 etti di fortuna -1 etto di ottimismo – 3 cucchiai di buon senso – Amalgamare il tutto

Aggiungere la competenza in abbondanza montare a neve il coraggio e aggiungerlo. Cuocere in forno il meno possibile e chiedere a Mattarella di sbrigarsi a dare l’incarico.

Spolverare il tutto con tanta speranza. Incrociare le dita prima di servirlo.

Tina Conti Speranza:

Visione allargata – Progetto – Amore e vicinanza – Energia – Tempo e serenità – Lucidità e sogno.

 Lorenza N. – Torta speranza

Dosi a piacere

In una bella ciotola, grande e decorata si mescola un po’ di fiducia con qualche pezzo di credulità. Poi si aggiunge un po’ di allegria, per far addensare il tutto. Se si vuole si può mettere un pizzico di illusione e per ammorbidire non può mancare l’amore. Si cerca un luogo caldo  e si gusta per tutto il tempo che serve per vivere felici.

 

Chiara Bonechi – Speranza

Come non sperare che accada! La speranza è il sole della vita, non a caso si dice che la speranza sia l’ultima a morire.

Spero sia il tempo

Spero di riuscire

Spero tu guarisca

Spero che tu ce la faccia

Spero che tu vada

Spero che tu ci pensi

Spero che tu torni

Spero di rimanere con te per sempre

Spero di continuare ad amare

Spero che il mio sogno si avveri.

 

 

 

Verde in parole

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Un attimo verso il verde – di Stefania Bonanni

“L’unità di tempo più breve è il periodo che passa tra l’attimo in cui il semaforo diventa verde e quello in cui il tassista dietro di te suona il clacson.” T. Pratchett

Un attimo, tutte le volte un attimo da dimenticare, quello del semaforo rosso.

Siamo obbligati a fermarci, a volte a guardarci nello specchietto, nonostante si siano evitati accuratamente gli specchi di casa, lo specchietto è una tassa che non si scansa. A volte si finisce per fissare uno sconosciuto a fianco, senza vederlo davvero, per un attimo che sarà per tutti senza senso.

C’è qualcuno che ricorda cosa ha fatto di quegli attimi inutili? Ha guardato l’orologio, di sicuro, perché ad essere in ritardo quei momenti al semaforo sembrano ore. Ha preso in mano il telefono. A volte sperando ci fosse quel messaggio tanto atteso, a volte temendo di fosse la brutta notizia che il presentimento annunciava. Oppure qualcuna si è messa il rossetto. Oppure qualcuno le dita nel naso, come quello del finestrino accanto. Oppure ha mangiato la brioche che non aveva tempo di finire a casa, dove ha ingoiato in piedi un caffè bollente ma riscaldato.

Oppure ha scritto una parola sul vetro appannato, e l’ha cancellata subito. Se n’è andata distaccandosi in piccole gocce lacrimose, senza lasciare traccia, forse, quella parola. O forse era un nome? Comunque se n’è andato, qualunque richiesta fosse.

Eppure se si somnassero, tutti i minuti trascorsi davanti ai semafori rossi, in tutta la vita, forse sarebbero ore, giorni, farebbe impressione non aver fatto nulla per tanto tempo, avere sprecato momenti che non torneranno. A meno che…non esista quel posto dove vanno a finire tutte quelle piccole cose che rimangono a mezzo, dove si trovano quelle parole che potevano diventare un saluto, o un sorriso. E quei silenzi che non sono diventati parole. Dove si troveranno “quel nome che hai sulla lingua e non viene, le poesie che non sei mai riuscita ad imparare a memoria, le chiavi e gli orecchini mai più trovati, le voglie che non sono diventate peccato”. Ci sarà, un dio delle piccole cose, per uomini che si lasciano consumare ai semafori.

Ed allora, si perdona il tassista che suona: chissà quanta vita ha passato al semaforo!!

Frase verde

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Colorati di speranza – di Nadia Peruzzi

“Era verde. Verde e gravido. Giaceva supino in un mare di giaietto sibilante, come uno smeraldo suppurante nell’oceano dell’universo. Non ospitava la vita. Sulla sua superficie la vita esplodeva, prorompeva, si moltiplicava e prosperava, al di là di ogni possibilità dell’immaginazione. Da un suolo così ricco che quasi viveva anch’esso, un magma verdeggiante sgorgava per inondare la terra. Ed era verde. Oh, era di un verde così vivo da avere una nicchia tutta sua nella gamma dell’impossibile: un verde invadente, onnipresente, onnipotente. Il mondo di un dio clorofillaceo”.
(Alan Dean Foster)

 

Non ho mai visto la giungla da vicino, ma se devo pensarla,  la penso così, come lo scrittore descrive questa apoteosi di verde che entra in tutte le cose, le avviluppa, le invade, le sopraffà, le imprigiona.

