La bambina che ascoltava i fiori – di Anna Meli

Le erano sempre piaciuti i fiori, i prati, il verde delle erbe. Li vedeva come un’unica cosa eppure distinta da colori, profumi, dimensioni.
Stavano bene là dove nascevano e crescevano liberi accarezzati dal vento o bagnati dalla pioggia. Fin da piccola, avendo avuto la fortuna di essere nata in campagna, adorava stendersi nei prati e nelle viottole dove margheritine e non-ti-scordar-di me nascevano ogni primavera.
Il profumo dell’erba con tutto quello che fra essa nasceva le dava un piacevole senso di pace. Lasciandosi andare lunga e distesa, porgeva l’orecchio attento e riusciva a sentire piccoli rumori, come bisbigli e immaginando che le radici parlassero fra sé un’unica lingua universale.
Spesso rifletteva su quanto sarebbe stato bello se anche gli umani avessero avuto la stessa opportunità o perlomeno il magico potere di intendersi.
Nelle sue passeggiate, non strappava mai un fiore rubandolo alla terra, ma si chinava per una carezza lieve e ne rapiva l’immagine insieme al fresco profumo.