Mi fa pensare a templi di antiche civiltà che col passare dei secoli sono state conquistate da alberi e da una vegetazione lussureggiante, che ha avuto la meglio su tutto il resto lasciando scoperte, nel migliore dei casi, solo le sommità.

Sollecita un sogno che vorrei si traducesse in realtà. Vorrei un giorno, vagare in un bosco di orchidee, circondata dalle loro foglie carnose e da fiori di ogni colore, anche scontando l’umidità che si fa goccia e cascata, e si insinua pervasiva in quella foresta pluviale, scivolando dolcemente e instancabilmente sulle foglie, lungo i tronchi degli alberi fino ad entrare in ogni anfratto, con un piglio quasi inesorabile. La immagino mentre si fa nebbiolina per effetto del calore, mentre i raggi del sole vi si insinuano quasi come lame, per ingentilirsi e mutarsi poi in fili dorati che lungo il percorso fanno sfavillare le mille tonalità di tutti quei verdi, talora cupi e austeri, per regalare  gocce di smeraldi anche più rilucenti delle gemme vere.

Un mondo verde in cui perdersi, senza scomparire, per ritrovare sé stessi e per rinascere nuovi di zecca, colorati solo di speranza.

Mani

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Mani – di Carla Faggi

Una mano grande, calda e soffice; ci sono dentro, mi sta accogliendo.

Diventa sempre più grande ed io ci sto dentro tutta. Mi accomodo perbene, la mano mi tiene e mi da sicurezza. Posso stirarmi, muovermi e rilassarmi perchè so che non mi lascerà cadere. Mi sento protetta.

Ancora una mano, sento che vuole trasmettermi qualcosa, vuole darmi amicizia comunicarmi che è pronta a conoscermi. È intellettualmente pronta, sta cercando di comunicare con me.

Come nella vita ci sono momenti in cui ci si lascia andare, si gode dello star bene e di tutto quello che ci viene dato. E ci sono momenti in cui vuoi essere di più, avere conoscenza: “fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza”.

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Il mio zig-zag  e un’amica importante – di Mimma Caravaggi

Ho davanti a me l’album di fotografie dei miei lavori.  Alberto li ha pazientemente fotografati uno per uno ed ora ho solo foto che testimoniano tutto ciò da me fatto in tanti anni. Se mi guardo indietro, onestamente, mi chiedo come potevo svolgere tutto quel lavoro dopo le 7, a volte 8 ore di Banca,  a contare i soldi degli altri? Maneggiavo, ogni giorno, milioni e milioni di lire. Lavoro di attenzione ma a lungo andare monotono come tanti altri, anzi direi molto arido. Quando tornavo a casa la sera dopo cena pensavo che mettendomi in poltrona davanti alla TV mi sarei rilassata e invece era proprio il momento di maggior noia e tensione. Iniziai così a riprendere il lavoro a maglia preparando dei bei golf con cerniera per Alberto e qualche amica. Poi pian piano iniziai a soffermarmi con più attenzione davanti a certe vetrine che mostravano lavori manuali e da lì presi spunto per dei piccoli lavoretti. Feci un un cappellino puntaspilli ritagliando un cartone tondo e mettendo nel mezzo un bel batuffolo di ovatta per poi ricoprire il tutto con un tessuto allegro a quadretti, abbellito con nastro e merletto.  Poi pian piano la mia produzione andò non solo a migliorare ma anche ad espandersi. Un giorno di 30 anni fa circa, conobbi una ragazza di un negozio di tessuti e passamanerie che mi incantavano. Molto spesso uscendo dal lavoro mi avviavo con la mia bicicletta a velocità sostenuta verso il suo negozio e se c’era mi fermavo a chiacchierare con lei. Mi aveva colpito quel suo carattere molto diverso dalle persone che conoscevo e che frequentavo abitualmente. Lei mi colpì per la  peculiarità, la sincerità e nello stesso tempo apertura del suo carattere, assolutamente senza fronzoli: quel che pensava diceva, cosa che a me piacque immediatamente. Diversa da molti fiorentini cortesi ma non eccessivamente sinceri con cui avevo avuto a che fare. Così è nata una grande amicizia che dura ancora ora. Litighiamo molto, parliamo molto, ci ascoltiamo molto e tutto questo ci ha permesso di andare avanti nel tempo, sinceramente con qualche lacrima asciugata repentinamente senza offendere né ferire. Posso affermare ora che è una delle amicizie più vere e sincere fra le varie amiche e conoscenze che ho. Sto divagando troppo, ritorno al negozio dove, tutte le volte che mi fermavo compravo qualche stoffa, qualche merletto o passamaneria che lei RO cercava di farmi pagare il meno possibile dandomi saldi e pezzetti di avanzi. Tornavo a casa felice e non vedevo l’ora di aprire il pacco e dopo cena mi mettevo a ritagliare figure di animali o oggetti dalle stoffe appena comprate poi le imbastivo su altre di colore unico a formare una sorta di tappetino o una tendina per il bagno o anche un paralume. Qualsiasi cosa che permettesse alla mia mente di creare, fantasticare togliere l’arido conteggio del denaro a cui ero sottoposta per la maggior parte  del giorno. Un giorno comprai della stoffa plastificata spendendo abbastanza perché piuttosto cara e Ro mi aggiunse dei tagli rimasti dello stesso tipo e di colori diversi. Nel fine settimana successivo provai a fare una borsa per la spesa. Mi venne in mente un modello visto sotto i portici in centro, piuttosto bruttino ma pensai che io avrei potuto migliorarlo perché  avevo  delle bellissime stoffe e poi potevo rifinirle meglio con della bella passamaneria. Ebbi ragione e fui felice perché venne veramente una bella borsa che molte amiche e colleghe mi chiesero di rifare per loro. Iniziai anche un mercatino cercando di guadagnarci qual cosa ma non credo di esserci riuscita, tanto il mio scopo non era quello di guadagnare quanto di divertirmi a creare e questo è stato un grosso aiuto per me per tanti anni. Passavo tutte le domeniche a cucire ciò che avevo imbastito le sere durante tutta la settimana e veder finito l’oggetto mi rendeva fiera e contenta. In seguito mi cimentai in borse da passeggio, piccole tracolle addobbate con passamaneria e stoffe molto particolari e costose alle quali non mancavo di aggiungere internamente o addirittura esternamente una taschina per il cellulare spuntato di recente e che non si sapeva ancora dove mettere. In borsa si perdeva con tutto il resto che può esserci in una borsa da donna così io pensai ad un sacchetto delle giuste dimensioni per un cellulare attaccato con un cordoncino al manico della borsa così da poter tenere il cellulare normalmente dentro la stessa ma volendo anche al di fuori. Borse semplici, ben cucite, per tutti i giorni o da sera, di maglia, di pelo, di strass che ho venduto tutte, meno due che ho tenuto per me. Insieme ai consigli della RO ho preparato dei sacchetti di stoffa per mettere le scarpe in valigia, piuttosto allegri e non ingombranti, delle cuffie per la doccia, spiritose e diverse. Ho rivestito scatole di legno per porta oggetti o per mettere cinture, calze, guanti e altro per tenere l’armadio un po’ più in ordine. Ho rivestito delle vecchie cornici di legno con stoffe, fiocchietti e merletti per rinnovarle. Insomma non avevo alla fine neppure il tempo per respirare, ma mi sentivo viva e di sicuro non mi annoiavo. In ultimo non sapevo più che regalare o vendere: con queste  creazioni avevo riempito il mercato delle mie conoscenze. Il negozio di passamaneria chiuse i battenti ed io andai in pensione. Così mi domandai cosa potevo mai fare ora con tutto quel tempo a disposizione.  L’idea mi venne quando riuscii ad accomodare una collana comprata al mercato. La mia impresa da “imprenditrice” così non chiuse, si alleggerì del lavoro e ne iniziò un altro, quello della bigiotteria.

Cambia il vento

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Cambia il vento – di Vanna Bigazzi

Se vogliamo capire una persona, magari una persona difficile da capire e facciamo questo sforzo per amore, dobbiamo cambiare noi stessi, smussare le nostre rigidità: se cambia il vento e soffia in senso contrario, anche se rimaniamo gli stessi, dovremo comunque piegarci un po’ per accogliere l’altro: sapremo fare questo quanto più riusciremo a volergli bene.

Tempo

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Il mio tempo – di Nadia Peruzzi

Se mi guardo indietro il “ mio tempo “, non è quello dei diciotto anni, quello in cui si ha la vita davanti, tutto è un po’ complicato per i travagli di una adolescenza che a volte fatica a farsi adulta, ma a cui non tornerei. Non mi piacevo affatto nei miei diciotto anni !

Il mio tempo, quello del cuore e del desiderio, quello che avrei voluto immobilizzare è quello fra i miei 35 e i miei 45 anni!

I due eventi che mi hanno segnato stanno lì. Una nascita e una morte. Nel mezzo un periodo bello, intenso, pieno di mille cose.

Il tempo di oggi è quello del fiato corto.

Non solo quando si prova a correre e senti l’affanno, o quando si sale le scale e devi rallentare.

È il tempo di chi comincia ad avere più passato che futuro, anche se il futuro lo vedi appena pensi al tuo nipotino di poco più di due anni e le rughe e l’invecchiare non li vivi come tragedia.

Il tempo della consapevolezze maggiori, e anche delle insicurezze e delle ansie.

È il tempo che ha un pregio, tutto sommato.

Quello della lentezza, in cui un attimo, se non hai la quinta ingranata, ma stai andando in prima e con marcia lenta, può durare un po’ più di un attimo e ti lascia uno spazio maggiore per apprezzare quello che stai incontrando in questo tratto di percorso di vita.

 

Portateci tante rose

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Tante rose – di Nadia Peruzzi

(Ma potrai trovarci ancora qui, Nelle sere tempestose portaci delle rose, nuove cose, e ti diremo ancora un altro si!”)

Siamo impeto,  passione, talora irrazionalità, ma vere. Oh, se siamo vere!

Solide e forti. Quando nemmeno sappiamo di avere in noi solidità e forza, riusciamo a trovarle.

Organizzate e pure troppo troppo cerebrali, a volte, ma la routine ci fa velo, ci imprigiona, ci limita.

Abbiamo bisogno di novità di guizzi di scarti e di percorsi a zig zag più che rettilinei. Che noia i rettilinei.

Metereopatiche: anche la tensione prima di un temporale ci fa andare su di giri. In ansia come se dovesse accadere di tutto, anche quando non c’è nulla che debba accadere, oppure chissà !

Umorali, nonostante tutto. Eppure che bello stare sulle montagne russe. Che barba la calma piatta.

E basta poco per cambiare registro.

Stupore, più che materialità, fiori più che gioielli, un viaggio verso chissà dove, un film in cui si pianga insieme, un libro su cui discutere.

Una foto da scattare ad un panorama verso cui guardare insieme per trarne due foto anche completamente diverse.

In fondo uguali non siamo. Il bello è trovarsi e ritrovarsi ogni giorno, tanto più per questo!

 

 

 

 

 

Borsa

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La borsa – di Rossella Gallori

(“CI FANNO COMPAGNIA CERTE LETTERE D’ AMORE…PAROLE CHE RESTANO CON NOI…”)

…..aprì la vecchia borsa, credeva di averla buttata via, regalata….invece era lì, un po’ scucita, piena di graffi, la tracolla di pelle mangiucchiata dal tempo; come le somigliava quella vecchia borsa di cuoio, avevano fatto la stessa fine ….lasciate in disparte, non proprio abbandonate…ma quasi.

Guardò dentro, più per abitudine, che per speranza….non la usava, da molto tempo, eppure …..eppure c’erano state ore, giorni, mesi…in cui si riempiva di parole, ogni angolo di carta, ogni ritaglio di giornale, era servito per dirsi “ti amo”  sempre e comunque, a dispetto del tempo, della lontananza, del buio, della luce…..parole….come “ TI RICORDI DI ME, TI ASPETTO” oppure  “HO DIMENTICATO DA TE LA TROUSSE DEL TRUCCO, NASCONDILA” ed ancora “NON ALZARTI DOMATTINA, TI RAGGIUNGO, APPENA POSSO”.

Un po’ parole, un po’ fatti, sogni e necessità, indecenze ed incoerenze …

Non proprio lettere d’ amore, erano farfalle di carta, sogni a righe, a quadretti, morsi vita, ritagli di passione,; che ora, ingialliti, e sgualciti giacevano tra la fodera e la pelle, di quella malconcia portatrice di ricordi.

Una lettera stanca

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Stanca – di Rossella Gallori

Firenze 10 aprile 2018

Scusa se ti scrivo solo oggi, amica mia, ero troppo stanca per farlo prima, ti ho scritto spesso, al buio dal mio letto, nei miei sogni, lettere interminabili, mai spedite, senza foglio, senza matita, solo pensiero e cuore….per spiegarti come sono e perché , ho cercato si, ma non sempre ci sono riuscita….forse, dico forse,  stasera ci riesco, sto meglio, son più calma, meno offuscata dalla confusione, dai profumi di una primavera, piovosa e stupida, beh infondo lo sai, sono complicata …te lo ricordi? Lo diceva anche mia madre  “È una bimba complicata, ha preso un’ altra fittonata”  sembrava una filastrocca, e tutte le volte che lo diceva, eran spilli nel cuore, pugni nello stomaco…..il babbo, invece rimediava tutto, te lo ricordi, vero, il mio babbo?…riusciva rendermi il sorriso con il suo dire  “ Non e complicata, è innamorata….si innamora e crede sia per sempre”

Ora, mi son persa, cara amica, come faccio sempre quando i ricordi diventano prepotenti e non rispettano la fila, quando fanno a cazzotti con la mia testa per essere i primi.

Son partita dalla stanchezza, passando per il cuore, per poi tornare a loro, a chi mi ha amata tanto, forse troppo, il solito viaggio per complicarmi l’ anima.

Volevo dirti tante cose …ma è tardi anche se c’ è ancora tanta luce, forse troppa…

Ti lascio, stringendoti a me, come so fare io, benissimo, da lontano….e tu lo sai vero il perché ? Se mi avvicino, mi scotto, se mi scotto sento male, se sento male, piango…..e poi di queste lacrime, che ne faccio? Magari ti riscrivo, riparto….il babbo, la mamma, il cuore che fa male ….e poi chi mi protegge? Sono stanca, molto stanca, te lo ho già detto, vero?

Forse, questa specie  di lettera….non te la spedisco…forse l’ appallo, la butto, la brucio……la trito……

Ispirato a “Quello che le donne non dicono”

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…….”E LASCIANO UNA SCIA LE FRASI DA BAMBINE CHE TORNANO, MA CHI LE ASCOLTERà”…… – di Patrizia Fusi 

Silenzi, riflessioni sulla vita che mi scorre accanto, ricordi del tempo passato, mi affiorano alla mente.

Raccontare della mia vita da bambina ai miei nipoti, di come il vivere era diverso allora.

Ricordare alcune volte mi riscalda e mi addolcisce.

Da piccola il tempo non passava mai, ora le giornate mi passano veloci come un battito di ciglia.

La borsa

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Le borse – di Sandra Conticini

Spesso compro o regalo borse a mia figlia. Ne abbiamo di tutti i colori e di tutte le forme, comunque ce ne manca sempre una…..e quante volte ho detto: – Ora per un po non ne compro-..poi lae vedo lì in vetrina che mi piace e ci ricasco!!!! Preferisco comprare una borsa da un vestito o una camicetta…perchè va sempre bene… non sta larga…non tira… la lunghezza è sicuramente giusta!!!!!

Dentro la mia borsa non ci sono trucchi, rossetti, ma oggetti di prima necessità: penna, fazzoletti, bottiglia dell’acqua, chiavi, portafoglio, ma è anche lo scrigno delle mie paure, i miei desideri e i miei segreti….

 

Amica immaginaria

(dal Diario)

Frida Kahlo: “Dovevo avere sei anni quando vissi un’immaginaria amicizia con una bambina della mia età più o meno. Sulla vetrata di quella che era allora la mia stanza e che dava su Calle Allende, su uno dei primi vetri della finestra ci alitavo sopra e con un dito disegnavo una porta. Per questa “porta” uscivo nella mia immaginazione, con grande gioia e in fretta, attraverso tutto lo spazio che si vedeva fino a raggiungere una latteria di nome Pinzòn. Attraverso la “O” di Pinzòn entravo e scendevo fuori dal tempo nelle viscere della terra, dove la mia amica immaginaria mi aspettava sempre….”

 

 

Le mani

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MANI FORTI – di Mirella Calvelli

Le mani forti di Tina, a prescindere dalla conoscenza della persona stessa.

Mi hanno suscitato forza, coraggio, possibilità di rinnovamento, curiosità e amore del bello.

Mani che esprimono la capacità di provare e riprovare con tenacia.

Nello stesso tempo si trasformano in mani che accarezzano la bellezza e la attraggono.

Mani che sapientemente distribuiscono il tempo ad azioni di natura materiale, ad azioni di natura virtuale, nel quale non sminuiscono il loro potere, ma lo aiutano ad approfondire le curiosità.

Sono rimasta attratta da mani che possono essere da bosco o da riviera, che si adeguano alla necessità ed alla scoperta.

Usate in maniera a volte discreta, altre volte energica, producono e muovono le fila di un mondo colorato e vibrante, ricco di personaggi ed emozioni.

Si riposano solo per ricevere i comandi del pensiero, e venire veicolate nella costruzione del quotidiano e non.

Non ho percepito il suo anello, che le abbellisce, poiché è un oggetto distaccato dalla valenza delle stesse.

 

Parole e foglietti

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STANCA – di Elisabetta Brunelleschi

Stanca, sul foglietto bianco c’è scritto stanca.

Ma dai, buttalo via quel pezzo di carta. Butta via la stanchezza!

E poi stanca di cosa?

Dei giorni, della pioggia, del senso uggioso di un mattino?

O forse delle strade che inesorabili portano sempre al tramonto?

Sei stanca, ma non puoi fermarti.

Piega la stanchezza e cammina. Guarda lungo la tua strada. Hai le lacrime in fondo al cuore, le mani chiuse nelle tasche, ma continua a camminare e anche guardare.

Forse puoi scorgere un seme germogliato, magari proprio dove non te l’aspettavi, lì tra le pietre del marciapiede davanti a casa tua.

Siediti, osservalo mentre cresce, verde, tenero, forte.

Così potrai riposarti, la stanchezza se ne andrà e ci sarà spazio per nuovi cammini.

 

Farfalle nell’orto

Le farfalle – di Tina Conti

Mi piacerebbe  e non mi piacerebbe, fare tutta quella fatica, arrotolato in un  bozzolo, stretto, con gambette corte a volte strisciare, rischiare una beccata dalla prima pollastrella  di passaggio, o da un piccione di città.
Per vivere solo un giorno? non fa per me!
Certo,  volare  sul naso di qualche noioso gatto, infilarsi in un roseto in splendida fioritura, scegliere i fiori più simpatici, con i colori e profumi più intensi deve essere stupendo.
Non  mi viene in mente un  animale  così leggiadro, discreto, morbido e indifeso.
Quando minuscole farfalline svolazzano in gruppo, sembrano grappoli di sambuco
Portati dal vento, a volte arrivano silenziose e inattese  posandosi veloci sui cespugli.
Sono tante, colorate, muovono  l’atmosfera. Rendono tutto allegro e festoso.
Nel mio giardino le buddleie  le ammaliano è così io mi godo le loro danze  e  i loro svolazzi.
Le ho piantate anche per questa ragione oltre per le belle fioriture estive che mi regalano.
Che crudeli però quelli che per fare collezioni le appuntano sulla carta assorbente.
Senza questi individui, però, non conosceremmo tutte le varietà e gli esemplari  che vivono nel mondo. Questo dice la scienza e noi ci adattiamo.
Sono proprio una grazia  di DIO questi esserini così indifesi e belli, che ci sorprendono con l’arrivo della bella stagione.
Però che disperazione vedere tutte le foglie del cavolo bucherellate dalle cavolaie.
Riuscirò a fare la mia zuppa con qualche pianta sana?
Dovrò ingegnarmi a trovare rimedi efficaci se  voglio davvero vincere questa battaglia.

 

Farfalla…bella e non se ne vanta

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Farfalla ….bella e non se ne vanta….- di Chiara Bonechi

Nel momento in cui ti avvicini per ammirarne i colori ed osservare con meraviglia il disegno sopra le sue ali, la farfalla vola via.

E’ stato così al Muse di Trento.

Percorrendo i sentieri nella ricostruita foresta tropicale, ci avvicinavamo con estrema delicatezza alla larga foglia di schefflera su cui si era posata una farfalla, forse una fra le più belle, l’ultima ospite attesa di quel luogo.

Volevamo godere da vicino di quel miracolo della natura che solo i libri di scienze ci offrono ma immancabilmente non ci riusciamo, la farfalla, in una frazione di secondo, svanisce. Gli occhi si muovono, la cercano, non si arrendono ma intorno solo verde, poi un colore ed è un fiore.

La farfalla, simbolo di libertà e di leggerezza si muove e non fa rumore, è bella e non se ne vanta.